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ARCORE 09/2006
NOTE

 

Nuovi concetti introdotti:

1)     La mente superficiale è quella parte della coscienza dominata dall’attività cerebrale. Essa lavora prevalentemente attraverso i 5 sensi esterni (vista, occhi, naso, bocca e tatto), e  non è di nessun aiuto per il lavoro interno, soprattutto dopo i primi anni.

2)     Per poter andare oltre questo “limite”, bisogna cercare di spegnere la mente come per andare a dormire, attivando però una risposta interna connessa con i 5 sensori interni ( pressione, allineamento, fasi muscolari, calore e dolore).

3)     Distinguere chiaramente tra i 5 sensi interni e i 5 sensi esterni.

4)     Se si resta nella parte esterna della mente, l’allenamento causerà un rafforzamento della mente superficiale, che in seguito sarà solo un impedimento al progresso interiore.

5)     I sensori del dolore e della posizione articolare insieme agli stati muscolari di contrazione-rilasciamento anche se meno importanti, hanno il loro valore poiché sono parzialmente accessibili dalla nostra mente superficiale.

6)     I sensori della pressione, della temperatura insieme agli stati muscolari di allungamento-accorciamento, sono connessi ai livelli più profondi del cervello e l’aspetto “eterico” della Mente Profonda (XIN).

7)     Le 5 fasi muscolari sono: contrazione, rilasciamento, allungamento, accorciamento, e fase neutra di trattenimento o non cambiamento.

8)     L’allenamento cosciente del controllo delle fasi muscolari è l’inizio dello sviluppo dello “YI” (intenzione o volontà) all’interno della Mente Profonda (Lo Xin genera lo YI). Cercare di allungare la fase di allungamento muscolare mentre si aumenta la pressione che nasce dello stretching stesso. Utilizzare poi l’intenzione per dirigere l’ondata dell’accorciamento elastico.

9)    Prof. Zheng Man Qing enfatizzava DINGJIN ( La Forza Interna che ascolta), nel senso di SONG, rilasciare ed ascoltare la pressione. M° Huang enfatizzava invece lo YI, nel senso di ascoltare e regolare le  fasi muscolari. E’ equilibrato cercare di fare  tutte e due le cose.

10)      La consapevolezza corporea non riguarda solo la “testa”, esistono cellule cerebrali in tutto il corpo.

11)      Fin quando il nostro cervello sarà la sorgente della nostra consapevolezza, continueremo a produrre queste “allucinazioni cerebrali”, e saremo destinati a seguire la macchina biologica ( il corpo) nelle sue identificazioni. La nostra attenzione continuerà a frammentarsi in pezzettini infinitesimali al presentarsi di ogni nuova distrazione; continueremo a sorprenderci coinvolti nel banale significato socio-emotivo degli eventi, mentre insceniamo la telenovela quotidiana della nostra vita.

12)      Se si riesce ad individuare l’attenzione del Sé Essenziale –Yuan Shen-, e la addestriamo mettendola in grado di operare, possiamo fare di tutto. Questo è il vero motivo della nostra pratica, realizzando ciò che nei Classici del Taiji viene definito: Lo Xin genera lo YI, che dirige il Qi che muove il corpo. Il lavoro è sullo XIN, Mente Profonda.

 

Esercizi insegnati:

1) La Spinta Taiji:

                           Imparare sin dall’inizio a capire che nel Taiji non si usano le mani come mani ma tutto il corpo come fosse una mano. Prima idea di connessione e pressione verso i piedi, vera sorgente della forza sia interna che esterna. Nei Classici del Taiji troviamo scritto che: il Jin (forza Elastica interna) ha la sua radice nei piedi, sale lungo le gambe, passa attraverso la schiena e si manifesta nella mani. Il centro di una persona si trova sempre nei suoi piedi, trova i piedi e gestirai la persona ed il suo centro.

Il centro (Dan D’ien), qui inteso come zona dove si incontra la pressione che sale dal basso (piedi) con la pressione generata dalla forza-resistenza avversaria, si muove sempre per primo, poi apertura dello sterno, cervicali e solo in fine si muovono le spalle-mani, che “seguono” –lien- soltanto la persona, ma in realtà non spingono. La persona deve letteralmente “saltare” come un popcorn dai suoi propri piedi a causa della pressione generata e dal cambiamento della fase muscolare. Ciò è detto TI FANG, sradicamento, non è ancora il Jin vero e proprio.

Quattro forze che entrano nel gioco:
a) Peso, b) gravità, c) la sua forza, d) la nostra forza.

Rilasciare quando una persona si sta rilasciando da una contrazione.

 

2) Esercizio del “Tocco”:

                                  Questo esercizio ci fa capire quanto pesante deve essere il “Tocco” di un praticante di Taiji, e l’importanza dello Yi –intenzione-. Anche qui si cercano i piedi, precisamente i talloni, grazie alla ricerca della più piccola resistenza, poi si connette –Zhan- questa leggera pressione nel proprio centro, Dan D’ien. In seguito si muove prima la pancia, poi lo sterno, scapole, ed infine la forza che uscirà fare “muovere” il partner.

Peng, lu, ji, an ossia: toccare verso l’alto, connettersi verso il basso, comprimere e seguire è l’essenza dell’arte del Taiji (vedi libri del Prof. Zheng), che sono strettamente connessi con Zhan, Nien, Lien, Sui, generalmente tradotti come: Aderire, restare connessi, seguire in avanti e non sconnettersi quando ci si muove indietro. Il tutto è riassunto con il termine “Bu diu, Bu ding” cioè: non resistere e non sconnettersi.

In altri termini: 1) Muovere, 2) Connettere, 3) Integrare la pressione, 4) Restituire.

NB: il toccare è sempre un processo attivo. “Toccare giù” (touch down) come per tirare il partner vero i piedi. Si tratta di riuscire a connettersi con le reazioni del partner, aderire ad esse ed infine seguirle per emergere con la loro naturale manifestazione.

3) le 7 spinte: questo esercizio è stato creato per insegnare al praticante l’abilità di cedere e neutralizzare all’interno del corpo piuttosto che con le braccia.

7 spinte: spingere prima sulla spalla sinistra, poi quella destra, poi sotto l’ombelico, sul centro del petto, centro dello stomaco, parte posteriore della spalla destra, ed infine spingere con le due mani la spalla destra indietro.
In questo momento cerchiamo di lavorare solo sul principio di cedere (Jie, ma anche Sui) completamente nella direzione della forza avversaria, di non resistere e di non sconnettersi. Restare connessi con le fasi muscolari della persona che spinge integrandole con le proprie (DingJin). Imparare ad evitare di “contrarsi” contro la forza avversaria.

 

NB: il termine cinese che compone l’ideogramma PENG è alquanto complesso.

Esternamente significa la struttura di qualcuno/qualcosa.
Internamente significa il giusto senso di misurare le cose.

I principianti devono iniziare il loro studio dal “Toccare”.
Con “connettere” si impara ad aumentare la pressione (ricevere la forza Jie Jin) dentro se stessi ed il corpo altrui.

Ecco come una pratica marziale può anche servire ad accedere a stati di coscienza non ordinari.

 

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e reso possibile questo incontro.

Tiziano Grandi

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