back

L’ARTE DI VIVERE

Bravo nel padroneggiare la parola,
bravo nella padronanza fisica;
Ma chi è padrone della sua Mente
È un guerriero davvero coraggioso.
(S.N. Goenka)

 

Venticinque secoli fa, nell’India settentrionale, un uomo decise di indagare il problema dell’esistenza e della sofferenza umana. Dopo anni di ricerca e di tentativi condotti con vari metodi, scoprì una “Via” per ottenere una comprensione profonda della realtà della propria natura e sperimentare la vera libertà dalla sofferenza. Avendo raggiunto la meta più alta, dedicò quel che gli restava della vita ad aiutare gli altri a fare ciò che lui stesso aveva fatto, mostrando loro la “Via” per liberarsi.

Questa persona –Siddharta Gautama , noto come il BUDDHA, l’Illuminato- ha sempre dichiarato di non essere altro  che un essere umano.

Il Buddha non ha insegnato né una religione né una filosofia né un sistema di credenze. Chiamò il suo Insegnamento DHAMMA , ovvero “Legge”, la Legge della Natura. Non aveva alcun interesse nei dogmi o nelle speculazioni oziose. Al contrario, offriva una soluzione pratica e universale per un problema universale.

Tale Insegnamento, insisteva, non era qualche cosa che aveva inventato o che gli era stato rivelato da una divinità. Era semplicemente la verità, la realtà che attraverso  i suoi sforzi era riuscito a scoprire, così come tanti avevano fatto prima di lui e come tanti avrebbero fatto dopo di lui.

“ Non credete a tutto ciò che vi si dice né a tutto ciò che è stato tramandato dalle generazioni passate, e neppure a ciò che è opinione corrente o che dicono i testi sacri. Non accettate qualcosa come vera, semplicemente basandovi su una deduzione o su una illazione, sull’apparenza esteriore o sulla parzialità di una certa prospettiva o in base alla sua plausibilità, o perché il vostro Maestro vi dice che è così. Ma quando voi, da soli, direttamente riconoscete: “ Questi principi non sono benefici, sono biasimevoli, condannati dai saggi, se adottati e messi in pratica producono danno e sofferenza.”, allora li dovete abbandonare. E quando da soli, direttamente, riconoscerete.” Questi principi sono benefici, non biasimevoli, lodati dai saggi, se adottati e messi in pratica conducono verso il benessere e la felicità.” Allora li potete accettare e mettere in pratica. “ KALAMA SUTTA, AIII,vii.65

L’autorità più alta è la propria ESPERIENZA della Verità!
Nulla deve essere accettato solo in base alla fede.
Neanche l’aver esaminato un insegnamento utilizzando la ragione è sufficiente per accettarlo  intellettualmente come vero.
L’unico vero rifugio nella vita, l’unico terreno solido su cui posare,

La sola autorità che può dare una guida e una protezione sicura è la Verità, il DHAMMA, la legge della natura, sperimentata e verificata di persona.

Il Buddha  ha detto :L’Insegnamento che ho presentato non ha due versioni separate, una esteriore e una segreta. Nulla è stato tenuto nascosto nel pugno chiuso del Maestro.” – MAHA PARINIBBANA SUTTANTA. La sua non era una dottrina esoterica per pochi eletti, al contrario, egli desiderava far conoscere la legge della Natura in modo chiaro ed esaudiente.

Ciò che il Buddha ha insegnato era una ”Via”  che ogni essere umano può seguire. Chiamò questa “Via” Ottuplice Sentiero , ossia una pratica divisa in otto parti fra loro collegate.
E’ un sentiero che porta  a una comprensione profonda della Natura, della Realtà, un sentiero di realizzazione della Verità.
Il solo modo per sperimentare direttamente la Verità è di guardare dentro noi stessi, di osservarci. Per tutta la vita siamo stati abituati a guardare fuori, a ciò che fanno gli altri. Raramente abbiamo cercato di esaminare noi stessi, la nostra natura mentale e fisica, le nostre azioni, la nostra realtà. Perciò siamo degli sconosciuti ai nostri stessi occhi. Non comprendiamo quanto sia dannosa questa ignoranza, quanto rimaniamo schiavi delle nostre forze interiori di cui non siamo consapevoli.

Egli ha detto: “ Proprio all’interno di questo corpo, che contiene la Mente con le sue percezioni, ho potuto conoscere l’universo, la sua origine,  la sua cessazione.” ROHITASSA SUTTA.

Un metodo per esplorare il mondo  interiore, che lo stesso Buddha riscoprì, e trasmise  ai suoi discepoli  è la meditazione VIPASSANA. Nell’antica lingua Pali Vipassana significa “Introspezione,. Osservazione, e comprensione profonda della realtà così come essa E’ “. E’ l’essenza dell’Insegnamento del Buddha, l’esperienza concreta della Verità. Tutto questo è ampiamente accettato, ma rimane il problema di come comprendere e seguire le istruzioni date dal Buddha . Infatti mentre le sue parole sono state tramandate dai testi sacri, al di fuori di un contesto di pratica viva, l’interpretazione delle sue istruzioni su come meditare appare difficile.

Ma se esiste una tecnica  che si è mantenuta per innumerevoli generazioni inalterata, mantenendosi in modo preciso alle sue istruzioni, e ne chiarisce i punti che a lungo sono sembrati oscuri, questa tecnica è VIPASSANA!!!

La tecnica Vipassana insegnata da S.N. Goenka è quella che egli ha imparato da suo Maestro birmano , ora defunto, SAYAGYI U BA KHIN, al quale era stata insegnata da SAYA U THET,  un maestro di meditazione assai famoso in Birmania nella prima metà del secolo scorso. A sua volta SAYA U THET era stato allievo di LEDI SAYADAW, famoso monaco birmano vissuto tra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900.
Risalendo più indietro nel tempo, non si ricordano altri nomi di insegnanti di questa tecnica, ma coloro che la praticano ritengono che  Ledi Sayadaw abbia appreso la meditazione Vipassana da maestri tradizionali, che l’avevano mantenuta in vita per intere generazioni, fin dall’antichità, allorquando l’insegnamento del Buddha era stato per la prima volta introdotto in Birmania. Non c’è dubbio che la tecnica concordi con le istruzioni del Buddha  sulla meditazione, con il significato più semplice e più letterale delle sue parole.

 

GUIDA PRATICA ALLA MEDITAZIONE VIPASSANA
secondo l’Insegnamento di S.N.GOENKA

Ciò che Vipassana non è:

-         Non è un rito o rituale basato su una fede cieca.

-         Non è un passatempo intellettuale o filosofico.

-         Non è una cura di riposo, una vacanza, una opportunità per socializzare.

-         Non è una fuga dalle responsabilità e dalle difficoltà della vita quotidiana.

 

Ciò che Vipassana è:

-         Una tecnica per eliminare le cause della sofferenza.

-         Un’Arte di vivere che permette di dare contributi positivi alla società.

-         Un metodo di purificazione mentale che permette di affrontare tutte le tensioni e i problemi della vita in modo calmo ed equilibrato.

 

Benché Vipassana sia stata sviluppata dal Buddha, la sua pratica non è limitata ai buddisti. Non esiste alcun problema di conversione: la tecnica si base sulla semplice constatazione che tutti gli esseri umani condividono gli stessi problemi e che una tecnica in grado di eliminare questi problemi può essere universalmente usata.

La meditazione Vipassana viene insegnata in corsi di dieci giorni, aperti a chiunque sinceramente desideri imparare la tecnica, e possieda le attitudini sia fisiche che mentali per farlo. Per tutti i dieci giorni, i partecipanti, non escono mai dal luogo in cui si tiene il corso, e interrompono qualsiasi contatto con il mondo esterno.
Si astengono dal leggere, scrivere, parlare. Sospendono ogni altra pratica, religiosa o meno, attenendosi esattamente alle istruzioni ricevute. Tutte queste “restrizioni” impediscono al praticante di fuggire da se stesso, dandogli così una concreta esperienza della sua meccanicità. “Conosci te stesso” attraverso una consapevole osservazione dei propri stati d’animo, causa di una visione illusoria della realtà.

Durante i primi tre giorni e mezzo i partecipanti praticano un esercizio di concentrazione mentale preparatorio alla tecnica Vipassana vera e propria, che viene fatta conoscere il quarto giorno. Gli altri elementi vengono introdotti giorno per giorno, in modo che alla fine del  corso la tecnica è stata presentata nel suo insieme secondo uno schema generale. Al decimo giorno il “Silenzio” finisce e i meditatori fanno ritorno a un genere di vita  più aperto ai contatti con gli altri. Il corso si conclude nella mattinata dell’undicesimo giorno.

  L’esperienza di questi dieci giorni  riserva probabilmente numerose sorprese ai meditatori. La prima  è che la meditazione è un lavoro duro. Si sperimenta subito che essa non ha niente a che vedere con il luogo comune che la rappresenta come una sorta di inattività o di rilassamento. E’ infatti necessaria una applicazione continua per guidare consciamente i processi mentali,  in un determinato modo. Si viene esortati a mettercela tutta, seppure senza tensione, ma finché non si impara come fare, l’esercizio può essere frustante o persino estenuante ( nda: si medita per 11 ore e mezzo al giorno. Sveglia alle 4 del mattino, seguita da 2 ore continue di meditazione. Colazione, poi dalle 8 alle 11 meditazione. Pausa pranzo. Dalle 13 alle 17 meditazione. Pausa,  a base di Thè e frutta. Dalle 18 alle 21.30 meditazione e istruzioni.). Ogni passo può sembrare a volte un salto enorme, ma ci si accorge che è possibile compierlo. Alla fine dei dieci giorni si nota chiaramente quale lungo viaggio si è compiuto. Il meditatore si è sottoposto a un processo analogo a un’operazione chirurgica, per incidere con il bisturi una ferita purulenta. Mettere a nudo la lesione e premere per rimuovere il pus è doloroso, ma senza di questo la ferita  non può guarire. Una volta che il pus è stato rimosso, ci si è liberati sia da esso che dal dolore  e ci si avvia verso la guarigione. Allo stesso modo, passando attraverso i dieci giorni del corso, il meditatore libera  la Mente da alcune delle sue  tensioni e acquista una maggiore stabilità mentale.

 

DOMANDE E RISPOSTE:

- Voi fate riferimento al Buddha. Insegnate quindi il buddismo?

-         Non mi occupo di “ISMI”. Insegno DHAMMA, e cioè quello che ha insegnato il Buddha. Egli non ha mai insegnato un “ISMO” o una dottrina settaria. Ha invece insegnato qualcosa da cui chiunque, quale che sia la sua provenienza, può trarre beneficio. Un cristiano diventerà un buon cristiano, un ebreo un buon ebreo, un musulmano un buon musulmano. Ognuno deve diventare un buon essere umano, altrimenti non potrà mai diventare un buon cristiano, ebreo o musulmano.

 

-         Quando parlate di “MENTE”  non sono sicuro di cosa volete dire. Mi è impossibile localizzare la mente.

-         E’ ovunque, in ogni atomo. Ovunque sentite qualcosa, là c’è la Mente.

 

-         Dicendo Mente allora non volete indicare il cervello?

-         Oh no, no. Qui in Occidente si pensa che la Mente sia solo nella testa. E’ un concetto sbagliato.

 

-         La Mente è in tutto il corpo?

-         Sì, tutto il corpo contiene la Mente, tutto il corpo!

 

-         Perché insegnate agli studenti a praticare anapana-sati (osservare il respiro) concentrandosi sulle narici e non nell’addome?

-         Perché per noi anapana-sati  viene utilizzato come preparazione per la pratica di Vipassana, e in questo tipo di Vipassana è necessaria una concentrazione particolarmente forte. Più l’area di attenzione è limitata, più forte sarà la concentrazione. Per sviluppare la concentrazione a un tal grado l’addome è troppo grande. L’area più adatta è quella delle narici. Ecco perché il Buddha ci ha consigliato di lavorare su quest’area.

 

-         Mentre si pratica l’osservazione del respiro è permesso contare i respiri, o dire “dentro”, “fuori” durante la respirazione?

-         No, non ci deve essere una continua verbalizzazione. Se ogni volta aggiungete una parola alla consapevolezza della respirazione, gradualmente la parola diventerà predominante e vi dimenticherete completamente del respiro.  Direte “dentro” “fuori” non facendo più attenzione all’atto dell’inspirare o dell’espirare. La parola diventerà un Mantra. Rimanete soltanto con il respiro, il semplice respiro, nient’altro che il respiro.

 

- Perché la pratica di Samadhi (Concentrazione, controllo della propria Mente) non è sufficiente per la liberazione?

-         Perché la purezza mentale sviluppata con Samadhi è raggiunta principalmente per mezzo della soppressione, non dall’eliminazione del condizionamento. E’ proprio come se qualcuno pulisse una cisterna di acqua fangosa aggiungendo una sostanza che faccia precipitare la soluzione, per esempio l’allume. L’allume fa si che le particelle di fango sospese nell’acqua precipitino sul fondo della cisterna, lasciando l’acqua cristallina. Allo stesso modo samadhi  rende cristallini i livelli superiori della mente, ma nell’inconscio resta un deposito di impurità.. Per raggiungere la liberazione, queste impurità latenti devono essere rimosse. E per rimuovere  le impurità dalla profondità della mente si deve praticare Vipassana.

 

-         Tutte le tecniche di meditazione buddiste erano già praticate nello yoga. Che cosa c’era di veramente nuovo nella meditazione insegnata dal Buddha?

-         Quello che oggi viene definito Yoga è in realtà uno sviluppo posteriore. Patanjali visse circa 500 anni dopo i tempi del Buddha e naturalmente lo Yoga sutra mostra l’influenza dell’Insegnamento del Buddha. Certo le pratiche yoga erano note in India anche prima del Buddha ed egli stesso, prima di conseguire l’illuminazione, le sperimentò. Tutte queste pratiche, tuttavia, erano limitate a “SILA” (moralità, astensione…) e “Samadhi”, la concentrazione fino al livello dell’ottavo JHANA, l’ottavo stato di assorbimento, che si trova ancora nel campo dell’esperienza sensoriale. Il Buddha scoprì il nono Jhana, Vipassana, cioè lo sviluppo della comprensione profonda della realtà che porta il meditatore alla meta ultima, al di là dell’esperienza sensoriale.

 

-         Perché dobbiamo far scorrere la nostra attenzione lungo il corpo seguendo un ordine preciso?

-         Perché state lavorando per esplorare la completa realtà della mente e della materia. Per far questo è necessario sviluppare la capacità di percepire ciò che accade in ogni parte del corpo: nessuna parte dovrebbe rimanere insensibile. Dovete anche sviluppare la capacità di osservare tutta la gamma delle sensazioni.
Il Buddha ha descritto  la pratica in questi termini: “ In ogni luogo dentro i confini del corpo si sperimentano sensazioni, dovunque ci sia vita nel corpo.”
Se permettete all’attenzione di muoversi a caso da una parte ad un’altra, da una sensazione a un’altra, naturalmente sarà sempre attratta  dalle zone interessate da sensazioni più forti. La vostra osservazione rimarrà parziale, incompleta, superficiale.

 

-         Come paragonare la psicoanalisi a Vipassana?

-         Con la psicoanalisi si cerca di richiamare alla coscienza gli avvenimenti passati che hanno esercitato una forte influenza nel condizionare la Mente. Vipassana, d’altra parte, conduce il meditatore  ai livelli più profondi della mente, dove di fatto, inizia il condizionamento. Ogni episodio che la psicoanalisi  cerca di far affiorare ha registrato anche una sensazione a livello fisico. Osservando le sensazioni fisiche attraverso il corpo con equanimità, il meditatore permette ad innumerevoli strati di condizionamento di emergere e scomparire. Egli si confronta con le radici del condizionamento e può liberarsene rapidamente e facilmente.

 

CONCLUSIONE:
                             
Un Maestro continua a parlare e parlare, ma se voi non lavorate, non potete ottenere niente. Correggete le azioni mentali, la mente è la prima e la più importante. Le azioni del corpo e della parola sono manifestazioni della mente.
La mente può essere malvagia o gentile, nemica o amica. Se la mente viene trasformata, tutto si trasforma, perciò rendete la mente pura. Questa è la vera Arte di vivere .

 

Per Informazioni sui corsi di Vipassana:     Vipassana Italia o.n.l.u.s
                                                                       Via Martinelli 64
                                                                       20092 Cinisiello Balsamo

                        Tel/fax 02/66 00 214

                        Email: info@atala.dhamma.org
                       Website: www.atala.dhamma.org
                                      www.dhamma.org

Tiziano Grandi

back