
Una
cosa che mi sono sempre preoccupato di assicurare ai partecipanti dei seminari e
dei ritiri, è che non voglio vendere niente a nessuno.
Poi, di colpo, capii che non era vero. In realtà vendo una cosa che non è
niente, nell’interesse dell’Entità Divina che di fatto è una non entità,
e quindi di nuovo niente. L’assurdità è che vendo questo niente a voi, che
siete tutti niente! Questa è la burla. Ma, finché la burla non è vista come
tale, può essere una faccenda molto tragica.
Poniamoci
la domanda: Chi cerca che cosa?, e
presto si comprende che questo “CHI” non esiste se non come energia che
vibra ad incredibile velocità, originando una determinata figura. In questo
modo il “CHI”, collassa.
Per
quanto riguarda, il “CHE COSA”
non può essere percepito da nessuno dei nostri sensi, e così collassa anche il
“CHE COSA”.
Senza il sostegno di un “CHI” e di un “CHE COSA” anche la ricerca è
destinata al collasso. La ricerca collassa in quel niente, in quel puro NOUMENO
silenzioso in cui non c’è cercatore, non c’è niente da cercare ne ricerca.
Molti
guru altro non sono che degli esperti nel versare del vuoto nel nulla…e questo
è tutto!
Chi
ha compreso che di per sé ogni cosa è vuota, è molto vicino a “vedere” di
cosa ogni cosa è piena!
Possiamo
avere compreso tutto ciò a livello intellettuale, ma è davvero facile
sperimentarlo qui ed ora.
Proviamo. Chiudete gli occhi e rilassatevi….
Ho detto: Rilassatevi, e non “sedete con la schiena eretta”. Sedete come
state più comodi, per rilassarvi.
Ma non appena ci viene detto di fare qualcosa, ad esempio “rilassiamoci”,
l’ultima cosa che facciamo è rilassarci.
Prima eravamo rilassati, e improvvisamente ci tendiamo. Ecco cosa accade quando
vogliamo cercare. La ricerca è continuamente in atto, ma senza un cercatore! La
ricerca avviene continuamente. Quindi, chiudiamo gli occhi, rilassiamoci e
comprendiamo che non c’è nessun “CHI”. Il “CHI” è un concetto
puramente immaginario. Non c’è un “CHI” ne un “CHE COSA” da cercare.
Se lo capiamo non solo intellettualmente, se lo sentiamo,
allora non c’è davvero un “CHI” né un “CHE
COSA”, ma c’è questo immenso senso di nulla, questo immenso senso di
totale libertà, c’è l’esperienza del momento presente, l’eterno momento.
Infatti l’eterno momento, il momento presente, è l’esperienza.
Nel momento non c’è nessuno che sperimenti qualcosa. Tutto ciò che c’è è
l’esperienza che è il momento presente, non c’è “io”, e non c’è
“durata”, ne passato, ne presente, ne futuro.
Possiamo “avere” un’esperienza solo quando ne parliamo. Quando parliamo di
un’esperienza, la collochiamo nella durata, nel tempo. La riconduciamo al
passato. Quando c’è reale esperienza, non c’è nessuno che la sperimenti.
Qualunque esperienza è necessariamente un’esperienza impersonale, un evento
impersonale che assume una personalità, un’individualità, solo quando
l’”io” la ripensa.
In quel momento l’esperienza appartiene al passato.
Capire ciò produce una notevole trasformazione, forse ancora a livello
intellettuale, ma comunque una trasformazione. Il prodotto di questa
comprensione, benché ancora intellettuale, è che il coinvolgimento cede
gradualmente posto alla testimonianza.
Una
metafora che uso spesso è quella di un dipinto lungo un chilometro e alto dieci
piani. A causa del limitato campo visivo, per quanto arretri ne potrai vedere
solo un pezzo alla volta. Sei costretto a considerarlo pezzo per pezzo, e ci
vuole tempo per vederlo tutto. Ma il dipinto è sempre stato lì.
Ciò che era, è. Ciò che è, è. E ciò che sarà è anch’esso, ora. Ma la
mente umana può capirlo solo per intuizione, non con il ragionamento.
Anzi, solo quando il ragionamento cessa può emergere l’intuizione… e a
questo per esempio servono i koan zen… o appunto la METANOIA.
Metanoia,
parola greca che significa “cambiare la mente”, cambiare il punto di vista.
Una trasformazione radicale di tutti i processi mentali.
Metanoia,
significa “nuova mente”, ma per fare che cosa? Per vedere chi siamo
realmente. La parola indiana SAMADHI,
significa: vedere la propria faccia prima. Prima di che cosa? Del
condizionamento, che in sanscrito è detto Karma. Ma attenzione! Anche qui c’è
il karma, c’è l’azione o la reazione, la causa o l’effetto, ma non
l’agente!
Riflettiamo
su ciò che dice il Buddha a proposito del karma e della reincarnazione.
C’è un passo che non potrebbe essere più chiaro: Non essendoci un sé, non
c’è trasmigrazione di un sé”. Se sostituiamo sé con anima, leggiamo:
“Non essendoci un’anima, non c’è trasmigrazione di un’anima”. Ma vi
sono le azioni e gli effetti delle azioni. Vi sono azioni, ma non l’agente
delle azioni. Non vi è entità che trasmigra, nessun sé viene trasferito
dall’uno all’altro.
Qui
viene emesso un suono…e l’eco ritorna.
A
proposito della reincarnazione, che alcuni ritengono l’essenza stessa del
buddismo, il Budda stesso dice che non c’è nessuno
che si reincarna. I monaci buddisti non hanno prestato ascolto a queste parole,
come molti esegeti cristiani non ascoltano le vere parole del Cristo.
Gesù
predicava la metanoia, attraverso
l’idea di conversione o trasformazione. Cambiare il cuore per cambiare la
mente.
“Il regno dei Cieli è nelle vostre mani”, significa che è alla portata
delle vostre braccia, ma che per poterlo afferrare, bisogna
essere capaci di passare attraverso questa trasformazione, conversione
del proprio punto di vista.
Così
com’è il punto di vista, così uno vede,
che può essere tradotto con: “Ama il prossimo Tuo come Te stesso.”
La
parola conversione è tradotta in greco appunto con Metanoia, che significa
…oltre la mente. Dunque trattasi di un’idea che si allunga o spinge oltre i
legami del nostro pensare e sentire ordinario.
Un
profondo cambiamento della mente ed anche del carattere. Nella Bibbia e nel
Nuovo Testamento, questo cambiamento è detto “metanoia”, tradotto
frequentemente con pentimento. Ma in realtà non si tratta di pentirsi di azioni
o pensieri passati, di guardare indietro nel tempo; è una visione in avanti di
speranza, fede, grazia.
Metanoia
è una nuova apertura verso ciò che è realmente oggettivo, oltre “me
stesso” ed il nostro punto di vista soggettivo, riguarda una nuova capacità
di come mettere insieme dei nuovi dati.
Il
termine induista per metanoia è Paravratti,
che indica il totale cambiamento di visone. Da visione personale diviene visione
impersonale, che è vedere perfetto. Visione impersonale significa vedere questo
organismo mente-corpo come parte della totalità della vita, parte della totalità
del sogno, Maya[1].
Questa comprensione ci disidentifica dal senso di un agente personale delle
azioni.
Questo processo in sanscrito è detto
Upadesa, cioè “reintegrazione”, essere reintegrati nella vera natura.
Implica il risanamento della mente individuale nella sua primitiva totalità
dello stato originario del puro essere.
Come
unire, combinare questi nuovi “dati”, si chiama processo
euristico.
L’euristica
(dal
greco ευρίσκω, heurísko, letteralmente
"scopro" o "trovo"), è quella parte della ricerca il cui
compito è di favorire l’accesso a nuovi sviluppi teorici o scoperte
empiriche.
Si
definisce “processo euristico”, un metodo di approccio alla soluzione dei
problemi, che non segue un chiaro percorso, ma si affida all’intuito e allo
stato temporaneo delle circostanze, al fine di generare un nuovo punto di
vista…una nuova visione…una nuova comprensione.
Per
esempio in informatica si definisce euristico il lavoro di un software che non
opera meccanicamente ma utilizza invece una tecnica virtualmente creativa,
cioè non si limita ad analizzare i dati secondo confronto di dati noti, ma
prova a simularne il comportamento. Esempi di software euristici sono alcuni
moderni antivirus o alcuni programmi contro il phising[2].
L’eurisma
è lo schema mentale, tipico dell’essere umano, che impedisce il corretto
svolgimento del “procedimento euristico”. Comporta una sorta di “ancoramento[3]”
a ciò che appare più visibile, impedendo di leggere più in profondità e
attivare la parte creativa ed intuitiva della mente.
Così com’è il punto di vista, così uno vede, se non si cambia il punto di
vista, qualsiasi cosa si faccia avrà sempre e solo la stessa qualità.
Esempi
euristici pratici:
a)
La
zolla di terra
b)
Il
prezzo
c)
Il
colesterolo.
La
zolla di terra, ed il prezzo: rispondere
alla svelta.
Se una zolla di terra di un campo di calcio raddoppia la propria crescita ogni
mese, e ci vogliono 48 mesi per rivestire tutto il campo, quanti mesi ci
vogliono per rivestirne la metà?
Sappiamo che un paio di scarpe ed un pallone costano insieme 110€. Se le
scarpe costano 100€ più del pallone, quanto costa il pallone?
I più rispondono al primo quesito 24 (o 12), e al secondo 10€, ma le risposte
esatte sono 47 e 5. Anziché dirvi il perché, provate a ragionarci.
Il colesterolo: Uno studio fatto dimostra che gli uomini con il colesterolo alto
rischiamo il 50% in più degli altri un attacco cardiaco.
Ma cosa vogliono veramente dire questi numeri?
Proviamo a guardare ciò in maniera differente: su 100 uomini con livelli
normali di colesterolo si prevede che 4 avranno un infarto nei prossimi dieci
anni; mentre su 100 uomini con livelli di colesterolo alto, il numero sale a 6.
La cifra del 50%, riportata dallo studio precedente, altro non è che un modo di esprimere il fatto che il
colesterolo alto produce un aumento da 4 a 6 casi su 100 nei prossimi dieci
anni.
In semplici termini matematici: il colesterolo alto causa 2 casi di infarto in
più di quelli altrimenti previsti (4) su un campione di 100 persone. 2 è
appunto la metà di 40, quindi il 50%. Semplice no?
2 casi di infarto su 4 (cioè il 50%) rappresenta l’aumento del rischio
relativo. Ma un altro modo di vedere e quindi esprimere gli stessi dati è il
cosiddetto “aumento del rischio assoluto” che in questo caso è del 2%, cioè
la pura e semplice differenza algebrica fra 6 e 4 casi su 100. Certo messa così
la notizia sarebbe meno sensazionale! E questo condizionamento accade tutti i
giorni in tutti i campi, compreso in quello marziale.
Dalla
nascita, anzi se consideriamo la genetica molto prima, fino alla morte,
l’individuo viene bombardato di dati, di istruzioni. Gli insegnano a farla nel
vasino, a mangiare ad ore fisse, a comportarsi in un certo modo. Alcune
istruzioni sono valide altre meno, e vanno ri-programmate (creazione di un nuovo
data-base, metacircuito neuronale).
Attraverso
pratiche specifiche, come per esempio il Taiji quan si possono mettere in moto
determinate aree del cervello.
Difatti
nei Classici del Taiji troviamo scritto:
“
lo Xin genera lo Yi, che muove il Qi che conduce il corpo.”
Lo
Yi, che può essere diviso nelle sue due componenti di base
attenzione-intenzione, ha la sua origine molto più in “alto” di quando noi
lo percepiamo. Questo zona diciamo più in “alto” è lo XIN, Mente Profonda,
o Coscienza impersonale.
Sempre nei Classici troviamo scritto: Non usare la forza bruta, usa
l’intenzione. -Yong Yi, bu yong li-.
Questo sposta il piano del nostro lavoro da quello del corpo
fisico a quello mentale. E’
un salto quantico del punto di vista. E’ metanoia pura.
Taiji
quan, dal punto di vista dell’uomo comune è un’altra arte marziale, ma da
un altro punto di vista si scopre che qualsiasi arte sia essa marziale o altro,
quando raggiunge la vetta più alta, cioè un punto di vista che si trova in
verticale piuttosto che da qualche parte sul piano orizzontale, è Taiji quan!
Taiji o “Polo Supremo” è uno stato di coscienza impersonale che non
appartiene ne al signor chen, yang, rossi o bianchi.
Personalmente non mi interessa il punto di vista del Signor Chen, Yang o wu, mi
interessa invece fare l’esperienza del VEDERE, e ciò che io chiedo a questi
maestri è se essi sono capaci di mettermi in condizioni di vedere oppure no.
Tutto
dipende dal dialogo e dall’apertura, dall’immaginazione, e dalla fiducia che
tutto è già lì. Non si insegna la reazione, semplicemente si permette
ad essa di manifestarsi, uscire/entrare.
Per fare ciò con i praticanti si usa appunto l’immaginazione, che può essere
mentale, vocale, attraverso dei movimenti come per esempio l’imitazione degli
“animali” o altro…
Ciò che voglio ottenere è l’inibizione della loro risposta corrente. Per
esempio, se qualcuno vi tocca cercando di spingervi con forza, e voi reagite
irrigidendoti per non essere spinti via, io prima di insegnarvi ad assorbire una
spinta, devo aiutarvi a “lasciar andare” tutta quella rigidità. Questa
didattica è pura improvvisazione, perché ognuno ha dei percorsi o
condizionamenti diversi. Se il maestro non possiede questa capacità di
“Vedere”, si avrà solo una trasmissione letterale dell’Arte, ma poco
funzionale. Questo a mio parere è il motivo principale per l’attuale
degenerazione dell’arte marziale.
Il Maestro è bravissimo… ma ha la capacità di insegnare perché possiede la
“visione”?
I riflessi sono lì, presenti. Bisogna sapere quale stimolo usare per “tirarli
fuori”.
Esempi
pratici:
1)
Residuo
di intenzione
2)
Residuo
di intenzione cronico
3)
Test
di ideocinetica
E’
molto importante che quando eseguite un
movimento, la vostra
attenzione (che è ciò che vi stimola), e la vostra intenzione (cioè quello che
voi volete fare in risposta a quello stimolo), si allineino con
il movimento che state eseguendo.
– Nei Wai san he.-
Se i riflessi non si sviluppano in sincronia, essi rimangono troppo
“statici” o “fissati”, e il tono posturale sarà molto basso, molto alto
o troppo fluttuante e inconsistente, che è la condizione in cui si trovano la
maggior parte dei praticanti di taiji odierni.
La
reazione di allineamento della testa è gestita dal mesencefalo, che possiede
poca immaginazione, nel senso che possiede solo un tipo di risposta.
Indipendentemente dalla posizione del corpo nello spazio, la testa in relazione
alla gravità sarà sempre verticale. Se non si fanno degli esperimenti
specifici per sviluppare altre possibilità, si svilupperà solo una corretta
attitudine, che per un’artista del corpo, soprattutto se marziale è troppo
limitante.
Bisogna riuscire a “toccare” le risposte che
si trovano… più in profondità. In qualche maniera dobbiamo diventare
più “primitivi”, eliminando ogni tipo di risposta pre-condizionata, tranne
quella del cedere alla gravità (riflesso tonico labirintico), gestito dal
cervelletto. Quando ciò accade, si perde l’attività della “reazione di
allineamento” e della “risposta di equilibrio”. Per cercare di uscire da
questo stato bisogna semplicemente “ricordare” o se preferite “diventare
consapevoli” di queste altre possibilità.
Se volete andare oltre la reazione di allineamento verso la risposta di
equilibrio, dovete far si che la vostra testa diventi…un’altra estremità di
per se, permettendogli così, al pari di altre articolazioni, libero movimento
nello spazio. Possiamo addirittura dire che, anche la “coda” –coccige-
diventa un arto. Passando alla risposta di equilibrio ci spostiamo al
proencefalo, zona dalle infinite possibilità. Usare la testa come un ulteriore
arto ci apre la porta verso nuove possibilità: quella dell’immaginazione
corticale.
L’immaginazione
risiede nella parte corticale del cervello, e quando si cerca di
“immaginare” qualcosa, la corteccia cerca nella sua maniera di trovare il
modo di fare ciò. Questo è ciò che accade quando si cerca di “sentire” il
Qi con la mente superficiale…
Questo secondo me è un grave errore! La funzione della corteccia consiste
nell’immaginare qualcosa, ma poi deve lasciar fare al sistema nervoso.
Abbiamo dunque un aspetto yang creativo, l’ideazione di un movimento, seguito
da un aspetto yin, l’osservazione della manifestazione o esecuzione del
movimento stesso. L’ideazione viene prima dell’intenzione che anticipa
l’attuazione: “Lo Xin genera lo
Yi, che muove il Qi, il quale conduce il Corpo.”
Quando
si cerca di “interiorizzare” un percorso prestabilito di movimenti, per
esempio una forma taiji, esso diventa sottocorticale,
e solo in seguito siamo capaci di passare al corticale, l’immaginazione. Con
la nostra pratica, noi cerchiamo di lavorare tutti questi livelli subcorticali,
in modo che possiamo efficientemente condurre l’immaginazione all’esterno,
manifestando così la nostra ispirazione. Questa
è la fase in cui la mente è nel corpo e si sta andando verso…il corpo è
nella mente. Praticare concentrandosi sul Qi impedirà tutto questo processo
evolutivo!
Per questo nei Classici del Taiji troviamo scritto: “ Se lo Yi si concentra
sul Qi, il Qi ristagna e lo Yi si
blocca.”
I
riflessi vengono processati nella spina dorsale e nel cervelletto. Sono le
nostre risposte più primitive. La reazione di allineamento appartiene al
mesencefalo, e riguardano la gravità. La risposta di equilibrio sono risposte
del Neoencefalo, e sottostanno ad una relazione multipla con la gravità e
l’equilibrio. E’ importante notare che quando noi guardiamo ai movimenti
integrati, non vediamo reazioni di riflesso isolate, piuttosto si nota il loro
reciproco supporto ed influenza sul movimento. Ognuno di questi condizionamenti,
e i riflessi sottostanti ad essi, contribuiscono come aspetto particolare nello
sviluppo generale dell’espressione del corpo-mente.
Nei
primi anni dell’apprendistato -fino a 14 anni di pratica-, la gente è ansiosa
di imparare molte forme. Ma ciò riguarda solo l’accumulazione esteriore, non
il progresso interno. Comunque ciò non è dannoso poiché mantiene lo studente
interessato. Tutto ciò però fa parte del cerchio orizzontale della Mente. Il
cerchio verticale non riguarda l’accumulazione, ma il raffinamento della
comprensione interna combinata al graduale processo di lasciare andare di tutte
queste pratiche esteriori accumulate nel tempo… “Investing in lost”:
Investire nella perdita. L’unico vero movimento non è mai in senso
orizzontale, come quello delle galline in un pollaio, ma in senso verticale.
Nel
passato, maestri che possedevano una buona arte difficilmente la trasmettevano
al di fuori della loro cerchia familiare. La causa è da ricercarsi
nell’istinto di auto preservazione in un ambiente altamente competitivo e
pericoloso. Per questo motivo i vari metodi di allenamento presero i nomi delle
famiglie o clan che li insegnavano. Attualmente questa “paura” non è più
un fattore fondamentale nella trasmissione dell’Arte, quindi maestri
mentalmente aperti riconoscono che il potenziale migliore spesso può essere
trovato al di fuori del clan o famiglia. In questo momento non ha più alcun
importanza associare i nomi dei clan-famiglie al Taiji, anzi ciò è solo di
impedimento alla pacifica trasmissione e apprendimento dell’arte stessa. Tutto
ciò è solo “attaccamento”
alla forma esterna, ed è il segno che contraddistingue chi è ancora
“giovane” negli aspetti interni dell’Arte.
Efficacia
e benessere:
L’isola che non c’è.
Se non si ha il coraggio di “guardare” dentro se stessi e vedere che ciò
che ci spinge alla ricerca dell’efficacia si chiama paura, qualsiasi arte
marziale praticate sarete sempre inefficaci.
Quando chi non ha vinto la propria paura incontro chi ha sconfitto la paura, il
primo verrà sempre sconfitto a prescindere dallo stile che pratica.
La paura nasce dall’identificazione che abbiamo con il corpo fisico, difatti
ciò che si vuole difendere è questo “Noi stessi” chiamato corpo. Se volete
veramente diventare “efficaci” in termini marziali, tutto ciò che dovete
fare è trovare un maestro che vi insegni a sconfiggere questa
paura-identificazione. Tutto qua.
Lo stesso vale per chi ricerca il “benessere” o la “lunga vita”. Non
c’è malessere peggiore che la ricerca e mantenimento del benessere, e la
paura di morire impedisce di vivere ma non di morire, soprattutto se non si è
mai entrati nella vera vita. Sia nel primo caso, quello dell’efficacia, che
negli altri due, tutto ciò che si deve fare è allenare la mente a restare
equanime. Cosa c’è di più efficace, salutare e durevole di una sana,
consapevole ed equilibrata mente?
Come
accennavo prima, attraverso pratiche specifiche si possono mettere in moto
determinate aree del cervello, come per esempio la neuroipofisi, la quale
controlla attraverso i neurormoni l’ipofisi, che attraverso gli ormoni
controlla tutto il corpo.
Mente
e corpo fanno parte di un unico sistema di trasduzione dell’informazione. Con
il termine "trasduzione" si intende "la conversione o
trasformazione di energia o di informazione da una forma a un’altra" così
come quando il mulino a vento trasduce l’energia eolica nell’energia
meccanica delle pale rotanti che, a loro volta, trasducono l’energia meccanica
in energia elettrica grazie a un generatore.
Il sistema limbico-ipotalamico è
il principale trasduttore psicofisico dell’informazione.
Per
esempio, l’ipotalamo regola la fame, la sete, il sonno, la veglia, la
temperatura corporea e controlla – per mezzo di ormoni che percorrono un
brevissimo tratto – l’attività dell’ipofisi, un piccola ghiandola che
governa il nostro corpo. Gli ormoni ipotalamici stimolano oppure inibiscono la
produzione degli ormoni ipofisari e l’ipofisi secerne numerosi ormoni come
l’ormone della crescita e altri che stimolano la secrezione di ormoni nella
tiroide, nella corteccia surrenale e nelle gonadi. Quando la concentrazione nel
sangue degli ormoni prodotti dalle ghiandole bersaglio aumenta, l’ipotalamo
tramite l’ipofisi rallenta la produzione di questi ormoni.
Quasi
sempre usiamo le nostre risorse mentali per complicarci la vita, anziché per
controllare il corpo.
Nello
Chuang Tzu, c’è un bellissimo passo che parla della saggezza degli antichi.
All’inizio non sapevano neppure che le cose esistessero. Poi vennero a
conoscenza della loro esistenza, ma non facevano paragoni. Non vedevano diversità.
Poi iniziarono a fare distinzioni, ed il DAO si perse. Persero il Dao quando
iniziarono a giudicare.
Questo passo descrive
l’evoluzione dell’identificazione, dall’iniziale ignoranza
dell’esistenza delle cose, fino ai giudizi e ai paragoni. Ma il processo si
deve chiudere con il ritorno al DAO, alla sua originaria purezza. Gli esseri
umani sono semplici involucri, strumenti, attraverso cui il processo si compie.
Per
me non esistono persone che hanno torto o ragione, esistono soltanto differenti
livelli di comprensione, che abbisognano di determinate esperienze per
“tornare indietro”.
Lao Tze disse: Pratica uomo comune ogni
giorno sempre di più.
Pratica
uomo nobile
(Shen Ren), ogni giorno sempre
di meno.
Dal
più al meno, e dal meno al più tutte le vie nascono e ritornano al Dao. Se
comprendete ciò profondamente ed istintivamente non avete più bisogno di
nulla, semplicemente vivete bene ciò che vi resta da vivere.
L’ULTIMA SUPREMA VERITA’?
IL CANTO DI UN PESCATORE
CHE SI ALLONTANA TRA I CANNETTI
Wang Wei
Festina
Lente
Tiziano Grandi, 2007
[1] Maya, non significa illusione, ma misurare. Per misurare ci vuole un punto…un parametro. Se manca il punto, il centro, non ci sarà circonferenza. Questo punto o centro non ha continuità, nasce in risposta ad una data situazione, è la situazione che da origine a questo punto. Così com’è il punto di vista, così uno vede…. e ciò che si vede non è la realtà ma il PUNTO di vista.
[2] Phising
Acquisizione, per
scopi illegali, di dati personali di clienti di banche e organizzazioni
finanziarie, attraverso l’invio di e-mail che simulano le comunicazioni
ufficiali della Banca.
[3] Euristica dell'ancoraggio: se si deve dare una stima di probabilità di un evento, la stima è sistematicamente influenzata da un termine di paragone.