INTERVISTA A HUANG XING XIAN (Huang Sheng Shyan)
Esistono
differenti stili di Taiji quan?
Da quando è stata creata l’arte del
Taiji quan, sono nate diverse scuole o forme di Taiji. Alcune lavorano su 24
posture, altre su 37, 48, 108,128…
Vi sono forme con posture
larghe, altre con posizione strette e compatte. Qualcuno enfatizza le posizioni
alte, altri quelle basse… ma tutte queste differenze sono state create
dall’essere umano. Importante è che non vengano alterati i principi di base
della filosofia Taiji. Tutte queste diversità nascono dalla sete di Verità
dell’essere umano che cerca per strade diverse e tramite la forma, di
raggiungere quel tipo di stato detto della “Non-Forma”,
ove gli arti non sono più importanti, la forza bruta diventa inesistente, la
rigidità viene rimpiazzata dal rilassamento totale, raggiungendo lo stadio del
“non-essere” e della “non-
resistenza” (arrendersi a se stesso e al prossimo, per diventare UNO con
se stesso e con gli altri.).
Le mani non vengono più
usate come mani, e tutto il corpo
diventa una cosa sola.
Il Taiji non è un’arte
marziale nel senso agonistico del termine, ma un sistema di vita che deve essere
capito attraverso lo studio e la pratica di leggi scientifiche che permettono il
massimo rendimento con il minimo investimento energetico possibile (Investire
nella perdita…).
Un praticante di Taiji non
dovrebbe deviare da questi principi; i movimenti possono essere cambiati ma non
i principi! Proprio per questo si può dire che fra le varie scuole non c’è
differenza. Anziché far prevalere gli interessi di una singola scuola, bisogna
cercare interessi comuni per non far morire l’arte del Taiji quan utilizzando
una maggiore apertura mentale, ricordando che i fondatori di quest’arte e i
loro successori volevano diffondere il Taiji per migliorare la salute
psicofisica delle persone, che sono poi alla base di una società migliore.
Capire una parte dell’arte significa essere momentaneamente illuminati su
tutte le altre parti… allora tutte le scuole diventano UNA.
Come
praticare il Taiji per raggiungere una corretta esecuzione della forma?
Il divario esistente tra “forma
corretta” e “non” è molto ampio. Ricordo ciò che diceva il vecchio
saggio Wang Tsung Yueh: “Il corpo deve
essere mantenuto in posizione eretta ed equilibrata in maniera del tutto
naturale senza però dimenticare i principi di base come rilasciare
completamente il corpo( connessione rilasciata, contrazione eccentrica.),
sfericità, attenzione a tutte le singole parti del corpo.”
Durante la pratica bisogna
essere consapevoli del proprio movimento, altrimenti la forma sarà “vuota”
e priva di sostanza. Per raggiungere una corretta esecuzione bisogna unire i
principi del Taiji con un corretto
metodo di pratica e l’insegnamento di un buon maestro con le proprie capacità
di ricerca. L’arte del Taiji quan deve essere appresa progressivamente, e
prima di fare il prossimo passo bisogna essere sicuri di aver compreso dove si
è.
E’ importante possedere
delle qualità personali come la determinazione, la fiducia, la perseveranza, la
giusta motivazione, la pazienza e un corretto modo di vivere, soprattutto in
relazione al mondo circostante; tutto ciò vi aiuterà a raggiungere la
perfezione nella pratica. Ciò è chiaramente in contrasto con quanti vogliono
imparare in fretta, o attribuiscono più importanza alla forma esterna, alle
gare o praticano sporadicamente. E’ più facile insegnare a un principiante,
che riuscire a correggere gli sbagli acquisiti dopo un veloce apprendistato. Il
nostro corpo deve essere visto come una “macchina biologica perfetta”, ove
il più piccolo ingranaggio difettoso condizionerà il buon funzionamento del
tutto.
E’
meglio praticare il Taiji frequentemente o saltuariamente?
Nel Taiji non esistono estremi.
L’essenza sta nel metodo di allenamento. Se il metodo non è corretto anche
praticando frequentemente il risultato sarà minimo. Non è una questione di
quantità, ma di qualità del metodo, per esempio mantenere verticalmente il
proprio “equilibrio centrale”, così che tutti i movimenti saranno
diligentemente equilibrati. I principi non
cambiano, c’è una retta in ogni curva e viceversa. Lavorate sui principi di
base finché non ne sarete padroni, l’abilità nell’arte verrà di
conseguenza.
E’
meglio praticare lentamente o velocemente?
La terra si muove con una costante
specifica. Allo stesso modo il Taiji quan non dovrebbe essere praticato
troppo lentamente o velocemente, ma in maniera confortevole. Il corpo si deve
muovere in maniera naturale altrimenti si formeranno degli scompensi. Praticando
troppo velocemente si altera la respirazione aumentando i battiti cardiaci, se
ciò va bene per una pratica sportiva, non va bene per quella energetica. Sudare
è una dispersione della propria energia e forza vitale ed intacca il sistema
urogenitale.
Se praticate troppo
lentamente, le articolazioni diventeranno più rigide, bloccando il libero
fluire del Qi e del Jin (Forza Elastica Interna). Il Qi e il Jin devono essere
sincronizzati. Internamente bisogna
armonizzare la libido ( Jing, essenza seminale, energia sessuale) il Qi e lo
Shen ( Anima psichica); esternamente bisogna armonizzare
la Mente –Yi nian e Yi shi, intenzione ed attenzione- e il corpo come
una cosa sola, così che esternamente ed internamente vi sarà armonia. I
muscoli devono essere “rilasciati” , e il corpo privo di tensione -Song
– ( che significa in termini pratici, eliminare le doppie contrazioni
muscolari.).
Non è corretto dire che
praticare piano o veloce sia bene o male, perché dipende dal livello che
l’allievo ha raggiunto. Bisogna praticare secondo la propria natura, finché
interno ed esterno diventano una cosa sola, e in seguito il concetto di
lento/veloce non avrà più importanza. A
questo punto il praticante avrà la sensazione che la parte superiore del corpo
sia come il vagabondare delle nuvole nel cielo, mentre la parte inferiore sarà
come un fiume che scorre. La coscienza è continua e armoniosamente unita con i
movimenti; tutto diventa UNO, piano e veloce non esistono più!
L’arte del Taiji non fa
distinzione tra posizioni alte o basse, ma si preoccupa fondamentalmente del
principio dei “4 Equilibri” :1)
Equilibrio in relazione alla grandezza della posizione e del movimento, per
esempio ambedue le parti del corpo devono avere un bilanciamento che sia in
relazione alla quantità di spazio che viene usato per il movimento. 2)
Simultanea precisione del movimento di tutte le parti del corpo. 3) Equilibrio
del corpo durante la rotazione o trasferimento da una postura ad un’altra. 4)
Stabilità, soprattutto durante il movimento. ( Precisione, Allineamento,
Rilasciamento= stabilità.).
L’equilibrio o armonia tra
interno ed esterno deve essere coltivata evitando di sporgere o pendere
dall’asse centrale del corpo. Quando è necessaria la forza posteriore, il
ginocchio posteriore si tende leggermente, ma il corpo non deve andare verso
l’alto (evitare la contrazione concentrica dei muscoli delle cosce!), cosicché
l’intenzione (Yi nian) e il Qi saranno chiusi internamente e centralmente
anziché uscire verso l’alto. Il
ginocchio posteriore si regolerà di conseguenza….
L’intenzione viene
utilizzata per “rilasciare” la muscolatura, e sciogliere i legamenti
Quando si
saranno compresi i “4 principi” e le “8 stabilità”, il problema
di alto/basso, lento/veloce, grande/piccolo, antico/moderno, si risolverà
individualmente.
Come
si può distinguere sostanziale o insostanziale, tra destra e sinistra, alto e
basso?
I
muscoli, lo scheletro e il sistema nervoso sono parti del corpo umano. Quando
praticate i movimenti, l’uso dell’intenzione per affondare –Ch’en-,
e rilasciare –Song- è la cosa più
importante. Il centro di gravità viene mosso mantenendo costante l’asse
verticale e centrale del corpo. E’ importante concentrarsi sui principi come
la stabilità, la calma, il rilasciamento ed il radicamento. I movimenti interni
generano i movimenti esterni continuamente, senza interruzioni (ciò non è
possibile se la mente non è continuamente PRESENTE grazie ad uno SFORZO di
VOLONTA’). La Forza elastica interna –Jin-
viene generata dai movimenti circolari. Dopo un po’ di tempo tutto il
corpo sarà in equilibrio ( Zhong Ding Jin).
Secondo il principio
dell’allineamento incrociato del
sistema nervoso, se la gamba destra è piena, la mano destra è vuota ( vuota di
che cosa???....intenzione miei cari…intenzione…è dalla testa che tutto il
gioco neuronale ha inizio.), mentre la mano sinistra è piena ( di che cosa???).
Grazie a ciò è possibile spostare il centro di gravità da una gamba
all’altra senza interruzione di movimento (ma soprattutto di intento…),
evitando così di comunicare all’esterno le proprie intenzioni (!!!).
Quando si muove il Qi,
bisogna separare nettamente il sostanziale dall’insostanziale, spostare i
piedi senza muovere il corpo, e muovere il corpo senza muovere le mani. Se nello
spostare il piede anche il corpo si muove, significa che non vi è netta
separazione tra sostanziale ed insostanziale ( l’attenzione e l’intenzione
stanno vagabondando chissà dove…). Se muovendo il corpo si muovono anche le
mani, significa che le spalle e le mani non sono rilasciate. E’ importante
muovere il corpo con l’intenzione.
Destra/sinistra, alto/basso, devono essere coordinati dall’interno
Come
bisogna praticare i movimenti della forma affinché la loro applicazione diventi
effettiva?
Prendete per esempio i “5 esercizi
per il rilasciamento e affondamento” –Song
ch’en wu fah-, che si basano sui principi della filosofia Taiji…durante
la loro esecuzione dovete eliminare dalla vostra mente ogni distrazione,
altrimenti non vi sarà beneficio alcuno. Ricordatevi sempre i “3 Principi
della non mobilità” : la testa non si muove da sola, è ancorata al corpo. Le
mani non devono muoversi da sole. I piedi devono essere perfettamente radicati
al suolo. Il Qi è mosso dall’interno lungo tutto il corpo. Quando si muovono
i piedi il corpo non si muove, tutti i movimenti circolari hanno origine dalle
anche-vita (Yao/Kua), e le mani non si muovono indipendentemente. Bisogna capire
i principi Taiji, e quando capirete ciò internamente, esternamente sarà già
presente l’applicazione. (!!!)
Quando sarete completamente
rilasciati, potrete senza sforzo alcuno (wu wei) adattarvi ai mutamenti esterni,
neutralizzando ogni tipo di forza (Teoria del cerchio verticale.). In quel
momento avrete raggiunto lo stato del “non-essere”, che vi permette di
essere tutt’UNO con il mondo circostante, perdendo così quel sentimento di
separatività, isolamento, che vi impedisce di tornare all’Unità. Allora e
solo in quel preciso momento, tutto il corpo diventa un’arma, e le mani non
verranno più usate solo come mani. ( questo è un passaggio molto…molto
importante perché per la prima volta ci viene detto chiaramente che l’arte
marziale superiore –Taiji Quan- non riguarda l’apprendimento di tecniche
marziali specifiche, o di sviluppare forza, resistenza e velocità, ma di
CAMBIARE …TRASFORMARE l’essere, a partire dall’interno, cioè dalla
propria mente. Le attuali proposte marziali non vanno oltre al meccanico
apprendimento di tecniche fine a se stesse, senza però darci la capacità di
VEDERE, grazie alla quale sapremo scegliere la risposta più adeguata alla
circostanza. Dim Mak (punti vitali), Chinna (leve articolari),Wing Tsung
pugni…calci e altro sono figlie di un Dio minore….l’arte marziale
inferiore.
Qui il Maestro Huang ci
dice chiaramente qual’è la strada da percorrere, vale a dire la Via della
comprensione (SAPERE) che conduce ad una capacità (FARE) che non è
quella dell’uomo ordinario, in quanto permette la visione di cose che ai sensi
dell’uomo comune sfuggono completamente… questo è il vero SAPER-FARE.)
Se non riuscite a
padroneggiare l’essenziale è inutile parlare di applicazione marziale della
forma.
Cosa
significa rilasciare l’addome e allineare il coccige?
Il Qi viene accumulato nel Dan D’ien
grazie al lavoro di affondamento verso quella zona della Mente. Da qui il Qi
potrà circolare liberamente per tutto il corpo.
Se il Qi resterà solo nel
Dan D’ien avremo a livello addominale la sensazione di pienezza (qi
stagnante); dunque solo se il Qi circola in tutto il corpo sarà possibile
ottenere il rilasciamento addominale. Il Qi può essere assorbito nella spina
dorsale.
L’antica canzone delle 13
posizioni dice: “Se l’addome è
completamente rilasciato il Qi potrà salire.” Perciò non fate l’errore
di accumulare il Qi solo nel Dan D’ien , altrimenti tutto l’addome sarà
semplicemente gonfio, pieno.
Allineare il coccige
garantisce che le anche non sporgano in avanti, questo va di pari passo al
rilasciamento dell’addome…
Se queste due fasi non
vengono effettuate simultaneamente non sarà possibile essere “radicati”. Le
anche, che non potranno muoversi liberamente, causeranno in relazione alla
colonna vertebrale uno spostamento dell’asse verticale, e dunque uno
sbilanciamento.
Qual
è il vero spirito del Taiji?
Esperti e bravi maestri insegnano la
stessa cosa in maniera differente, questo perché differenti sono le persone, i
paesi e la cultura dei popoli. La reale acquisizione dell’arte non riguarda la
conoscenza perfetta della forma esteriore, bensì l’abilità di capire e saper
applicare i principi della filosofia Taiji. Dovete applicare ciò nella vostra
vita quotidiana, rendendovi conto che è inutile…”Spingere il fiume”.
Questo è il vero Taiji!
Quante
volte al giorno bisogna praticare la forma?
Praticando 2 volte al giorno la forma
impiegherete 10 anni per capire qualcosa. Praticando
la forma3 volte al giorno ne impiegherete 15 di anni! Se
praticate 4 volte al giorno… ci vorranno 20 anni per capire qualcosa….
Il Taiji non è uno sport,
dove più uno pratica meglio diventa. Il Taiji lavora sulla trasformazione del
corpo e della mente operando attraverso dei mutamenti biochimici… cioè la
trasformazione di materia grezza ad una più nobile.
Questa trasformazione ha un
suo tempo, diverso per ognuno di noi, che non possiamo accelerare proprio perché
il corpo ha un suo particolare ritmo per assimilare e digerire questi
cambiamenti qualitativi.
Il principio più importante
è la moderazione.
Chi pratica 10 volte al
giorno focalizza il suo lavoro sulla quantità, consuma energia e dunque Qi. Ciò
è in antitesi con i principi Taiji. Può darsi che facendo così sudate,
dimagrite o altro… ma ciò non è di alcun beneficio per lo sviluppo del Qi, e
lo scopo principale del Taiji Quan è quello di coltivare il Qi. Zheng Man Qing
diceva: “Pratico la mobilitazione della
Forza elastica interna e del Qi usando le 37 posizioni di base della forma a
solo tutti i giorni. Ogni esecuzione dura 7 minuti.”
Praticare troppo o poco è
relativo al come si pratica, correttamente o meno.
Consiglio di praticare
singoli passaggi della forma per non più di 5 minuti, solo così diventerete
maestri dell’arte.
Alcune
persone pur praticando Taiji da molti anni non sanno cos’è il radicamento o
la morbidezza…perché?
Molti studenti praticano con un metodo
sbagliato. Il praticante deve cominciare con i principi di base, unendo
filosofia e principi al giusto metodo e al giusto sforzo.
Deve capire la relazione
esistente tra l’essere umano e il mondo circostante e usare il Qi per
praticare. Deve essere umile e perseverante. Lentamente il radicamento si
svilupperà e il metodo verrà capito. Essere radicato e saper usare la forza
elastica interna sono qualità che non possono essere viste dall’esterno. Nel
praticare i movimenti e sviluppare il Qi, le articolazioni devono essere libere
ma allo stesso tempo guidate (ancora una volta Huang sottolinea la connessione
rilasciata…), coordinate. E’ importante distinguere il sostanziale
dall’insostanziale ( se ciò avesse a che fare solo con il peso che problema
ci sarebbe??? Il punto è che non riguarda il peso, ma l’uso
dell’intenzione…), essere flessibile e morbido come un serpente (!!!), che
usa la coda per difendere la testa e viceversa, o che usa entrambi per difendere
il centro del suo corpo…
Sii sensibile
all’intenzione (!!!), solo così potrai essere rilasciato
e pronto. E’ più facile sollevare una sbarra di 30 kg. che non una
catena di 15 kg.!
Questa è la dimostrazione
pratica di cosa significa avere le articolazioni rilasciate.
Il DAO in questo caso è Yin,
mentre l’arte è Yang. Lo Yang ha la sua radice nello Yin e viceversa. Essere
rilasciati, stabili, radicati, sono qualità Yin. Neutralizzare con cedevolezza
una forza esterna è il principio più importante, ma anche il più difficile di
quest’arte (Jie Jin). Dovete restare stabili come una montagna, che
dall’esterno è sempre immobile, ma al suo interno… quante cose si muovono!
Zhang Sam Feng ha detto: “Prima
bisogna acquisire il DAO, la Via, imparando a non resistere, solo allora il
corpo comincerà ad ubbidire.” ( vedi lunga nota precedente sull’arte
marziale superiore…). In attacco o in difesa la persona deve capire il metodo,
poi acquisire l’insostanziale, o non-metodo, e la quiete. Si può capire
l’applicazione di yin e di yang nei movimenti praticando Tui- shou, che serve
anche a sviluppare Ding Jin (la forza interna che ascolta). Alto/basso,
destra/sinistra, interno/esterno, devono essere in accordo alla teoria yin/yang.
Sostanziale/insostanziale,
movimento/quiete si alternano reciprocamente in maniera continua, quando yang si
muove anche yin si muove, non si può togliere lo yin dallo yang!!! Dovete
imparare a non resistere e aderire(BU
DIU BU DING, non resistere e non sconnettersi…). Quando avete capito cosa
vuol dire aderire, capirete perché è meglio neutralizzare una forza che
resistervi (attaccare è cedere; cedere è attaccare.).
Purtroppo alcuni studenti
commettono degli errori per cui non riescono a capire la sostanza e la sua
applicazione e a lungo andare questa situazione impedirà loro di continuare su
questa Via; ma il problema non è l’arte e nemmeno l’apprendista,
è… il giusto Maestro!