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La ricerca della Verità

Intervista a Patrick Kelly

 

 Puo’ parlarci dei suoi Maestri?

“Quando incominciai la mia ricerca sulla “Via” mi divenne subito chiaro che dovevo trovare un maestro che sapeva, in senso spirituale, dove si trovava. Cominciai a studiare taiji quan con il maestro Huang Xin Xiang nel 1970 e subito dopo incontrai un maestro Sufi, Abdullah Isa Dugan, discepolo dello sceicco Abdul la Kyum, della tradizione afgana dell’ordine Naqsbandi, corrente alla quale fa riferimento anche l’insegnamento della scuola di Gurdjieff. Ho cominciato a studiare con questi maestri fino alla loro morte. Il maestro Huang nel 1992 e lo sceicco nel 1987. Ho avuto la possibilità di studiare anche sotto altri famosi maestri, tra cui un maestro taoista in Cina e Mouni Maharaji (Mouni significa colui che non parla), un anziano yoji che viveva nel deserto in India, da cui appresi il Raja Yoga.
Dopo la morte di Huang, studiai con il maestro Ma Yueh Liang, che rimase in Nuova Zelanda, dove io vivevo, per circa sei mesi. Successivamente lo visitai molte volte anche in Cina. Da oltre quindici anni sono in contatto con il maestro Ni Hua Qing che conosceva Yang Ban Hou e Yang Cheng Fu. Tra l’altro il maestro Ni era amico del professor Zheng Man Qing.
Solo dopo che tutti questi maestri, in epoche diverse, mi spinsero ad insegnare, cominciò la mia avventura nella catena di trasmissione dell’insegnamento. Senza il loro mandato, non sarei stato così ingenuo di cominciare ad insegnare!”

 

Qual è la sua personale filosofia di insegnamento?

“Trovo sia importante incoraggiare gli studenti a fare degli sforzi, per estendere sia i loro limiti esteriori che quelli del loro mondo interiore. Aiutarli nella comprensione della pratica e del dove questa pratica può condurli. Vedendo la meta, e comprendendone il metodo, essi possono gradatamente liberarsi dalla mia dipendenza. Questa comprensione li aiuta anche a proteggersi da quei maestri che pur non sapendo dove andare, si mettono alla guida del prossimo. E’ bene anche riconoscere il tipo di responsabilità esistente dietro la parola insegnante. Praticare e’ per se stessi, mentre insegnare e’ per aiutare il prossimo. Se invece praticate per diventare un insegnante o se insegnate per i soldi o la fama, ciò non solo bloccherà la vostra crescita interiore ma anche quella degli altri.”

 

Perche’ nel taiji viene enfatizzato il rilassamento del corpo?

“I neonati sono naturalmente sciolti, rilassati ma non sanno come muoversi, La prima cosa che imparano per questioni di sopravvivenza consiste nello sviluppare una discreta abilità motoria del corpo che però genera contrazione. Tutti imparano ciò ma a nessuno viene insegnato poi come rilasciare queste contrazioni. A causa di questo fatto, nel corpo rimangono e si accumulano dei residui di tensioni, contrazioni, che si manifestano nella vecchiaia come rigidità e blocchi.
Come antidoto bisogna dunque insegnare per prima cosa il rilasciamento delle contrazioni quotidiane. Successivamente si insegnerà ad eseguire una contrazione, seguita dopo da un rilasciamento completo. Contrazioni residue bloccano il libero fluire del sangue e della forza vitale qi. Per poter permettere alla forza di salire dal basso verso l’alto, attraverso il corpo è necessario essere capaci di rilasciare completamente le contrazioni già esistenti, permettendo così alla fascia osteo-articolare del corpo di allungarsi e accorciarsi in maniera semiautomatica”.

 

Qual’é l’importanza di avere una buona base?

“Nel Tai ji, il Jin o forza elastica interna, va su e giù a partire dal terreno. Senza una buona base, i praticanti non troveranno mai questa forza e continueranno a usare la forza generata dalla parte alta del corpo, visibile dal loro continuo pendere in avanti oppure a seguito di eccessivi movimenti durante l’emissione della forza. Solo quando il corpo è stabile si può realmente rilasciare la parte superiore del corpo trovando l’asse verticale. Solo quando il corpo è estremamente stabile potete concentrare molto profondamente la mente durante l’azione.”

 

Puo’ dirci qualcosa in più sull’allineamento posturale?

“L’allineamento è importante nel momento in cui le forze passano attraverso il corpo. Non è importante essere allineati quando siete rilassati. L’allineamento genera un percorso di forza che va dal terreno al punto di applicazione della forza. Ciò permette alla forza di passare attraverso il corpo senza generare contrazioni, resistenza o dolore. Una colonna vertebrale diritta e allineata permette alla forza dal basso di salire verso l’alto. Invecchiando la gente si ingobbisce, le vertebre diventano meno flessibili, generando problemi ai dischi vertebrali. Rilasciare ed allineare durante l'esecuzione della forma inverte questo processo”.

 

Perche’ l’accuratezza durante l’esecuzione della forma è importante?

“La ragione principale nel livello di base consiste nell’allineare il controllo mente/corpo. Ciò è conseguito quando il corpo, ubbidendo al volere della mente, di posiziona, o per effetto della memoria corporea o grazie ad una nuova intenzione prodotta nel momento, nella corretta postura. Nei principianti, la mente intende una cosa e il corpo ne fa un’altra. L’accuratezza non solo è il primo passo nell’allenamento della connessione mente/corpo, ma ci permette anche di trovare tutti i tipi di posizioni che permettano una grande trasmissione delle forze da e verso il terreno”.

 

Quali sono gli aspetti più importanti da allenare nei vari livelli che compongono la pratica?

“La meta consiste nell’unire i vari livelli non nel lavorare isolatamente su uno di essi. Per prima cosa, imparate a muovere il corpo liberamente e con fluidità. Poi a rilasciare e allineare, alla fine trovate le forze nel corpo. Tutto ciò viene unito dalla mente. Questo livello è quello in cui la mente e il corpo imparano a lavorare insieme. Ma allenare solo questo aspetto non è vero taiji. C’è un altro aspetto da considerare, quello della mente verso l’energia e successivamente quello riguardante gli aspetti profondi della mente. All’inizio la mente è nel corpo, alla fine il corpo è nella mente. Solo quando si è giunti a questo livello si può parlare del lavoro di unione tra la mente profonda e lo spirito”.

 

In termini di mente, cosa insegna?

“E’ possibile dire qualcosa in merito, ma la vera comprensione di ciò viene solo attraverso il corretto allenamento. Esistono differenti livelli di consapevolezza e intenzione, da superficiale a molto profonda. La consapevolezza e l’intenzione interagiscono producendo una risposta. Generalmente nel taiji la gente allena qualcosa di simile alla consapevolezza ma difficilmente sa allenare l’intenzione. Una azione consapevole implica corpo attivo / mente passiva. Mentre un’azione fatta con la giusta intenzione implica una mente attiva / corpo passivo. L’allenamento speciale per l’intenzione (yi) veniva deliberatamente mantenuto segreto. I maestri Huang e Ma Yueh Linag per esempio la insegnavano solo agli allievi più interni della loro scuola. A causa di ciò credo che l’insegnamento dell’arte tai ji e dello specifico metodo di allenamento per l’intenzione sia pressoché introvabile nelle scuole interne di tai ji. Cosa strana però, nei classici del taiji questo tipo di allenamento viene definito come il più importante”.

 

Perché è importante l’allenamento della mente profonda?

“La mente superficiale, con cui intendo la consapevolezza ordinaria, non è altro che attività meccanica del cervello. Secondo i miei insegnamenti, la mente reale, in tutte le sue componenti esiste nel campo energetico, non nel cervello. Alla vostra morte, la mente ordinaria sparisce con il cervello, ma gli aspetti più profondi della mente continuano ad esistere e ad operare su tre livelli differenti. C’e’ l’aspetto della mente in relazione al corpo fisico, quello della mente con l’energia e l’intelligenza della mente. L’intelligenza della mente profonda (yuan shen) è presente in tutti e tre questi livelli. Essa si connette al cervello e al corpo attraverso questi tre livelli, ma la mente profonda differisce dal cervello! La ‘mente profonda, che comprende gli aspetti più profondi del campo energetico è il vostro Io reale (shen ren). Nata in un corpo, sviluppa una sua energia e intelligenza. Per me questo è il vero senso della vita e non rendersi conto di ciò significa aver vissuto invano!”.

 

Vorrebbe dire che quanto detto poc’anzi è l’aspetto più importante nella pratica del taiji?

“Nei classici troviamo scritto che l’aspetto più importante della pratica taiji consiste nella longevità, che secondo quanto ho appreso nel taoismo interpreta come immortalità, o l’abilità di sopravvivere dopo la morte nel cosiddetto corpo di diamante. Anche nell’insegnamento buddista si dice la stessa cosa, ma viene utilizzato il termine corpo di luce. Dopo la vostra morte, volenti o nolenti, voi continuate a vivere nel vostro corpo energetico. Se durante la vostra vita allenate, rafforzate e raffinate questo corpo energetico attraverso una pratica corretta, allora gli aspetti più profondi di voi stessi diventano indipendenti dal vostro corpo energetico cristallizzato. Se non avete conseguito ciò, allora piano piano la vostra esistenza individuale si spenge, o ritornate in un corpo per riprovare successivamente a fuggire dalla ruota delle rinascite. Questa per me, è la verità della vita! Per me tutti gli altri aspetti del taiji non sono che di minor importanza, creati da gente comune per scopi ordinari, come ottenere una vita più confortevole, eliminando le malattie o lo stress o per ottenere del potere marziale, che conferisce un rispetto alquanto dubbioso. Credo che, sfortunatamente, concentrarsi sulla salute o sulla difesa personale renda la mente ancora di più attaccata al corpo, rafforzando l’Ego e bloccando ogni sviluppo interiore”.

 

Potrebbe spiegare come allenare i differenti stati mentali nella pratica della forma?

“No, non è possibile spiegarlo a parole. Essi devono venire allenati con una persona che comprende ciò. Posso solo darvi qualche consiglio: innanzitutto la gente deve imparare a sentire molto da vicino il proprio corpo. Cercate delle sensazioni corporee genuine come il calore, la pressione e una percezione non visuale della postura corretta. Questo è il primo passo, ed è diverso dalla tipica consapevolezza sensoriale che il comune praticante generalmente usa durante la sua pratica. Aumentare solamente la concentrazione della cosiddetta consapevolezza ordinaria è un metodo errato, che vi impedirà di scendere più in profondità. Sfortunatamente, molti sistemi odierni di meditazione e tecniche affini insegnano alla gente a valorizzare e rafforzare questa consapevolezza superficiale. L’Ego osserva le percezioni superficiali, le visioni, l’udito eccetera e percepisce ciò come realtà. Non è una vera Via. Tutti i miei maestri mi hanno parlato esplicitamente di ciò, e la mia esperienza lo ha comprovato”.

 

In ogni livello di pratica del taiji esiste un paradosso tra lasciar andare e tenere sotto controllo. Qual è la sua opinione in proposito?

“Il paradosso tra yin e yang è un tema di centrale importanza nella pratica del taiji. Ciò che noi ricerchiamo non è lo yin o yang, e nemmeno un miscuglio dei due. E’ qualcosa di nuovo. Potete chiamarlo Yin/yang, come fosse una sola cosa. Sembra un miscuglio tra i due, ma non lo è, perché è qualcosa di completamente diverso da yin o da yang. E’ una terza cosa. Non è una questione di giusto o sbagliato, ma della simultanea combinazione dei due elementi che produce qualcosa di più sottile. Quando emettete tai ji jin c’è un aspetto che tira verso e un altro che manda via. Ciò accade contemporaneamente. La condizione di allungare è in realtà un nuovo stato che si produce all’interno dei muscoli. L’allungamento permette di cedere e allo stesso tempo produce una forza. Ciò non è una semplice combinazione di contrarre e rilasciare che accade nel tempo (prima una, poi l’altra) o nello spazio (all’inizio rilasciato, alla fine nel movimento contratto). Lo stesso accade con lasciar andare e controllare. Il lasciar andare che interferisce con il tener sotto controllo non è il lasciar andare di cui avete bisogno. Lo stesso dicasi per il contrario. Dovete trovare ciò che vi permette simultaneamente di aumentare sia il controllo che il lasciar andare”.

 

Potrebbe spiegarci quali sono i differenti livelli muscolari e come essi condizionano le forze nel corpo?

“I muscoli passano attraverso un ciclo di contrazione e rilasciamento, allungamento e accorciamento, mentre la mente ha le sue corrispondenze con il ciclo di ‘concentrare, rilassare, affondare e vuoto’, più uno stato diciamo neutrale, che da vita alle cinque fasi. Solo attraverso una lunga pratica di ciò può nascere una vera comprensione del ciclo sopra menzionato. Il ciclo di mente/corpo è la base su cui di appoggia l’insegnamento che il maestro Huang Xin Xiang mi diede in vent’anni di pratica con lui. Se non comprendete le cinque fasi, avrete non poche difficoltà a capire il taiji jin.

Normalmente alla gente viene insegnato che esistono solo le due fasi muscolari alternate: contrazione e rilasciamento. Se conoscete solo ciò rimarrete bloccati in questo aspetto duale del movimento, lo yin e lo yang. Se poi fate l’errore di voler combinare questi due aspetti, cioè prima contrarre e poi rilasciare, o in parte contratto e in parte rilasciato, la vostra ricerca per il taiji jin sarà destinata a fallire! Allungare e accorciare invece, vengono menzionati molto raramente e ancora più oscure sono le informazioni che riguardano gli stati di trasformazione della mente (mentre si sa molto sulla fase di contrazione/rilasciamento delle fasi muscolari, poco si sa sulla capacità del muscolo di agire come un elastico che si allunga e si accorcia, generando contemporaneamente forze opposte, vera forza di connessione tra le varie parti del corpo. Il quinto stato è quello statico. Il nostro corpo durante il movimento passa attraverso queste fasi, senza che noi ne abbiamo la percezione. Nei classici del taiji ciò viene detto caricare l’arco o tendere l’arco. Senza questo caricamento non c’è taiji e la vostra forma sarà vuota)”.

 

Nel suo insegnamento si parla del cerchio verticale. Puo’ dirci qualcosa in merito?

“Il più conosciuto cerchio orizzontale contiene i movimenti esterni del corpo che richiedono successivamente il riposizionamento nel centro del corpo.
Nel cerchio verticale, mentre il corpo si muove, i cambiamenti interni accadono nella mente e nel corpo, producendo sottili cambiamenti sull’asse longitudinale e sulla forza verticale, che richiede a sua volta una notevole forza verticale, la quale causerà un leggero innalzamento del corpo. Durante i movimenti lenti della forma taiji, la forza di gravità elimina questo innalzamento e a causa di ciò i praticanti non si rendono conto della sua esistenza. Ma quando essi si muovono veloci la forza verticale elimina la forza di gravità, facendo alzare leggermente il corpo verso l’alto, cui segue, dopo che l’onda di contrazione è passata, un affondamento.
Molta gene può arrivare alla stessa conclusione da sola, comunque in un libro scritto dal professor Zehng Man Qing il cerchio verticale viene descritto chiaramente. Ma la seconda fase, quella del rilasciare, ha tre aspetti nascosti dei quali raramente si sente parlare”.

 

Parliamo un po’ del tui shou. Com’e’ corretto praticarlo?

“Tui shou, spinta con le mani, allena la sensitività, mentre la forma allena la forza elastica interna. Questo è lo scopo originale, ma studenti allenati male invertono il procedimento. Allenano la forma con una consapevolezza superficiale ma senza una precisa intenzione verso la sensitività; poi usano durante il tui shou la forza fisica combinata con una meccanica corporea elementare, sperando di sviluppare la forza elastica interna. La spinta delle mani insegna ad estendere la consapevolezza fino ad includere l’altro. Vi permette di praticare la ‘consapevolezza di’ e una corretta risposta all’intenzione del compagno. Nella forma invece, è la vostra stessa intenzione che produce i movimenti in risposta alla sequenza memorizzata dal corpo. Nel tempo e con un corretto metodo di pratica, diventerete sensitivi all’intenzione di muovere che il vostro compagno produce prima di muoversi velocemente. Il tui shou è anche un buon strumento per permettere all’allievo di toccare il corpo del maestro e imparare da questa esperienza. Usate il tuoi shou per allenare la sensitività. Eseguite la forma a solo per sviluppare la forza elastica interna. Utilizzate il san shou per unire i due elementi”.

 

Ha mai partecipato a delle gare di tui shou?

“No ma nel mondo delle arti marziali cinesi quando fai tui shou con delle persone che non conosce, soprattutto in Cina, la cosa può diventare molto competitiva. Quando ero in Cina, spesso durante il finesettimana andavamo al parco per incontrarci con praticanti di tutte le scuole. Anche le la mia intenzione era quella di imparare, questa situazione degenerava molto spesso in competizione anziché collaborazione.
Era difficile evitare degli scontri, a volte anche molto violenti (Patrick quando era a Shanghai fu invitato da molti maestri di fama a fare tuishou contro di loro. Come riportato su una rivista di arti marziali cinesi egli li vinse tutti, pareggiò con Chen Xiao Wang e fu sconfitto senza problemi solo da Ma Yueh Liang, del quale diverrà successivamente allievo). La mia opinione sul tui shou sportivo è negativa, come il risultato prodotto da tale pratica. La situazione aggressiva delle gare non fa altro che generare altra aggressività, che è l’opposto di ciò che la gente ricerca durante questo tipo di attività. La disperata voglia di vincere, la competitività, sono contrari ai principi di base della filosofia taiji”.

 

Può il tui shou libero sostituire quello prestabilito?

“E’ meglio allenare il proprio corpo e la propria mente attraverso delle tecniche studiate appositamente, imparando la risposta appropriata in condizioni controllate. Se praticate lo stile libero, o san shou, non farete altro che utilizzare le vostre abilità già esistenti, cercando soltanto di diventare più veloci e bravi.

Cio’ solidifica in voi queste inefficienti risposte abitudinarie. Solo dopo che le risposte di una persona sono cambiate in accordo con i principi del taiji allora gradatamente si può passare al combattimento libero; così facendo le risposte diverranno più naturali. Prima bisogna creare un corpo marziale, poi si può fare combattimento”.

 

Cosa è cambiato in lei dopo tutti questi anni di pratica?

“L’evoluzione interiore è il risultato maggiore che ho conseguito sotto la guida di maestri qualificati. Fatica, sacrificio e sforzi non comuni sono il prezzo che ho dovuto pagare. Quando avevo vent’anni con circa dieci anni di esperienza marziale sulle spalle, qualche nozione di yoga e meditazione e ancora non avevo conseguito la mia laurea in fisica, ho preso la decisione di concentrare la mia vita alla ricerca di un senso interiore e dello sviluppo delle mie potenzialità.

Il pugilato e la lotta non avevano profondità. Per me lo yoga era troppo passivo, mentre la meditazione senza il dovuto allenamento complementare mancava del giusto equilibrio. Ho provato con qualche sistema giapponese, ma a causa della loro severità culturale ho sentito più il richiamo verso la Cina e cominciai con lo studio del taiji sotto la guida del maestro Huang Xin Xiang, che ha soddisfatto tutte le mie aspettative, in termini di pratica equilibrata.

Oggi mi interessano solo lo studio e la pratica degli aspetti della mente e ciò che c’e’ oltre. Ho scelto di specializzarmi nel lavoro interno, insegnando come portare il corpo sotto il controllo della mente. Personalmente, più la mente va nel profondo verso la sua sorgente, più il mio interesse personale si sposta su questo processo. Salute e difesa mi interessano secondariamente”.

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