Intervista a Tiziano Grandi (1998)
— Perché ha dato il nome “ESPERIENZIALE” alla sua scuola di Tai Chi?
Il nome che il Prof. CHENG ha dato alla sua scuola è
SHIZHONG, che significa “Essere nel Centro”. Questo “Essere nel
Centro” nasce dalla relazione esistente tra “Centro di Gravità”-Spazio e “Sincronicità”-Tempo, che si intrecciano mutuamente.
Sappiamo che dentro di noi convivono varie personalità,
vari “Io”, che tendono ognuno verso un proprio individuale obiettivo. Nel
momento in cui uno di questi Io, per esempio quello che tende verso la
conoscenza, assume dentro di noi il primato, alcuni altri Io si allineeranno con
l’Io dominante, costituendo in tal modo quel “centro di gravità” che ci
permette di perseguire un obiettivo con la massima determinazione, senza
disperdere le nostre energie in mille direzioni, in balia di una pluralità
insostenibile di accidenti, ovvero di quello che di volta in volta ci troviamo a
chiamare caso o destino. Più è solido il “Centro di Gravità” più si è liberi da tutto questo.
Quando la nostra INTENZIONE
COSCIENTE -YI NIAN - diviene precisa, intensa e continua, non lascia posto agli Accidenti:
accadranno sempre meno “Imprevisti” in quanto anche gli Accidenti hanno bisogno
di Spazio e Tempo. Normalmente le cose accadono intorno a noi e noi siamo
influenzati da esse, sicché l’
Accidente controlla la maggior parte della nostra vita. Siamo circondati da Possibilità di Accidente:
se non accade una cosa, ne accade un’altra. Solo dopo che si
è sviluppata la VOLONTA’ COSCIENTE (altro significato di YI NIAN) ci si libera dal fato, dagli Accidenti.
La Teoria degli Accidenti è
semplice: essi accadono soltanto quando
il posto
è vuoto; se il posto è occupato non
possono accadere. Occupato da cosa? Da Azioni
Consapevoli . Occorre un “Io” permanente, reale, a costituire
quel “centro di gravità” che permette di controllare tutti gli altri
“Io” esistenti dentro di noi. Per esempio, le buone
intenzioni che sentiamo di avere dentro possono
essere controllate dalla pigrizia, un “Io” spesso più comodo di altri
da assecondare, ma riusciamo a far valere il dominio di quel “Gruppo di IO”
in linea con le nostre più profonde intenzioni, ebbene quel “ Centro di
Gravità” che avremo costituito riuscirà a tenere a bada e a far rientrare le
pretese avanzate dall’Io della pigrizia. Il nostro scopo è quindi di
diventare UNO, in cinese SAN YI , che
- per esteso - significa tre in uno (3 = Corpo, Emozioni, intelletto).
SINCRONICITA’: Mentre il “Centro di Gravità” viene realizzato dentro di noi, nel nostro spazio, la Sincronicità è un fenomeno che si manifesta nel TEMPO esterno. Sto parlando di ciò che i più chiamano “Coincidenze”, cioè Relazioni fortuite tra determinati fatti che avvengono nella nostra vita. Queste “Coincidenze” della vita possono apparire sotto diverse forme, come per esempio un sogno, un incontro o un avvenimento, che risulta curiosamente legato ad un altro senza una apparente ragione. La maggior parte di persone passa l’intera esistenza senza vedere nulla: tutti i “Messaggi” che ricevono sono semplici curiosità, stranezze, fortuna... Ma chi sa “Essere nel Centro” scoprirà che il compito principale che ha davanti è il decifrare, lo scoprire il “Significato” specifico che riveste la sua presenza nel mondo. La vita di ciascuno di noi ha un “SENSO”, una ragion d’Essere particolare che rende unica ed insostituibile la nostra AZIONE tra la gente. I Cristiani chiamano ciò Vocazione , Socrate aveva il suo “DAIMON”, i Buddisti hanno il Dharma. Riassumendo possiamo affermare che “Essere nel Centro” significa far risuonare la nostra nota individuale nella grande sinfonia che è la vita. Bisogna diventare INDIVIDUO fino in fondo: solo così si può trascendere successivamente la nostra individualità. La parola italiana che, secondo me, rispecchia meglio il concetto appena esposto di SHIZHONG è “Esperienziale”. L’essere umano a causa del fatto che “introietta” tutto ciò che gli passa accanto senza assimilare niente o poco, sta via a via perdendo la capacità di re-agire agli stimoli, cioè perde la sua sensibilità. Dunque “buttar giù” comporta la non-assimilazione dell’esperienza, che determina una progressiva atrofizzazione della capacità di pensare e di agire in proprio, di essere se stessi, di essere nel Centro. Invece l’assimilazione dell’Esperienza esige che essa non venga inglobata interamente, ma venga prima addentata, masticata e quindi distrutta (de-strutturata) completamente, per poi essere assorbita in maniera selettiva, critica, estraendone nutrimento e vitalità per la nostra crescita.
— In che cosa differisce il Tai Chi esperienziale dalle altre scuole di Tai Chi?
Mentre i praticanti del Tai Chi “ Accademico” tentano di riprodurre le azioni dei grandi Maestri del passato, noi invece, sulla base di quegli insegnamenti, prestiamo attenzione alla vita. Una persona, per raggiungere una pratica naturale, deve essere completamente libera da influenze o modelli che possono condizionarla. I praticanti di Tai Chi “Accademico” si basano sulla corretta esecuzione di modelli prestabiliti da qualcun altro, in maniera meccanica, noi invece cerchiamo di sviluppare attraverso un percorso “Esperienziale”, dunque personale, le intrinseche potenzialità del praticante, giungendo così ad una più esatta e personale dimensione di ARMONIA, per cui tutto è in continuo mutamento - tecniche, forma - ma non i principi di base. L’armoniosa interrelazione tra CORPO e MENTE è l’essenza della nostra pratica, mentre l’ENERGIA - QI - è solo un elemento secondario.
— Cosa significa per lei insegnare Tai Chi ESPERIENZIALE?
Innanzitutto io non insegno ma tramando quei Principi di Base che altre persone hanno a loro volta imparato da altri. Questa comunicazione viene trasmessa fondamentalmente dal mio corpo al corpo dell’altro. E’ un linguaggio diverso per ognuno di noi, e questa è la prima cosa che, come “guida”, ho dovuto imparare. Non è corretto dire ad una persona che cosa o come dovrà “Sentire”, ognuno percepisce la realtà secondo le proprie attitudini. Questa Diversità non solo va rispettata ma anche motivata, affinché il praticante resti Se Stesso, aiutandolo a sviluppare la “Capacità di Discriminazione”, grazie alla quale una persona può decidere cosa è utile o inutile per la propria realizzazione in quel momento. Questo apprendistato segue il percorso: Comprendi te Stesso, Possiedi te Stesso, Trasforma te Stesso.
Comprendi te Stesso: significa CONOSCERE le forze che esistono all’interno del nostro
corpo, la loro funzione, utilizzo, relazione. (Ciò non ha niente a che vedere
con l’Aura, le Energie metafisiche, cosmiche o gli angioletti vari...).
Possiedi te Stesso: Significa sapere come utilizzare
queste “Forze” in maniera Cosciente, anziché meccanicamente o addirittura essendone strumento: basti pensare alla rabbia, alla
pigrizia, alla fame, ai pensieri, al sesso.....
Trasforma te Stesso: significa dirigere il sovrappiù
prodotto dall’utilizzo Cosciente di queste “Forze”
per salire ad uno stato di coscienza non-ordinario. Da qui in poi il praticante
non solo è lasciato a se stesso ma dovrà Ricordarsi
costantemente che qualsiasi consiglio estraneo per uscire
vittorioso da queste “Lotte” sarebbe come un veleno. Il posto migliore per
maturare questo percorso/processo è qui ed ora, dove la vita ci sorprende.
Solo attraverso la “CONOSCENZA DI SE’” e non
attraverso la fede nei simboli di qualcun altro l’essere umano raggiunge la
realtà nella quale è radicato il suo “Io”. Ricordatevi che tutta la storia
dell’evoluzione è la storia della COSCIENZA e della progressiva espansione
del divenire
consapevole.
— Avete un programma didattico?
Sì, della durata di 17 anni circa, ma il lavoro più
importante viene svolto nei primi tre anni.
Il primo aspetto riguarda il controllo della Forma, cioè
dell’aspetto fisico.
Ciò significa semplicemente far sì che la nostra
“Forza Vitale” possa scorrere liberamente senza incontrare ostacoli e senza
ristagnare, accumulandola e preservandola. Requisiti necessari:
SUNG.
Possiamo tradurre questo termine cinese in maniera molto
imperfetta e approssimativa con Rilassamento
della Mente e Rilasciamento della
struttura corporea. Come detto poc’anzi bisogna conoscere e controllare il
proprio corpo, eliminare tutte le tensioni muscolari, portandolo in una
condizione di estrema naturalezza, Spontaneità - Zi Ran. Bisogna “Rilasciare” tutto il corpo dalla testa ai
piedi, dall’interno all’esterno e soprattutto nel modo di pensare. Il
controllo della forma ha un significato che riguarda l’aspetto pratico del
Tai Chi, perché per rendere applicabile la sostanza di quest’arte
bisogna sapere utilizzare Forme e Posture ben precise, essere in grado di
assumere una condizione YIN o YANG,
secondo leggi precise. Non si tratta di fare un qualsiasi tipo di ginnastica!!
Se la Postura e l’Attitudine mentale sono giuste e il movimento è corretto,
allora i risultati non tarderanno a venire.
Secondo Punto: Armonizzare il Respiro. Per il Principiante
il controllo della respirazione consiste nell’avere una respirazione naturale,
spontanea, semplice. Sono poche le persone cosiddette “Normali” che sanno
respirare bene.... Controllare il respiro senza la guida di un vero Maestro e le
dovute precauzioni vi condurrà solo a danni psico-fisici. Chi vuole fare questi
esercizi faccia pure, ma sappia che questi non hanno nulla a che vedere con il
Tai Chi.
Abbiamo tre tipi di respirazione: Meccanica, Artificiale,
generata dal Movimento. La respirazione normale si produce inconsapevolmente. La
respirazione artificiale si produce con un controllo mentale. Questi due tipi di
respirazioni vengono gestiti da differenti tipi di muscolatura, indipendenti tra
loro, e i principianti non riusciranno mai a far passare il controllo della
respirazione da un gruppo muscolare all’altro. La terza respirazione, cioè
quella prodotta attraverso il movimento, è quella che ci riguarda di più.
Anche qui requisito necessario è la CONOSCENZA del corpo umano. L’idea di
base è che certi movimenti, certe posizioni, possono provocare un’alterazione
del tipo di respirazione, pur conservando una respirazione cosiddetta normale.
La difficoltà consiste nel sapere quali movimenti o posizioni provocheranno un
certo tipo di respirazione e, cosa più importante, a quale tipo di essere umano
può essere adeguato un determinato movimento. La respirazione è come le
impronte digitali: ognuno ha le sue... Da quando siamo venuti al mondo aspiriamo
meccanicamente una certa quantità d’aria, se ne inspiriamo di più l’aria non può
combinarsi nel modo giusto con le sostanze esistenti nel nostro corpo. La
bio-chimica è Proporzione, esatta quantità.
Ricordiamo che l’aria non contiene solo ossigeno ma anche altri elementi e
tutto ciò penetra nei polmoni, i quali assorbono ciò che è necessario per
abitudine. Cosa ne sarà del di più? Così come viene praticata la respirazione
controllata provoca solo disarmonia: solo cambiando anche le altre sostanze
all’interno del nostro corpo, comprese le nostre Abitudini,
possiamo ottenere dei benefici da queste tecniche. Lo stomaco, per esempio,
ha bisogno di una certa quantità di cibo, non solo per la nutrizione, ma anche
per abitudine; lo stomaco è provvisto di innervazioni che, in assenza di
pressione, ne stimolano i muscoli, provocando la fame. Ci sono due tipi di fame:
quella del corpo e quella nervosa. Molti organi lavorano meccanicamente, ogni
organo ha un suo ritmo che è in relazione con gli altri organi. Cambiando la
respirazione cambiamo anche il ritmo dei polmoni, e tutto il resto????
Lo stomaco per esempio, che ha le proprie abitudini, ha
bisogno di un certo tempo per digerire il cibo; supponiamo che questo debba
restarvi un’ora, se viene accelerato il ritmo dello stomaco, il cibo lo
attraverserà più in fretta e lo stomaco non avrà più il tempo per estrarre
il necessario; in altre parti succede il contrario....Vediamo ora un altro
aspetto della respirazione poco conosciuto: il diaframma è un muscolo piatto,
largo e robusto che si posa come un coperchio sui visceri contenuti
nell’addome e separa l’alto dal basso. In alto: cervello, cuore, polmoni. In
basso: stomaco, intestino e organi genitali. La barriera del diaframma che se in
un senso li separa nell’altro li unisce. Di solito non lo si considera sotto
questo aspetto, dimenticandoci che il diaframma è fissato a vertebre ove sono fissati anche altri gruppi
muscolari; la rigidità di questi ultimi impedisce al diaframma di svolgere la
sua naturale funzione. Il diaframma si unisce con i suoi “Pilastri” sul
corpo della seconda, terza e spesso quarta vertebra lombare; inoltre si
inserisce sui dischi intercalati tra ogni vertebra, sull’arcata dello Psoas, che si estende dall’apofisi traversa della prima lombare a
quella della seconda lombare.
Davanti il diaframma, dietro l’enorme massa muscolare
della schiena: così le vertebre si trovano prese tra due forze e sottomesse ad
entrambe. Nel momento esatto in cui si inspira, sforzandosi , le costole
vengono spinte in avanti, il busto indietro: tutto questo è automatico. Per far
meglio (o peggio) si alzano le braccia nella speranza illusoria di aumentare la
capacità toracica. Contraendo il diaframma per inspirare si contraggono
inevitabilmente i muscoli spinali, accorciandoli. Per rilasciarsi/allungarsi ci
si accorcia!
Il problema non è tanto quello di inspirare bensì quello
di ESPIRARE. Le persone credono sempre che manchi loro l’aria (che é un tipo
di QI) in realtà ne sono piene, ne hanno i polmoni pieni tanto che non riescono
ad espellerla. E’ come accanirsi a riempire una
bottiglia già piena fino al collo! In realtà per respirare bene
bisognerebbe non volere niente e soprattutto non voler allenare la
respirazione!!!
Se respiriamo male significa che il diaframma
è inceppato, e se è inceppato significa che lo sono la schiena, il
collo e i piedi. E’ sbagliato pensare che esercitando una respirazione
addominale profonda, cioè deformando ancora di più il diaframma, si possa
ottenere qualche miracolosa capacità. Per respirare bene bisogna cominciare a
liberare il COLLO, la NUCA, la SCHIENA e i PIEDI.
Cioè bisogna realizzare SUNG, CH’EN (Affondare),
ZHONG TING (Allineamento
posturale) così come vengono enunciati dagli Antichi Maestri di Tai Chi.
Tai Chi non è una tecnica di respirazione, ne una tecnica marziale fine a se
stessa, ma è l’Arte dell’Equilibrio e dello studio del movimento degli
Archi prima e delle sfere poi.
Il diaframma è legato al collo, non è un modo di dire,
è una realtà concreta: essi sono collegati da un nervo vitale, il “Nervo
Frenico”. Esso nasce dalla quarta vertebra cervicale e scende nel torace
passando dalla pleura, dove va ad innervare il diaframma. E’ un nervo motore
e, se è disturbato all’origine dalle contrazioni della nuca, inutile
esercitare una trazione sul diaframma, perché quest’ultimo non è veramente
libero di muoversi. Anche il nervo Pneumogastrico
passa dal collo prima di raggiungere i polmoni, il cuore, l’addome. E’
un “Pezzo Grosso” del Sistema Nervoso Autonomo. Quando i muscoli delle
costole e dell’addome sono liberi di muoversi attivano il plesso solare nel
punto di incrocio del sistema nervoso vegetativo, proprio sotto il diaframma, là
dove i nervi simpatici e i due nervi Pneumogastrici si incontrano. Non so come,
ma gli antichi Maestri sapevano tutto ciò, difatti nei “10 Punti
Essenziali” del M. YANG CHEN FU troviamo tra i primi ammonimenti: xin jing qi he, Rilassati
e rilascia la muscolatura, respira in maniera naturale. Xu ling ting jing, Mantenere
la Testa eretta, come sospesa dall’alto, che appunto significa eliminare le
tensioni della nuca-collo.
Terzo Punto: Controllo della MENTE. E’ il terzo e ultimo punto, ma senza di esso non è
possibile ottenere risultato alcuno nemmeno nei primi due. Bisogna riuscire a
controllare l’attività della propria COSCIENZA,
cioè far sì che la nostra “Volontà Cosciente” si sposti da uno stato di
grande agitazione e ansia ad uno di grande tranquillità. Significa sviluppare lAttenzione
(aspetto positivo della Mente) e la Consapevolezza
(aspetto negativo della Mente) grazie al Ricordo di Sé, portando sia l’interno che l’esterno del proprio
corpo ad uno stato di “Grande Sensibilità”. Solo allora si potrà
avere la sensazione precisa del flusso del QI
nel corpo. Prima si tratta solo di sensazioni nervose, tuttalpiù
stimolo del sistema endocrino, ma non del QI
così come viene inteso nel Tai Chi.
Questi tre punti fanno parte dei “ 3 Livelli, 9 stadi”
-San Cen Bu Kong- che il Prof. CHENG
imparò dalla scuola Taoista “Sacred Society”, legata alla corrente HUANG-LAO. Tutta l’alchimia Taoista non è nient’altro
che un processo evolutivo della COSCIENZA descritto in termini
chimico-metallurgici, seguendo il principio ermetico “Così in alto, così in
Basso”. L’Alchimia opera discorsivamente una riduzione allo stato minerale
che non va inteso in maniera dispregiativa, ma quale semplificazione tattica
della realtà, atta a scorgere i principi agenti in essa.
— Se ho ben capito questa ultima parte la sua visione di pratica è ben diversa da quella che attualmente va per la maggiore, nel senso che lei non insegna per esempio la “Piccola Rivoluzione Celeste”, aprire il “Terzo Occhio”, vedere l’AURA, in poche parole a sviluppare i cosiddetti “Poteri Psichici”?
A che serve sviluppare tutto ciò se l’Anima non ha
superato la circonferenza ristretta e incostante della Mente umana?
Il fine di tutte le Arti è l’Esperienza del Sé.
L’essere umano moderno, ingannato dai resoconti immaginari letti, è troppo
spesso portato a credere che pochi anni di pratica con alcuni “Metodi
Segreti” lo possono innalzare allo stesso livello dei suoi “IDOLI”.
Guardiamoci allo specchio, tra i vari milioni di persone che hanno intrapreso la
pratica del Tai Chi, dello Yoga o altro, quanti hanno raggiunto quei
“poteri” promessi da queste pratiche? Chi può sostenere la propria
Affermazione auto-rivelandosi così come hanno
fatto alcuni Santi Cristiani, Bodhisattva indiani o autentici uomini del
TAO? Purtroppo il mondo moderno anche se ricco di conoscenze scientifiche è
deplorevolmente ignorante sugli aspetti interiori della natura umana. Il potere
discriminante dell’intelletto equilibrato considerato indispensabile dai
Maestri Antichi è stato sostituito dal movente più efficace di quest’epoca:
la possibilità di guadagno.
Non voglio dire che attività come il CHI KUNG, REIKI,
Astrologia Karmica, Cristalloterapia con lettura dell’aura o lo yoga per il
risveglio di Kundalini non vadano bene. Possiamo trovare senz’altro qualcosa
di valido in esse, ma questo non è
il problema. Il problema è che in genere nei “Centri” ove si svolgono
queste attività non esiste alcun lavoro su di Sé in relazione alla propria
crescita personale o auto-realizzazione. Si danno strumenti, tecniche, nozioni,
ma non si danno reali sviluppi sul processo: Comprendi te Stesso, Possiedi te
Stesso, Trasforma te Stesso. In genere i benefici di questi “Centri” non
vanno oltre l’appagamento superficiale dello star bene insieme, o di rilassare
le tensioni accumulate quotidianamente. Sono “Centri” dalle mille braccia,
fiacche o energiche, frenetiche o misurate, ma senza una testa che dia loro un
orientamento. Non è che questi “Centri” non servono a niente, ma certamente
non possono costituire un valido punto di riferimento in relazione alla propria
crescita personale. D’altra parte tutti i mezzi che sono stati dati
all’Essere umano per tenersi sveglio finiscono
poi per essere
usati per adornare il proprio
sonno: si porta
la tunica
Buddista come si porterebbe un abito firmato, si cantano i “MANTRA”
mattutini come altri vanno a
giocare a golf o a correre.....
— A questo punto mi incuriosisce qual è la sua visione sulle Arti Marziali.
Abbiamo l’Arte Militare il cui scopo è quello di
preparare nel più breve tempo possibile un soldato, che non discuta gli ordini,
dunque privo di una propria coscienza, capace di uccidere chiunque senza battere
ciglio.
Abbiamo lo Sport Marziale... e infine abbiamo L’Arte
Marziale: trattasi di un lungo cammino verso la perfezione in cui ci si impegna
e con il quale, grazie all’approfondimento costante di una Disciplina,
ci si dirige verso uno stato d’Animo che permette il manifestarsi delle
Potenzialità umane, anche in altre arti, in relazione all’idea che ad un
certo grado di profondità tutte le arti (e dunque anche tutti gli stili
marziali interni o esterni che siano) si ricongiungono. L’arte marziale
differisce da altri metodi per lo sviluppo delle potenzialità umane per il suo
particolare modo di lavorare con l’Altro, e per il concetto pratico di
vita/morte. Capire la strategia del combattimento significa capire come
affrontare la realtà invece che subirla o evaderne. La vita è “dura”,
“cattiva”, e io devo essere ancora più duro, cattivo, sempre in lotta per
non essere calpestato? Neanche per sogno! Vivere la vita come un’eterna
battaglia non è saggio ma paranoico! Un Guerriero è un Maestro
nell’affrontare i conflitti, e il conflitto è ciò che si frappone fra me e
il compimento dei miei traguardi. La sfida non è distruggere, ma - attraverso
l’Armonia - trovare la VIA per
creare. L’arte Marziale ha a che vedere con la vita, tutto ciò che non va in
questa direzione a mio avviso non può chiamarsi
Arte Marziale.
Quando parlo di Discipline
intendo dire che queste tecniche o pratiche vanno intese in senso
“Esistenziale”, cioè che vanno rivolte verso l’essere umano nella sua
interezza e nella sua Unicità, non come semplice acquisizione di “Abilità
Tecniche”. Quindi l’aspetto puramente Fisico-igienico, pur rimanendo
significativo costituisce la parte meno importante di quest’arte. I progressi
del praticante sono valutati sul versante ben più profondo
dell’“Atteggiamento” che egli esprime all’interno della pratica. Ricordo
inoltre che adoperare strumenti-tecniche di un livello quando non abbiamo ancora
assimilato le acquisizioni dello stadio precedente, toglie loro gran parte della
loro efficacia e spesso li “brucia”. Importante è comprendere Perché
una Scuola vuole adoperare Quel determinato strumento e Come ha
intenzione di utilizzarlo.
— Qual è la situazione italiana della scuola del Prof. Cheng Man Ch’ing ?
Prof. Cheng iniziò ad insegnare Tai Chi in America, precisamente a New York nel 1964. Morì a Taiwan nel 1975. In quei 10 anni insegnò il Tai Chi a migliaia di persone che a loro volta lo insegnarono ad altre migliaia... E’ ovvio dunque che io non sono il primo praticante di Tai Chi di questa scuola in Italia, né il più bravo, però sono l’unico in Italia ad aver completato il programma didattico della scuola, ad aver superato un esame di abilitazione all’insegnamento sia a Taiwan presso il quartier generale del Prof. Cheng, che nel Borneo malese presso la scuole del G.M. Huang Sheng Shyan. Inoltre l’Associazione creata dal Prof. Cheng con sede a Taiwan mi ha ufficialmente nominato suo portavoce italiano. Oltre a me nel ruolo di Insegnante Internazionale primo livello, vi sono già alcuni istruttori che hanno sostenuto e superato l’esame direttamente presso la nostra scuola in Estremo Oriente. (NB: Tiziano Grandi nel 2003 ha spontaneamente rinunciato al ruolo di responsabile nazionale della scuola del Prof. Cheng. Oggi pratica e insegna libero da ogni vincolo e condizionamento.)
— C’è differenza tra il Tai Chi della scuola del Prof. Cheng che lei insegna in Italia,e quello “Made in U.S.A”?
Si c’è, ma è una differenza di applicazione e non di
sostanza. In America esiste una relatà culturale ben diversa dalla nostra;
difatti lo stesso Prof. Cheng, adattando il Tai Chi a quella cultura, diede vita
al suo Tai Chi Semplificato, composto come diceva lui da un tripode: Forma 37,
spada e Tuei Sho.
Questo “Tripode”
però sosteneva un “Crogiulo” dentro al quale vi era tutto ciò che egli
sapeva dell’arte per giungere al TAO. l suo rappresentante americano BENJAMIN
PENG LO e uno dei suoi primi e più famosi studenti WILLIAM C.C. CHEN hanno sicuramente ricevuto dal Prof. Cheng
tutto ciò che essi potevano assimilare e dunque stanno facendo del loro meglio
per ciò che riguarda la trasmissione del Tai Chi. Gli americani vogliono un
certo aspetto della pratica anziché un altro, che fare? Un Maestro di Tai Chi
mi disse una volta: “Prima dagli
ciò che essi vogliono, poi
quando essi avranno fiducia in te gli potrai dare ciò di cui hanno veramente
bisogno.” Anche se siamo tutti sotto lo stesso sole e sulla stessa terra,
ognuno di noi darà vita a qualcosa di diverso, unico e originale.
—Bene siamo arrivati alla fine di questa intervista: qualche consiglio per i praticanti?
Non posso dare nessun consiglio, visto che è più salutare spiccar da Sé un frutto amaro dall’albero che non vederne prendere uno dolce per i consigli altrui. Soltanto non fate come coloro che pur conoscendo il detto: “Assaggiate tutto e conservate il meglio”, nulla assaggiano e conservano il primo che capita.