back

ECOSOFIA ED EVOLUZIONE INDIVIDUALE

 

L’individuo deve permettere il passaggio dalla sua natura superiore a quella inferiore, prima che egli sia capace di essere un agente di trasmissione esterno su scala planetaria, della forza creatrice ( Energia =  L’idea di una energia specifica umana è attualmente  sconosciuta alla scienza. Le energie di cui si occupa normalmente la scienza, non hanno niente a che fare con quelle specifiche dell’essere umano,  esse sono meccaniche o biologiche. Anche  quelle della psicoanalisi, per esempio, dove si parla di energia psichica, si basano sul modello meccanico e/o biologico di energia).
Da qui l’idea centrale della nostra scuola  di lavorare con  ATTENZIONE  sul corpo.  
Il corpo corrisponde all’aspetto “Terra” –inteso come il pianeta- , natura organica di ogni essere umano. Questo può essere sentito e capito dal bisogno della Mente di essere accettata, ricevuta dal corpo. Ma si potrebbe anche dire che, il corpo ha bisogno di essere penetrato da una qualità di ATTENZIONE , che è diversa dalla comune funzione intellettuale, così come noi la intendiamo normalmente.
Questo passaggio di ATTENZIONE , rende possibile alle funzioni inferiori di obbedire alla visione delle facoltà superiori della Mente Profonda (reale). Solo in questo aspetto di stato di “Risveglio”, l’essere umano è realmente “Maestro di se stesso”, capace di compiere grandi azioni, saper-fare nella sua massima potenza.

L’essere umano, se vuole avere il posto che gli spetta per natura nel creato, deve essere contemporaneamente sia azione che emanazione. La visione moderna vede solo l’azione, disconoscendo completamente  l’emanazione. La gente è portata a pensare che basta avere una giusta idea, e una giusta motivazione, per considerare le proprie azioni benevolmente, giuste e  efficaci.
Quegli insegnamenti che enfatizzano la necessità di uno sviluppo interiore, inteso come processo di Spiritualizzazione della Materia , ovvero di trasmissione verso le funzioni inferiori dell’essere umano individuale, richiedono che prima di essere capaci di risposta verso l’esterno, si deve diventare internamente capaci di agire.
L’attuale crisi ecologica esiste perché noi siamo ciò che siamo. Essa può essere risolta solo quando l’essere umano diventa ciò che dovrebbe veramente essere, prendendo così il suo posto nel divenire della Natura.
Piuttosto che chiedersi perché l’essere umano è sulla terra, dovremmo rispondere alla domanda, perché o per cosa l’essere umano non è sulla terra!
Nessuna filosofia o maestro spirituale ha offerto un modello con il quale poter guardare dentro alla causa dell’esplosione demografica. Tutti dicono che la causa di tale esplosione è dovuto ad una migliore igiene e sviluppo della scienza medica.

Ma c’è un altro punto di vista…. La relazione tra la popolazione terrestre con la sua particolare qualità “energetica”, che il divenire universale richiede dall’essere umano in particolare. L’essere umano è stato creato per ricevere ed elaborare energie di una qualità specifica, attraverso lo sviluppo interiore della COSCIENZA e dell’ ESSERE.
Questa elaborazione dell’ “energia cosciente” è richiesta dal pianeta terra e dalla luna, come elemento essenziale per il  loro processo evolutivo/involutivo. Senza questo sviluppo dell’essere umano, o meglio, con solo quel grado, livello, di esperienza cosciente che essere umani non evoluti attualmente posseggono, la Grande Natura richiede in quantità più esseri umani, assicurando così la necessaria quantità/qualità di energia necessaria per lo sviluppo su scala planetaria.  
L’accelerazione dello sviluppo demografico non è dovuto alle condizioni sociali, ma a causa della degenerazione dello stato interiore dell’umanità !

Un giorno  arriveremo ad un punto in cui la Natura non potrà più compensare. L’essere umano è fondamentalmente un agente di trasmissione verso la Natura stessa e verso gli altri: Ama il prossimo tuo come  TE STESSO.
    Il senso microcosmico di tutti quegli aspetti della natura umana è, per certi aspetti, il punto chiave che dovrebbe essere afferrato. E dopo che tutti questi aspetti della natura umana, sia sul piano del micro che quello del macrocosmo sono stati identificati ed esaminati, allora diventerà chiaro, anche se solo a livello teorico, di che cosa  c’è bisogno ora per -e da- l’umanità sulla terra; E’ chiaro, che se ci si attiene a solo uno di questi aspetti,  ci si esclude da un sano ed equilibrato rapporto con la Natura. Gli aspetti da includere sono i seguenti:

1 AZIONE
2 MATERIALITA’  
3 COMPRENSIONE  
4 TRASMISSIONE  
5 ETICA

 

A Z I O N E

Gli esseri umani condividono con gli animali la capacità della locomozione, ma l’azione che viene richiesta agli umani, che appunto è specifica della nostra Natura, non  è stata programmata dentro di noi sin dalla nascita. Noi siamo strutturalmente costituiti per modificare il nostro ambiente in relazione ai nostri bisogni, restando però consapevoli ed ubbidienti a quelle mete che non si possono raggiungere automaticamente o istintivamente. Nelle vere Scuole per lo sviluppo delle potenzialità umane, questo tipo particolare di “azione “ viene spiegata in relazione a quegli scopi non limitati alle sole funzioni planetarie,  ma associate ad un contesto più olistico – l’azione umana non deve essere vista solo sul piano della natura terrestre, difatti essa è capace di modificare la natura planetaria in relazione diretta al posto che il pianeta terra occupa nello schema cosmico. L’ampiezza del contesto in cui l’azione umana può manifestarsi, non è solo quantitativa ma qualitativa, nello stesso rapporto esistente per esempio  tra una cellula e l’organo del quale essa è parte.
Non è possibile modificare la natura terrestre senza servire quegli scopi dei quali la terra stessa è parte. Però, la comprensione  o meno dello scopo della natura terrestre
dipende unicamente da noi. L’appello ecologista contemporaneo, che chiama per una giusta azione  vis-à-vis la natura, assume implicitamente  che la natura terrestre è fine a se stessa , e non prende minimamente in considerazione il contesto cosmico della natura terrestre. Azioni limitate per preservare l’integrità del nostro ambiente, anche se abbastanza massive, non possono da sole rappresentare quel tipo di azione necessaria ad una armoniosa relazione tra l’umanità e il pianete terra.  
L’essere umano è colui che può FARE. Questo significa che la sorgente della vera, e autentica iniziativa umana, è un tipo di energia molto più potente di qualsiasi altra sul pianeta terra. Attualmente però, l’iniziativa umana manca di quella forza, energia,  per riconciliare tutti gli altri impulsi della natura terrestre.

La Natura, ora, resiste all’essere umano, fino al punto di distruggerlo.

La comprensione dell’azione umana ci conduce naturalmente ad una visione inusuale dell’idea del potere, dove per “Potere” si intende l’opposto di violenza, e in questo senso il Cristo o Buddha, sono di migliore esempio che non un Napoleone o un Alessandro. E’ possibile vedere in quanto poc’anzi esposto una estrapolazione dell’idea Coranica di “umanità”, come vice-reggente di Dio, o dell’idea ebraica di “uomo” al quale è stato dato il controllo sulla Natura, ma solo nella misura in cui, l’uomo sia  il “Servo di Dio” sulla Terra. Ma essere il “Servo di Dio” sulla terra implica, paradossalmente, che un essere umano agisca grazie ad una autentica iniziativa individuale. Questo paradosso fa eco a quanto si trova scritto in tutti gli insegnamenti esoterici, riguardo al Dio personale/impersonale. Dio è IO, ma anche non ego. Dio è Logos e Persona,  Principio e Persona,  Legge e Persona. L’essere umano invece, è individuo e strumento.

     Il paradosso della Natura umana, se viene proiettato sul piano microcosmico, anziché  scomparire, diventa più grande. Se all’interno di noi stessi “Terra” è il nostro corpo, con le sue funzioni animali, possiamo dire che il nostro aspetto più sottile , delle percezioni superiori,  non riesce a penetrare  verso il basso, in maniera tale da influenzare il nostro comportamento. Anzi, la nostra condizione interna è ridotta al punto tale che la Mente Ordinaria autocraticamente, impone se stessa sul corpo. Superficialmente il corpo obbedisce, ma nel profondo, le funzioni organiche rimangono inconsce e, a lungo andare,  ne divengono il padrone assoluto. Il nostro aspetto "“animale" non rispetta l’aspetto intellettuale della Mente. Questo conflitto della Mente-Corpo  ha da sempre dato del filo da torcere alla  comprensione filosofica. L’Assoluto –Dio, Spirito, Mente-  esiste al nostro interno, ma non riesce a penetrare dentro alle nostre azioni fintanto che al nostro interno, paradossalmente sarà presente l’IO (Adamo), che fa da ponte tra i vari livelli all’interno del nostro organismo. Interamente, microcosmicamente, la questione : “ Perché l’essere umano è sulla terra?”, si traduce, con tutta serietà in : “Perché l’essere umano non dovrebbe essere sulla terra?” Nello stato di coscienza ordinario, cioè quello dell’uomo comune, colui che dorme da sveglio, non esiste nessun uomo (Adamo) che possa fare da ponte tra l’aspetto superiore e quello inferiore di noi stessi.

 

MATERIALITA’

Una parola  grazie alla quale è possibile caratterizzare al meglio la specificità del genere umano è contenuta nel termine “Materialità”. Qui, è una questione della ineguagliata attività dell’unicità della razza umana sulla terra. Durante lo stato meditativo, l’ignoto e ciò che non si può sapere ( per gli “animali”) erutta come da un vulcano, con potenza, trascinando con se tutto ciò che l’essere umano è. Ne concetti filosofici astratti, o l’immaginario poetico, sono adeguati ad esprimere l’eterna novità e potenzialità dell’unicità umana, quando esso appare in mezzo agli “animali”, o macrocosmicamente parlando, sul pianeta terra..
   Le parole come “vibrazione”, “gravità”, “peso”, “relatività” e “sostanza”  - parole che appartengono all’esperienza  del mondo esterno della materia- vengono utilizzate per definire il posto che l’essere umano ha nel mondo universale, un mondo vasto, con differenti livelli interattivi di materialità. Nel nostro contesto queste parole hanno solo in parte mantenuto il significato dato loro dal  moderno materialismo scientifico.
L’essere umano è una materialità  di una particolare  qualità attiva. Alcune tradizioni esoteriche hanno nell’idea di “Vuoto”, “Senza Forma”,  paradossalmente visto l’onnipotente Re del mondo. Il Dao De Jing lo associa all’acqua, che di per se stessa non ha forma, ma scorre, fluisce, ovunque, vincendo su tutto ciò che incontra. Nella tradizione indiana  degli Samkhya, troviamo l’idea di Purusha e Prakriti, il primo inteso come “pura”  presenza testimoniale, mentre l’altro assume il ruolo di “Grande Natura”, con tutti i suoi livelli e scale di graduazione (le diecimila cose di Lao Tze…)
Purusha osserva, senza fare niente, ma in questa pervasiva presenza senza fare, esercita un’influenza determinante su tutta la natura. Anche nella corrente Giudaico-cristiana  troviamo il concetto di “Deus Absconditus” , colui che è oltre le cose.
Al posto di queste parole/concetti è possibile usare il termine “materialità” ed “essere”. Il primo viene associato all’esperienza sensoriale del mondo materiale, che non può essere tradotta in termini verbali o con descrizioni immaginarie. Mentre il secondo comunica, senza  associazioni concettuali o pittoresche, il senso della potenza pura. Il termine “essere” assume qui un valore diverso da quello dato dalla filosofia moderna, come per esempio in Hegel, che lo associa ad una passività mentale. In questo contesto “Essere” è dinamicamente materiale.
Riassumendo, possiamo dire che l’umanità esiste per apportare alla terra una specifica gamma di vibrazioni materiali, sotto numerose forme, aspetti, appartenenti a quel dominio che noi chiamiamo “Cultura”. Attendendoci soltanto alle “Forme”  delle azioni umane – anche quando sono giuste e necessarie, come per esempio nel caso di voler cambiare la nostra attitudine verso la Natura…- non riusciamo, di per se stesso,  a soddisfare il bisogno del pianeta terra perché venga giustifica la nostra presenza su di esso. In questo aspetto, come vedremo più avanti, giace il senso della parola “Etica”, che dalla gente moderna, inclusi quelli che hanno un profondo rispetto per le tradizioni antiche, non è stata visto nella giusta luce.
L’etica come dottrina che governa il comportamento delle forme, è vera soltanto quando diventa chiaro che le forme delle azioni etiche, servono a supportare l’apparenza e la trasmissione di una specifica qualità di materialità.
Quando la consapevolezza della materialità, e la comprensione del suo significato sono perduti, le forme etiche vengono cambiate (liberalizzate)  o preservate  (rigidificate) in  maniera tale da impedire  alle azioni umane, sia in relazione alla natura terrestre, che verso i propri simili,  di sviluppare quel richiesta qualitativa di vibrazioni materiali .

   Su scala microcosmica,  ognuna delle funzioni interne dell’essere umano (l’animale) opera attraverso varie qualità e tempi vibrazionali, e soltanto una vibrazione specifica emanata da un’altra fonte dell’essere umano può servire come “Maestro” di tutte le funzioni. Per dirla con un linguaggio più familiare, i nostri impulsi motori, istintivi ed emotivi, naturalmente ed organicamente obbediscono ad una certa qualità di coscienza. Questa qualità di coscienza (il vero maestro interiore) è completamente differente da ciò che noi ordinariamente immaginiamo essere la nostra più alta potenzialità in noi stessi , cioè la nostra ragione o pensare ordinario.
La ragione, così come viene intesa nelle Scuole esoteriche, si trova ben oltre la nostra ordinaria abilità ginnica mentale, molto più in là delle facoltà che si possono sviluppare attraverso un metodo o ruoli di procedura, così come venivano prescritti da Cartesio e dai maggiori filosofi moderni ( notevole eccezione fu Spinoza, per il quale le più alte potenzialità umane implicavano una differente qualità di dinamismo materiale, piuttosto che  l’apprendimento meccanico di concetti ingegnosi) . Questo ci porta al nostro terzo aspetto della struttura umana, la comprensione.
  In Natura non esiste niente di completamente inerte. Tutto è in movimento/trasformazione. La velocità vibratoria della materia ci mostra il grado di intelligenza di una data materia. Ogni cosa alla sua maniera è viva. Ogni cosa ha una sua particolare intelligenza e coscienza. Anche se questa asserzione, a prima vista può sembrare sorprendente, è in sintonia con quello che noi possiamo osservare nella scala dell’infinitesimo piccolo. “Materia Inerte” è solo un’espressione della scienza classica, privo di ogni attuale significato. Microfisicamente la materia è tutto fuorché inerte. Nella dimensione dell’ infinitamente  piccolo c’è una attività “ribollente” , una infinita serie di processi, una trasformazione perpetua tra energia e materia, una continua creazione di particelle e anti-particelle. La stupefacente quantità di informazioni e l’aumento della densità  di energia che si trova nel mondo dei “Quanti”, ci dimostra che è praticamente impossibile  tracciare un confine tra ciò che è vivo e ciò che non lo è. E’ completamente del tutto concepibile che una particella di quantum possegga una sua soggettività, una sua intelligenza, in una complessa relazione di conflitto e continua creazione/anichilimento con tutto le altre particelle. E’ dunque possibile che l’energia sia intelligente di per se?
Se consideriamo il fatto che  in relazione alle sue cosmiche proprietà, ogni sostanza possiede anche delle proprietà psichiche , allora essa possiede anche un certo grado di intelligenza. Questo ci aiuta a capire  perché alcune sostanze sono di aiuto all’evoluzione delle potenzialità umane, mentre altre sono di impedimento.
La materia più “sottile” permea quella più “grezza”. Non esiste separatività tra le varie materie. A ragione l’essere umano può essere visto come una miniatura dell’universo, e via così fino nell’infinitesimale piccolo. Come potete vedere la materialità di cui qui si parla, non solo è molto complessa, ma quanto qui esposto è solo una piccolissima parte. La materia  ha molteplici piani di lettura/studio, che sono al di fuori della portata dell’attuale scienza moderna, perché essa non si occupa di
Alchimia Interna.

   

COMPRENSIONE

La comprensione nasce da un equilibrato rapporto tra  essere e sapere, che è il punto di contatto tra una certa qualità di vibrazioni materiali e le forme e percezioni che danno vita all’Io sociale, o personalità di un individuo. Metafisicamente ciò può essere visto come zona di contatto  tra l’immensità del cosmo e il mondo interiore, individuale dell’essere umano. I concetti universali in tutte le loro interrelazioni  possibili, rappresentano ed esprimono questo tipo di contatto e sono, attraverso i secoli, stati trasmessi attraverso il linguaggio dei miti.
Gli Dei dell’antico Egitto, per esempio, sono stati tradotti da Platone  in modo da poter rendere comunicabile la Via verso la Verità attraverso il modello scientifico- razionale della cultura greca. Questa filosofica generalizzazione di Platone può essere approssivativamente paragonata con  uno stato metafisico di relazioni, dove  il livello superiore (l’universale)  penetra ed influenza il livello inferiore ( Il particolare).
La comprensione è dunque uno stato cosmico o materiale di relazioni rappresentato attraverso   formule mentali.
   La penetrazione di ciò che sta in alto con ciò che sta in basso, cioè la natura umana, anche se parte di un processo naturale di “creazione e mantenimento”, non può avvenire automaticamente, senza  una certa qualità di sforzo individuale o scelta.
Il genere umano esiste grazie alla discesa, su scala macrocosmica, del Superiore verso  ciò che sta in basso. Ma sul piano umano, questa penetrazione ed influenza può solo avvenire grazie ad un atto di volontà, di coscienza, da parte dell’essere umano.
Il contatto tra i vari livelli, di cui l’essere umano è un  agente attivo, è necessario sia sul piano dell’individuale evoluzione interiore, che su quello del corretto comportamento esteriore verso la  natura terrestre.
Afferrare il concetto di “Universale nel particolare” non deve avvenire solo attraverso un processo mentale, ma è un atto di volontà e apertura verso  un tipo di energia cosciente più sottile, che per sua natura è più universale, permettendo così a questo tipo di  sottile energia cosciente di discendere, per entrare in ciò che sta in basso, e dunque più localizzabile (particolare)  livello della natura  terrestre.
La Terra ha bisogno della comprensione umana, non solo in relazione al corretta azione umana, ma anche come evento cosmico di per se, comparabile alla ricettività della terra verso la luce solare.
In generale lo scopo della natura terrestre, come  quella più limitata del genere umano, se messa in rapporto con livelli superiori, appare “Priva di Senso”, andante in “nessun luogo”, fino a che  non appare l’autentica coscienza del Sé:  Il senso è consapevolezza della presenza di se stessi , cioè  l’esperienza personale fatta in quei rari momenti in cui IO SONO prende vita dentro di noi.
  Visto da questo punto di vista, la ricerca del SAPERE priva di una simultanea ricerca dell’ESSERE, rende privo di senso lo scopo dell’essere umano su questo pianeta. Il Sapere che non è capace di evocare una ubbidienza volontaria di natura sia micro che macrocosmica è di per se stesso schiavo degli impulsi naturali. Questo è ben visibile nella corrente crisi ecologica,  dove possiamo vedere  un essere umano con un superficiale controllo della  natura terrestre, e completamente schiavo dei suoi impulsi psicologici, stati emotivi, e dipendenze – amore  verso il piacere fisico e la comodità. Paure e ansie di vario genere. Il “maestro” esteriore è interiormente schiavo…-
E’ chiaro a questo punto che l’evoluzione dell’essere umano deve avvenire su due fronti contemporaneamente: Quello dell’Essere, e quello del Sapere.  
La ragione di ciò è che il Sapere quando non è in armonia con l’Essere non può essere abbastanza grande, o sufficientemente qualificato per i reali bisogni dell’essere umano. Sarà il Sapere di una cosa, contro l’ignoranza di qualcos’altro. Sarà il Sapere particolare legato all’ignoranza del Tutto. Il Sapere della “Forma” che ignora ”l’Essenza”. L’importanza ed il valore dell’Essere è stato completamente dimenticato, non si comprende più che il livello del Sapere è determinato dal livello dell’Essere. Ad ogni livello di Essere corrisponde un certo livello di Sapere. Un certo Essere non può cambiare la qualità del suo Sapere, può soltanto accumulare informazioni della medesima natura. Un cambiamento del Sapere è impossibile senza  un cambiamento della natura dell’ Essere. Quando il Sapere predomina sull’Essere, non si è più capaci di “FARE”, è un Sapere inutile. Nella situazione contraria, quando l’Essere predomina sul Sapere, si ha il potere di “FARE”, ma non si sa cosa!!!
   La relazione tra Sapere ed Essere non può cambiare per un semplice  accrescimento del Sapere, essa cambia solamente quando l’Essere cresce parallelamente al Sapere, la comprensione non cresce che in funzione dello sviluppo dell’Essere.
Il Sapere è una cosa, la comprensione è un’altra. Difatti essa dipende dalla relazione esistente tra il Sapere e l’Essere. La gente sovente confonde queste due parole, e non sa qual è la vera differenza tra di esse, per questo motivo è più portata ad accumulare Sapere invece che comprensione.
  Una persona esercitata all’osservazione di Sé, sa con certezza che in differenti periodi della vita ha compreso una stessa idea, uno stesso pensiero, in modo totalmente diverso. Sembra strano, a volte, aver compreso così male ciò che ora si comprende così bene! Il suo Sapere è rimasto invariato, oggi non sa più di ieri, cos’è dunque cambiato? E’ il suo Essere che è cambiato. Quando l’Essere cambia, anche la comprensione cambia. Generalmente quando le persone si rendono conto di non comprendere una cosa, cercano di trovarle un nome. Ma trovare un nome non significa comprendere. Purtroppo un essere umano che conosce tanti nomi ha la reputazione di “Saggio”, eccetto naturalmente nella sfera delle attività pratiche in cui la sua ignoranza non tarderà a manifestarsi. Una delle ragioni della divergenza nella nostra vita tra il Sapere e l’Essere, in altri termini la mancanza di comprensione, che a sua volta è in parte causa e in parte effetto di questa divergenza, si trova nel linguaggio usato dalla gente. Questo linguaggio è pieno di concetti falsi, classificazioni false, associazioni false. La vacuità ed imprecisione del pensiero ordinario, fanno si che ogni parola possa avere migliaia di significati differenti, secondo il bagaglio esperienziale di cui dispone colui che parla, e l’insieme di associazioni in gioco in quel momento. La gente non si rende conto come il linguaggio sia soggettivo, e quanto le cose che dicono siano diverse, benché impieghino le stesse parole. Ognuno parla una lingua propria, comprendendo in maniera vaga quella degli altri. Le parole che la gente comune usa, sono adattate ai bisogni della vita quotidiana, ma se passassimo ad un campo più complesso, sarebbero smarrite. Due persone possono dire la stessa cosa, usando parole completamente diverse, oppure usare le stesse parole pensando così di essere d’accordo, mentre invece dicono cose completamente diverse. E’ evidente, al fine di uno studio ben condotto, che per uno scambio esatto di pensieri, sia necessario un linguaggio esatto, affinché il centro di gravità di un ’oggetto che si vuole esprimere sia ben determinato. Ogni scienza si sforza di elaborare un linguaggio esatto, tuttavia non esiste un linguaggio universale. Anche in ciascun ramo della scienza si elaborano nuovi termini, nuove nomenclature, e l’incomprensione reciproca non fa che crescere…
     Lo studio dei sistemi dell’antica conoscenza comincia con lo studio di un linguaggio che permetterà di precisare immediatamente ciò che viene detto, da quale punto di vista è detto, e in che rapporto. Questo linguaggio non contiene termini nuovi, ma la sua struttura si basa su un principio nuovo: il principio di relatività.  
Questo principio di relatività non ha niente in comune con il principio di relatività meccanica o con quello di Einstein, ma è in funzione con l’esistere, la vita. Lo studio di Sé deve dunque andare di pari passo con lo studio delle leggi fondamentali dell’universo. Queste leggi sono le stesse ovunque, su tutti i piani e livelli, ma leggi identiche che si manifestano  in differenti mondi o livelli, ossia in condizioni diverse, producono fenomeni differenti. Lo studio della relazione delle leggi con i piani e livelli in cui esse si manifestano, ci porta allo studio della Relatività; comprendere ogni cosa, ogni manifestazione, secondo il posto che occupa nell’ordine cosmico.
Secondo questo concetto tutte le manifestazioni interiori ed esteriori dell’essere umano vengono divise in varie categorie.
    Vi sarà dunque il sapere detto nr.1 basato sull’imitazione, imparato a memoria come una scimmia o un pappagallo. Il sapere nr. 2, che corrisponde semplicemente al sapere di ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Il sapere nr. 3 che si basa sul pensare logico formale, letterale.
La scienza, la filosofia e tutte le manifestazioni della vita e delle attività umane possono essere divise allo stesso modo, cioè in categorie. Ogni categoria ha un linguaggio proprio, e per questo è così difficile comprendersi. Ad esempio, vi è una religione dell’essere che possiede il sapere nr. 1, fatti di riti, sacrifici e di brillanti cerimonie o al contrario di carattere lugubre, selvaggio, crudele…
La religione del sapere nr. 2 si basa sulla fede, nell’amore, nell’adorazione e nell’entusiasmo, che non tardano a trasformarsi in una religione di persecuzione, oppressione, sterminio. Poi quella nr. 3, intellettuale, teorica, una religione di prove, argomenti, interpretazioni, deduzioni logiche.
A sua volta considerando il punto di vista poc’anzi espresso con una religione particolare, come ad esempio il cristianesimo, ne possiamo vedere un cristianesimo nr.1, in altre parole un paganesimo mascherato sotto nome cristiano; Il nr. 2 come cristianesimo inteso quale religione  del sentimento, talvolta molto pura, ma priva di forza, talvolta ricca di sangue con le atrocità che hanno condotto all’inquisizione.
Il cristianesimo nr.3 è quello fondato su teorie, dialettica, ed è alla base di forme come il protestantesimo, gli avventisti, mormoni…
   E’ impossibile studiare un sistema universale senza studiare l’essere umano, allo stesso modo è impossibile studiare l’essere umano senza studiare l’universo, “Così in grande, così in piccolo…”  
L’essere umano è stato creato dalle stesse leggi che hanno dato vita all’universo. Alcune leggi possono venire comprese ed assimilate meglio con lo studio del mondo oggettivo, altre invece richiedono lo studio di Sé. Attraverso il principio di Relatività, comprenderemo che non esiste un solo mondo, ma molteplici mondi. Questa idea è difficile da afferrare, perché nel linguaggio ordinario la parola “mondi” è usata per sottolineare l’idea di mondi differenti, esistenti parallelamente tra di loro. Il linguaggio ordinario non contempla l’idea di mondi contenuti gli uni negli altri.

 

TRASMISSIONE

 In relazione a quanto esposto finora, l’essere umano è su questo pianeta per ricevere ed elaborare energie di una specifica qualità attraverso lo sviluppo all’interno di se stesso della coscienza e dell’essere. Questa elaborazione di energie coscienti è richiesta dalla terra e dalla luna come elemento essenziale al loro processo evolutivo/involutivo . Senza  questo sviluppo da parte dell’essere umano, o per meglio intenderci, così come egli è interiormente sviluppato attualmente, madre Natura dovrà per soddisfare la sua qualitativa richiesta energetica, dar vita quantitativamente a più esseri umani, per poter assicurare il necessario sviluppo su scala planetaria di energie specifiche.
  L’essere umano sia su piano microcosmico che su quello macrocosmico è stato creato come agente di trasmissione. In tutte e due i casi, cosmicamente e socialmente, gli esseri umani sono sulla terra per fare da tramite a un energia speciale nelle due direzioni, verso la Natura e verso gli altri esseri. Una Scuola esoterica è dunque per sua Natura una comunità che trasmette la Verità attraverso le stesse leggi grazie alle quali determinate energie discendo o ascendo nell’universo. Una Scuola non deve soltanto trasmettere idee, concetti o regole di comportamento, ma una certa qualità di forza che nelle Scuole Sufite è designata con il nome barakah, o Spirito Santo nel Cristianesimo. Questo tipo di forza ha la capacità di agire  sul mondo materiale ma per poter capire questo tipo di azione sul mondo terrestre dobbiamo tornare un attimo all’esperienza del mondo microcosmico. Qui, il punto principale, caratterizzato da un bisogno interiore, conflitto individuale, che permette ad una forza superiore di essere trasmessa  all’interno di noi stessi, e successivamente dare impulsi e funzionare all’interno di tutto l’organismo. L’individuo deve permettere a ciò che  sta in alto di discendere verso il basso, prima di poter essere un agente capace di “trasmissione” all’estero, sia su scala planetaria che sociale.
    Da qui il bisogno primario di lavorare innanzitutto sul corpo fisico. Il corpo fisico è il nostro pianeta terra. Tutto ciò che viene capito dalla Mente passa e viene ricevuto dal corpo, attraverso i sensi. Il corpo deve essere permeato da una particolare qualità di Attenzione, diversa da quella che noi normalmente utilizziamo come tale.
Questo tipo particolare di Attenzione  permette alle funzione inferiori di ubbidire a quelle superiori, provenienti dalla Mente Profonda, che altro non è che la vera Mente.
Solo in questo stato di Presenza mentale (risveglio), l’essere umano sarà veramente il “Maestro di Se Stesso”, capace di fare grandi azioni. Solo una persona sviluppata è capace di agire con vera intelligenza in maniera effettiva, specialmente in relazione all’attuale immensa crisi ecologica.

   

E T I C A

A questo punto il contesto che queste idee occupano nel livello della vita sociale diventa chiaro. La possibile relazione di amore tra esseri umani deve includere, anzi deve essere principalmente costituita, dall’aiuto che ogni essere umano  può dare all’altro nella realizzazione delle sue potenzialità, con lo scopo di evoluzione interiore. La massima espressione con la quale si può definire la parola Amore è azione che permette agli individui di trovare quella libertà interiore, che poi è l’unica vera felicità e scopo della vita.

Se guardiamo la felicità umana da questo punto di vista, cioè come stato interiore che richiede grande conoscenza e supporto reciproco, possiamo evitare l’errore di eguagliare la felicità con il piacere fisico, egoismo, commettendo poi lo sbaglio di definire ciò in termini “Spirituali”. Il Materialismo Spirituale , che consiste nell’utilizzo di attività propriamente spirituali, per soddisfare la propria sete di potere, denaro. Accostando la questione delle relazioni umane su di un piano cosmico, possiamo vedere come gli ideali etici, sono diventati nella società contemporanea, più vicini al benessere fisico, sociale. Per esempio molti filosofi moderni  discutono spesso sul significato della parola “Dovere” o “Obbligazione Morale”, e la direzione presa nel ventesimo secolo dall’Etica ha portato la nostra cultura in un labirinto senza uscita di relativismo etico o di psicologia che, nel migliore dei casi,  rapporta le questioni morali con l’obbligazione di dover soddisfare i nostri bisogni immediati, e nel peggior dei casi, giustifica l’amoralismo basato sull’apparente mancanza di principi normativi oggettivi. Indicando il posto organico che la razza umana occupa nella vasta gerarchia cosmica, l’Etica acquista un carattere “Scientifico”, che vede la coscienza umana come una funzione organica, come  per esempio lo scambio di agenti chimici nell’atmosfera  nella respirazione delle piante, mentre dall’altro lato l’Etica riafferma gli aspetti normativi delle nostre obbligazioni verso gli altri.
Ciò che è interessante in questo discorso è come l’idea delle relazioni oggettive vengono capite in termini normativi o etici.

   La spiegazione può essere più o meno la seguente:
L’assunto moderno dice in generale che termini di valore non hanno correlatività oggettive, il detto popolare infatti dice che : “ La Bellezza esiste solo negli occhi di colui che guarda.” Gli argomenti dei filosofi sembrano confermare la non esistenza di una giustificazione razionale o empirica sulla verità dei fini morali. Precisamente in questo contesto, entra in gioco la  struttura psicofisiologica umana. Questa struttura,
cioè la nostra organizzazione psicofisiologica, contiene più di un centro di percezione, composto diciamo da tre “cervelli”: Il Centro Motorio, il Centro Emotivo e il Centro Intellettuale. Sia il termine “Centro” che “Cervelli” non vanno intesi come tali, ma non trovo altre parole al momento…. Nell’essere umano non evoluto, sviluppato, al quale  diamo il nome di “Colui che dorme da sveglio”, l’azione di questi tre centri di percezione non raggiungono il livello della consapevolezza.

Generalmente noi pensiamo e percepiamo da un istante all’altro nei migliori dei casi con uno solo di questi tre centri, e queste percezioni sono a loro volta filtrate e organizzate dalla funzione meccanica della mente, che viene definita  “Apparato Formatorio”. Il Senso della razionalità, così come viene inteso ed utilizzato dalla gente moderna di grande cultura, si trova in questa “Mente Formatoria”.  
Ora  questo “apparato” è formato per il solo scopo di organizzare le impressioni, concetti o immagini,  e possiamo immaginarlo, come una segretaria il cui compito è quello di gestire  un sistema di archiviazione . Ne la segretaria, ne ovviamente il sistema di archiviazione sono capaci di percepire direttamente la realtà.
Riguardo ai concetti di valore, possiamo dire che ognuno dei “Centri” percepisce un aspetto della realtà, e che non è possibile avere una accurata e completa visione del mondo,  senza la simultanea e consapevole cooperazione di tutti i “Centri” di percezione umana. Conoscere il mondo, significa conoscerlo con la conoscenza dell’intelletto, la conoscenza delle emozioni e la conoscenza delle sensazioni organiche ( l’aspetto istintivo-motorio). Questo punto di vista rivoluzionario, ci offre la possibilità di comprendere che la ragione del perché noi non possediamo, in termini di valore, un’oggettiva correlazione della realtà, è dovuto al fatto che percepiamo la realtà con il “Centro” sbagliato. Non percepiamo valori oggettivi perché  non sappiamo usare gli strumenti giusti atti a percepire quei valori. L’intelletto da solo non può vedere quei valori. Non è stato fatto per ciò.
La confusione, il cinismo, il pessimismo e la soggettività  del pensiero etico moderno
Evidenzia la mancanza di contatto dell’individuo “dormiente” con il giusto Centro, quello del cervello emotivo. I valori devono essere “Sentiti”, non soltanto capiti.
Le sensazioni ci permettono di accedere ad un ’aspetto della realtà che non è di esclusivo dominio del centro intellettuale. Uno senza l’altro ci da solo una visione monodimensionale della realtà, identificabile negli eccessi o a volte nelle assurdità del pensiero scientifico moderno. Condivido pienamente la sfiducia che il pensiero razionalistico moderno ha verso il sistema cognitivo delle ordinarie emozioni umane,
ma ciò di cui io sto parlando non ha niente a che fare con le ordinarie sensazioni esistenti all’interno dell’essere umano. E’ vero che le emozioni dell’essere che “dorme da sveglio”  sono solo di natura egoistica e soggettiva, e che l’accesso  della conoscenza oggettiva deve per forza di cose separarsi dalla loro influenza. Ma questa necessità non ci deve rendere ciechi verso la possibilità esistente dentro di noi di una certa qualità di sensazioni, che ci rivelano aspetti della realtà che non possono essere percepiti dagli altri Centri, intellettuale e fisico. Questa qualità sensoriale deve essere portata a cooperare con il centro intellettuale. Difatti questa mancanza di interrelazione è una delle grandi tragedie della mente umana moderna, che è capace di conoscere cose  senza sentire però il loro significato e relazione con il tutto della vita umana.
  Questioni fondamentali del tipo : “Perché l’essere umano è su questo pianeta?” – ma ciò è valido per ogni perché…- dipendono dal sentire la risposta, non dalla sua comprensione logica. Liberandosi da ogni “Attaccamento” – Identificazione-  l’individuo può sentire e percepire –esperienza-  ciò che fino a quel momento gli era nascosto. Con felicità non si  intende quello stato di soddisfazione egoistica, o di desiderio sensoriale, che l’individuo “Addormentato da sveglio” chiama felicità, ma piuttosto quello stato di gioia che alcune tradizioni chiamano liberazione o estasi. Per esempio Abramo scoprì il senso del perché fosse su questa terra. Scoprì che la propria realizzazione consisteva in una risposta volontaria alla domanda fattagli da Dio. Egli “Sente” questa domanda, la percepisce, come Giacobbe capì che : “Veramente c’è il Signore in questo luogo; e io non lo sapevo …” (Gen. 28:16). Solo dopo aver combattuto contro gli angeli, cioè contro forze superiori, capì.
  La crisi del nostro tempo in relazione con la Natura, è una crisi di “Sensazioni”. Noi siamo sconvolti e impauriti da ciò che potrebbe succedere alla terra e a noi, se non cambiamo il nostro approccio verso la Natura. Siamo terrorizzati e tristi per il danno e il disordine che la nostra “Cultura” infligge agli animali e alla vita vegetale. Sicuramente in queste emozioni ci deve essere della Verità! Questa situazione ci spinge a fare qualcosa per salvare e guarire la nostra relazione con la Natura.

Allo stesso tempo, però,  gli elementi del vero “Sentire” esistenti in queste reazioni, possono facilmente  essere oscurati e distorti dalla reazione egoistica come rabbia, impazienza e paura, che non devono essere associate alle nostre azioni. Se lo sforzo di voler riparare un problema nasce dalla stessa sorgente che da vita ai problemi dentro di noi, possiamo essere certi che le nostre soluzioni non sole daranno vita a nuovi problemi, ma possono anche farli diventare più grandi. 
La storia del progresso tecnologico moderno, dove ogni innovazione da vita ad un nuovo problema, è testimone della verità di questa mia affermazione.
Come possiamo presumere di riparare il nostro rapporto con la Natura, partendo dalla nostra stessa reazione interna che ci porta, in primo luogo, verso i nostri eccessi?
Non si necessitano solo iniziative specifiche, ma piuttosto la capacità di aprirsi ad una nuova sorgente di AZIONE all’interno di noi stessi.
Possiamo porre la questione anche nella seguente maniera: “ Sentiamo la voce della nostra coscienza?”
Dovete fin d’ora capire che la coscienza è la nostra vera forza interna, la sensazione del “Tutto” in ogni situazione, che deve essere risvegliata in noi, o forse è più corretto dire, a ciò che noi dobbiamo risvegliarci!
Cerchiamo dunque di non fare l’errore di voler insegnare la moralità, cerchiamo invece di insegnare  come trovare la coscienza.
Il vero Insegnamento consiste nel risvegliare  nell’individuo la forza di sentire la propria coscienza. Questo tipo di coscienza non ha  un senso così superficiale come quella che si trova nella cultura dell’essere umano moderno. Ciò che c’è più di nobile nell’individuo, Amore, Speranza, Fede ( che se capiti veramente, stanno alla base della nostra sottomissione e riconoscimento di ciò che sta in Alto…) sono inaccessibili se prima non passiamo attraverso quella fase intermedia di apertura verso la forza della coscienza.
Tutti i grandi profeti e Maestri del passato hanno evidenziato  l’importanza del lavoro sull’Amore, Speranza e Fede, ma attualmente il loro Insegnamento non è più valido, ma non perché ha perso di forza o valore, ma a causa del fatto che l’essere umano odierno ha inevitabilmente corrotto questi “impulsi”. Solo superficialmente rassomigliano agli “impulsi” originari, ma in realtà essi rappresentano delle egoistiche imitazioni. L’individuo che “Dorme da sveglio” crede a tutto, e chiama ciò Fede. Passivamente rimanda a domani tutti i suoi conflitti di oggi, chiamando ciò Speranza. Egli viene automaticamente attratto da questa o quelle persona, e ciò viene definito Amore. La facoltà di avere una coscienza rimane invece incorrotta, anche se si trova celata sotto la crosta della  falsa personalità umana. Un Insegnamento valido in questo periodo deve innanzitutto porre la sua attenzione sul graduale risveglio e partecipazione della coscienza nel generale funzionamento della consapevolezza, conducendola sotto la direzione di ciò che l’essere umano utilizza per la sua esistenza ordinaria. Solo così si potrà restaurare questi tre sacri impulsi. Come il “Daimon” di Socrate, la coscienza dell’individuo che “Dorme da sveglio” dice sempre di no, cioè ci rivela la profonda contraddizione esistente dentro di noi. Questa contraddizione  consuma la maggior parte delle nostre energie psichiche , impedendoci così di accedere ad uno stato più consapevole, mantenendoci dentro la nostra identità sociale o senso ordinario di come noi siamo organizzati. Rompere definitivamente questo guscio può condurci verso  il vero senso di colpa, di rimorso ( comparabile con la “Via delle Lacrime” dei Padri del deserto…), grazie al quale tutte le parti microcosmiche dell’individuo possono essere messe sotto l’influenza dei livelli superiori. La radice dell’Etica è proprio qui, in questa parola ,Rimorso.

   Perché l’essere umano è sulla Terra? La risposta a questa domanda può rivelarsi solo grazie alla nostra capacità di “Soffrire” la risposta attraverso tutto il nostro Essere, solo se essa diventa la passione assoluta della nostra vita, la più vivificante delle nostre esperienze, solo quando tutto il nostro presente si manifesta con questa  domanda del senso della vita, solo allora, ci apriamo per diventare quell’Essere che ne gli animali ne gli angeli possono comprendere: Un Essere  capace di gioire della sua volontà di servire, non solo per decreto dall’Alto, ma perché lo stesso essere umano ha reso se stesso capace di incarnare volontariamente quella particella di forza che si manifestò a Mosè come: “ IO SONO”.

 back