
Ovvero come la respirazione “profonda” sia dannosa per la salute
Introduzione al metodo Buteyko
Nell’arco di 24 ore respiriamo circa 25.000 volte, e non
possiamo sopravvivere più di pochi minuti senza respirare, mentre possiamo
restare giorni senza bere, e settimane senza mangiare.
E’ chiaro, dunque, che tra le tre funzioni la più importante è la
respirazione, seguita dal bere ed infine dal mangiare. L’attenzione e gli
studi scientifici hanno, invece seguito una scala di priorità ed importanza
esattamente opposta. Un’infinità di studi (in cui si è sostenuto tutto ed il
contrario di tutto), è stata dedicata all’alimentazione; poco si è ricercato
sul bere ed ancor meno sul respirare.
Naturalmente sono state studiate le malattie respiratorie,
e nei libri di fisiologia è descritto il processo respiratorio; ma quanto alle
modalità del respiro in una persona sana si trova ben poco.
Nei libri di medicina ci si limita ad osservare che normalmente si respira dalle
10 alle 20 volte al minuto, il che significa che in 24 ore si respira in media
tra le 14.400 alle 28.00 volte. La differenza tra le due cifre è grande, tanto
da far pensare che il fatto di respirare 10'000 volte al giorno anziché
30-35'000 volte qualche differenza sulle condizioni fisiche e sulla salute delle
persone dovrebbe pur produrla!
Se si sapesse quali sono queste differenze, avremmo a disposizione una delle
leve più importanti per mantenere o riacquistare la salute.
Si è capito che per esempio mangiare tre volte al giorno qualche influenza sulla salute ce l’ha, ma continuiamo a pensare che il modo in cui respiriamo decine di migliaia di volte al giorno sia irrilevante. L’unico consiglio dato, a questo proposito, da medici e fisioterapisti ( parte quello di recarsi in una località di alta montagna..), è in pratica quello di “respirare profondamente”.
Regnano incontrasti in questa materia, tre principi fondamentali, mai messi in dubbio e comunemente accettati non solo dall’uomo della strada, ma anche dagli esperti, e cioè:
1) L’organismo regola automaticamente ed inconsciamente tramite il sistema nervoso, il ritmo respiratorio. Non bisogna interferire con la volontà per cambiare questo ritmo naturale, che è sempre il migliore.
2) Più profondamente si respira e più ossigeno si inala, meglio è.
3) L’anidride carbonica emessa nell’esalazione è solo un prodotto di scarto, quindi più si esala meglio è.
Quando però si cerca di andare più in profondità, ed indagare sulle basi scientifiche di questi “tre principi”, si trova ben poco, e si sente dire che sono “evidenti” e “assodati” da sempre, tanto da non necessitare particolari prove e spiegazioni. Ebbene, molti importanti progressi scientifici si sono verificati quando qualche scienziato, senza preoccuparsi troppo di essere preso per matto, ha iniziato ad interrogarsi ed a mettere in dubbio teorie e principi che sembrano ovvi alle persone di “buon senso”.
Questo è proprio ciò che scienziati russi come Buteyko,
Petrakovich, Frolov ed altri hanno iniziato a fare.
Proviamo ora ad analizzare un po’ più da vicino questi tre “luoghi
comuni”.
Il
ritmo di respirazione naturale è sempre il migliore?
E’ diffusa la convinzione, in realtà non suffragata da sufficienti prove scienti che, che l’organismo sappia regolare in ogni circostanza la respirazione nel modo ottimale, sia per quanto riguarda la velocità, sia per il volume d’aria inspirato, e che non si possa ne si debba interferire su questo ritmo naturale. Questo pur lodevole ottimismo e fiducia sulla capacità dell’organismo umano sono purtroppo altrettanto poco fondati quanto la convinzione che l’organismo sappia regolarsi istintivamente per mangiare e bere nel modo migliore per la salute.
Il numero di persone obese in circolazione dimostra che
ormai solo gli animali non addomesticati posso contare sulla bontà dei loro
istinti naturali quanto al cibo. Allo stesso pessimismo induce il numero di
persone (soprattutto anziane) disidratate, o che si illudono di soddisfare la
necessità di acqua dell’organismo con caffè, coca cola, thè od alcolici.
Indubbiamente
il respiro è ancora più importante per la sopravvivenza del mangiare de del
bere, ed è una funzione semi-automatica: è quindi difficile rovinare il
riflesso respiratorio, ma le condizioni della vita moderna e gli influssi ai
quali si è esposti fin dalla nascita sono ormai così innaturali che non si può
più contare sull’efficienza degli istinti naturali, nemmeno per quanto
riguarda la funzione respiratoria!
Basta pensare, tanto per cominciare dall’inizio, alle circostanze innaturali in cui avvengono le nascite (accelerate o rallentate in base all’orario del personale negli ospedali), all’immediato taglio del cordone ombelicale ed all’allattamento artificiale, per capire che i riflessi respiratori dei neonati rischiano di essere rovinati già nei primi mesi di vita; sempre che non siano già stati rovinati dall’eventuale ritmo respiratorio errato della madre….
Si prosegue con le vaccinazioni, la mancanza di movimento fisico, l’alimentazione eccessiva ed errata, l’aria inquinata, il fumare, il bere, lo stress psicologico… tutto ciò fa si che una volta raggiunta l’età adulta, di ottimale e naturale nel modo di respirare resta ben poco.
Per ora basta osservare che tra i due fattori: alterazione
del modo di respirare e perdita della salute, vi è un nesso così stretto che
non è facile capire sempre quale venga prima e quale dopo, quale sia la causa e
quale l’effetto. Quando questi fattori sono sfasati, danno comunque luogo ad
un circolo vizioso che si autoalimenta; tuttavia per spezzare il circolo –ed
è questo il lato positivo-, è possibile intervenire su tutti e due i fattori.
Facciamo un esempio: se qualcuno ha 50 kg. Di soprappeso, respira
necessariamente in modo ansimante. Non è detto –anche se possibile- che in
origine sia stato un ritmo respiratorio errato a fargli acquisire il soprappeso.
Può essersi
trattato di un periodo difficile, durante il quale si sono acquisite abitudini
alimentari errate, che sono rimaste anche dopo il venir meno delle difficoltà;
può trattarsi di una costituzione ereditaria ( e se anche i ritmi respiratori
inadeguati vengono ereditati?), o di mille altri fattori.
Ciò nonostante, come è stato ripetutamente provato dal dott. Buteyko, se si
riesce a cambiare i ritmi respiratori si normalizza anche il peso.
Intervenire sul fattore respirazione,
abituandosi gradualmente a respirare in modo migliore, può essere molto più
facile che intervenire direttamente sulle abitudini alimentari, con diete
notoriamente difficili da seguire.
Lo stesso ragionamento può essere fatto per altri circoli viziosi: dalle
depressioni, alle allergie…
Più
si respira, più si riempiono i polmoni di ossigeno e meglio è?
Osare mettere in discussione questo principio, ormai comunemente
accettato da tutti come ovvio ed evidente, richiede un certo coraggio; questo è
uno dei motivi per cui le scoperte del dott. Buteyko stentano a decollare anche
negli ambienti della “medicina alternativa”, in cui si insiste sul potere
vivificante dell’ossigeno, non certo a torto ma in base a supposizioni
infondate quanto al modo di procurarselo.
Nessuno, nemmeno il dott. Buteyko mette in dubbio l’importanza vitale di una
buona ossigenazione dei tessuti, ma pensare che assimilare molto ossigeno nei
tessuti sia sufficiente riempire i polmoni , ha altrettanto poco fondamento
quanto ne ha l’idea che sia sufficiente riempire al massimo della capienza lo
stomaco per nutrirsi in modo ottimale!
Eppure questo è quanto sentiamo ripetere da tutti quanti:
medici, fisioterapisti, maestri di yoga improvvisati, e alcuni maestri di
tecniche respiratorie “new age” come il rebirthing o la respirazione
olotropica.
In realtà, per
nutrirsi bene non ha tanta importanza la quantità di cibi di cui si
riempie lo stomaco, ma semmai la loro qualità e soprattutto il buon
funzionamento dell’assimilazione degli elementi nutritivi, che dal sangue
devono passare alle cellule dei tessuti.
Allo stesso modo:nella respirazione non
ha tanta importanza la quantità di ossigeno di cui si riempiono i polmoni, ma
piuttosto il buon funzionamento dei meccanismi che consentono il passaggio
dell’ossigeno dagli alveoli polmonari al sangue e dal sangue ai tessuti del
corpo.
E’ piuttosto ingenuo pensare che sia sufficiente riempire i polmoni d’ossigeno per ossigenare anche i tessuti; eppure questo è quanto si sente ripetere anche dai medici che, quelle poche volte in cui si interessano alla respirazione dei loro pazienti, si limitano a misurare in genere il volume massimo d’aria che può essere inspirato, considerando il suo aumento un buon segno.
Eppure basterebbe qualche constatazione banale, che può essere fatta anche dall’uomo della strada, per sollevare qual che dubbio in proposito. Così ad esempio, tutti sanno che il clima d’alta montagna è particolarmente sano, molti vanno in montagna per guarire. Tutti sanno che più vanno in alto, più diminuisce la concentrazione di ossigeno nell’aria. E’ inoltre noto che vi è un rapporto inverso, senza eccezioni, tra la frequenza respiratoria e la longevità, nel senso che animali che respirano un minor numero di volte al minuto, come gli elefanti e le tartarughe, sono quelli che vivono di più. Così sono note le qualità tossiche dell’ossigeno ad elevate concentrazioni nell’aria, che può per esempio provocare la cecità nei neonati immaturi. Anche alcuni manuali di istruzioni per piloti di aereo mettono in guardia contro tale pericolo.
Tutto ciò dimostra che l’ossigeno è un’arma a doppio tagli: è essenziale per la vita, ma se assunto in eccesso può essere dannoso.
E’ difficile sottrarsi all’impressione che la scienza brancoli ancora nel buio per quanto riguarda gli effetti di questa sostanza. Basta pensare ai pericoli derivati dai radicali liberi, effetto dell’ossidazione (conseguenza dell’ossigenazione) messi in luce negli ultimi anni, ed alle qualità benefiche delle sostanze anti radicali liberi, o anti-ossidanti, per capire i pericoli derivati da un’assunzione indiscriminata di ossigeno.
I pericoli della teoria “tanto più, tanto meglio”
ormai chiari per quanto riguarda il mangiare, non sono ancora compresi in tutta
la loro importanza per quanto riguarda il respirare. Anche qui non è la quantità
massima d’ossigeno a far bene, ma la misura giusta!
Ed anche
per quanto riguarda la”misura giusta” di ossigeno, bisognerebbe chiedersi se
sia sufficiente introdurla nei polmoni per
ottenere che sia assimilata nei tessuti, o se non vi siano altri fattori,
diversi dalla quantità e concentrazione di ossigeno respirato, che rivestono un
ruolo chiave per la sua assimilazione nei tessuti.
Questo è appunto ciò che ha fatto il dott. Buteyko.
Eppure, la giusta concentrazione nell’organismo di
anidride carbonica riveste un ruolo molto chiave per la salute. In tutti i testi
di fisiologia è citato l’effetto “Verigo-Bohr”,
dal quale risulta che l’anidride
carbonica è indispensabile affinché l’ossigeno passi dal sangue ai tessuti.
Se questa giusta concentrazione manca, ci si trova in una
situazione paradossale, in cui il sangue è ricco di ossigeno, ma non può
cederlo ai tessuti (!), i quali quindi soffrono di mancanza di ossigeno.
L’organismo aumenta la frequenza della respirazione per venire incontro alla
“fame di ossigeno” dei tessuti, ma nel respirare
più velocemente, si elimina ancor più anidride carbonica, in un circolo
vizioso che, come vedremo, si aggrava sempre di più.
I ricercatori russi, e soprattutto Buteyko, sono stati
quelli che hanno capito e ricercato meglio il ruolo chiave svolto
nell’organismo dalla CO2, che nei loro studi si è rivelata come una delle
sostanze regolatrici dei più importanti processi fisiologici dell’organismo.
Questi ricercatori hanno messo in luce i pericoli derivanti dalla presenza di un
tasso troppo basso di CO2 nel corpo.
E’ stato proprio il dott. Buteyko ad approfondire i pericoli derivanti dall’iperventilazione (eccesso di respirazione), che può provocare una pericolosa perdita di CO2.
In altri termini: più
si respira e più anidride carbonica si emette e quindi si perde; di conseguenza
l’ossigeno introdotto con l’inspirazione resta nel sangue e non riesce, a
causa della scarsità di CO2, a passare dal sangue ai tessuti (effetto
Verigo-Bohr).
In realtà a tutti sono noti i sintomi dell’iperventilazione
acuta e palese, che si verifica quando ad esempio, in una situazione di panico,
si respira affannosamente troppa aria in fretta; di conseguenza possono
verificarsi convulsioni, capogiri e svenimenti.
Alcuni ricordano il “rimedio della nonna” per questi casi: respirare per un
po’ dentro un sacchetto di carta, il che ha appunto la conseguenza di far
aumentare il tasso di anidride carbonica inalata.
Gli affanni della vita moderna, i traumi e le abitudini alimentari errate hanno, come già visto, l’effetto di provocare una distorsione del riflesso ottimale di respirazione. Tale distorsione, per quanto leggera, può provocare alla lunga, data la sua continuità, gravi danni alla salute, a cominciare dall’asma, che altro non è che un riflesso di autodifesa dell’organismo contro una perdita eccessiva di CO2, per finire con molte malattie circolatorie e metaboliche.
Da quanto scritto sopra, non si deve ovviamente trarre la
conclusione che sia bene trattenersi in ambienti dall’aria viziata per
assumere più CO2! In questi ambienti vi sono, oltre alla CO2, altre sostanze
che possono essere dannose per l’organismo.
Per regolarizzare il tasso di CO2 occorre, invece, abituarsi a respirare in modo
corretto, nel modo in cui si parlerà in seguito.
Già da quanto finora esposto appare chiaro come questa sostanza, l’anidride carbonica, abbia un’importanza vitale, forse ancora superiore a quella dell’ossigeno. Basta considerare che la concentrazione di ossigeno nell’aria può variare dal 15% al 90%, senza che si notino particolari inconvenienti e difficoltà nel respirare. L’anidride carbonica, invece, deve restare ad un tasso di concentrazione praticamente costante; basta una variazione minima perché si verifichino gravi conseguenze per l’organismo.
Centinaia di migliaia di anni fa, la concentrazione di CO2
nell’atmosfera terrestre era più elevata, e l’essere umano nella sua
lunghissima evoluzione da creatura marina a creatura terrestre ha dovuto, per
sopravvivere, ricreare all’interno del suo organismo una concentrazione di CO2
( il 6,5% con possibilità di variazioni minime), analoga a quella che in tempi
lontanissimi si trovava all’estero.
Qualcosa di simile è avvenuto con il sangue, che riproduce all’interno
dell’essere umano la composizione del mare.
La
stessa concentrazione di CO2 protegge il nascituro nel grembo materno, ed il
fatto di passare improvvisamente, alla nascita, da un ambiente in cui
Chi
è il Dr. Buteyko?
Konstantin Pavlovich Buteyko, è nato in Ucraina vicino a Kiev nel
gennaio del 1923. Nel 1946 si iscrisse alla Facoltà di Medicina di Mosca, dove
iniziò a lavorare nel gruppo di terapia clinica guidato dall’accademico
Tareiev. Nel corso di questo lavoro gli venne dato l’incarico di controllare i
ritmi respiratori dei pazienti, ed egli passò centinaia di ore ai loro
capezzali, ascoltandone la respirazione.
Osservò
che la morte dei malati era sempre
preceduta, con notevole anticipo, da un aumento della respirazione. Tanto che
divenne in grado di predire, con stupefacente precisione, l’avvicinarsi della
morte in base a questo unico sintomo; e decise di dedicare i suoi futuri studi e
ricerche a questa tematica.
Nel
1952, dopo la laurea con lode in medicina, Buteyko continuò a sperimentare:
chiedeva ai soggetti sani di respirare intensamente e notava che, dopo poco
tempo, essi iniziavano a lamentare vertigini e nausee. Se continuavano a
respirare in questo modo intervenivano tosse, affanno ed infine i soggetti
svenivano. Ciò a causa di un’iperventilazione del cervello da parte
dell’ossigeno.
Durante
il secondo mese di questo lavoro, a Buteyko venne l’idea che certe malattie
potessero essere provocate da una respirazione troppo intensa. Egli stesso
soffriva da un po’ di tempo di pressione elevata e spesso, se ne era chiesto
il motivo. Misurò i suoi livelli di CO2 nel suo corpo e notò, che erano più
bassi del normale.
Era
noto che una respirazione eccessiva diminuisce i livelli di CO2 nel corpo e pensò
che, se il suo basso livello di CO2 era causato da un eccesso di respirazione,
allora, agendo sul suo ritmo respiratorio avrebbe potuto correggere anche il
basso livello di CO2.
Iniziò
subito a sperimentare su se stesso e, in breve tempo, si addestrò a respirare
in modo meno intenso; notò che la riduzione della respirazione andava di pari
passo con la riduzione di alcuni sintomi come il mal di testa, ed il battito
troppo rapido del cuore.
Quando aumentava il ritmo respiratorio questi sintomi ritornavano.
Buteyko
ne dedusse che aveva scoperto la causa della sua malattia, e iniziò ad
elaborare un programma per misurare effettivamente e, se necessario, per
ricondizionare, i ritmi respiratori dei pazienti.
Buteyko controllò e ricontrollò la sua teoria sui pazienti. Misurando i modelli respiratori di persone che soffrivano di asma, angina ed altre malattie, constò che tutti quanti, senza eccezione, soffrivano di un eccesso di respirazione (iperventilazione).
Ed ogni volta che riportava la respirazione a modelli
normali, il livello di CO2 nell’organismo aumentava e gli attacchi di asma o
di altre malattie svanivano. Quando i pazienti tornavano ai modelli respiratori
precedenti, gli attacchi riprendevano.
Buteyko si rese conto allora di aver effettuato in modo quasi casuale una
scoperta di enorme importanza in grado di rivoluzionare il mondo della medicina.
A seguito di ulteriori ricerche Buteyko pose le basi
teoriche della sua tesi:
L’iperventilazione causa un esaurimento
delle riserve di anidride carbonica; e livelli bassi di anidride carbonica
nell’organismo provocano delle contrazioni dei vasi sanguigni e una mancanza
di ossigeno nei tessuti. Ciò produce tutta una serie di meccanismi di difesa
messi in azione dall’organismo. Di solito, tali meccanismi di difesa vengono
capiti male, etichettati come malattie e combattuti.
L’11 gennaio 1960, Buteyko presentò il suo lavoro al forum Scientifico presso l’Istituto, cercando di spiegarne le fondamenta ed esponendo i suoi esperimenti. I suoi colleghi rimasero esterrefatti e pensarono ad uno scherzo quando lo sentirono parlare della possibilità di trattare malattie come l’asma, l’angina pectoris e l’ipertensione senza bisturi e medicine, conseguendo un tasso di guarigione che si avvicina al 100%. Nonostante le reazioni negative dei colleghi, il direttore dell’Istituto prof. Meshlakin, lo invitò a continuare le sue ricerche.
Nei successivi 10 anni di lavoro presso l’Istituto,
Buteyko ed i suoi collaboratori riuscirono ad investigare a fondo le funzioni
basilari dell’organismo umano, tra cui quella respiratoria, utilizzando le
attrezzature di altissimo livello di cui disponeva l’Istituto.
Oltre 200
specialisti medici vennero addestrati nel laboratorio, la maggior parte dei
quali avevano tra l’altro sofferto di malattie varie da cui erano guariti
grazie alla scoperto del dott. Buteyko.
Nel 1968 a seguito di pressioni anche da parte della stampa
in difesa del metodo Buteyko, venne condotta una sperimentazione ufficiale che
si concluse a Leningrado all’Istituto di Pneumologia, sotto la guida
dell’accademico Uglov.
Come
conseguenza di queste sperimentazioni, Buteyko ricevette da parte del ministero
della Sanità, l’accademico Petrovsky, la promessa che se fosse riuscito a
curare con una tasso di successo dell’80% il gruppo di pazienti che gli
sarebbe stato affidato, il Ministero della Sanità avrebbe incluso il metodo
Buteyko tra quelli correttamente praticati dal servizio sanitario del paese, e
gli avrebbe inoltre messo a disposizione una clinica con 50 letti per continuare
il lavoro clinico.
La condizione posta dal Ministero era che i pazienti da includere nella
sperimentazione dovessero essere ammalati gravi, non curabili con altri metodi
conosciuti.
Del gruppo di 46 pazienti che parteciparono a questa sperimentazione ufficiale, 44 (95%) vennero ufficialmente riconosciuti come guariti. I restanti 2 pazienti anche se non guarirono, mostrarono un miglioramento.
La seconda sperimentazione ufficiale venne condotta
nell’aprile 1980 all’Istituto Pediatrico di Mosca, sotto la direzione del
Comitato Governativo per
Da allora il metodo Buteyko è stato ufficialmente usato nell’ex Unione
Sovietica non solo per l’asma e le malattie respiratorie, ma per tutta una
serie di altre patologie.
INTERVISTA
AL Dr. BUTEYKO
Questa intervista è
tratta dal sito web creato dall’ingegnere biomedico australiano Peter Kolb.
www.wt.com.au.
D. Qual è l’idea
fondamentale che sta alla base del suo Metodo?
R. Il mio Metodo è in completo contrasto con l’idea comunemente accettata, che bisogna respirare di più! Noi sosteniamo invece che bisogna respirare di meno.
D. Quando parla di
“comunemente accettata” si riferisce alla medicina convenzionale?
R. Prima di
parlare dell’idea alla base del Metodo vorrei mettere in rilievo che, quando
mi riferisco alla medicina in genere, la vedo come orientata verso due
direzioni. Una è quella della cosiddetta medicina ufficiale dell’Occidente e
l’altra quella dell’Oriente, in particolare del Tibet. E’ oramai emerso
che la verità è più dalla parte della medicina orientale, che ha sempre
sostenuto che le malattie sono il risultato di un processo respiratorio
disturbato.
La base del mio Metodo consiste nel diminuire l’intensità della respirazione.
Come? Il modo migliore è con il rilassamento dei muscoli che potenziano
l’azione respiratoria. Quando questo accade, vi è una sensazione di non avere
abbastanza aria, se la respirazione viene ridotta.
Questo sono tutte le istruzioni, l’essenza del mio Metodo.
Attualmente stiamo cercando di convincere i medici a studiarlo ed a metterlo in
pratica, affinché possano essere curati tutti i pazienti che respirano troppo.
D. Quali dati
scientifici confermano la sua scoperta ed il Metodo basato su di essa?
R. Questa
scoperta rappresenta lo sviluppo della teoria della sindrome di
iper-ventilazione, la prima fase della malattia da eccesso di respiro. Questa
teoria è basata sulla comprensione dell’enorme ruolo biologico svolto
dall’anidride carbonica nella vita e nella salute di tutti gli essere viventi
del pianeta, e sulle leggi fisiologiche degli effetti della CO2 sugli organismi
e su tutti i sistemi vitali degli uomini, animali e piante.
I
metabolismi delle cellule dell’essere umano e nell’animale si sono formati
in epoche in cui la concentrazione di CO2 nell’acqua e nell’atmosfera era
molto più elevata di oggi. Per questo motivo, il mantenimento di una certa
concentrazione di CO2 è assolutamente indispensabile ad ogni cellula per
sostenere i normali processi biochimici.
Nel processo d’evoluzione dell’organismo umano e degli animali più evoluti, ognuno di questi organismi si è creato un proprio autonomo ambiente atmosferico interno, dentro gli spazi alveolari nei polmoni, che contengono il 6,5% circa di CO2; contengono anche ossigeno ad un livello inferiore al 7% circa a quello che si trova nell’atmosfera esterna.
Ovviamente, questa è la concentrazione minima necessaria
per far funzionare i processi metabolici delle cellule. Per esempio, se si fa
diminuire la concentrazione di CO2 nei polmoni respirando intensamente, cambia
il tasso d’attività di tutti i fermenti (circa 1000) e di tutte le vitamine
(ca. 20).
L’influenza deleteria esercitata da una respirazione intensa sull’organismo
a causa di deficit di CO2 che ne risulta, è stata provata da molti esperti, ad
iniziare dal lavoro del fisiologo inglese Henderson nel 1909. Nel suo
esperimento alcuni animali venivano indotti meccanicamente a respirare
intensamente e, come risultato, morivano.
Per mantenere costante il livello di CO2 nei polmoni, il processo di evoluzione si è preso cura dei nostri organismi creando i seguenti meccanismi di difesa:
1) Contrazione dei bronchi e dei vasi sanguigni (per impedire ulteriori perdite di CO2).
2)
Aumento nel livello di produzione di colesterolo nel
fegato, con il ruolo di isolatore biologico, che rende più spesse le membrane
cellulari nei polmoni e nei vasi sanguigni.
Tuttavia le contrazioni dei bronchi e dei vasi sanguigni
diminuiscono anche la quantità di ossigeno che raggiunge le cellule del
cervello, del cuore, dei reni e di altri organi.
I bassi livelli di CO2 rafforzano il legame tra le molecole di ossigeno e
l’emoglobina, diminuendo l’afflusso di ossigeno al cervello. I bassi livelli
di ossigeno producono una fame di ossigeno nei tessuti (ipossia).
L’ipossia, se raggiunge livelli pericolosi, produce in alcuni casi un aumento
nella pressione (ipertensione). Questa ipertensione aumenta il flusso di sangue
attraverso i vasi sanguigni contratti e migliora la fornitura di ossigeno alle
cellule degli organi vitali…
La mancanza di ossigeno in organi vitali, quando raggiunge un certo livello, eccita il centro respiratorio nel cervello, creando quindi uno stato di stimolo. Ciò fa aumentare ancor di più la respirazione, creando una sensazione di mancanza d’aria in una persona che già sta respirando troppo: creando così un circolo vizioso. La diminuzione di CO2 nelle cellule nervose fa aumentare la loro eccitabilità. Ciò mette in allerta tutte le branche del sistema nervoso, rafforzando lo stato generale di nervosismo e conducendo ad irritabilità, insonnia, ansietà, fino ad occasionali svenimenti e crisi epilettiche.
Contemporaneamente, il centro respiratorio nel cervello è ulteriormente stimolato. In questo modo, si mette in azione un secondo circolo vizioso, che eccita il sistema nervoso e lo rende straordinariamente sensibile agli stimoli esterni ed alle reazioni di stress presenti, quale risultato del metabolismo disturbato e della mancanza di ossigeno nelle cellule nervose.
I sintomi delle varie combinazioni dei disturbi presenti
nell’organismo di una persona che respira troppo sono straordinariamente
multiformi. Quelli che sono solo sintomi della malattia di eccesso di
respirazione (broncospasmi, disturbi cardiaci, iper o ipotensione, svenimenti,
convulsioni…) hanno iniziato ad essere considerati come delle malattie a se
stanti; e, cioè, asma bronchiale, stenocardia, ipertensione, epilessia, che a
loro volta portano a delle complicazioni (sclerosi nei polmoni e dei vasi
sanguigni, infarti, colpi apoplettici), che sono poi la causa principale
dell’invecchiamento prematuro, della senilità, invalidità e aumento della
mortalità.
Queste
leggi fisiologiche spiegano l’effetto distruttivo della respirazione intensa e
pongono la base del principio scientifico più importante per l’eliminazione
dei disturbi erroneamente considerati come malattie separate: mettere fine al
deficit di CO2!
In realtà è stata scoperta la legge fondamentale quanto alle cause della morte:
più il respiro è intenso, più è seria
la malattia e più vicina è la morte. E, al contrario, più ridotta è la
respirazione e più l’organismo è sano, resistente e longevo.
La medicina occidentale, attualmente, o ha smesso di
cercare le cause dell’asma, ed ipertensione, o ha raggiunto conclusioni errate
quanto alle cause; perciò queste malattie restano incurabili.
E’ emerso che l’eccesso di respiro è la causa di 150 malattie, comprese
alcune forme di cancro. Pertanto, sulle 30.000malattie finora note all’umanità,
150 sono un risultato diretto della respirazione eccesiva.
D. Se la ragione di
molte malattie è l’eccesso di respirazione, questo eccesso di respirazione da
cosa è causato?
R. In altri termini…qual è la ragione della respirazione eccessiva?
Abbiamo trovato alcuni nuovi fattori che rendono il respiro più intenso. Il fattore più importante è, a mio avviso, la propaganda martellante sull’utilità della respirazione profonda .
Attualmente, si insegna alle persone a respirare
profondamente già prima della nascita, quando la madre frequenta sessioni di
ginnastica e preparazione al parto, in cui le viene insegnato a respirare
profondamente.
Anche il neonato è indotto a respirare profondamente, alzando ed abbassando i
braccini, e si continua all’asilo infantile, a scuola, durante le lezioni di
ginnastica…
Ci sono poi altri fattori che poi fanno aumentare l’intensità del respiro,
come il mangiare troppo e, specialmente, troppe proteine animali. I prodotti
animali fanno aumentare la respirazione più di quelli vegetali e i cibi cotti
più di quelli crudi. Un altro fattore, che fa aumentare la respirazione, è la
mancanza di movimento, la mancanza di lavoro fisico e l’ozio…
D. A quanto pare,
oltre alla teoria sulla respirazione, lei ha sviluppato, anche alcune altre
teorie fondamentali. Ce ne può parlare?
R. Al giorno
d’oggi, succede spesso che un medico non cerchi le ragioni della malattia di
un paziente per poterlo poi curare, ma piuttosto cerchi una “pozione magica”
che possa aiutarlo in qualche modo sconosciuto.
In base alle opere degli accademici Oparin e Vinogradov, sappiamo che la vita
sulla terra è iniziata in tempi in cui vi era solo anidride carbonica
nell’atmosfera terrestre. Non vi era ossigeno. Questa atmosfera produsse tutta
la materia vitale, compreso l’uomo. Solo molto più tardi, quando le piante
avevano assorbito la maggior parte della CO2 e prodotto ossigeno, l’atmosfera
cambiò e una parte della CO2 venne sostituita dall’ossigeno.
Le nostre cellule hanno
bisogno di un ambiente con il 7% di CO2 e il 2-3% di ossigeno. L’aria esterna
contiene circa il 0,03% di CO2, il che è 200 volte meno del necessario e il 20%
di ossigeno, che a sua volta è 10 volte più del necessario. Di conseguenza,
l’aria circostante è velenosa per noi!
L’evoluzione ha, per così
dire, salvato gli esseri viventi, compreso l’uomo, facendo si che questi si
creassero una propria atmosfera interna nei loro polmoni.
Nel grembo della madre ognuno di noi ripercorre esattamente
la stessa evoluzione. Il bambino, prima di nascere, è in un ambiente che
contiene il doppio dell’ammontare usuale di CO2 del neonato o dell’adulto, e
la quinta parte dell’ammontare normale di CO2.
In questo modo lo sviluppo di ognuno di noi ripete i modelli di sviluppo di
tutto quanto vive sulla terra.
In breve, la teoria della vita consiste nel fatto che l’anidride carbonica è il nutrimento basilare di tutte le piante e, tramite le piante, di tutte le forme di vita sulla terra; se sparisse non vi sarebbe più vita sulla terra, essa agisce come il principale regolatore di tutte le funzioni dell’organismo, è l’ambiente interno principale dell’organismo; è la vitamina di tutte le vitamine!
L’importanza dell’anidride carbonica
Già nel 1920 Henderson, Haggard e Copburn accertarono che, quando ai pazienti dopo un’operazione chirurgica in cui l’anestesia era stata effettuata con l’etere, veniva somministrata CO2, spariva la cianosi altrimenti frequenti, e riprendeva una respirazione profonda. La circolazione, il polso e la pressione tornavano normali.
White accertò invece che, quando si verificava una lenta
emorragia dopo emorragia al cervello, la respirazione poteva essere stimolata
con inalazioni di CO2. Inoltre
Henderson, Haggard, Coryllos e Birnbaum accertavano prima
della scoperta degli anti-biotici, che in caso di polmonite, delle inalazioni di
CO2 all’8% per 12-24 ore, erano altamente benefiche.
In casi di asfissia da monossido di carbonio (ad esempio da stufe difettose), si
è constatato che inalazioni di CO2 con ossigeno erano molti più efficaci di
quelle solo con solo ossigeno.
Anche per l’asfissia dei neonati e la prevenzione della polmonite in neonati deboli, venivano usate inalazioni di CO2 al 7-8%. La stessa procedura veniva applicata in casi di angina pectoris, claudicazione intermittente, ed asfissia da annegamento o scossa elettrica.
Tutte queste applicazioni della CO2 sono chiarite in studi
risalenti ai primi tre decenni del secolo. L’avvento degli antibiotici e di
altri medicinali ha fatto si che siano nell’ombra i risultati positivi che,
come si era iniziato a scoprire, potevano essere conseguiti con
Pertanto…va
attribuito al dott. Buteyko il merito di aver attirato nuovamente l’attenzione
sul ruolo chiave della CO2 quale regolatore di quasi tutti i processi
dell’organismo.
In realtà,
La frequenza e la profondità della respirazione dipende dalla quantità da CO2
nel sangue, come scoperto nel 1905 da Haldane.
Il paradosso… più ossigeno respiriamo meno ossigeno raggiunge i tessuti e gli organi! Poiché in mancanza di CO2 in quantità sufficiente, l’ossigeno non può essere liberato dalle molecole di ossiemoglobina e passare dal sangue ai tessuti.
La mancanza di CO2 restringe tutti i canali cardiovascolari
e ciò provoca conseguenze su tutto il sistema cardiocircolatorio e, quindi,
malattie come l’angina, problemi di cuore, palpitazioni, pressione alta o
bassa, emicrania, impotenza.
La mancanza di CO2 rende, infatti, più ristretti i vasi delle arterie e allarga
quelli delle vene. A seconda quale sia il punto debole di una persona, ciò può
provocare un naso chiuso, emorroidi o vene varicose…
Quando la circolazione del sangue non funziona bene, a causa dell’effetto vasocostrittore della mancanza di CO2, può verificarsi anche una contrazione dei vasi del cervello, con la conseguenza di una forte emicrania.
Anche i problemi di impotenza maschile possono essere causati da cattiva circolazione nella zona rilevante, e l’aumento di una tasso di CO2 tramite la normalizzazione della respirazione è un rimedio indubbiamente meno pericoloso e più a buon prezzo che non il viagra.
Ma vediamo meglio la funzione della CO2 in campo neurologico: si tratta del regolatore principale del bilancio del pH dei neuroni sensori e motori del cervello; influenza la trasmissione degli impulsi nervosi alle sinapsi e anche l’equilibrio tra sistema simpatico e parasimpatico ( reazioni del tipo “combatti o fuggi”)
Con gli esercizi di Buteyko l’organismo si riabitua, ed il riflesso respiratorio viene ricondizionato, in modo da sopportare i livelli ottimali di CO2.
Il test dell’iperventilazione
Se avete qualche minuto di tempo a vostra disposizione dovreste
eseguire questo piccolo test per controllare se respirate in modo sano o meno.
Secondo il dott. Buteyko, quando si
respira in modo sano si introducono nei polmoni non più di 4-6 litri di aria.
E’ facile introdurne di più senza rendersene conto e chi ne introduce di più
respira troppo e, quindi, cade nei pericoli dell’iperventilazione magari
leggere, ms preoccupante se diviene permanente.
Per il test basta un orologio con la lancetta dei secondi, poi si procede in questo modo:
Prima dei pasti, o almeno due ore dopo i pasti.
1) Sedetevi comodamente con la schiena dritta.
2)
Rilassatevi
ed espirate normalmente.
3)
Ripetete una normale inspirazione, esalate e dopo l’esalazione
chiudere il naso con le dita.
4)
Tenendo la bocca chiusa, contate quanti secondi potete aspettare
prima di percepire la netta sensazione di dover inalare di nuovo.
Non sforzatevi, e non trattenete con la forza di volontà dall’inspirare di nuovo. L’esattezza del test dipende dal fatto che vi fermiate non appena raggiungete la soglia del primo disagio.
Il numero di secondi, che passa dal momento in cui avete chiuso il naso a quello in cui sentite la necessità di respirare è la “pausa-controllo” (PC).
E’ molto importante misurare correttamente
Non reprimere con un atto di volontà il bisogno di
inspirare di nuovo, altrimenti avremmo un valore eccessivo ed illusorio, ma non
bisogna nemmeno interrompere la pausa non appena si comincia a notare qualcosa
che forse è la prima volga di inalare
di nuovo (si avrebbe un valore PC troppo breve).
Altro errore da evitare è quello di respirare più intensamente del solito
prima di chiudere il naso per misurare il PC, bisogna invece respirare come
sempre…ne più ne meno.
Dopo aver effettuato
Una pausa-controllo
di 50-60 secondi o più indica che siete in eccellente salute.
Se invece non superate i 25 secondi, ciò significa che nella vostra salute c’è qualcosa che non va, anche se non si è ancora manifestata alcuna malattia. Occorre adottare urgentemente delle misure preventive, sotto forma di miglioramento della respirazione con gli esercizi specifici del dott. Buteyko.
Se la vostra PC non supera i 10 secondi, avete un serio problema di iperventilazione,
probabilmente soffrite già di asma, o di qualche malattia che si è già
manifestata.
Se ora dividete questo numero per la durata della
PC che avete raggiunto saprete per quante persone respirate! Se ad
esempio la vostra PC è 30, ciò vuol dire che respirate per due persone, e cioè
8-10 litri d’aria invece dei 4-6 ideali.
Se la vostra PC è 20, ciò significa che respirate per tre persone!!!!
A questo punto considerando la respirazione una forma di alimentazione, provate ad immaginare quanto vi danneggerebbe mangiare costantemente per 2, 3, 4 persone e avrete un’idea di quanto possa danneggiarvi anche il respirare per 4 persone!
L’importanza di tenere regolarmente sotto controllo la vostra salute con la pausa-controllo non può essere sottovalutata. La sua durata rispecchia esattamente il vostro attuale stato di salute.
Per ulteriori
informazioni:
Attacco all’asma. Rosa Maria Chicco, edz. Medicine & Dintorni.
Attacco all’asma e non solo. Dott. ressa Fiamma Ferraro
Buona respirazione a tutti!
Tiziano Grandi, 08-04-2008