back

Materializzare lo Spirito
O
Spiritualizzare la Materia?

 

Immagina un albero (il Sé manifesto…) carico di frutti ( il “ me stesso”personale) che rappresentano i nostri risultati ( ciò che siamo diventati). Se guardiamo ai frutti senza preoccuparci del loro aspetto e del loro sapore ( personalità ed essenza) , non solo trascuriamo i risultati ma anche le radici (anima ed oltre…).
Ciò che si trova sotto terra, cioè l’invisibile, ha il potere di influenzare ciò che appare.
Ciò che appare altro non è che una manifestazione visibile della nostra natura originaria, che sta cercando la sua “Via” per potersi pienamente realizzare…manifestare.
Separare il sapore dai frutti, i frutti dall’albero, l’albero dalle radici, o le radici dalla terra è un errore comune di coloro che separano lo spirituale dal materiale, il bene dal male, il divino dall’umano, la vita dalla morte, il prima dal dopo, l’alto dal basso.
Questo è il punto di vista di chi ha il “problema dell’Unità”.
Qualsiasi cosa, e quando dico “qualsiasi cosa” intendo veramente tutto compreso anche il denaro,  altro non è che un “Amplificatore” che agisce aumentando ciò che già sei.
Nessuno può essere ciò che non è.
Grazie ad un “amplificatore” ci è permesso di vedere “ingrandita” la particella fondamentale di ciò che siamo. Poi non dobbiamo far altro che “lasciar essere” ciò che si è. Ogni qualvolta che si ha bisogno di qualcosa per essere…non si è.
Per “essere” non bisogna far null’altro che togliere tutto ciò che ci impedisce di essere. Questo processo è detto “Investire in perdita”.
Togliere piuttosto che aggiungere.
Purtroppo molti dei metodi e delle “Vie” che ci vengono proposti vanno sempre nella direzione opposta… aggiungere… sapere, conoscenza, tecniche. Questa situazione aggiunge “immagini mentali” a ciò che pensiamo di essere, impedendoci a tutti gli effetti di essere nella vita.
Essere nella vita è diverso che vivere nell’essere! – qui inteso come essere buddista, essere cristiano, essere buono, essere un impiegato, essere ricco…povero…etc…-
Vivere nell’essere ci impedisce di essere nella vita.

Il motivo principale di questa “condizione” –da associarsi a condizionamento…-, è che noi rifiutiamo di essere ciò che siamo. Chi è che crea tutte queste filosofie, tecniche, Vie? L’ego. Per distruggere che cosa? Il dominio dell’ego.
Per esempio, si pensa che per sconfiggere l’ignoranza che è vista come la causa di tanta sofferenza, bisogna sviluppare più conoscenza. Ma ignoranza e conoscenza sono i due poli opposti dello stesso bastone chiamato “ego”. Se si vuole veramente liberarsi dalla causa della sofferenza bisogna liberarsi non solo dell’ignoranza ma anche di tutta quella conoscenza che ne è il lato opposto, dunque bisogna buttar via tutto il bastone…l’ego. Ma chi è colui che butta via? Chi è che butta via che cosa?
Il creatore butta via la sua creazione, o la creazione fa a meno del creatore?

Piuttosto che guardare a noi stessi come esseri umani che devono evolversi spiritualmente, dovremmo vederci invece come esseri spirituali che stanno facendo un’esperienza terrena.
Essere nella vita appunto, evitando tutto ciò che ci allontana dal “qui ed ora”.
Esserci pienamente con ancora più Presenza, Attenzione e Volontà.

All’inizio ho scritto che l’invisibile influenza il visibile. Se andiamo un po’ oltre, si scoprirà che non solo l’invisibile genera  il visibile, ma che il visibile nutre e preserva l’invisibile. Essere in questo mondo, ma non di questo mondo…vi ricorda qualcosa?

Il denaro è solo un “amplificatore” che agisce come tutti gli altri amplificatori.
Ti darà più occasioni, più libertà, più possibilità di scelta, ma da solo non può portare felicità. Solo un giusto approccio psicologico alle cose, alle persone, insieme alla capacità di gestire gli eventi e gli stati d’animo possono dare il giusto stato d’animo ricercato, come per esempio la felicità.
Si desiderano dei risultati. Essi dipendono dalla nostre azioni. Ma da che cosa dipendono le nostre azioni? Dipendono dal nostro stato d’animo. La capacità di porsi in un determinato stato d’animo permette di compiere azioni che poi portano a determinati risultati.
Quindi, la cosa essenziale quando si comincia a pensare veramente ai soldi è “vedere” se nell’approccio psicologico al denaro c’è qualcosa che limita.
Un ricco per esempio ha la capacità di mettersi in un determinato stato d’animo al fine di compiere delle scelte e quindi intraprendere azioni che lo portano a ottenere determinati risultati. A questo punto la domanda è: quali sono i fattori che influenzano il mio stato d’animo? Come posso eventualmente cambiare la mia psicologia per agire diversamente e quindi raggiungere mete che oggi considero troppo ardite?
Non si può assolutamente pensare di ottenere risultati diversi facendo le stesse cose e avendo sempre lo stesso approccio psicologico.
Utilizzando la giusta attitudine, un povero che diventa ricco, ha percorso lo stesso processo  evolutivo di chi praticando certi metodi vuole diventare un illuminato.
Se qualcuno vi vede una differenza questa si trova nella sua testa, nella sua psicologia, nei suoi limiti, paure.
Questa è la “Quarta Via”[1].

Ricordatevi dunque, che se volete risultati diversi dovete fare azioni diverse, ma le vostre azioni dipendono dal vostro stato d’animo. Le vostre capacità di gestire le emozioni che riguardano il denaro sono quelle che ti faranno diventare ricco o povero. Come in altri settori della vita, e come insegnato da alcuni sistemi evolutivi orientali, la capacità di gestire il dolore-piacere determina lo stato emotivo in cui ci troviamo quando dobbiamo compiere delle scelte, in questo caso finanziarie. La paura di perdere soldi e di commettere errori è tipica delle persone e delle famiglie che non hanno familiarità con il denaro.
Gestire correttamente il rischio ed analizzarlo a priori, con una corretta pianificazione finanziaria, è, invece tipico delle persone che sono abituate a gestire grosse somme.

 

Attenzione, Intenzione, volontà.
                                                     Senza dilungarci ulteriormente su questi termini, dei quali ho già ampiamente parlato in altri scritti, l’energia fluisce dove viene posta l’intenzione-attenzione.
Se vuoi diventare più ricco, la prima cosa da fare in assoluto, è avere una forte focalizzazione sul denaro rivolto nella giusta direzione. Focalizzare non è altro che il punto su cui si pone l’attenzione-intenzione.
Il cervello è un sistema cibernetico, e se  gli facciamo una domanda, ci dà una risposta. Si ottiene  dalla vita solo e sempre ciò su cui ci focalizziamo con forza (di volontà!!!).
Chi focalizza la propria vita solo sui problemi, avrà solo…problemi.
Chi focalizza sulle soluzioni…avrà soluzioni.
La nostra mente ha la capacità di focalizzare sempre su una cosa alla volta. O sui problemi o sulle soluzioni. Acquisire la capacità di porsi “Domande potenzianti”, ci mette in grado di cambiare il nostro stato d’animo e  guardare sempre verso le soluzioni.
Ci sono domande che possono aiutarti a cambiare il tuo punto di attenzione.
Non vi ricorda, amici ricercatori spirituali il senso del Koan Zen?

Se la domanda che vi siete posti fino ad oggi sul vostro rapporto con il denaro è negativa o depotenziante, indirizzerete sempre la vostra mente in una direzione negativa.
La domanda classica: Come faccio ad arrivare alla fine del mese? genera ansia, perché pone l’attenzione solo sull’arrivare a fine mese, e non prevede un programma a media o lunga scadenza
Piuttosto che porre  il vostro focus  solo sul “come” sanare i vostri debiti, cercate di chiedervi come potete creare nuove entrate, in modo che queste paghino il debito.
La prima è una domanda depotenziante, la seconda è una domanda piena di potenzialità!
Non avere un piano finanziario è come possedere un terreno e cominciare a costruire una casa senza aver fatto prima un progetto.
Non a caso tutte le persone che non hanno libertà finanziaria non hanno neanche un piano per raggiungerla.
Senza indipendenza finanziaria non ci sarà mai uno spirito libero.
Così in alto, così in basso.
O con coerenza si prende la via del “monaco”, o con coraggio si va incontro alla vita, utilizzandola appieno come strumento (amplificatore) per lo sviluppo delle potenzialità umane. Stare seduti tra due poltrone è certamente la più scomoda di tutte le posizioni.

Mantenere la propria mente focalizzata sulle proprie mete innesca un meccanismo mentale detto SAR ( Sistema di Attivazione Reticolare). Se la nostra attenzione è orientata a cercare una cosa, prima o poi il nostro cervello la troverà.
Se avete per esempio deciso di comprare un certo modello di automobile, diamo al nostro cervello una direzione, e incominciamo a notarla dappertutto sulle strade.
Nel mondo del denaro, una focalizzazione positiva è: voglio essere finanziariamente libero”, e non: Non voglio essere più povero.
Ricordatevi innanzitutto che la povertà è uno stato mentale. Vi consiglio dunque di prendere sin da subito il controllo  sul proprio focus mentale  con domande potenzianti e mentalmente stimolanti.
Nel lavoro “spirituale” questo significa che la nostra vita diventa meditazione, e che non c’è più bisogno di meditare “a parte” durante l’arco della giornata.
Ogni ora passata a meditare su di un cuscino, è un’ora di vita in meno!
Essere in questo mondo, ma non di questo mondo.
L’interno genera l’esterno, e l’esterno nutre l’interno.

La qualità della nostra vita (anche sul  piano spirituale), dipende dalla qualità delle domande che ci facciamo. Domande di qualità conducono ad una vita di qualità.

Le immagini che creiamo mentalmente sono una delle cose fondamentali che permettono di generare e gestire determinati stati d’animo e di coscienza.
Per esempio le tecniche avanzate del buddismo tibetano (vedi  Kalachackara), sono piene zeppe di metodi di visualizzazione. Visualizzare ed immaginare sono due cose diverse. Immaginare è generare una forma-pensiero a partire dal mesencefalo, mentre visualizzare nasce ed è connessa con l’intelligenza della Mente Profonda[2] .
Immaginare qualcosa o visualizzarlo attiva dunque due aree differenti del cervello.
Riuscire a gestire queste immagini e a modificarle ci da la straordinaria opportunità di diventare artefici de nostro destino.
Ciò che condusse Albert Einstein a definire la teoria della relatività, non deriva dal calcolo matematico ma dalla sua capacità di astrazione ed immaginazione. Prima è stata immaginata, poi visualizzata ed infine trasformata in una teoria matematica.

Non tutti quelli che “sognano” ottengono risultati, ma tutti  quelli che  ottengono risultati sono dei sognatori.

Qualunque cambiamento è dettato da un allineamento di quelli che Robert Dilts[3] chiama i livelli neurologici: ovvero, se non riesco a risolvere un problema, a vincere una sfida, o sviluppare le mie potenzialità, devo intervenire a partire da un livello superiore e cambiare qualcosa. Come diceva Einstein, il problema non può essere risolto allo stesso livello di pensiero nel quale è stato creato.
Per cui ci si sposta di “livello o stato di coscienza”, proprio come enunciano da secoli tutte le scuole esoteriche serie. A nulla serve raccogliere insegnamenti o  tecniche gironzolando qua e là come delle galline in un pollaio muovendosi sul piano orizzontale. Il vero ed unico movimento che un vero ricercatore fa è sempre e solo sul piano verticale. Nell’antica Grecia  ciò era detto: Metanoia, l’arte di cambiare il punto di vista.

I livelli che Dilts ha individuato sono 6:
1) Ambiente
2) Comportamento
3) Capacità
4) Convinzioni
5) Identità
6) Spiritualità

Come interagiscono questi 6 aspetti?
Supponiamo che voglio diventare ricco e non ci sto riuscendo. Il motivo è che in uno o più di questi livelli ho dei problemi e i livelli sono non allineati tra di loro.
Lo stesso vale per un qualsiasi percorso “spirituale”… e a nulla serve continuare a raccogliere insegnamenti come fossero francobolli.
Per esempio, il blocco potrebbe essere nel mio ambiente. L’ambiente che frequento ha delle potenzialità? Le persone che mi stanno intorno mi aiutano ad andare in quella precisa direzione?
Il secondo livello è il comportamento che assumo nell’ambiente in cui vivo.
Che azioni sto facendo per andare nella direzione da me desiderata?
Come sto gestendo il mio tempo? Che abitudini sto sviluppando? Mi comporto come chi vorrei essere?
Il terzo livello sono le capacità che sto sviluppando. Se sviluppo le capacità giuste, queste avranno influenza  sul mio comportamento e di conseguenza anche sul mio ambiente (di nuovo… l’interno genera l’esterno, e l’esterno nutre l’interno).
Cosa è cambiato di così radicale da farmi ottenere i risultati desiderati in così poco tempo?
La mia convinzione ed identità. Quarto e quinto livello. Che cosa credo e chi credo di essere  hanno modificato profondamente i miei risultati.
Creando convinzioni potenzianti su me stesso e sui risultati che credo di ottenere, il lavoro che faccio mi permette di contribuire ad aiutare le persone. Diventando ricco posso aiutare le persone in difficoltà. Posso dar vita ad una fondazione che aiuti chi ha più bisogno.
E questo credo sia un obbligo così come espandersi al massimo come persona e guadagnare più soldi per poterli condividere con gli altri. Questo aspetto “spirituale” del denaro permette di allineare tutti gli altri livelli. Sesto livello.
Questo è il senso pratico del simbolo della croce, dove il braccio orizzontale sta ad indicare il piano mondano dell’esistenza che viene supportato dall’asse verticale, quello dell’elevazione degli stati di coscienza. Non esiste ne è mai esistita una spiritualità priva o contrapposta ad una materialità fine a se stessa. Ama il prossimo tuo come te stesso, può essere messo in pratica soltanto dopo che il “me stesso” realizzandosi sul piano materiale diventa da supporto ed esempio per il piano materiale del prossimo. La guerra costa, ma mantenere la pace ha il suo prezzo, e se non  si ha di che pagarlo la guerra è inevitabile, non solo fuori ma anche dentro a noi stessi. Le nostre frustrazioni o castrazioni sono le prima bombe atomiche da disinnescare.
La gente comune associa la ricchezza allo sfruttamento, e questo fatto può generare un senso di colpa che inibisce la mia convinzione prima ed identità poi, perché a livello spirituale questo non ci piace.
Dunque, la soluzione dei propri risultati sul livello quattro e  cinque vanno risolti a livello 6, quello spirituale, che a sua volta allinea tutti gli altri livelli.
Materializzare la Spirito, o spiritualizzare la Materia?
Allineare i propri livelli neurologici è importante in qualunque settore, sia a livello di denaro che di spiritualità. Il denaro ha una grande importanza poiché ci coinvolge emotivamente come pochi altri aspetti della nostra vita. Se il nostro Spirito si trova “qui ed ora” in  questo tipo di realtà-società è perché deve fare o passare attraverso determinate esperienze connesse con ciò.
Questo è il motivo per cui molte persone non ottengono risultato alcuno  sul piano orizzontale o su quello verticale, perché non cambiano l’invisibile.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”. (Il piccolo principe, A. De Saint-Exupery )

 

La paura.
                Lo stato d’animo più limitante che troviamo sulla “Via” ( sia spirituale che materiale, non c’è alcuna differenza!) si chiama paura.
La paura è solo uno stato d’animo generato da 4 fattori: Convinzioni, immagini, dialogo interno, fisico. Parlando in generale, chi ha paura usa il fisico in una determinata maniera, crede in certe cose, ha un determinato dialogo interno e visualizza immagini di un certo tipo. La sua attenzione è attratta da ciò che gli fa più paura. Quindi per avere successo dobbiamo essere in grado di gestire questo stato emotivo.
Il mio percorso personale si è snodato nel mondo delle Arti Marziali, dove per vincere la propria paura si ricercava l’efficacia. Quando scoprii che era propria questa ricerca dell’efficacia che nutriva la paura, non solo ho smesso di ricercarla, ma ho focalizzato la mia attenzione sulla paura stessa, scoprendo che solo guardandola direttamente in faccia, accettandola propositivimante –nel senso di vederla più come un aiutante che come un nemico da sconfiggere- ho imparato a gestirla.
Uno dei miei “mentori” il guru indiano Mouniji Maharaji, mi spiegò in maniera pragmatica ( poiché egli insegnava senza parlare) che se non si ha vinto la paura di morire non si potrà mai essere “marzialmente” efficaci. Potete praticare tutte le arti marziali del mondo, anche le più temibili, ma se non  riuscite a superare l’identificazione con il corpo e  la sua paura di morire, verrete sempre sconfitti da chi invece ha superato questa paura.
La paura di morire che nasce dalla nostra identificazione con il corpo, è il più grande ostacolo verso lo sviluppo totale delle nostre potenzialità.
Chi ha sconfitto la paura di morire non ha più nulla da temere, non ricerca più l’efficacia (effimera..), ed è il più temibile dei guerrieri.
Tranne questo vecchio guru indiano (111 anni nel 2005) nessuno mi ha mai fatto focalizzare il problema dell’efficacia marziale da questo punto di vista.
E’ stato il primo che mi ha mostrato come si può affrontare ed eventualmente sconfiggere il più grande di tutti i nemici… la paura di morire.
Tutte le arti marziali e le tecniche evolutive che vengono attualmente insegnate vanno nella direzione opposta, cioè al posto di lavorare direttamente sulla paura di morire focalizzano il loro lavoro sulla preservazione della vita, prima durante e addirittura dopo la morte (incarnazione, escarnazione, vite passate, come vivere meglio, più rilassati, equilibrati...).
Si sfrutta la paura di morire per farci su un sacco di soldi o per il potere.
L’efficacia non esiste come non esiste la certezza, eppure sono molti coloro che vanno in una scuola di arti marziali per imparare a difendersi, cioè ricercano l’efficacia, pensando che il  nemico da battere sia all’esterno di loro stessi, ed invece…egli si trova al loro interno e si chiama paura.

Forte è chi sconfigge il proprio nemico, ma veramente potente è chi sconfigge se stesso. (Sun Tzu, L’Arte della Guerra)

Vorrei che diventaste consapevoli del fatto che nel momento in cui fate delle scelte, in cui prendete delle decisioni, dovete trovare uno stato d’animo potenziante, o quanto meno neutro. Un esercizio utile che potete fare per combattere la paura è il seguente: ricordatevi di una  o più situazioni in cui avete dimostrato coraggio. Rivivete quel momento e cercate di ricordarvi il vostro dialogo interno. Come tenevate il busto e le spalle? Come respiravate? Quali credenze avevate e dove stavate ponendo la vostra attenzione?
Che cosa immaginavate? Quando avrete un quadro esatto delle risorse, potete utilizzarle nelle situazioni dove bisogna possedere sicurezza, tranquillità o altre qualità che credete necessarie per ottenere il vostro scopo.
Ciò che vogliamo ottenere è creare uno specifico stato d’animo, ovvero visualizzare il modo in cui vorremmo sentirci e adeguare di conseguenza il nostro comportamento, individuando all’interno di noi stessi risorse, come un diverso utilizzo del corpo o la semplice modifica di certe credenze. Avrete certamente notato che cambiando i 4 fattori in base alle risorse che avete individuato si generano automaticamente degli stati d’animo potenzianti.

Non esistono persone senza capacità, ma stati d’animo senza risorse!

Se voglio ottenere dei risultati devo progettare il mio stato d’animo in modo più efficace.

Una delle paure più comuni che potete incontrare sulla “Via della materializzazione dello spirito” è la sensazione di non essere all’altezza in una determinata azione, l’insicurezza o il timore di perdere soldi. Tutte queste paure sono giustificabili, e per certi versi utili se ci permettono di gestire i rischi in modo approfondito, studiando ogni possibile alternativa e prevenire gli errori.
Però la paura non deve fermarci! E allora bisogna analizzare la nostra paura, cambiando ciò che non risulta “potenziante”.
Bisogna studiare la struttura della paura che ci fermano nell’azione. Individuare i blocchi emotivi e modificarli in modo da visualizzare te stesso mentre fai quella determinata azione.
Ricordatevi che la paura è solo uno stato mentale, e come tale si può creare, modificare e trasformare in qualunque altra cosa.

La paura di morire impedisce di vivere, ma non di morire.

Parte tutto dalla testa, ma non è ciò che sappiamo che fa la differenza, poiché a questo mondo le informazioni sono liberamente alla portata di tutti. E’ ciò che facciamo con quello che sappiamo che fa la differenza!
Per ottenere dei nuovi risultati utilizzando  le informazioni di cui disponiamo dobbiamo entrare in uno stato d’animo che ci permetta di utilizzarle in modo nuovo.
Se le informazioni giuste sono in mano alla persona sbagliata, ciò che si ottiene è un risultato sbagliato! Nella arti marziali abbiamo lo stesso detto:

Se  una nuova tecnica viene data in mano ad un vecchio corpo ( nel senso di corpo/mente uguale a quello di prima…), tutto ciò che otterremo è avere una vecchia ed inutile tecnica. Ma se ad un vecchia tecnica diamo un corpo/mente nuovi, otterremo una nuova tecnica.”

Il segreto per vivere una vita “giusta” dipende dalla capacità di gestire i propri stati d’animo e le proprie emozioni. Osservate come si creano i vostri stati d’animo, come si modificano e come potete utilizzarli per conquistare la vera libertà spirituale che comprende anche il lato materiale (indipendenza finanziaria).
Che Scuola la vita!
Di cos’altro abbiamo bisogno per crescere e diventare adulti, se non di essere in questa Scuola? In questa vita?
Questa è la “Quarta Via”, che non appartiene all’oriente o all’occidente, ad un maestro o una setta, ma è di tutti quegli spiriti liberi che hanno il coraggio di “essere nella vita”!

La paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire, e non trovò nessuno.
                                                                                                                     
Goethe

Il “denaro”, come ogni altra materia, sia essa esoterica o meno, ha un suo linguaggio con una sua terminologia che bisogna conoscere. Un esperto di computer parlerà di gigabyte, ram, hard disk…
Per potere partecipare ad un gioco, la regola numero uno è conoscere le regole e acquisire un lessico appropriato. Una persona avvezza nell’uso del capitale,  avrà una sua terminologia sui vari tipi di investimento.
Quando parlerò di ricchi, classe media o poveri, non esprimo un giudizio di valore sulle persone; è solamente un modo per identificare uno stato finanziario. Come spiegato in precedenza, la differenza tra le persone consiste principalmente nelle loro convinzioni.

 

Il Bilancio.
                 Consiste nel prendere atto della nostra situazione finanziaria, composto da uno stato patrimoniale e di un conto economico. Questi due valori ci permettono ci calcolare un elemento molto importante: il Cash Flow, o flusso di cassa.

 

Il Patrimonio netto.
                              Uno dei fondamenti dell’economia personale è il cosiddetto “patrimoni netto”, risultante dalla differenza tra attività e passività. Questo dato si trova nello stato patrimoniale.
Che cos’è uno stato patrimoniale?
E’ una fotografia istantanea di tutto quello che possediamo e degli eventuali debiti. Un documento storico che può essere ripetuto a intervalli fissi, mensili, trimestrali o annuali. Così ci è permesso di vedere il cambiamento del nostro stato patrimoniale.

Molti lavorano tutta la vita e si ritrovano alla fine a sopravvivere con la sola pensione proprio perché non conoscono certe “regole”. La vera differenza tra i ricchi, la classe media e i poveri consiste nel fatto che i primi acquistano o creano attività, mentre i gli altri acquistano e creano debiti, credendo che siano voci attive.
        Per diventare ricchi bisogna avere della attività vere. Le attività vere sono il denaro in cassa o in banca; azioni, obbligazioni, fondi d’investimento e tutto quanto può essere rapidamente trasformato in denaro liquido; ma anche immobili e partecipazioni in aziende, che non possono essere trasformati subito in denaro.
        Nella passività si dovranno mettere i debiti, suddivisi in debiti a breve e a lungo termine ( come i mutui o qualunque debito superiore a 5 anni).
Si noterà presto che alcune voci sono delle attività, ma in realtà sono dei “giocattoli”, ovvero attività o passività che richiedono un bilancio solido, altrimenti possono minare la nostra strada verso l’indipendenza finanziaria. Per esmpio, la casa dove viviamo è un “giocattolo”. Qualcuno potrà essere sorpreso dalla definizione che do alla casa di proprietà dove viviamo…giocattolo!
Nell’immaginario collettivo comprare casa per abitarci è l’obiettivo a cui si dovrebbe tendere e spesso il risultato di anni di sacrifici. Ma in realtà da un “punto di vista” finanziario, le cose non sono come sembrano o si crede.

In primis ci si indebita con un debito “cattivo”, nel senso che non produce reddito ma lo consuma. In un bilancio la casa è una spesa. Le “vere attività” producono reddito aggiuntivo che, come vedremo, è alla base della ricchezza.
     Inoltre, si utilizza male la propria capacità di indebitamento. L’unico motivo valido per indebitarsi è aumentare la propria capacità di produrre denaro.
Per esempio: si fa un muto di 100'000 €, compro una casa e la rivendo a 130’000€, questo debito è giustificato finanziariamente. Se però ho già un mutuo per la prima casa avrò molte difficoltà a ottenere un altro mutuo per generare ulteriori entrate.
Dunque la casa non è vera attività, perché fino a quando ha dei costi è un debito, ovvero sottrae soldi alle vostre tasche, ma allo stesso tempo è una voce attiva del vostro patrimonio.

Per concludere, sottraendo i debiti dalle voci attive, otteniamo la nostra ricchezza reale, e questo costituisce il patrimonio netto del bilancio materiale, un indicatore importante.

 

Patrimonio non visibile: il bilancio “emozionale”.
               Esiste anche uno stato patrimoniale non visibile che è la vera sorgente di ricchezza, costituito dalla creatività, dall’immaginazione, dalla generosità, dal coraggio, dalla costanza, dall’integrità, dalle capacità di vendita, dalla gestione del tempo…
Purtroppo insieme alle attività non visibili, abbiamo anche le passività invisibili, come la paura, la rabbia, la frustrazione, l’ansia, l’esitazione, la pigrizia…
Tutte le risorse tangibili o intangibili di cui abbiamo bisogno sono possedute da qualcuno. In qualche posto e in questo momento. Si chiamano “assets immateriali”.
Gli “assets immateriali” sono importanti tanto quanto quelli materiali. Sviluppare anche le attività non materiali ha un impatto diretto, e a volte importante, sul bilancio.
Il fatturato della “Apple computers” deriva dalla sua capacità di creare qualcosa di nuovo. In realtà questa società vende un’idea, uno stile, un design.
Lo stesso vale per una Porsche: non si compra solo un’auto, ma un marchio, un’idea diversa di “macchina”…
Per le persone è la stessa cosa: esiste un bilancio che non rappresenta solo il vero patrimonio ma anche qualcos’altro. Quel  qualcosa che spesso fa la differenza:  il bilancio emozionale.

 

 

 Il Flusso di cassa (Cash Flow).
                                                  
Un elemento importantissimo per la valutazione della nostra situazione finanziaria è il “Cash flow”. Le entrate sono rappresentate principalmente da due voci:
Le entrate attive, ovvero quelle derivanti da attività svolte in modo costante con un impegno importante di tempo, come la nostra professione.
Le entrate automatiche, ovvero quelle che non dipendono dall’attività lavorativa: gli affitti, gli interessi attivi, i dividendi, gli utili di società, i diritti d’autore… tutto ciò che non richiede la presenza del titolare e della sua attività diretta.

Le uscite, sono tipicamente di due tipi: quelle ricorrenti, come il mangiare, il vestire, le spese di casa, le bollette, i mutui… e quelle non ricorrenti, come l’acquisto di uno stereo, di un viaggio.
Queste spese non ricorrenti non rientrano nella determinazione del cash flow.
L’acquisto di un cellulare per esempio, sarà solo un’uscita di cassa da registrare nello stato patrimoniale come diminuzione delle disponibilità liquide e non del cash flow.
L’eventuale bolletta mensile sarà invece da inserire nel cash flow tra le uscite. La vacanza annuale è una spesa che va inserita tra le uscite riccorrenti.

Una società deve possedere sufficienti liquidità per pagare tutti i debiti. La stessa cosa vale per la situazione finanziaria personale. Ecco perché dobbiamo avere un cash flow positivo. Il cash flow rappresentato dalla differenza tra le entrate e le uscite, misura la ricchezza che produciamo.

Non è importante quanto redito si produce, l’importante è quanto reddito si trattiene per poter acquistare attività che generino ulteriori entrate, e quindi ulteriore cash flow.

Il primo passo per ottenere entrate aggiuntive è decidere di risparmiare parte delle entrate per poter poi creare delle attività. E’ quanto riusciamo a risparmiare che fa la differenza. Se guadagno molto e spendo tutto sarò povero con un alto tenore di vita!
La formula per calcolare la capacità di risparmio è la seguente: 1- (uscite correnti/totale entrate) x 100.

Se guadagno 7.100 € e ne consumo 6.500:

1- (6.500/7.100)x 100= 8.45%, la mia capacità di risparmio è dell’8,5% del reddito prodotto. Ricordatevi che dovete risparmiare sempre almeno il 15% del reddito complessivo!!!

 

Wellness Finanziario.
                                    
Calcoliamo un altro indice importante. L’indice del WF (Wellness finanziario), ovvero prendi tutte le entrate automatiche, dividile con le spese correnti.

Entrate automatiche/uscite correnti =
Indice del WF

(1.100/6.500)x100= 16,9% (per esempio entrate automatiche da affitti + interessi attivi, diviso 6.500 che sono le uscite mensili).

Che cosa vuol dire questo risultato? Vuol dire che le entrate automatiche coprono solo il 16,9% delle spese correnti. L’obbiettivo è lavorare in modo che l’indice del WF sia superiore al 100%. Questo serve a calcolare la libertà che si ha rispetto al lavoro. Più libertà si ha, meno tempo si utilizza  per lavorare, più tempo si ha per le attività “spirituali”….

Guardiano ora la seguente situazione:
20.500 (entrate automatiche)/11.500 (uscite mensili)x100 = 174% !!!!
Ovvero le entrate coprono il 174% delle spese e posso anche permettermi di smettere di lavorare e lasciare inalterato il mio stile di vita. Se si supera il 100% sto addirittura risparmiando dalle mie entrate automatiche!

Quando si ha raggiunto questo valore, si ha raggiunto l’indipendenza finanziaria, cioè la libertà di decidere se lavorare o meno. Se non si hanno entrate automatiche, bisogna focalizzare la propria attenzione sul come crearne alcune.
Il motto: “I ricchi diventano sempre più ricchi.” Deriva proprio da questo. Una volta che il ricco ha scoperto come funziona il cash flow,  la sua attenzione non sarà più focalizzata sulla professione, ma sul come generare, creare nuove attività che generino entrate automatiche e quindi nuovo cash flow.
Anche se guadagni 800’000€ l’anno, ma hai spese che sono della stessa cifra, avrai un cash flow pari a ..0!
Certo avrai un buon stile di vita, ma la tua capacità di produrre reddito è nulla poiché lo distribuisci a pioggia e non ti resta mai niente per te stesso.

Qui abbiamo un’altra importante differenza tra i ricchi, la classe media e i poveri.
Il focus del ricco è sul cash flow, quello del povero e della classe media sullo stipendio. Il ricco crede che la sua ricchezza derivi da un alto cash flow. Il povero che appartiene alla classe media da uno stipendio medio. Essi sono sempre alla ricerca di un aumento di stipendio, ma a meno che non si cambino le propensioni all’acquisto e alla spesa la vera ricchezza è e rimane solo l’incremento del cash flow.
   La ricchezza si può misurare calcolando quanti mesi si può sopravvivere se oggi smetto di produrre personalmente entrate.

Calcoliamo l’indice di liquidità istantanea e l’indice di liquidità generale:

Indice di liquidità istantanea: totale attività liquide/ spese correnti mensili-entrate automatiche.

Rappresenta il numero di mesi che posso sopravvivere prima di vendere le mia attività non liquide, come la casa. Esempio: 22.000/(2.050-50)= 11 mesi.
Indice liquidità generale: (totale attività-totale attività passiva)/(spese correnti mensili-entrate automatiche).
(242.000 -165.000)/(2.050-50) = 77.000/2.000 = 38,5 mesi.

Cosa dicono questi 2 indici?
Il primo quanto posso sopravvivere se oggi per disgrazia dovesse cessare la fonte principale del mio reddito, derivante dalla professione, utilizzando solo la liquidità che possiedo e tutto quello che può essere trasformato in liquidità velocemente, come le azioni, i fondi d’investimento, i titoli di stato.
     Il secondo indica quanti mesi posso vivere intaccando non solo le attività liquide ma anche, per esempio, l’abitazione di proprietà e qualunque altra cosa componga il mio stato patrimoniale.

L’obiettivo è fare in modo che questi 2 indici abbiamo come valore infinito. Ed è necessario che la differenza tra spese correnti ed entrate automatiche sia uguale a 0 o ad un numero negativo. Vuol dire che non solo le mie entrate automatiche coprono le spese, ma che addirittura riesco a risparmiare e a generare ulteriore cash flow.

 

Lavoro.
            
La scuola è focalizzata nel produrre alcune competenze professionali, non sicuramente sulle sviluppo delle competenze per raggiungere l’indipendenza finanziaria. Questo spiega perché medici, avvocati, bancari e liberi professionisti non riescono a smettere di lavorare, e devono continuarlo a farlo se voglio sopravvivere.

Qual è il tuo lavoro? Dentista, commercialista, commesso, chirurgo, impiegato, operaio. Questo però non è il tuo lavoro, è la tua professione. Il tuo lavoro è generare attività, è creare ricchezza per te stesso!
Puoi decidere di partire dalla tua professione, ma devi avere bene in mente qual è il tuo lavoro. Il 95% della popolazione non può smettere di lavorare per mantenere inalterato il suo stile di vita, perché non sa qual è il suo lavoro. Quindi le persone svolgono una professione anche per 15 ore al giorno, ma non lavorano mai, cioè non creano attività per se stessi.
Il maestro di vita Gurdjieff diceva in proposito: “ Sia chi lavora come un asino, che chi non fa nulla come un bue, sono delle nullità.”

 

  

 

 La ruota dei criceti.

                                           Normalmente si commettono quattro grossi errori nella propria gestione finanziaria:

1.     Avere una sola entrata di denaro. I ricchi hanno entrate multiple, non mettono l’attenzione solo sullo stipendio ma anche sulle entrate automatiche.

2.     Debiti cattivi. Indebitarsi per oggetti di cui si crede di non poter fare a meno distruggendo ricchezza per se stessi e creandone per qualcuno altro.         

I debiti cattivi non producono “cash flow”. Solitamente sono: la casa di proprietà, l’auto, le vacanze, i vestiti. Tutto ciò prende il nome di: giocattoli. Spesso gli adulti si comportano proprio come dei bambini che vogliono determinati giocattoli. Mantenere la gente in questo stato è di fondamentale importanza per questo sistema di produzione. La pubblicità serve proprio a ciò, non ad informare realmente sulla qualità ed esistenza  di un prodotto. Solo sviluppando una nuova coscienza del profitto possiamo cambiare questo sistema. Sperare di cambiarlo con le votazioni e le rivoluzioni non conduce da nessuna parte…è come versare del nulla nel vuoto!

3.     Casa di proprietà. Un classico della mentalità italiana, che però è il primo vero ostacolo verso l’indipendenza finanziaria.

4.     Nessun focus sulle entrate automatiche. Troppa attenzione allo stipendio e nessuna su come produrre entrate non dipendenti dall’attività lavorativa.

Un ragazzo appena terminata la scuola trova un lavoro. Ha un buon salario e quindi può lasciare la casa dei genitori, affittando un appartamento in proprio.
E’ giovane e a fine mese non gli avanza niente.
Entrate = 100, uscite = 100, cash flow = 0.

Dopo un po’ conosce una ragazza. Vanno ad abitare insieme. Dal punto di vista finanziario risparmiano un affitto. In seguito vorrebbero sposarsi, ma preferiscono aspettare e si focalizzano sulle entrate. Le entrate crescono, ma anche le spese.
Adesso si trovano in una situazione dove il loro cash flow è positivo, ovvero risparmiamo qualcosa.

Questa “ricchezza aggiuntiva” che producono la depositano in banca. Avendo ricevuto tutti e due un aumento di stipendio, si sposano. Hanno contratto un mutuo ventennale per comprarsi una casa con una stanza in più, perché pensano al futuro nascituro. Al mutuo e alle spese per il notaio si sono aggiunte le spese per l’arredamento. Questo è l’errore tipico che fa la classe media. Generalmente ei  pensa che pagare un affitto siano soldi sprecati. E così le uscite incominciano a crescere perché bisogna pagare i debiti fatti.

Queste persone sono come criceti che corrono nella ruota. E’ nato un bambino, e adesso servono ancora più soldi per pagare la baby sitter, i vestiti, i giocattoli e tante altre cose…
Non ci si può più fermare, perché ci sono alcune spese, oltre alla rata del mutuo, c’è quella della macchina, spese che incombono tutti i mesi e che vanno ad intaccare il loro cash flow, unica vera fonte di ricchezza ed indipendenza.

Proprio come il criceto nella ruota, anche loro girano senza andare da nessuna parte, e…senza fermarsi mai! Anche se lo stipendio aumenta, aumentano anche subito anche le loro spese.
Si svegliano al mattino e corrono, senza avere una meta finanziaria precisa, e senza la possibilità di fermarsi, pena morire di fame poco dopo. Non corrono per se stessi, ma per gli altri! I prestiti come il mutuo ,o le rate per la macchina costituiscono un’entrata passiva solo per la banca.

 

Il povero lavora e spende tutto. Il suo cash flow è uguale a 0, e lavorerà per tutta la vita.

La classe media lavora, spende e si indebita e, per pagare i debiti corre come un criceto nella ruota, non arrivando mai da nessuna parte.

Il ricco invece ha entrate derivanti dalle sue attività.
Qualcuno dirà: “ Se è così semplice, perché non sono tutti ricchi?”. Perché non conoscono la differenza tra le attività e passività vere e quelle giocattolo. La differenza tra i due tipi di attività e passività è che le attività vere ti mettono soldi in tasca, le passività e le attività giocattolo te li tolgono!

Spesso persone che hanno una vasta cultura e che svolgono professioni di successo sono invece finanziariamente incompetenti. Lavorano sodo perché hanno imparato a fare così, ma non hanno imparato come far lavorare il denaro per loro!
Il denaro rappresenta quello che gli schiavi erano nel passato. Che cosa stanno facendo i vostri schiavi adesso? Quanti schiavi avete? Che programma avete per aumentarli? Quanto lavorano per voi? Oppure siete voi a lavorare per loro????

 

Come si può uscire dalla ruota del criceto?
              
Si ha ricchezza quando si ottengono grandi risultati con poco sforzo. Viceversa, si ha povertà quando tanto sforzo produce pochi risultati. I non ricchi anche qualora abbiamo denaro, non sanno spenderlo ed investirlo correttamente. Questo perché non hanno capito come funziona il cash flow, o flusso di cassa.

Potete cominciare a risparmiare il 15% del vostro stipendio mensile.
Risparmiare il 15% non vuol dire fare sacrificio, ma solo essere disciplinati.
La fortuna aiuta le menti preparate, non solo chi è al posto giusto al momento giusto, ma chi in quel momento è nel giusto atteggiamento mentale e ha capacità finanziarie per l’opportunità.
Forza di volontà, presenza, attenzione è ciò che l’allenamento esoterico del “Lavoro pratico su se stessi” vi richiede, e quanto esposto poc’anzi non è simile, ma uguale!
Così in alto così in basso!

 

 

Non importa se guadagni 1'000 o 10'000 € al mese, poiché diventare finanziariamente indipendente dipende solo da te, e dal piano che hai. Nel momento in cui avete la scelta di destinare le vostre entrate, la vostra vita cambia.
L’obiezione più comune a questo punto è: “Ma senza soldi non posso creare entrate automatiche.” Attenzione, questa è una “credenza limitante”! Non servono soldi per fare soldi. Il 90% dei milionari è di “prima generazione”, ciò significa che sono partiti da zero.

I “debiti buoni” sono tutti quelli che producono un cash flow positivo. Teoricamente bisognerebbe indebitarsi fino a quando il cash flow rimane positivo. I debiti cattivi, al contrario, sono tutti quelli che non producono cash flow. Per esempio l’acquisto della casa  per abitazione con mutuo.
Qui tocchiamo un condizionamento molto forte: l’acquisto della prima casa. Per molti l’acquisto della prima casa è un obiettivo importante, mentre in realtà una casa è un debito cattivo, perché non produce cash flow. Aprendo un mutuo, si sottrae dalle proprie risorse economiche la possibilità di indebitarsi allo scopo di generare cash flow. Infatti, spesso, per chi è giovane e non ha molto potere di indebitamento, indebitarsi sulla prima casa è uno dei principali motivi di permanenza nella fascia dei poveri. Si contrae un debito pensando di fare un buon affare. Una soluzione alternativa potrebbe essere accedere ad un mutuo per acquistare una casa a prezzo scontato per poi rivendila e generare attività.

Due obiettivi  andrebbero perseguiti dal punto di vista finanziario: l’individuazione di entrate automatiche, ovvero cash flow (CF), e l’incremento del Patrimoni netto (PN).
Nei paesi anglosassoni si tende ad incrementare il CF, data la relativa facilità nell’ottenere il prestito da poter investire, per esempi0o nell’acquisto d i immobili da dare poi in affitto. Nei paesi latini si ha una tendenza in primo  luogo all’incremento del PN, e in seconda battuta alla ricerca del CF, perché l’accesso al credito è meno facile e le metodologie di valutazione delle banche si basano principalmente sulla capacità di rimborso di chi richiede l’operazione e non, sul valore degli immobili!

Ciò che si dovrebbe fare ( da un punto di vista finanziario) è vendere la casa e utilizzare la capacità di indebitarsi per produrre CF aggiuntivo o per aumentare il PN.
Se per esempio si ha un patrimoni immobiliare buono, ma entrate automatiche pari a 0, quello che si dovrebbe fare è affittare gli immobili, indebitarsi parzialmente e acquistare nuovi immobili da affittare per ottimizzare la “leva finanziaria[4]” che altrimenti non verrebbe utilizzata.
Oppure vendere gli immobili e usare la liquidità per investire e generare aumento di  PN.
Se invece si ha tanto CF e non si hanno debiti.. bisognerebbe sviluppare abilità nell’investire in immobili, indebitarsi e generare PN, oppure comprare immobili a debito stando attendi che il CF dell’affitto sia superiore alla rata del mutuo e ai vari accessori.
Pagare  i debiti subito?
Una della abitudini più ricorrenti è pagare i debiti il più velocemente possibile. Questo è un errore classico. Non bisogna usare le entrate per pagare i debiti, ma usarle per generare nuovo CF. I debiti devono essere pagati con l’aumento del CF.

 La leva.
Il denaro come leva per sollevare opportunità.

              Qual è il motivo che permette gli imprenditori ed investitori di essere più ricchi? La leva. Per esempio… il vostro obiettivo è di raggiungere un milione di €.
Questo milione corrisponde ad un sacco da sollevare. Per farlo necessito una leva.
Più la leva sarà lunga, più contrappesi  avrai per bilanciarla, e più sarà facile sollevare il sacco. E’ più semplice guadagnare un milione di € quando già se ne possiede uno, perché abbiamo una leva più grande per poter sollevare il secondo milione.

 

Le leve interna.
                        La nostra mente, la quale ci rende ricchi o poveri, belli o brutti, buoni o cattivi, e che ci fa vedere possibilità dove ancora non ne esistono.
La mente è la prima e più importante forma di leva. Quando riuscirete ad utilizzare con costanza questa leva, vi sarà più facile diventare ricco, vedere e creare possibilità dove prima non c’era nulla.

Altri tipi di leve:

·        Le relazioni

·        Il metodo

·        Il tempo

·        La formazione

·        La reputazione

·        Le abitudini

·        L’esperienza

·        Il progetto

 

Le leve esterne.

Ø     I soldi

Ø     I professionisti del settore

Ø     Un mentore

Ø     La tecnologia

Ø     Il Team

Ø     Il debito

 

Rischio-rendimento.
                                   La realtà è quello che noi pensiamo che sia. Essa non è per forza vera, ma lo è per noi. Per esempio alcuni dicono che è rischioso investire, e comprano titoli di Stato perché pensano perché pensano che sia meno rischioso.
In realtà c’è sempre un rischio, anche nei titoli di Stato, vedi bond argentini.
Bisogna pensare in termini di rischio-rendimento e non solo di rischio. Per esempio investire il 5% del vostro patrimonio su determinate operazioni, accettando il fatto di perdere ben 7 volte su dieci, le 3 operazioni che vanno bene hanno un ritorno tanto altro da coprire le perdite delle altre 7 con un ottimo margine.
Chi invece non vuole perdere o vuole solo guadagnare, avrà una strategia perdente sin dall’inizio. Una strategia vincente al contrario include anche le perdite.
Ancora una volta troviamo una similitudine nel mondo delle Arti Marziali superiori: “Investire nella perdita” è il detto più famoso del M° Zheng Man Qing, fondatore della sistema marziale da me praticato.
I ricchi giocano per vincere accettando le eventuali perdite, i poveri giocano per non perdere: I ricchi vincono perché giocano in attacco e non in difesa.
Di nuovo il detto marziale: Attaccare è cedere, cedere è attaccare!
Lo yin genera lo yang, e lo yang nutre lo yin.

Il problema non è  quello di fare un investimento più o meno rischioso, ma di non essere in grado di gestire il rischio che ne deriverebbe.

Tra voi e ciò che volete si frappongono problemi e ostacoli. Il successo consiste nella vostra capacità di risolvere i problemi.
Fortunatamente, risolvere i problemi è una capacità e, come tale, si può acquisire.
Più sei orientato verso la soluzione, e più semplice sarà trovarne una. Più soluzioni trovi e più semplice e veloce sarà risolvere i problemi.
I due più grossi ostacoli che ti impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi sono:  la paura ed i dubbi.

Il dott. Seligmann ha studiato per ben 25 anni un fenomeno chiamato “Impotenza appresa”. Seligmann ha intervistato migliaia di persone e si è accorto che più dell’ 80% della popolazione soffre in modo più o meno grave di questa sindrome.
Chi soffre di “impotenza appresa” ha la sensazione di non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi. La manifestazione più semplice di questa sindrome è contenuta in due parole: non posso.
Qualcuno disse in proposito…che tu ci creda o no, avrai comunque ragione!
L’impotenza appresa come potete intuire dal nome si…impara, ed è causata generalmente da un eccesso di critiche ricevute durante l’infanzia, da esperienze negative nella crescita o da fallimenti in età adulta.
Cambiate il “Non posso” in “Come potrei fare per…”
Cambia la tua focalizzazione.

 

Sviluppare il “muscolo” del coraggio.

Se vi accorgete di far parte della categoria di chi dubita di sé, vi consiglio di fissare piccoli obiettivi, di stendere un piano preciso per raggiungerli e di lavorarci. In questo modo svilupperete il “muscolo” del coraggio e della fiducia in voi stessi. Ricordatevi che le emozioni sono come i muscoli: più li eserciti, e più diventano forti ed elastici ma se non li usate…si atrofizzeranno.
Fare un progetto a lungo termine suddiviso in tappe a corto e medio termine, esattamente come si fa nella stesura di un programma di allenamento muscolare.
Il prossimo ostacolo di cui voglio brevemente parlarvi è lo stesso che viene  spesso citato in tute le scuole di evoluzione interiore ma anche religiose…cioè la cosiddetta “Zona di confort”: il confort nel lavoro, nella famiglia, nella vita etc… fanno si che si diventi riluttanti a qualsiasi tipo di cambiamento.
Molti degli attuali ricercatori psico-spirituali altro non sono  che dei “turisti metafisici” che viaggiano più sulle teorie scritte da altri , senza però mai muovere letteralmente il “culo” dal cervello in cui sono seduti!
Vizio comune di questi “turisti” è di utilizzare tecniche atte al risveglio e potenziamento della persona per ricercare pace, tranquillità ,equilibrio, salute, dunque per restare nella “Zona di confort”. Tutto in questo caso diventa un palliativo per digerire la propria quotidiana infelicità, una specie di valium naturale. Questi “poveri di spirito” si comportano come i  comuni poveri, che hanno paura di perdere, non hanno il coraggio di cambiare, e utilizzano tutto ciò che è metafisico o esotico per guadagnare più potere o soldi (materialismo spirituale), esattamente come farebbe un comune mortale della classe dei poveri, che ricerca solo più soldi e potere, ma non si libera mai dalla condizione in cui si trova.
Praticamente  si vuole cambiare restando uguali!
La “zona  di confort” è il maggior  ostacolo ad ogni tipo di raggiungimento sia esso interiore che esteriore.
Si cresce solo quando non si è nella “Zona di confort”. Il confort uccide!
Se avete l’obiettivo di vivere una vita comoda, posso garantirvi due cose:
1.     Non sarete mai ricchi
2.     Non sarete mai felici

La ricerca del benessere ( e suo conseguente mantenimento) è il peggiore dei malesseri.

Unita all’impotenza appresa, la zona di confort crea un cocktail mortale. Il modo per uscire dalla zona di confort e rompere le catene dell’impotenza appresa è: creare obiettivi audaci e stimolanti.
Attualmente si fa un gran parlare del “Pensiero positivo”. Pensare in modo positivo è importante, ma non basta. Pensare in maniera positiva senza controllo e privo di direzione, può trasformare velocemente un pensiero positivo in una speranza positiva o in un desiderio positivo. Più che pensieri positivi occorrono AZIONI positive!

 

Applicare la cedevolezza con fermezza.
Questo modo di dire estrapolato dal mondo delle Arti marziali e dunque della filosofia orientale ci dice di essere molto chiari riguardo agli obiettivi, ma flessibili sul processo per raggiungerli.

 

Conclusione.
                      
C’è un solo ed unico modo per valutare il valore di un insegnamento, e questo consiste nel vedere come è cambiata qualitativamente la vita di chi segue quel  determinato insegnamento. Se dopo vari anni di pratica non si è nemmeno raggiunta l’indipendenza finanziaria, figuriamoci il resto!
C’è l’indipendenza dal corpo fisico, da quello emozionale e dal mentale, ma i tre giocano, si incontrano e sovrappongono nella mondo reale, quel”qui ed ora” dove ci si trova. Non c’è nessun altro luogo possibile dove ottenere ciò che non si è capaci di ottenere qui.  Ovunque voi andrete sarete sempre lì, seduti in mutande nel vostro cervello a proiettare il film che vi fa sognare di più.
Uscite dal vostro cervello, dalle sue identificazioni, e guardate in faccia la vostra vera faccia!
La consapevolezza del fare e la consapevolezza dell’essere sono due differenti cose.
Ciò che io faccio non è ciò che io sono. Per poter essere nella vita bisogna liberarsi dalla vita dell’essere questo o quello.
Ripeto ciò che io faccio non è chi sono, quindi qualsiasi cosa io faccia per essere non farà altro che allontanarmi dal “io sono”.
Qui ed ora io sono vita in trasformazione, un processo che si manifesta attraverso una identità, una individualità che dovrebbe poter manifestarsi così com’è, libera da ogni identificazione.
Nessun insegnamento, nessun maestro, può FARE di me ciò che io non sono già!
E allora che aspetto ad essere?
Essere nella vita?
Semplicemente qui ed ora?
Dove il TUTTO accade?
Perché continuare a versare del nulla nel vuoto?

La realtà è qui per tutti, poiché tutti fanno parte della stessa realtà.
Tutti possono accedervi in ogni momento, la mente però, coinvolta nel gioco dei nomi e delle forme, non vuole riconoscere l’illusorietà della separazione. Non è la realtà che è irreale o illusoria, ma la nostra percezione di essa.

La realtà è in tutte le cose. Solo la realtà esiste. E’ detta: “Lo stato senza stati”, ovvero la realtà immutabile, senza cambiamenti, senza pensieri. La gente vuole il piacere, la gioia. Nella realtà non c’è nulla di tutto questo. Gioia e tristezza appartengono alla mente. Dimenticate la mente; se non l’abbandonerete, non sarete felici. Non c’è nulla da ottenere o da raggiungere, dovete solo conoscere voi stessi. La conoscenza implica gli stati, i cambiamenti, perché la conoscenza stessa altro non è che un pensiero. Finché provate qualcosa, significa che la mente non se n’è ancora andata del tutto. L’illusione va eliminata; quello che non esiste deve andarsene. Allora sarà molto facile capire.

Il Maestro vi può condurre fino alla soglia, ma poi voi dovete aprire quella porta; questa è la vostra responsabilità. La vostra mente è chiusa a chiave, apritela! Il maestro vi da la chiave per aprire la serratura. Voi però avete paura ad aprire quella porta. “Che cosa succederà?”, pensate. Non temete, non succederà niente. Tutto quello che vi dico  costituisce la chiave; capitelo, aprite la porta e scoprite di essere il padrone di casa!

Le parole, i concetti, gli insegnamenti esoterici, vi hanno imprigionato. La vostra mente, i vostri pensieri possono imprigionarvi oppure liberarvi. In realtà non potrei liberarvi, se non foste già liberi!
Voi non siete mai stati in prigione.
Vi siete dimenticati di esseri liberi; per questo il Maestro può restituirvi la libertà. Se vi restituisco il portafogli che avete perso, che cosa faccio? Nulla, vi do qualcosa che era già vostro. Allora che senso ha considerarsi dei Maestri?. Dite piuttosto: “Io non sono nulla.” Se credete di sapere, andate incontro ad un mucchio di guai.
La vostra mente vi fa andare in chiesa, al bar, ad una riunione condominiale o esoterica. Può spedirvi da una parte o dall’altra; sta a voi scegliere. Tu sei il maestro. Non dimenticarlo. Nulla può imprigionarti; tu sarai sempre libero.

Noi siamo come tante bolle vorticanti nell’oceano, milioni di bolle. Anche tu sei una di queste bolle e non hai altro da fare che farla “scoppiare”. Il Maestro ti aiuta a far “scoppiare” la tua bolla, dandoti la comprensione. E’ tutto qui. Non c’è niente di più facile che conoscere se stesso, quello che sei. Ma il problema nasce se ci si è fatti una rappresentazione sbagliata di se stessi.
Da principio dovete superare i vostri limiti, gonfiando sempre di più la vostra bolla. Voi credete di essere il corpo, di essere la mente, ma dovete comprendere che non è così. Allora smetterete di fare qualsiasi cosa, e farete la cosa…giusta, essere!

La vostra mente si è ristretta, si è limitata e ora dovete cambiare modo di pensare, di vedere… A questo punto entrano in gioco le scuole cosiddette “esoteriche”, i cui concetti servono solo ad allargare il vostro ristretto “punto di vista”. Ma ricordatevi che quei concetti non sono la realtà, esattamente come il dito che indica la luna non è la luna! Il Maestro, l’insegnamento vi fanno diventare sempre più grandi, finché diventate il Tutto! Allora provate una grande gioia, vi sentite pieni di luce. A questo punto però, il Maestro vi avverte che non avete ancora capito: non c’è niente di vero in tutto questo!!!
Molti invece, arrivati a questo punto danno vita ad una Scuola, un insegnamento, un maestro, con una gerarchia, trasmissioni segrete ed iniziazioni… così il mezzo diventa un fine, e la conoscenza gioca a rincorrere la conoscenza.-

E’ dai tempi remoti degli antichi filosofi greci che si insegna la stessa cosa…la Metanoia, parola greca che significa “cambiare la mente”, cambiare il punto di vista. Una trasformazione radicale di tutti i processi mentali.

Metanoia, significa “nuova mente”, ma per fare che cosa? Per vedere chi siamo realmente. La parola indiana  SAMADHI, significa: vedere la propria faccia prima. Prima di che cosa? Del condizionamento, che in sanscrito è detto Karma. Ma attenzione! Anche qui c’è il karma, c’è l’azione o la reazione, la causa o l’effetto, ma non l’agente!

Riflettiamo su ciò che dice il Buddha a proposito del karma e della  reincarnazione. C’è un passo che non potrebbe essere più chiaro: Non essendoci un sé, non c’è trasmigrazione di un sé”. Se sostituiamo sé con anima, leggiamo: “Non essendoci un’anima, non c’è trasmigrazione di un’anima”. Ma vi sono le azioni e gli effetti delle azioni. Vi sono azioni, ma non l’agente delle azioni. Non vi è entità che trasmigra, nessun sé viene trasferito dall’uno all’altro.
A proposito della reincarnazione, che alcuni ritengono l’essenza stessa del buddismo, il Budda stesso dice che non c’è nessuno che si reincarna. I monaci buddisti non hanno prestato ascolto a queste parole, come molti esegeti cristiani non ascoltano le vere parole del Cristo.

L’eurisma è lo schema mentale, tipico dell’essere umano, che impedisce il corretto svolgimento del “procedimento euristico”. Comporta una sorta di “ancoramento[5]” a ciò che appare più visibile, impedendo di leggere più in profondità e attivare la parte creativa ed intuitiva della mente.
Così com’è il punto di vista, così uno vede, se non si cambia il punto di vista, qualsiasi cosa si faccia avrà sempre e solo la stessa qualità.

Maestro è colui che ti  insegna a vedere con i tuoi occhi, diffida di tutti coloro che ti danno una visone già precostituita!
Nei testi classici buddisti c’è un passaggio che dice: “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo.”
Ciò che si deve uccidere è l’idea ed identificazione che  si ha di qualcosa (il buddismo in questo caso), o di qualcuno ( il buddha in questo caso), poiché proprio queste due cose ci impediscono di vedere noi stessi!
Non c’è nessuna differenza tra il seguire un processo di realizzazione materiale o quello spirituale, la differenza nasce dall’ego che ci tiene ad essere speciale, tutto qua!
Liberarsi dell’ego significa liberarsi non solo dalla dualità, ma anche dall’unità, ricercando l’UNICITA’, cioè l’essenza particolare di questo “essere nella vita”.


 

[1] Le altre 3 “Vie” sono: il guerriero, il monaco, il dotto. Il “guerriero” lavora sul centro fisico con privazioni e ardue prove fisiche, come per esempio le “tapas” dello yoga indiano. Il monaco lavora prevalentemente sul centro emozionale, mentre il dotto su quello intellettuale. Tutte e tre queste “vie” richiedono l’isolamento dal  tessuto sociale per sempre o comunque per tempi molto lunghi. Per loro natura non sono “vie” equilibrate, poiché lavorano in negativo (rinuncia, privazioni) solo su uno dei tre centri che compongono la natura umana. La “Quarta Via” non solo lavora su più centri contemporaneamente, ma lo fa nel “qui ed ora” della vita ordinaria, che è la più straordinaria di tutte le possibilità.

[2] Brevemente…i tre stati di coscienza –veglia, sogno e sonno profondo- sono connessi ad un loro stato mentale specifico. La  veglia è connessa con la mente superficiale. Lo stato di sogno, con la parte immaginaria del cervello o mesencefalo, mentre lo stato detto “sonno profondo” è connesso con un tipo di coscienza estesa…universale, da dove tutta la nostra conoscenza ha origine.  Questa “sorgente” di conoscenza è detta appunto “Mente Profonda”.

Quando si riesce ad entrare nel terzo stato di coscienza mantenendo però la coscienza di sé, si entra nel quarto stato di coscienza detto Turiya. Entrare in questo quarto stato di coscienza  è ciò che gli sciamani, veggenti, sacerdotesse del tempio di Delfi  cercavano di fare.

[3] Robert Dilts è considerato uno dei maggiori esponenti della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) a livello mondiale. È stato per un lungo periodo studente e collega di Richard Bandler e John Grinder (creatori della PNL) e ha studiato personalmente con Milton Erickson e Gregory Bateson.
Oltre agli studi sull’applicazione della PNL nella formazione, leadership, salute, creatività, il contributo personale di Dilts all’evoluzione della PNL comprende lavori straordinari sulle “Strategie” e sulle “Convinzioni".
Il lavoro editoriale di  Robert Dilts è vastissimo e comprende libri sul public speaking, sulla creatività, salute, apprendimento e leadership.
In passato è stato consulente di aziende internazionali quali la Apple e la Telecom.
Nel 1982 ha fondato il Dynamic Learning Center, e nel 1991 la NLP University in California dove tiene corsi di PNL e continua il suo lavoro di ricerca

[4] Vi sono due tipi di “leva”, interna ed esterna di cui parleremo nelle prossime pagine. Con “leva” intendo la capacità di avere un qualcosa che mi aiuti a sollevare in termini economici qualcos’altro.

[5] Euristica dell'ancoraggio: se si deve dare una stima di probabilità di un evento, la stima è sistematicamente influenzata da un termine di paragone.

back