
Traduzione riassuntiva degli scritti di Lizelle Reymond,
a
cura di Tiziano Grandi.
Introduzione:
Lizelle Reymond (1899-1994), ha avuto contatti con Ramdass, Ramana
Maharshi e Vivekananda. Iniziò e diresse la Scuola di Gurdjieff a Ginevra in Svizzera, dal 1960 al 1994. Era allieva diretta di Madame
De Salzmann, ed ha dedicato più di 35 anni alla traduzione in francese di
antichi testi indiani. Inoltre
è stata pioniera negli anni 60 in Francia ed in Europa della pratica cinese del
Taiji Quan (scuola prof. Zheng Man Qing). Patrick
Kelly incontrò Lizelle nel 1978 nel sud della Francia. Un allievo anziano della
sua scuola andò poi in seguito in Malesia a studiare Taiji con Huang Xiang Xian,
e sua figlia divenne poi la moglie di Patrick Kelly.
Madame Reymond ricevette più volte pressioni negative dai Gurdjieffiani
più ortodossi, in parte a causa del suo rapporto con il Maestro indiano Anirvan,
e in parte perché sostituì il Taiji ai movimenti e danze di Gurdjieff. In ogni
caso riuscì a continuare nel suo lavoro poiché aveva il pieno supporto di
Madame De Salzmann che
all’epoca era la diretta responsabile della scuola.
Nel suo libro “To Live Within”, Lizelle, ci
racconta dei suoi cinque anni passati con il guru Indiano Anirvan, che viveva ai
confini tra India e Nepal.
“Della vita Interiore” è un libro che racconta la storia della scoperta di
una filosofia di vita che si sviluppò in Oriente dopo molti secoli di ricerca
ascetica, fatta da persone straordinarie, ma allo stesso tempo ci da anche una
veloce visione nella mente del suo Maestro.
Anirvan combinava il lavoro pratico su se stessi (disciplina personale), la
pazienza e la serenità con il suo sforzo di condurre coloro che gli erano
vicini al “duello interiore” con i propri problemi piuttosto che con il
fronteggiarli dall’esterno.
Anirvan chiese a Lizelle di non scrivere troppo prematuramente sulla loro
esperienza, così dodici anni dopo
aver preso tempo per riflettere su tutto ciò che apprese, scrisse questo libro.
Non esiste traduzione italiana del libro, e chi volesse approfondire gli
argomenti qui brevemente descritti, dovrà rifarsi al testo inglese, francese o
spagnolo. Ho scelto di tradurre con cura solo ciò che è utile per l’attuale
livello di pratica di chi segue questa Scuola. Così com’è il punto di
vista…così uno vede.
Testo:
….Shri
Anirvan mi diede questo suggerimento: “ Cerca
di vedere come il rilassamento altro non è che una trasformazione di qualcosa
di rigido in qualcosa di malleabile, se ad esso ci aggiungi la nozione di
espansione. ( ndt. :Legge del tre applicata al lavoro pratico sulla macchina
biologica umana, dove si cerca di sostituire la tensione-contrazione con il
rilassamento-rilasciamento, cercando la qualità dell’espansione (stretching),
piuttosto che la condizione separata opposta definita come “corpo Tofu” o
“spaghetto cotto”).
Le
tecniche tradizionali affermano che anche se non è possibile cambiare il
proprio carattere, si ha sempre la possibilità di liberarsi da esso, se si
riesce a renderlo più morbido. Ciò che resta in quel punto non è un residuo,
ma le vere fondamenta dell’essere, nude e crude.
Prima di iniziare una
disciplina più avanzata, bisogna aver fatto l’esperienza di questo processo.
Per forgiare un anello d’oro, il gioielliere utilizza dell’oro puro e
una lega. Egli è un “fonditore” quando lavora nella fase
discendente, un artigiano-incisore nella fase ascendente.
Egli può considerarsi “liberato” soltanto dopo che è riuscito a vendere il
gioiello. E’ pazzia pura credere in una possibile liberazione senza essere
volontariamente mai discesi molte volte verso le fondamenta dell’essere, per
conoscere il seme misterioso che
è dentro di noi, luogo dove la vita della Grande Natura è nascosta.
Anirvan
disse: “ Fermati, ti prego! Non aumentare il tuo lavoro, altrimenti resterai
presa nella rete. Rinuncia a tutto. Stai per essere divorata dalle tue stesse
obbligazioni. Ritorna alla vita interiore. Lascia tutto, e non guardare
indietro. Se lo sforzo è mantenuto solo dalla volontà, non sarà più in
sintonia con il ritmo naturale della creazione, e la disintegrazione prenderà
il posto.”
…Nel
voto di rinunciare a se stessi, come può esserci spazio per la pietà, visto
che prima o poi tutti gli uomini
devono buttare via questo indumento usato chiamato corpo? Il miracolo consiste
nella discesa lucida verso la vibrazione finale della vita cosciente. Questo è
il momento in cui una nuova vita prende forma.
Shri
Anirvan ci raccontò una storia:
Nella vita bisogna sapere che si è allo stesso tempo sia il gatto che
caccia il topo, che il topo che è
mangiato dal gatto, poiché la
vita, così come viene a noi e per quella che c’è dentro di noi, prende
queste due forme simultaneamente. Ma posso comprendere chi sono io se io non
conosco il mio posto nell’universo? Quando ciò viene “visto”, allora si
scopre che colui che viene mangiato è il primo ad essere liberato, mentre
l’altro ha un Karma più pesante
da sopportare. Se io accetto la mia responsabilità all’interno della
situazione in cui mi trovo, allora il conflitto o l’assenza di conflitto, in
una forma o nell’altra, diventa la dignità segreta del mio essere interiore.
…
Il fervente discepolo di un Sadhu, andò un giorno a mendicare in un villaggio,
dove vi era un paesano che per antipatia nei suoi confronti lo prese a botte. Il
discepolo si comportò secondo la propria
comprensione e non reagì. Nel suo ritorno verso casa, completamente immerso in
se stesso dimenticò l’accaduto, ma il suo Maestro vedendo i lividi sulla
faccia gli chiese: “Cosa ti è successo?” – “Successo cosa?” domandò
il discepolo. Egli non si ricordava più nulla. Su insistenza del Maestro, egli
cercò di ricordare, giungendo alla fine a ricordare l’accaduto.
– E tu-chiese il maestro, - non hai reagito? Perché non hai condiviso il
Karma del tuo aggressore? Ora torna indietro a “guarda” cosa succede per
colpa tua.-
Il discepolo ritornò al villaggio,
ma già da lontano si vedevano delle fiamme innalzarsi. La casa del paesano che
lo aveva picchiato, stava bruciando…
…In
un terreno che non è mai stato coltivato per un lungo periodo, non si può
seminare grano direttamente. Inoltre Anirvan aggiunse: Noi siamo allo stadio di
preparazione del terreno. Per rendere un terreno fertile, bisogna arare e
seminare molti raccolti.
Shri
Anirvan pose la seguente domanda:
“ Qual è la funzione
dell’interiorizzazione della coscienza?”
In questa occasione disse: “ La troppo facile affermazione che l’essere
umano è spirito che si è fatto carne necessita di qualche tipo di
introduzione. Tutte le religioni fanno una distinzione tra l’origine
dell’uomo naturale e dell’uomo spirituale, che è alla base della grande
importanza data ai sacramenti che rendono possibile passare da uno stato
all’altro. Il sacramento ha un significato sociale. Nella società ariana, è
l’ammissione formale del ragazzo a condividere l’eredità spirituale della
comunità, che altrimenti resta segreta; ma allo stesso tempo è un legame, come
le redini che in maniera visibile connettono il cavallo al cocchiere, così come
simbolicamente viene descritto nelle Katha
Upanishad.
La nostra attenzione dovrebbe essere diretta verso i fattori che rendono
possibile avvicinare il sacramento individuale (Diksha),
che rappresenta di fatto l’impegno reale verso una particolare disciplina spirituale. Questo tipo
di impegno è volontario; è ciò che“messo in moto” nell’avventura
spirituale, non potrà più essere fermato.
Ma questo importante momento che separa l’uomo naturale da quello spirituale,
separa anche i valori vitali da quelli spirituali in maniera artificiosa, mentre
la coscienza altro non è che un processo di continuità interiore,
stranamente simile alla crescita di un seme. Perché la giovane pianta possa
aprirsi, è necessaria una atmosfera che contenga tutte e due le categorie.
Mentre le condizioni ambientali giuste possono modificare i valori vitali in una
maniera che questi ultimi possono condizionare
la mente, un allenamento specifico è necessario prima che la mente sia capace
di controllare e utilizzare propriamente i valori vitali. E’ possibile
osservare un’espansione cronologica dei
pensieri. Nei Veda, la parola Karma,
designa solo il lavoro spirituale, mentre nella Bhagavad
gita spiritualizza tutte le forme di attività, includendoci l’inconscio e
il movimento psicologico della vita.
Esso non riguarda solo la questione di un aumento di livello, ma anche di un
approfondimento e ampliamento della coscienza, che è poi lo scopo di ogni
sforzo spirituale. Non c’è divorzio tra meta spirituale e quella della vita
ordinaria. La ricerca spirituale è uno sforzo cosciente per crescere grazie ad
una armoniosa assimilazione, e allo stesso tempo una intensificazione di
coscienza.
Ma quanti gradini! Appena ci siamo messi sulla “Via”, cerchiamo, in maniera
conscia od inconscia, di “spiritualizzare” ogni istante della nostra vita.
Se lo sforzo inconscio è supportato da condizioni sociali favorevoli o da un
rudimentale bisogno interiore, ci troviamo
già di fronte ad una preparazione per uno sforzo cosciente, e l’intero
processo dipende dal dinamismo della coscienza in cerca di chiarezza.
Effettivamente, una specie di chiarezza arriva non appena i valori sensoriali
della vita animale iniziano ad essere trasformati nei valori di una
comprensione. Il potere di gestire le idee è una conquista della coscienza.
Anche se le sensazioni sono precise e chiare, esse vengono comprese
differentemente da persona a persona. Le sensazioni, anche se interpretate male,
sono l’unico strumento che un essere umano possiede all’inizio della sua
ricerca per porre ordine nelle sue esperienze, dando così forma al suo stile di
vita, e scoprire le leggi della Grande Natura. A questo livello, la ripetizione
di un’esperienza relazionata con i sensi, gli da un potere di controllo. E’
un aiuto per creare un proprio mondo interiore, anche se i valori di ciò
derivano da influenze esterne. A lungo andare, questa posizione si manifesterà per falsa, a
causa di fatti particolari, che sembrando comunque veri, e appartengo ancora al mondo dei sensi. Punto cruciale
del problema, paradossalmente, consiste nell’afferrare l’universale nel
piano delle idee, per poter poi proiettarlo sul particolare. Questo è il punto
di svolta dello sforzo spirituale: trasformare i valori dati dal punto dove la
coscienza diventa dinamicamente libera dal
godimento dell’ “Io”. Esattamente in questo punto
l’interiorizzazione della coscienza diventa fondamentale. Questo è
l’inevitabile primo passo da fare. Un passaggio dei Rishi
delle Upanishad chiaramente formula la
seguente legge:
“Esistenza
Pura (Sat), perfora una apertura per
proiettare se stessa nel mondo fenomenico.”
La
coscienza umana obbedisce alla stessa legge, ma il risultato è una degradazione
e uno smussamento dell’energia cosciente. Per mantenere il fuoco della vita
all’interno, il processo deve essere invertito.
Se formulato in maniera astratta, il richiamo di osservare
se stessi sembra da un lato qualcosa di fantastico, e dell’altro
qualcosa di molto preoccupante. In ogni caso “vedere” dentro la profondità
del proprio essere è un passaggio necessario nello sviluppo della coscienza.
Dato che ciò è una meta da
perseguire nella vita quotidiana, il modo di procedere deve essere chiaro e
tutte le possibilità previste.
Inoltre, dovete sapere che una certa qualità di immaginazione deve essere
necessariamente utilizzata dal pensiero. In altre parole, è necessario
“immaginare” ciò che il puro pensiero può essere, e allo stesso tempo,
conoscere che questo “pensiero puro” può solo sorgere quando gli abituali
automatismi del pensiero ordinario sono cessati. Lo stesso accade con la nostra
vita, quando nel bel mezzo delle nostre occupazioni ordinarie, una sospensione
temporanea e volontaria di tutte le attività diventa necessaria per chiarire la
nostra coscienza. Anche se questo momento è molto breve, la coscienza può
discernere, in un lampo di intuizione, ciò che proviene dal mondo esterno da ciò
che proviene dal mondo interno. Ma prima di poter esercitare un qualsiasi
potere, bisogna diventare capaci di controllare i propri pensieri. Quindi un
controllo dettato dall’esterno, chiamato disciplina volontaria gioca un ruolo
molto importante, fino a quando il nostro essere interiore si rivela.
Nell’India
moderna - disse Anirvan- si segue
intellettualmente una religione filosofica che è composta in maggioranza dal Samkhya[1]
unita ad un
po’ di Vedanta. Ogni uomo di cultura sa ciò. In questo contesto il nome “Induismo”,
molto vago e ampio, include e soddisfa ogni curiosità. Ma ciò che è tragico
è che il ceto di chi possiede la cultura, dai tempi delle Upanishad,
è andato completamente nella direzione opposta alla religione del popolo.
Credenze popolari, nella loro forma tantrica, con un sottofondo di Vedismo,
vengono intenzionalmente ignorate, e i monaci Hindù che insegnano il Vedanta in
occidente, per tacito consenso tra di loro , tacciono su questo soggetto.
Nella loro vita familiare, la gente segue la religione autoctona che gli Ariani
trovarono in India al loro arrivo, una religione essenzialmente pratica molto
distante da ogni cosa scritta. Questa religione, sempre molto viva, può essere
trovata nella stretta relazione che esiste tra la donna che incorpora il potere
di Shakti[2]
e della terra. Anche se questo culto della donna non è stato formulato in
una filosofia particolare, soffia vita in tutte le filosofe che prive di ciò
mancherebbero di forza radiante. Essa
da nome e forma (nama- rupa) al potere
dell’energia primordiale, cosicché i credenti di tutte le fedi possono
apprendere ciò.
Al loro arrivo in India, gli Ariani Vedici, che formavano l’aristocrazia dei
sacerdoti e dei guerrieri, adoravano il principio spirituale della
“ vita solare” in un rituale che andava molto oltre la comprensione
degli indigeni locali. Così anch’essi cominciarono ad adorare il sole, ma a
partire dal loro livello di comprensione, dandogli degli
attributi umani, e così abbiamo Vishnu il Radiante. Storicamente ciò diede
vita ad una figura vedica molto
importante, il principe Krishna, che non accetterà mai il regno, anche se suo
per diritto, appoggiando la causa
della gente comune e denunciando i rituali e sacrifici da cui egli stesso era
escluso[3].
Certamente
egli desiderava essere libero, ma senza però diventare egli stesso uno Sannyasin,
il cui spirito e forma veniva da Krishna stesso glorificato nella Bhagavad
Gita[4].
A causa di ciò, Krishna personifica la “Via della liberazione” per tutti
gli oppressi, diventando per essi il Signore Divino Onnipotente. Per un periodo
abbastanza lungo, prima che la storia di Krishna fosse scritta, ciò
venne trasmesso per via orale. La sua grandezza consiste nel fatto che riuscì a
trasformare la sua esistenza quotidiana, con tutta la sua sofferenza, in un
sacrifico d’Amore.
L’idea generalmente accettata che tutto ciò che è Vedico appartiene
esclusivamente alla cultura Ariana, non significa che tutto ciò che è Ariano
è Vedico! Poiché una volta arrivati in India, parte di essi si rifiutarono di
sottomettersi all’autorità dei Veda e vennero perseguitati. Questi eretici
Ariani, uscirono dallo schema sociale diventando dei nomadi indesiderati, ed
emigrarono verso est con il loro modo di pensare libero, il loro democratico
stile di vita, senza deità, ne Re o caste. In India sin dai tempi Vedici,
questo indipendente modo di pensare fu soppresso, anche se segretamente esso
divenne la grande “ corrente sotterranea” che con forza ci inspira,
generando fiammate di viva spiritualità che si manifesta qui o là.[5]
E
qui giungiamo alla storia dei conosciuti ribelli, spiriti liberi, che allo
stesso tempo è la storia dei grandi Guru. Essi sono storicamente conosciuti
come Vratyas[6].
Con il passare del tempo, il silenzio cadde su questa minoranza che ebbe il
coraggio di sfidare l’autorità ortodossa vedica. Se in qualche testo si parla
degli Vratyas, ciò avviene sempre in termini dispregiativi.
Anche se gli Vratyas non osservano la forma di adorazione vedica, essi credevano
in un Essere Supremo che può essere descritto solo negativamente ( ndt:Vedi il
Dao nel Dao De Qing…), qui per esempio riconosciamo Shiva:
…All’inizio
esisteva solo l’Uno.
Da Lui tutto prese forma.
Colui che conosce questo Vratya
È chiamato vidavan vratya…
Molto
presto, questo Grande Essere, libero da ogni schiavitù, divenne il prototipo
dell’uomo liberato in vita dei monaci Shivaiti[7],
completamente indifferenti alla ortodossia vedica. Questi monaci erranti, si
spostavano nudi, ricoprendo il proprio corpo solo con della cenere, senza nessun
possesso personale, impressionando così fortemente la gente comune da riuscire
ad oscurare gli stessi sacerdoti.
Un
altro tipo di “vagabondi" egualmente liberi dalle convenzioni sociali
apparvero nella stessa epoca: i Baùl, controparte degli “Uomini nel Cuore”
shivaiti, parlano di uno stato
interno che può essere conseguito solo attraverso l’auto disciplina.
Poiché i Baùl non riconoscevano le caste, non avevano templi, non adoravano
nessuna deità, e non facevano pellegrinaggio, venivano considerati come dei
ribelli. Non appena l’India venne invasa dall’Islam[8],
Sufi di ogni scuola
si unirono ad essi. Diventarono come una sola famiglia, cantavano le stesse
canzoni, suonavano gli stessi strumenti. Insieme seguivano gli stessi precetti:
sottomettersi e obbedire all’ “Uomo seduto nel tempio del Cuore”,
rispettare i segreti altrui,
utilizzare il denaro senza attaccamento, aiutare il prossimo, mostrarsi forte
con i forti, e umile con gli umili.
Discorsi
Sul Samkhya
Nota:
L’insegnamento di Sri Anirvan sul
Samkhya viene dato qui da note prese durante conversazioni e da un numero di
estratti da lettere tra Lizelle e il suo Guru.
Il
testo è stato rivisto dallo stesso Maestro. Lizelle chiese al suo Maestro:
“Può essere compreso?”, ed egli risposte: “ Si, da chi ne ha bisogno.
Questo libro riguarda la “Vita” di cui noi tanto abbiamo parlato. Colui che
cerca la Luce comprende la Vita. Non può essere analizzato senza mutilarlo o
ucciderlo. Può solo essere vissuto, nella sua complessità e nella sua
semplicità.”
Narendrapur,
marzo 1968.
Sahaja:
Yoga nella vita
…Ti
ricordi quel passaggio estratto da una poesia di Tagore:
Lascia
che io porti la Morte nella Vita
Così che mi sia concesso trovare la Vita nella Morte.[9]
Questo
è ciò che noi chiamiamo esistenzialismo spirituale. Le Katha Upanishad dicono: “La meta consiste nell’ottenimento della
Pura Esistenza (Sat).” Chi ha realizzato ciò ha chiara comprensione di cosa
la realtà è. La Pura Esistenza è la verità esistente dietro la vita e la
morte. Che tu esisti è un fatto! La tua esistenza altro non è che una
manifestazione di ciò che è universale e trascendentale. Così la tua
esistenza diventa Unità (
Kaivalya) dove esistono i due principi dello Samkhya: Purusha, che è lo spirito, e Prakriti
che è ciò che si manifesta ( il Dao e il De della filosofia taoista). La
spiritualità non può essere conseguita; può soltanto derivare da questi due
principi.
Apri te stessa al puro sole dell’ Esistenza (Sat)
come il bocciolo di un fiore si apre alla luce. Così la verità scorrerà
dentro di te. L’impazienza rovina tutto! In una canzone Baùl si dice: “
Le stelle, i soli, e le lune non sono mai impazienti. Silenziosamente,
galleggiano nella corrente della pura Esistenza, come fa il vero Guru.”
Ora, questa pura Esistenza, esiste con un cuore aperto in tutte le circostanze
della vita, e in se stessa è lo stato di Sahaja,
stato in cui la mente è libera da tutte le dualità. La mente priva di moto
conosce “quello” che non ha ne inizio ne fine, e che nella sua essenza è
fondamentalmente libero. Sahaja è un tipo di yoga come tutti gli altri. E’
una via che conduce alla scoperta di
ciò da cui uno è nato, “l’Uomo”, “l’Essere
Puro” (Shen Ren nel taoismo) seduto nel trono del tempio del Cuore.
Nella
pratica Sahaja esiste una stretta corrispondenza tra i Baùl ed il sufismo,
a condizione che la “corrente sotterranea” della vita spirituale
porti la mente di entrambi ad afferrare i
“segreti”, che gli permettono
di vivere ognuno nella propria luce.
Fintato che si cerca di spiegare l’induismo in termini di circoli e cicli, e
il sufismo in termini di quattro livelli, si è perduti. Si entra immediatamente
nel mondo della divisione e delle liti. Com’è che i Sufi hanno scoperto il
contenuto delle Upanishad – quella libertà da essi cantata- quando, di fatto,
le Upanishad erano a loro sconosciute? Ognuno, a tempo debito, deve rompere il
guscio dove si trova rinchiuso per poter penetrare nella conoscenza.
Nello stadio finale, non esistono discipline, ma solo una coscienza ininterrotta
dell’essere. Se tutto il mio essere è immerso in Sahaja ( i Sufi lo chiamano
Fan’a) io “conosco” come, dentro di me, senza sforzo, la corrente di una
giusta relazione è stabilizzata, e tutto ciò che è falso si dissolve.
I
Sufi e i Baùl percorrono la stessa strada nella vita e bevono dalla stessa
perenne sorgente; essi sono oltre ogni forma di settarismo. Essi non praticano
nessun tipo di iniziazione; parlano però di due iniziazioni esoteriche.
Una di esse si può paragonare al sole che toccando il bocciolo di un fiore, lo
invita ad aprirsi. Un potere viene trasmesso dal Maestro al discepolo
semplicemente attraverso radiazione, senza parole o rituali. Il bocciolo del
fiore mantiene ogni sua individualità.
L’altra iniziazione, di livello più alto, può essere paragonata al sole che
riassorbe la rugiada in se stesso. Il Maestro riconosce il vero discepolo,
indipendentemente che sia un Sufi o un Baùl. Lo sguardo del Maestro cattura nel
discepolo il riflesso del suo essere, come può fare uno specchio; poi gli occhi
del Maestro e quelli del discepolo si chiudono, mentre la corrente continua a
fluire tra loro eternamente. Ciò è detto processo di saturazione.
Arriva però il momento in cui il vero ostacolo da superare è il Maestro
stesso, cosicché la completa fioritura del discepolo possa accadere. Cade così
il culto della personalità e anche quello delle idee.
Alla fine di questo processo si trova Sahaja,
e il discepolo apre finalmente gli occhi del suo cuore e comprende che si
stava smarrendo. Su questo soggetto Keshab
Das[10],
disse: “Ho scoperto che io sono ciò che
ero, ma tra i due non c’è altro che complicazioni.”. Lo scopo è la
verità, attraverso la quale l’unità di tutte le cose può essere percepita.
La verità è Sahaja.
Il
Maestro di un Sufi o Baùl non insegna niente per via diretta.; semplicemente
stimola il discepolo per suggestione. Una volta iniziato, il discepolo sente di
essere guidato da una forza, ma egli dovrà continuare a
dibattersi da solo nel mondo circostante, nel vero cuore delle
complicazioni della vita.
Sahaja,
è uno stato che può essere spiegato nella seguente maniera: “ Ciò che è
nato in te, ciò che è nato con te.” Il corpo, l’anima, l’impulso di
vita, la divina intelligenza, tutto è lì. Niente deve essere rifiutato o
mutilato. Questo è il motivo perché Samkhya,
che è la via per ottenere lo stato di Sahaja,
pone l’accento sullo stato di veglia, che è il livello normale di tutte
le attività. Parla anche dello stato di coscienza interiorizzata nei sogni, che
diventa poi lo stato di sonno profondo. Il quarto stato, quello del risveglio
interiore, è un testimone del sonno profondo.
Shankaracharya[11],
nella sua filosofia, da precise informazioni su questi quattro stati. Nel Sahaja, esiste anche un quinto stato, quello del completo risveglio
della coscienza che contiene in se stessa i quattro stati di veglia, sogno,
sonno profondo, e lo stato in cui si è testimoni del sonno profondo. A quel
punto non esiste nessuna differenza tra i vari stati, tutti vengono unificati in
un singolo punto.
Da questo momento in poi, ogni cosa passa come un lampo davanti ai vostri occhi,
diventando il vostro vero cibo. Tutto è: “Uno e la stessa cosa in voi.”
Da questo momento in poi, siete di fronte ad un nuovo compito nel reame delle
sensazioni e del rilassamento. Diventa una questione di dimenticare se stessi[12],
oblio volontario dell’Io sono, che è un “lasciar andare” in una regione
molto sottile e difficile da scoprire[13].
Dimenticare volontariamente se stessi è così difficile come il compito
di abituare le proprie facoltà mentali a ricordare i dettagli
dell’auto-osservazione. Questa pratica può essere iniziata soltanto molto più
tardi, quando la memoria è diventata obbediente e compie il suo vero ruolo.
Lo sforzo di dimenticare cessa quando una necessaria contrazione per determinare
il campo di lavoro cessa. Senza contrazione non può esserci vero sforzo. Quando
lo sforzo viene riconosciuto, la contrazione sparisce e viene immediatamente
sostituita da una vera e speciale attenzione, che proviene da molto lontano.
Questa tipo attenzione è indifferente a ciò che accade, e allo stesso tempo lo
osserva da molto vicino. Non da ordini e non conosce l’impazienza.
Semplicemente osserva come la Grande Natura (Prakriti) opera, poiché anche nel più sottile dominio della
completa volontà di dimenticare, Prakriti
deve pur sempre essere considerata.
Dimenticare
volontariamente, è di fatto impossibile poiché dimenticare proviene da un
principio senza forma. Quando il vostro essere viene invaso da un movimento
proveniente dal vostro cuore o mente, siete come una campana che vibra riempita
dall’eco di un suono che proviene da nessun luogo. Accettate l’idea
all’interno di voi stessi che vi restano 24 ore di vita. Lasciate che queste
ore risplendano con chiarezza e portate a termine il vostro compito. Non
lasciatele appannare, perché esse vi
sono state affidate. Queste 24 ore, sono la vostra eternità. Nella faccia di
questo giorno tridimensionale, è impossibile immaginare il futuro. Non cercare
di allungare il tempo, ne di dividerlo. Tutto è così pieno, e allo stesso
tempo così vuoto.
La
mia ambizione è stata quella di imparare a parlare senza parole, essere il fumo
di un fuoco che gli altri non vedono, o la musica che altri non sentono. Mi ci
sono voluti 50 anni. Ho sempre avuto due idee nella mia mente. La prima di
queste consisteva nell’essere il viaggiatore che segue un sentiero con una
meta ben precisa: toccare Dio e servirLo. La seconda era l’idea
dell’espansione: saper fluire verso l’esterno come un gas privo di
destinazione, realizzando il detto dei Rishi che dicevano : “ Coloro che hanno
ottenuto la Pura Esistenza (Sat) diventano l’Uno.”
Molte persone che
vengono da me vogliono solo parole. Se non parlo, essi si agitano. Così
parlando loro in modo poetico, cerco di tenerli occupati per
un po’. Ma dove sono coloro ai quali posso confidare un compito per la
vita, un compito che è l’espressione del loro fervore spirituale? Se non sei
un contadino, cosa puoi sapere
dell’aratura? Se non sei un uomo d’azione, cosa sai di un compito che deve
essere portato a termine? Nel seme del pensiero, azione-preghiera-meditazione
coesistono nella sensazione dell’essere, e l’azione non è ciò che gli
uomini hanno fatto di essa, qualcosa di soggettivo, ipocrita
e molto lontano dal loro vero essere.
Vivere è agire. Vivere potrebbe essere l’azione di riconoscere
“L’Uomo nel tempio del Cuore” e di servirLo perfettamente.
Sadhana
Disciplina Spirituale.
Se
per una volta almeno, in un lampo, hai avuto un barlume della tua reale
individualità, perché non provare una disciplina che conduce all’espansione
dell’essere?
La
disciplina dello Sahaja Yoga inizia a
partire dall’accettazione di tutta la vita così com’è. Il cuore si apre
per riceverla e viverla. Chi è predisposto all’intelligenza e alla logica,
cercherà nel Samkhya il necessario
supporto per trovare la chiave dell’enigma dell’esistenza. Sahaja appare come una via illuminata dall’esperienza
dell’essere interiore. In pratica, Samkhya
è la via verso la realizzazione dell’espansione dello Sahaja. Nel lavoro interiore ne l’uno, con il suo ragionamento e
logica, ne l’altro, stabilizzandosi ne “L’Uomo seduto nel tempio del
cuore”, prendono in considerazione Dei, demoni, paradisio inferno o formalismi
di alcun tipo. Il punto dove Samkhya e
Sahaja convergono è la vita, che in
se stessa diventa oggetto di meditazione. Per questo la serenità all’interno
ed esterno di se stessi e una giusta connessione con la vita come un
tutto, sono le vie che conducono verso uno yoga naturale e facile, cioè.. una
via dell’essere.
Chi
pratica una disciplina spirituale (Sadhana)
userà il Samkhya, per imparare a
guardare ai movimenti della Grande Natura
(Prakriti), in tutte le sue manifestazioni senza interferire con i suoi
movimenti, riconoscendo il suo stampo in tutto, e osservare l’abilità di Prakriti
nel impercettibile passaggio da un piano di coscienza ad un altro. Non reagire
ad alcuno dei suoi movimenti, significa, di fatto, vivere nel “cuore” della
vita senza esserne condizionati. Ma all’inizio, questa affermazione non può
essere presa per certa poiché non
è solo con la semplice osservazione dei movimenti di Prakriti
che se ne diventa il
Maestro.
Il discepolo deve porre lo sguardo verso se stesso, e scoprire, anche se non lo
ha mai visto, gli innumerevoli disturbi interiori causati da colui che dice:
“Mi piace questo, non mi piace quello; voglio questo, non voglio quello: è
giusto, è sbagliato.” e così via dicendo… che gli impedisce di notare che
all’interno di se stesso c’è una tempesta di Prakriti in corso, identica a
quelle che può vedere nel mondo esterno.
Com’è
possibile dissociare se stessi da quella Prakriti
che fino alla sua morte sarà per lui la mente ed il corpo con tutte le sue
funzioni? A questo punto il Raja Yoga giunge
in aiuto. Questo Yoga, conduce il corpo verso una calma cosciente e la mente in uno
stato di equanimità simile al riposo, o l’estasi (Samadhi)[14]. In questo stato di
equanimità, tutti i movimenti automatici di Prakriti,
e i suoi “giochini” inconsci
possono essere percepiti. Nel seguire questa disciplina interna, l’ideale del Samkhya è Kaivalya, cioè
imparare come stare indietro, e l’ideale dello Yoga è Vairagya, che
significa imparare ad osservare se stessi senza passione[15] e senza pregiudizi.
E’ necessario un lungo e meticoloso lavoro per poter scoprire che ogni
emozione crea un movimento passionale, che porta l’essere umano fuori da se
stesso. In questo caso lo Yoga insegna come controllare il movimento impetuoso svuotando la
mente da tutte le immagini. La super abbondante energia è portata indietro
verso il Sé. Ma lo scopo del Samkhya consiste
nel dirigere questa energia ridiretta verso il Sé, coscientemente di nuovo
verso la vita esterna, di modo che possa manifestarsi apertamente senza
disturbare il Prakriti intero o
esterno. In questo modo l’energia è purificata. Diventa creativa. Certamente
questo stato dura solo qualche minuto, ed immediatamente
dopo l’uomo ordinario riappare con il suo treno di reazioni abituali nel gioco
della manifestazione.
Questo momento
di “illuminazione” è uno “sguardo” dentro se stessi, e allo stesso
tempo uno “sguardo” fuori da se stessi (Shivadrishti).
Simbolicamente, può essere paragonato allo sguardo penetrante di Purusha sia dentro se stessi che
dentro l’attività di Prakriti nel
mondo esterno. Accettare Prakriti
nella sua totalità è puro Sahaja. In
una maniera sottile, oltre il “mi piace, non mi piace”, ci porta una
possibilità di modificazione nella densità delle qualità intrinseche (gunas)
di Prakriti,
mostrandoci la via attraverso la quale si può raggiungere Prakriti.
Impara
a ritornare verso ciò che è fondamentalmente primitivo in te stesso,
prudentemente nascosto e dissimulato nel reame dell’istinto, intuizione e del
sesso. Questo ritorno cosciente produrrà un’insospettata reazione e scatti di
tutta la tua dormiente impazienza. Se tu fossi un albero, essi sarebbero come
rami che si dispiegano dallo stesso tronco. Non si può tagliarne uno senza
danneggiare il tutto; se poi se ne tagliano alcuni, ciò causerebbe la morte
dell’intero albero. Tutti i rami insieme formano la calotta delle foglie.
Nel vento, il fogliame è in
armonia con tutta la foresta. E’ nel fogliame che gli uccelli si annidano e
cantano. Spero che questa immagine possa aiutarti nella tua ricerca spirituale.
Se un po’ di malinconia in te persiste, significa che da qualche parte c’è
ancora dell’attaccamento, esattamente come nell’albero ci sono dei nodi che
impediscono alla linfa di salire.
Tu
puoi assorbire idee e farle tue. Puoi anche liberamente creare una
tua via personale per esprimerle. Questo è il potere di Shakti,
la forza che c’è in te.
Forse, attraverso il consiglio, posso aiutarti a scoprire la tua Shakti, ma niente di più. Se ti apri, e scopri chi sei, io ne sarò
contento.
Una grande Tapasya ti aspetta. Questa parola significa austerità personale e
disciplina volontaria. Normalmente
viene tradotto con ascetismo, penitenza, e così via, mentre il significato
vedico essenziale è più vicino all’idea di radiazione.
La parola “Tapasya” contiene due idee: quella di calore e quello di luce.
Esse sono chiaramente energie creative, e la saggezza così spesso descritta
nelle Upanishad è la prima
manifestazione dell’impulso creativo. In una delle Upanishad,
si va ben oltre dicendo che una radiazione è priva di ogni specifica
caratteristica, cioè, senza forma (alimgam).
La vera Tapasya significa essere uno
con l’energia creativa di Prakriti.
Ciò conduce più vicini alla Grande Natura così come essa è. Attraverso le Tapasya,
si abbandonano tutti gli accumuli, tutto ciò che è stato acquisito, e si
ritorna verso ciò che è semplice ed innato. La “Vita nella foresta” di Sita e Rama[16],
è la rappresentazione perfetta dello spirito di Tapasya. Le austerità, sia mentali che fisiche, alle quali molti
ricercatori si sottomettono, sono
solo una maldestra interpretazione adottata dalle anime ignoranti per ottenere
la perfetta fine naturale. Che Sita e Rama possano ispirarti! Permetti al tuo
potere di irradiarti, e possa
questa radiazione essere la tua Tapasya. Ascolta
l’eco di questa chiamata in te, e abbi il coraggio di immergerti risolutamente
nelle profondità della tua anima. Non ascoltare le sofisticazioni dei
sapientoni che insegnano con ostentazione e sfarzo.
Confida solo in
te stessa! Un passaggio delle scritture mi è apparsa in mente, mentre stavo
pensando a te. Ti ricordi quando eri ancora una ragazza di 17 anni? Quando le
porte del mistero erano state appena aperte davanti ai tuoi occhi meravigliati?
Quella ragazza è morta? I Tantras dicono
che essa non può morire.
Non può allora essere ritrovata? La conosci?
Compreso in
questa maniera, Tapasya è il continuo
dispiegarsi nel tempo di un’intuizione infinita. Ci sono due tipi di Tapasya: Uno in cui dico sempre “SI” (Tantras),
e uno in cui dico sempre “NO” (Vedanta).
Il vero ricercatore che dice “SI” è un poeta nato, poiché egli deve
tradurre tutto in esaltanti pensieri e linguaggio. La sua poesia gioca il ruolo
di una scienza della trasmutazione.
Samkhya,
è al di sopra di tutte le filosofie pratiche trasmesse da Kapila.[17]. Samkhya da una
chiara idea dello spirito di Purusha
e Prakriti rappresentati dalla Grande Natura. Prakriti si manifesta essenzialmente in maniera meccanica, come
tutte le leggi cosmiche che ci governano.
Samkhya
è
l’unica filosofia religiosa che parla un linguaggio psicologico e dunque
scientifico.
Tutto
può essere spiegato dal punto di vista del Samkhya.
E’ alla base dei Pitakas[18]
buddisti, e anche dei precetti Sufi. Non riguarda più i riti o i dogmi che sono
nelle Upanishad.
Coloro
che aiutano ad instillare e
diffondere queste idee nella corrente del pensiero ordinario, stanno facendo
qualcosa di molto importante.
A questo proposito, G.I. Gurdjieff, che seguiva un metodo privo di ogni
artificio, è stato in occidente un pioniere,
molto più avanti rispetto al suo tempo, per cui fu violentemente
criticato.
In ogni livello di esistenza, niente esiste se non per una deduzione che
proviene da una legge superiore. Arriva un tempo in cui bisogna sottomettersi a
questo processo deduttivo e vivere un esistenzialismo spirituale. Questo
processo è puro Samkhya; è la
discesa inesorabile verso Prakriti sotto
la pressione proveniente dall’alto, dalla Grande Volontà. Da questo momento
in poi, tutto funziona in maniera meccanica: l’intelligenza superiore (buddhi),
l’anima, l’ego, tutti i centri che compongono l’essere umano, ognuno con
la propria intelligenza naturale.
Quando “colui che sa” effettua la discesa volontariamente, e il
punto più in basso è raggiunto,
per così dire il Nadir, il suo “essere” diventa radiante. In quel preciso
momento egli entra coscientemente nella disciplina di un movimento ascendente
chiaro e cosciente. L’uomo per natura è induttivo; brancola in
avanti, ciecamente continua a seguire la via. Le donne dall’altro canto, sono
per loro natura attivamente passive, poiché la loro funzione consiste nel
generare vita. Da qui nascono i mariti e i padri. Tutte le manifestazioni,
mente, anima, materia, provengono da lei. Da questo punto di vista lei è la
“Madre Divina”, il fondamento da cui il
lento risalire verso la sorgente ha inizio.
Nel Vedanta, se la felicità non è raggiunta nella completa passività di tutti
i centri, la via verso l’alto altro non è che rinuncia e frustrazione.
All’inizio
la scienza dello Samkhya, può
sembrare priva di amore, emozioni ed immaginazione in poche parole…arida. Ma
dopo che si è riscoperto
l’equilibrio dell’essere interiore, si viene nutriti da un amore puro che
non ha più radici sul piano dell’amore umano. Il seguente esempio estratto
dal Sahaja tantrico, formula ciò
nella seguente maniera: “Lascia che il
tuo corpo diventi duro come legna secca. Poi la tua felicità interiore (rasa)
diverrà come uno sciroppo di zucchero.
Lascia che il fuoco della tua disciplina spirituale (Sadhana) purifichi questo sciroppo fino a quando non sia diventato zucchero
candito; all’inizio questo zucchero candito sarà marrone, ma alla fine diverrà
trasparente come cristallo di roccia. Che la vostra felicità interiore
assomigli al cristallo di rocca; così il vostro amore sarà puro come quello di
Krishna.” Ci sono due sensi su opposto livello che possono farci fare
assaggiare questa esperienza. Nel primo caso vengono utilizzati stimolazioni per
aumentare il desiderio sessuale o altri piaceri utilizzati dal corpo fisico.
Nell’altro caso, il corpo spirituale coscientemente diventa sempre più
raffinato e, in piena consapevolezza, raggiunge la giusta gradazione interiore.
Questa lucidità cosciente diverrà continua come le impronte di un grosso
camion lasciate sulla terra.
Un certo livello di conoscenza verrà conseguito, nel senso di una conoscenza
che cercando se stessa riuscirà gradualmente a scoprire se stessa. Nel suo
punto più alto, dopo un delicato intervento di affilamento, questa conoscenza
diventa compassione pura o amore oggettivo puro.
Mentre
un cristiano, per liberarsi del pesante fardello del “corpo peccaminoso”
trova il suo punto di supporto in
alto verso Dio, l’adepto dello Samkhya
trova il suo punto di appoggio nella sua stessa attitudine interiore, grazie ad
un sforzo cosciente di comprendere “ciò che c’è”. Vivere una vita simile significa rendere la vita una preghiera, anziché
pregare per una vita.
Al
contrario del Vedanta, che nega la
realtà, la disciplina Samkhya, afferma
che tutto è Realtà (Sat). Prakriti,
che è per sua a natura meccanica, ha
tre densità: –materia,energia e spirito- che devono essere riconosciute, se
si desidera al fine raggiungere la forza cosmica che le contiene tutte. Realtà
superiore, o Pura Esistenza (Sat)
oltre la manifestazione, viene espressa dall’unità
di queste tre densità. Dietro a ciò si trova Purusha.
L’essenziale condizione di
questa disciplina, è la possibilità di
assorbimento totale e continuo. All’inizio tutto sembra pesante ed opaco, come
un blocco di argilla che poco a poco, mentre si allarga la comprensione, appare
come cristallo puro.
La felicità dell’anima (vilasa
vivarta), è quello stato in cui l’irreale diventa reale e viceversa.
Nello Samkhya, vengono insegnate diverse meditazioni che risalgono ai tempi
dei Veda. Per esempio l’idea della
coppia di opposti di zenit-nadir, o Purusha-Prakriti,
è graficamente disegnato con due punti uniti da una linea ideale verticale
che va dallo zenit verso il nadir. Ma nell’esperienza della vita, si
percepisce che durante la meditazione ciò accade in maniera differente.
Attualmente i due poli dello zenit-nadir non sono uno all’opposto
dell’altro, ma uniti da un movimento continuo che iniziando allo zenit,
descrive un vasto semicerchio verso destra, raggiungendo il nadir nella parte
inferiore della curva. Dopo aver penetrato il nadir, questo movimento risale a
sinistra verso lo zenit, formando lo stesso semicerchio come quello di destra.
Ciò da la forma di un largo recipiente rotondo con il nadir nella sua parte
inferiore.( ndt. : In realtà questo è il vero significato del simbolo cinese Taiji
Du –Diagramma della Suprema Realtà- meglio conosciuto come yin/yang,
che purtroppo viene visto sempre e solo in
maniera duale. Praticare Taiji Quan, non riguarda la salute o la difesa
personale, qualità che si possono… come dire… raccogliere lungo la strada,
ma la capacità di afferrare – espresso dall’ideogramma di pugno…- la
Realtà Suprema.)
L’energia che dallo zenit discende è completamente cosciente del suo
movimento. In piena forza si condensa, rompendo nella sua via verso il basso,
ogni tipo di resistenza, e penetra l’essere interiore che, avendola vista
arrivare, si è nascosto, avvolgendosi
( ndt. : spirale…) tre volte e mezzo nel nadir. Questo avvolgimento è ciò
che questa energia deve rompere.
Un Guru di Samkhya spiega questo stato
come segue: l’energia penetra nell’oscura notte fino a quando essa stessa
non diventa inerte, senza reazione. In quel preciso momento essa diventa
interamente uno con la materia pesante.
Nel nadir
di Prakriti, l’avvolgimento di tre volte, rappresenta i tre aspetti
distinti e complementari delle qualità (gunas)
di Prakriti stesso. Nel movimento
discendente, bianco (spirito), rosso (energia) e nero (materia), si susseguono
l’un l’altro nello stesso ordine dei colori al tramonto. Nella fase del
movimento ascendente verso lo zenit, i colori si susseguono come nell’alba:
nero (materia), rosso (energia), bianco (spirito). L’ultimo mezzo
avvolgimento, rappresenta nella fase discendente della forza, il posto nascosto
della coscienza attiva di Prakriti.
Esso rappresenta l’ultima trincea dello spirito-individualità, attraverso
il quale la risalita può avvenire.
In questa immagine, il
conquistatore, cosciente della strada che deve percorrere, risolutamente penetra
nell’oscurità della materia e delle sue densità più pesanti, per
raggiungere il vero cuore di Prakriti. Per
completare questo percorso, egli deve rompere l’ultimo mezzo giro di
avvolgimento di Prakriti, che lo
trattiene. Solo allora egli potrà emergere dal suo conflitto come un eroe.
Attraverso la discesa volontaria e cosciente nell’aspetto più denso
dell’essere umano, il nadir, una chiara visione rende possibile percepire qual
è la via ascensionale che inizia proprio nel nadir, poiché gli stati e i passi
dell’ascesa sono gli stessi di quelli della discesa.
C’è una pratica meditativa profonda che consiste nel vedere i tre Gunas
come se fossero delle superfici concentriche, una all’interno
dell’altra. Questo ci da la visione di quattro tubi verticali che si
delimitano a vicenda; quello che delimita la materia è verso l’esterno,
quello che delimita l’energia nell’interno, mentre quello che delimita lo
spirito si trova nel mezzo. Lo spazio al centro rappresenta la zona di perfetta
calma, il “Vuoto”.

Non appena la perfetta calma del centro è percepita, l’immagine delle superfici concentriche è cancellata e la faccia dell’esistenza è ora percepita solamente in maniera molto sottile, come se uno stato di coscienza attiva potesse essere comparato ad un sottile raggio di luce che allo stesso tempo riempie il cielo.
I
tre Gunas costituiscono l’equilibrio
di Purusha. Qualsiasi cosa accada,
l’equilibrio costante tra le qualità e la sostanza che decompone
i Gunas rimane.
Essi si muovono sempre nello stesso ordine, cioè, dalla materia (Tamas),
all’energia (Rajas), verso lo
spirito (Sattva), o nell’ordine
inverso; Sattva, Rajas, Tamas. Durante
l’alba o il tramonto ci è possibile percepire la delicata transizione da una
densità all’altra, da una qualità all’altra, e vedere il cambiamento da un
colore all’altro. Questo è il motivo per cui, tradizionalmente, questi sono
considerati i momenti dove i Gunas
formano il substrato culturale e il tema di tutte le meditazioni.
Esistono due Samkhya; il primo è
filosofico, il secondo è mistico. Il Samkhya filosofico formulato da Ishvara Krishna[19],
riconosciuto dagli indiani come sistema basico, che indicava sia allo yogi che
all’asceta la via ascendente della ricerca spirituale. Ma il Samkhya, è anche
una via mistica, racchiusa nei Veda e
nelle Upanishad, dove, nei corsi dei
secoli, trovò la più piena espressione e libertà nei Puranas
e nei Tantras, specialmente nelle scritture sacre. Si può dire
che tutto il sistema di vita tantrico altro non è che Samkhya la cui sorgente può essere rintracciata nei testi vedici più
antichi.
In
essi , il mondo non viene negato. Il principio della beatitudine Suprema (Ananda),
è riconosciuto, ma è chiamato in altro maniera, Samprasada,
che nelle Upanishad, è lo stato del
“sonno privo di sogni”, un sonno in cui lo spirito è risvegliato
all’interno. Nessuno è presente ad esperire niente di tutto. Esiste solo una
gioia calma che può essere portata poi nello stato di veglia. Non c’è la
questione di fuggire dal dolore, ma piuttosto l’esperienza del medesimo come
avviene nel modo in cui Kali
abbraccia Shiva prostrato ai suoi piedi. Questa è la descrizione tecnica che
troviamo nei Tantras, nei termini di Viparita
Rati ( o coito inverso), dove Purusha accetta
passivamente anche la morte e la distruzione causata dal
Prakriti attivo. Il male e il dolore, da cui la negazione dal mondo della filosofia
Samkhya, assiduamente si allontana, viene trasformato qui nella sua Grazie e
Beatitudine (Ananda).
Ma i mistici, a
questa esperienza, hanno aggiunto qualcosa di ulteriore. Essi hanno percepito,
che per un’anima realizzata, la sofferenza stessa altro non è che
un’increspatura nella corrente della Beatitudine. E’ in riferimento a ciò
che Ramakrihsna[20]
poteva dire: “Tutto è Sat-Cit-Ananda.
Anche la mia sofferenza è una parte dell’esperienza dell’essere, ma ciò ha
poco valore nell’esperienza totale della Beatitudine cosciente.”.
Da questa esperienza
profonda, Samkhya, si integra nella vita cos’ì com’è riportata nella Gita,
guardano verso Prakriti come Trinità:
il Prakriti inferiore (Apara), quello superiore (Para)
e il Prakriti che è noi stessi (Parama
o Swiya) .
Il
Filosofico Samkhya, prende in
considerazione solo il Prakriti inferiore, che è soltanto una visione
più complessa delle tre qualità, Sattva, Rajas e Tamas, permanentemente
interconnesse, anche se una di esse deve necessariamente predominare. Ma una
qualità pura (shuddha Sattva), non toccata ne sporcata da Tamas e Rajas,
può esistere. Questo sarebbe il più alto Prakriti
menzionato più volte nei testi Puranici e tantrici. Questa idea di un Sattva puro regna in
tutte le filosofie dei mistici Hindù.
Questo Sattva
puro altro non è che la Beatitudine eterna
( non- esistenza in Rajas), e illuminazione (non-
esistenza in Tamas) coesistenti
nell’essere spirituale.
Questo è l’intero concetto di Sat-Chit-Ananda
comune a tutte le filosofie mistiche del Samkhya
e del Vedanta.
Vijnana
Bhikshu, un gran maestro della scuola Samkhya
del XV° secolo, ci ha dato questa stupenda metafora in connessione tra Prakriti
e Purusha:
“Prakriti è la moglie di Purusha; essa
è perspicace e permalosa. Non da al suo sposo, Purusha, nessun momento di
riposo, e lui, completamente esausto alla fine dice: Vado via, fai ciò che ti
pare!.
Allora
Prakriti corre dietro al suo sposo in lacrime, lo implora,
aggrappandosi a lui.”
…Ci
sono due maniere per relazionarsi con Prakriti,
prima e dopo che si è realizzato cosa essa è. La legge cosmica più vicino a
noi dice: Non appena ti stacchi
da Prakriti, essa ti insegue.”
Swami Rama Tirtha[21] ci ha dato un’altra
immagine: “ Se tu ti voltassi dando la schiena al sole, la tua ombra si troverebbe davanti a te.
Puoi provarla a prenderla, ma non ci riuscirai mai. Non appena giri la tua
faccia verso il sole, la tua ombra sarà dietro di te. Se ti muovi essa ti
segue. Puoi farla andare dove vuoi. Il sole è la verità, l’ombra è Prakriti.”
E’ facile per noi parlare dei cambiamenti che avvengono nella nostra
coscienza, o dell’allargamento della nostra comprensione, ma non è così
facile parlare del riassesto della nostra relazione con il mondo, perché la
materia del corpo è pesante. I molti strati che compongono il corpo (Koshas), non sono illusioni, come lo sono invece gli strati che la
mente a volte ci offre…
Purusha
non
può fare nulla per noi, poiché noi siamo gli schiavi di Prakriti.
Purusha
è al di là del tempo e oltre la nostra comprensione, mentre Prakriti
esiste nel tempo. E’ in un solo momento che gli aggregati delle qualità (gunas)
che noi possiamo apprezzare più gli aggregati dei movimenti delle impressioni (Samsara), fanno ciò che è la nostra vita. Purusha è un lampo di percezione, mentre Prakriti opera in un meccanismo integrato.
Tra i due c’è il sacrificio di Purusha,
che nel tempo prende una forma. Per esempio, lo sforzo del Buddha può essere
percepito da noi. Se noi parliamo sul suo sforzo dal punto di vista del nostro
livello, abbiamo una certa percezione di qualcosa. Ma di che cosa?
Esiste un’esatta relazione tra Prakriti, che si muove spontaneamente,
meccanicamente, sempre in cerchio, e Purusha, fuori dal tempo, che guarda
soltanto ciò che accade. Nella vita spirituale, questa relazione appare
nell’esatto punto dove il distacco volontario rompe i legami che erano stati
stabiliti da Prakriti. Nella vita del Buddha, il periodo del distacco è
rappresentato nella prima parte del suo ascetismo. Più tardi, guardando
all’accaduto da una certa distanza, egli divenne sempre più interessato al
gioco dove egli non partecipava più, dedicandosi all’osservazione dei più
piccoli errori dei suoi seguaci. Poi, senza interferire con il loro modo di
giocare, egli stimola, grazie alla sua forza spirituale, a stare come lui fuori
dal gioco, poiché solo così anch’essi potevano osservare il
gioco. In questa maniera, al momento giusto, egli dava loro la possibilità
di vedere Prakriti, da cui dovevano
allontanarsi, così come ha fatto lui. La sottile energia qui descritta, che
divenne l’aura del Buddha, altro
non è che la forma più bassa di Prakriti trasformata ed illuminata.
Nella
vita spirituale attiva, si procede per negazione. Questa costante negazione, per
i Cristiani è diventata rassegnazione, rinuncia. Non dobbiamo dimenticare che
mentre nell’induismo non c’è inizio, nella cristianità non c’è fine. La
via dell’amore (Bhakti), ha il suo
posto nell’attitudine della negazione come anche in quello dell’attitudine
della rassegnazione, rinuncia.
Prakriti
contiene tutto ciò che esiste. È il grembo di tutta la manifestazione.
In Prakriti si possono osservare
tre differenti gradi:
Tutto
è materialità. Nei Veda, la parola “Tamu”
significa il corpo ma anche tutto ciò che ha a che fare con l’incarnazione, e
la parola “Atman”, significa lo
spirito e tutto ciò che è connesso con esso. Queste parole sono
intercambiabili e sono state costantemente usate una per l’altra, poiché
ambedue esprimono la stessa materialità. Non
c’è differenza tra spirito e materia, è solo una questione di differenti
densità.
Nei
templi indù si può trovare esposto di tutto, al punto da perdere la bussola…
È veramente una giungla, dove si trova questo …quello e anche quell’altro.
Nel momento in cui si accetta l’idea della “forma” (rupas), non si può buttare via niente. Chi può dire ciò che è
vero e ciò che è falso? Tutto è di eguale
importanza, e ha lo stesso valore ed importanza di attenzione. Ogni forma
ha un nome (nama) e significato.
Questo è vero su tutti i livelli.
Il “troppo” ha una sua logica, e la logica è molto distante dal Divino.
Nelle cerimonie, le forme sono diventate importanti, e hanno escluso lo spirito.
L’essere umano gioca con la materialità, senza essere consapevole dei
meccanismi di Prakriti, e senza
scoprire che ne è schiavo.
Non è possibile cambiare il modo di essere di
Prakriti, che si muove seguendo una sua via in relazione ad un determinato
piano di ordine universale, e in armonia con le immutabili leggi che esso stesso
non conosce. Prakriti conosce solo le sue proprie leggi. Egli non lavora con
eccellenza o privo di errori.
Fintanto che siamo immersi in Prakriti,
sia dentro di noi stessi che nella vita, siamo governati da esso, dai suoi
movimenti, dai suoi capricci, i suoi ritmi cosmici. Se non ci ritiriamo in noi
stessi completamente, non potremmo mai aver controllo di Prakriti.
E’ impossibile
dall’esterno sapere se il conducente del veicolo ha controllo su se stesso o
no. Se lo ha, può fermarsi quando vuole. Egli sa che le ruote del veicolo
girano grazie a lui. Egli è in controllo della sua Prakriti
personale, che a sua volta gioca un ruolo importante verso la versione più
ampia di Prakriti. Quest’ultima è di per se stessa il campo di azione
delle grandi leggi cosmiche.
Ci
sono due modi in cui la Grande Natura costantemente reagisce verso Purusha.
Restando nel centro del movimento, evitando di essere
estratto-attratto da una parte o dall’altra, o danzare tra gli opposti
senza tregua.
Per “restare nel centro” bisogna
ritornare al “Vuoto”, che è l’inizio e la fine di tutte le cose.
L’energia conscia (Shakti), implica
una crescita continua che, anche se non fosse apparente e iniziando
dall’oscurità (tamas), non di meno è reale. Essa passa attraverso il
bagliore rosso-caldo dell’impulso attivo (rajas),
prima di giungere la bianchezza dello stato rarefatto (Sattva). Questo biancore nella vita corrisponde allo stato della
coscienza risvegliata.
Dunque,
dobbiamo passo dopo passo innalzarci dal livello della materia grossolana, su
fino al piano della coscienza risvegliata, poi ritornare verso il basso, nella
materia pesante, trattenendo dentro noi stessi più a lungo che possiamo una
giusta sensazione continua. Noi siamo continuamente tormentati da multipli shock
esterni che richiamano la nostra attenzione o in un desiderio verso Dio,
sperimentando un momento di illuminazione, oppure dall’angoscia della morte,
che aggirandosi nell’ombra porta
con se uno stato di depressione profonda. L’alba rappresenta il potere
intermedio di Shakti. E’ la luce che
comincia a splendere nel cuore della notte oscura.
Posandosi sull’asse,
il conducente della giovenca può vedere le due grandi ruote di legno girare
allo stesso tempo. Una di esse si chiama vita, l’altra morte.
Le due ruote, per il bilanciamento del carro, sono necessarie entrambe.
Accetta
da un lato la natura primordiale, ma allo stesso tempo allontanati da essa,
cercando di osservarla dal piano di Purusha.
Il piano di Purusha è il piano dello
spirito. Questo passo è Samkhya puro.
Non accettare nulla da chicchessia. Gli esseri umani altro non sono che ciechi
strumenti, giocattoli senza libertà alcuna, condotti da un potere invisibile
che essi stessi non desiderano vedere, poiché i loro occhi sono chiusi.
Solo quando le circostanze delle vita ci sopraffanno, noi vediamo i movimenti di
Prakriti che ci circonda, e allora ci
rendiamo conto che noi stessi siamo una parte integrante di Prakriti.
In quel momento, ciò che noi abbiamo percepito come pura esistenza (Sat),
nutre il nostro essere interiore, indipendentemente dalla vittoria o sconfitta
che si sta manifestando all’esterno.
Il barcaiolo usa i rami solo se necessario, come per esempio quando va contro
corrente, causando una rottura nel normale flusso del fiume. E’ la stessa cosa
nel flusso della vita. Andare coscientemente controcorrente
causa un movimento opposto che si manifesta in una maniera o
nell’altra. Qualsiasi movimento che viene iniziato bruscamente è sempre
sbagliato. Esso nasce sempre da una reazione inconscia della nostra vita, o per
angoscia di fronte allo sconosciuto, ovvero, la paura della morte.
Dovete sempre permettere al “Principio Vitale” di seguire il suo corso tra
l’azione e la decisione che la precede, e permettere al normale movimento
ritmico di Prakriti di trovare il suo
posto. La legge di Prakriti vorrà
affermare il suo diritto e creerà molti ostacoli per rafforzare o cancellare la
decisione prima che sia l’azione.
Si
dice che i pensieri facenti parte di Prakriti,
sono composti da materia sottile. A causa di ciò, si può imparare a
controllarli e non sentirsi più uniti a loro. Quando sarete capaci a dirigere i
vostri pensieri in una maniera più oggettiva, ciò prova che vi siete
dissociati ad essi.
Ogni volta che scoprite di
esservi dissociati da Prakriti, anche
per un solo istante, significa che qualche elemento di Prakriti dentro di voi è stato liberato.
Ma il segreto rimane, poiché se noi emergiamo da un Prakriti impuro, è solo per andare verso un Prakriti più puro. Questa è la via di come un discepolo Sahaja
vive nel cuore della vita.
Vi sono due vie per sfuggire alla catena di Prakriti, dove tutto su tutti i
piani esiste in maniera tale che le esperienze vengono ripetute eternamente.
Ambedue sono molto cari!
Una via sale, e consiste o nell’iniziazione di sannyasa[22],
o quella del laico che con risolutezza entra, in un particolare momento
nella sua vita, dietro costrizione
nella “cava della vita” per vivere una vita spirituale.
L’altra via tende verso il
basso. Sia per uomini che per donne, è la degradazione della prostituzione,
l’allontanamento dalle caste, l’abbandono del contesto sociale.
Attraverso questo movimento essi deliberatamente cessano di sottomettersi ad una
legge e mettono se stessi sotto un gruppo di leggi inferiori.
Dare
non è importante, poiché dare rimane una prova per se stessi che si ha
qualcosa da dare. Ciò che conta è di assaporare la più completa
insoddisfazione con se stessi, e vedere ciò con occhi aperti fino a che non si
tocca il fondo. Questo è il movimento che induce Prakriti,
senza protezione e maschera, a reagire. In questo preciso momento qualcosa che
non si è mai percepito comincia a passare. E’ l’energia di Shakti che diventa la matrice, o il “Vuoto”. Allora qualcosa può
prendere forma e nascere quando il tempo sarà maturo. Il fondo rappresenta
l’eterna Prakriti, incessantemente preoccupata con la creazione, poiché
questa è la sua funzione, indifferente a tutto ciò che accade attorno. Questo
è uno dei suoi movimenti. Ne possiede anche un altro, opposto al primo, che
deve essere scoperto. In relazione ad una delle sue leggi, essa spinge
gradualmente suo figlio nel campo di visione di Purusha.
Incontrando il penetrante sguardo di Purusha,
la cui funzione è “vedere”, si ha un istante di totale comprensione, un
completo lasciar andare se stessi.
Com’è possibile descrivere un simile sguardo? Ciò che si conosce di questo,
non può essere comunicato.
E’
essenziale costruire la propria vita attorno a questi due principi: quello della
contrazione, e quello dell’espansione. Il momento del completo, cosciente
“lasciar andare” accade quando Purusha
è in dissociazione con Prakriti. Un
simile momento non dura più del tempo necessario a qualche atto respiratorio
completo. Questo crea il nudo universo, spogliato dall’Io. Parlando
correttamente, questa non è meditazione, ma piuttosto una attitudine di vita
interiorizzata. Shri Aurobindo visse in questo stato per 40 anni
isolato nel suo Ashram.[23]
L’espansione
corrisponde al momento creativo dell’introspezione. Uno conduce e produce
l’altro, cioè, la stessa espansione conduce al “lasciar andare” quando si
trova il punto di equilibrio intero.
Un’idea che abbraccia tutto è quella della cosciente identificazione con le
forze della natura. Il suo significato è vasto. Significa piena espansione
nell’essere. Ma non è possibile concretizzare qualcosa senza prima aver
lasciato andare tutto!
Cosa
posso fare? Di fronte a questa questione, la cosa migliore da fare è non fare
niente di propria iniziativa, ma semplicemente osservare come le cose vengono
fatte. Ciò che noi definiamo “nostra volontà” in realtà non è nostra.
E’ semplicemente un incremento della vasta Prakriti.
Pazienza!
Se il bocciolo è apparso, la piena fioritura seguirà.
E allora…perché essere di fretta? Tutte le creazioni sono senza clamore.
Dischiudi te stesso, o meglio, lascia che Prakriti
dischiuda se stessa in te.
Il tuo unico dovere consiste nel ritirarti, e allo stesso tempo di stare
vigile…attento.
Questa
idea di espansione deve essere compresa chiaramente. Non ci può essere alcuna
espansione se non attraverso l’amore. Grazie all’amore noi usciamo fuori dal
nostro piccolo ego. Ma questo amore deve essere impersonale. Io posso spiegarlo
utilizzando l’immagine vedica del sole, che irradia energia e allo stesso
tempo illumina, ama, e crea. Questa è l’essenza della sua espansione. Non è
attaccamento a qualcosa, eppure esso attira tutto a se, nel suo regno di luce.
Espansione non significa fare qualcosa; significa essere e divenire. La capacità
di fare fluisce spontaneamente dalla capacità di essere.
Purusha
“è”. Prakriti, invece può
solo “fare”, e sempre a partire dal centro verso l’esterno, esattamente
come il delicato verde germoglio,
spunta del seme germinato. Questo seme, è Purusha
piegato su se stesso, senza movimento e allo stesso tempo creatore del
movimento della vita. Dovete sapere ciò, e poi sentire dentro voi stessi che
siete entrambi Purusha e Prakriti. Questa
è la versione Samkhya dell’espansione.
La
logica umana altro non è altro che una forma dell’ inconscio, e una
funzione meccanica dell’ego.
Il
mondo è un grande bazar, dove chiunque
grida con forte voce per attirare l’attenzione del prossimo e così fare il
suo piccolo guadagno.
Ricordati, il successo o insuccesso esterno non significano niente.
Cerca di essere profondo e nell’agitazione attorno a te cerca di restare muto.
Lascia che la forza agisca senza permettere a nessuna legge umana, soggettiva e
limitata, di interferire.
Tutti
i Rishis hanno ripetutamente insegnato
che la vita spirituale va avanti per salti e rimbalzi, da spinte le cui
traiettorie, sono soggette alla legge di gravità, cadendo quando sono giunte al
suo apogeo ( ndt. : legge dell’ottava, o dell’impulso-oscillazione). Questa caduta genera
ricorrenza eterna. Noi viviamo e siamo nutriti da “coloro che vedono”, e
sempre ci saranno nuovi Rishi e nuovi discepoli.
Di fatto, la visione dei Rishi serve a
creare solo discepoli. Essi sono necessari cosicché ciò che è dato dai Rishi
possa entrare nella vita. Più i discepoli sono tra di loro attaccati, più
mediocri essi diventano, interessati solo nei loro di diritti di anzianità di
servizio, il loro Ashram, la
confraternita, il pensiero del Maestro, senza ingaggiare se stessi nel processo
di creazione.
La visione dei Rishi sembra non appartenere a chi si aduna attorno a lui,
ma è testimone di “ Quello che è” per un circolo molto più ampio, e per
lo scopo della continuità che si prenderà cura di per se stessa. Questa
visione è uno stato di coscienza impersonale, è ciò che mantiene il mondo in
una esatta relazione verso le leggi. Imporre un nome ad esse significa limitare
la visione e chiuderla in un cerchio chiuso.
Nella
spirale ascendente, che rappresenta l’evoluzione dell’essere umano, ci sono
tre importanti punti da tenere in considerazione:
il punto dell’alba, quello dello Zenith, e il punto del “Grande
Nord”, o Uttaram, che è il vertice
massimo raggiungibile dalla traiettoria della spirale ascendente. Il “Grande
Nord” ( ndt.: nella cosmogonia cinese indicato come la Stella Polare dove
risiede l’imperatore giallo Huang Di…) è il punto dove una nuova scala di
luce inizia a svilupparsi.
La direzione del “Grande Nord” è
anche direttamente connessa con i solstizi. Il sole si sposta verso nord da
dicembre 21, fino a giugno 21, dove i giorni si allungano. Dal momento in cui il
sole si sposta verso Sud, i giorni si accorciano. Questo è il motivo per cui Yama,
il signore della morte, vive nel Sud, e Shiva,
il dio della Vita, nel nord. L’est è l’origine della luce, l’ovest è la
casa del “Vuoto”. Queste indicazioni vengono
scrupolosamente osservate durante
la costruzione di un edificio ( ndt. :come nel feng shui cinese…). La
posizione del Nord-Est indica sempre la vera azione della legge.
Per far si che l’azione sia in sintonia con le leggi e parte di esse,
due poli devono supportarla. Uno di essi è il “Vuoto”, che genera
l’azione, l’altro l’energia e la libertà dei suoi movimenti.
Questo movimento è fondato dalla giusta relazione tra il Guru e il discepolo. Questi due poli possono anche coesistere nella
stessa persona, così come viene menzionato nella Bhagavad Gita: l’azione nata dalla vibrazione del vuoto.
…Sappiamo
che esistono sette piani: tre sopra, tre sotto e il settimo che serve da ponte.
I tre piani inferiori generano il corpo fisico, emozionale e mentale; i tre
piani superiori generano pura Esistenza (Sat),
pura energia radiante (Chit), e
Beatitudine (Ananda) che è la gioia
della creazione. Il settimo piano è quello che supporta il tutto, quello della
madre che sta tra il padre e il figlio.
Nel Tantra i giorni
lunari vengono divisi in tre gruppi di cinque. Questa via quintupla simboleggia
il potere della Vergine Madre. In ogni gruppo, i giorni stanno per gioia (nanda),
armonia e benessere (bhadra), vittoria
e potenza ( jaya), consacrazione e
Vuoto (rikta), pienezza (purna).
Shakti, viene ritratta come una piccola ragazza che cresce fino a
diventare donna. Il primo livello è la sua infanzia; il secondo, la sua
adolescenza, il terzo la sua maturità. I successivi due sono al di là di ogni
crescita, e sono l’eternità del Vuoto e la pienezza. Lo stesso accade nei
piani inferiori; fisico, emozionale e mentale. Oltre Shakti c’è lo spirito
eterno conosciuto con il nome di Shodashi,
e oltre c’è il vuoto completo, Nirvanakala.
La luna piena simboleggia la fioritura della luna nuova ( attività
creativa che lavora nell’oscurità). Questo è il motivo per cui i contadini
che sono in contatto con la terra, seminano i fiori durante la risplendete mezza
luna, mentre per i frutti e il
grano nella metà oscura. Nelle Kata
Upanishad si parla del raggio scuro della creazione.
Le
intrinseche (Gunas) qualità di Prakriti,
sono ciò che causa differenti gradi di modificazione nel movimento della
materia verso lo spirito e viceversa. Queste modificazioni sono dappertutto e su
tutti i piani. Come già ti ho detto, l’energia (Rajas)
è l’elemento della fermentazione.
Il Bhagavaiam,
da un’interessante comparazione tra l’intero processo e un pezzo di
legno che prende fuoco. All’inizio non c’è fuoco –stato di inerzia, Tamas-;
poi arriva il fumo –stato di energia, Rajas.-;
poi luce e calore – stato rarefatto, Sattva.-
Ogni volta che cerchiamo di rompere l’inerzia sul piano umano, dobbiamo
essere pronti per il “fumo” (confusione, incomprensione, imprudenza); queste
cose sono destinate a succedere. Tutto il mondo è Rajas, tempesta e stress,
altrimenti la materia non potrebbe diventare “spirito luminoso”, o la
“molteplicità in armonia” come i petali del loto che è il simbolo
dell’Uno.
La
dissoluzione è spesso necessaria prima che la vera creazione abbia inizio. Ad
un certo momento ti devi fermare, e lasciare che le cose crescano dentro te
stesso. C’è un ritmo per la creazione e uno per la dissoluzione, simbolizzata
dalla danza di Shiva. All’inizio la danza è violenta, piena di movimenti
convulsivi, con passi che marcano sia la vita che la morte nello stesso momento.
I Rishi chiamano questa parte della danza Tandava. La sua durata dipende dai cicli. Gradualmente il danzatore
cambia nella soffice danza di Shakti;
il ritmo diventa docile, flessibile, vita e morte si avvicinano tra
di loro, percepite nello stesso movimento. I Rishi
chiamano ciò: vibrazione Lasya.
In questo giace la vera possibilità creatrice di Shakti, di cui il violento Tandava
di Shiva è il suo sottofondo cosmico.
L’equilibrio e significato profondo della vita giace nella dissoluzione.
Nella creazione esistono due movimenti, espressi nella seguente immagine;
secondo le Puranas, la creazione
proviene dalla congiunzione di quattro principi uniti, i quattro figli di Brahma[24].
Ma dopo che furono creati da Brahma, essi anziché discendere in terra e
manifestandosi esternamente, ritornano nel petto del padre, diventando la forza
di resistenza (Shakti) da dove in
seguito hanno origine i “Sette Saggi” o “Sette Leggi” che partecipano
nella creazione e continuano a mantenerla.
Questi due movimenti interiorizzazione ed esteriorizzazione, si possono
trovare ovunque, sia nella creazione che nella distruzione, o Pralaya,
cioè, la creazione che annulla se tessa spontaneamente cominciando dalla
fine. La creazione per sua stessa natura è nascita e morte, mentre la
distruzione è morte e nascita.
E’ difficile concepire la
transizione dalla rarefazione alla densità, anche se tutta la creazione dipende
da questo processo. Noi realizziamo, o forse immaginiamo, ciò che il Vuoto
possa essere, ma per seguire il processo dell’etere che diventa terra, che è
la genuina realizzazione della creazione, è compito molto arduo.
Da
molto tempo, l’essere umano attraverso l’idolatria persegue la sua ricerca
oltre la morte. Anche oggi l’essere umano guarda verso le stelle attraverso
l’idolatria, e cosa molto importante da “vedere” è che la ricerca finisce
con la fine dell’essere umano stesso. Se la materia diventa spirito, anche lo
spirito può ritornare materia. Questo è il motivo per cui i grandi maestri
indiani non hanno mai denunciato o rinunciato all’idolatria. Nemmeno Shankaracharya.
Nel suo insegnamento, il
discepolo scopre nella disciplina spirituale come inserire nella vita pratica e
quotidiana le leggi di Shiva Mahadeva, il
Supremo Signore, così come riportato nei testi sacri. Queste leggi vengono
illustrate attraverso tre aspetti: creazione, preservazione e distruzione, e da
due movimenti, uno discendente e l’altro ascendente.
Il discepolo terrà questo
“linguaggio figurato” fintanto
che si aspetta di ricevere qualcosa dal suo Guru. Poi arriverà un momento in cui il discepolo riconoscerà gli ostacoli che
gli stanno di fronte, e che dovrà superare da solo. Egli scoprirà allora che
ciò riguarda la legge del tre, la sua natura e il suo sviluppo.
Tre leggi governano la vita: la legge della crescita, quella dell’espansione e
infine la legge della densità. Tutte e tre sono illustrate nell’”albero
della vita”, in cui si mostra la crescita dell’albero, la sua espansione, e
il suo affondare profondamente le radici
nel suolo. Dovete essere radicati con fermezza. Questa è la prima legge. Poi
cresci e stabilizzati. A questo punto apri te stesso ed espanditi cercando di
percepire la tua radiazione attorno a te, alla fine riporta l’universo
indietro verso di te, mantenendo una testa eretta, alta, per poter toccare il
sole. Sii profondo, largo, alto, come un
albero della Vita.
Shakti,
che è il principio della materia utilizzato da Purusha
nella sua manifestazione, dipende ancora da Purusha.
E’ però di natura opposta a quella di Purusha,
cosicché tra i due una corrente che porta forza vitale possa essere costituita.
Non appena Shakti appare, contiene già
al suo interno le tre leggi iniziali che gli danno la sua materiale densità.
Se Purusha,
decide di giocare un ruolo attivo, Shakti
sarà sempre di natura passiva. Dall’altro canto, se Purusha decide di essere il ruolo passivo, Shakti sarà quello attivo. Mentre l’elemento passivo non si fa
vedere, l’elemento attivo assume differenti forme. Ogni forma, ogni movimento,
da vita a nuove leggi che, nel momento in cui il movimento cessa, saranno riassorbite ognuna nell’altra e
ritorneranno nella forza iniziale
da dove hanno avuto origine.
Nello Shivaismo,
Shiva, che rappresenta lo spirito, è
sempre passivo, e le sue Shaktis, rappresentano
vari aspetti della manifestazione del mondo, con differenti funzioni e nomi: Uma,
Gaurì, Annapurna, Parvati, Kali, Durga…
Nello Vaisnavismo, Vishnu è
l’elemento attivo. Egli è il creatore che ha manifestato se stesso in
differenti forme e reincarnazioni[25], mostrando una graduale
evoluzione volontaria. L’attività costante di Vishnu consiste nel mantenere il mondo, mentre la sua Shakti
è segreta, interna, completamente passiva. Essa è chiamata SHRI,
che significa bellezza, armonia. E’ il simbolo della fioritura del loto. Shri
è il segreto nel cuore della donna. Accanto a Rama
essa è Sita, accanto a Krishna è Radha.
Il
suono (bija) nelle parole sacre (mantra)
è la vibrazione che permette alla
materia di passare a spirito, o inversamente da spirito a materia. Da ciò il
grande interesse nelle tecniche spirituali.
Ogni essere ha una sua vibrazione che, sia chiara o confusa, è equivalente ad
una formula di una possibile coagulazione o dissoluzione. Nel piano orizzontale,
cioè nella vita ordinaria, la vibrazione tantrica viene espressa da una
superficie (yantra) che è il
diagramma individuale di base utilizzato dalla forza emanata dal Sé a qualsiasi
grado di materializzazione.
La forza fluisce fuori in un
completo disordine. Essa è istintiva. Obbedisce a tutte le manifestazioni
esterne e si associa a tutti i movimenti automatici di Prakriti,
senza importanza da dove essi provengano. Coloro che sono consci del potere di
questa forza spontanea dirigono i propri sforzi verso un arresto di questa
emanazione priva di ogni controllo, cercando di canalizzarla senza
provocare una mutilazione.
Bisogna imparare a riconoscerla, a dirigerla, ad amarla così com’è cosicché
la si può ammansire per poi dargli una via di espressione. Il suono sacro (bija),
è quella particolare forza che, se necessaria, è usata contro di essa.
Ciò non ha niente a che fare con la ripetizione di invocazioni o di parole (mantra),
che vengono usate per creare uno stato di apertura o di resa; ma solo con le
sillabe che sono il seme.
Esistono
quattro leggi tantriche che riguardano l’Unita:
Esiste
una regola di base per avvicinare queste leggi, e cioè capire che il corpo è
lo strumento della vita. Ciò segue il fatto che ogni irrigidimento o
indurimento, dunque ogni tensione nel pensiero o nel corpo, limita una cosciente
espansione verso l’infinito.
Ora, in relazione alla ricerca spirituale. Se voi trattenete
all’interno di voi stessi tre quarti della vostra forza, e usate solo un
quarto per rispondere a qualsiasi comunicazione che arriva da altri, potete
arrestare l’automatico, immediato, irriflessivo, avventato e stupido movimento
verso l’esterno, che vi lascia con una sensazione di svuotamento,
o di essere come consumato dalla vita. Questo arrestare il movimento
andante verso l’esterno non è difesa personale, ma piuttosto uno sforzo per
ottenere una risposta dal proprio interiore, cioè dalla parte più profonda del
proprio essere. Questo processo inverte il movimento naturale di Prakriti,
e riporta energia verso la forma seme, primaria. Lascia che questo diventi la
tua via di comunicare con gli altri.
Qualcosa dentro di te
si è risvegliato, e grazie a questa interiorizzazione metti in moto un
movimento nella direzione opposta a ciò che accade fuori. In tal modo
all’interno di voi stessi, hanno preso vita due movimenti. Una di questi va
verso l’esterno, e l’altro invece va verso l’interno. Quest’ultimo è il
movimento della Prakriti più alta, che è unita all’immobile Purusha. Questo è il momento in cui Prakriti si arrende, in cui non c’è nessun conflitto.
La
legge della vita è la stessa. Quando le cellule formano il corpo, le cellule
embrionali sono concentrate all’interno conservando la loro energia per una
creazione futura. Noi immaginiamo di creare grazie ad una proiezione verso
l’esterno, mentre invece la vera creazione avviene attraverso suzione e
assimilazione. Quando il potere dell’assimilazione diventa naturale, scoprirai
che la creazione, la radiazione, la comunicazione e processi simili a questi ti
verranno incontro spontaneamente.
Nello
Samkhya, questa creazione spontanea è
detta Dharmamegha o nuvola di energia
che cola quattro potenze multiple, dopo di che c’è solo i Vuoto. Tutte le
ricerche spirituali sono dirette verso un punto lucente, che può essere
avvicinato solo dalla periferia di un grande cerchio e da molteplici vie
(percorsi, raggi…). Samkhya è la
scienza logica che rende possibile vedere i movimenti di Prakriti dissociando se stessi da essa nel piano della vita stessa.
Questo è l’opposto dell’attitudine che molti ricercatori hanno, i quali
fuggono delle grinfie di Prakriti voltandole
le spalle, allontanandosi dal mondo e praticando una primitiva disciplina che
mutila la loro vita al punto che essi non hanno più nessun contatto con la
realtà.
Percepire se stessi
dissociati da Prakriti non significa
che bisogna diventare il suo padrone. Per gestire Prakriti,
si richiede lavoro interno e attenta osservazione dell’energia di Shakti.
Questa energia è un potere pienamente risvegliato, ma non addomesticato.
Solo quando Prakriti è conquistato e dominato si può parlare di Vita nella
vita, vivere nel mezzo di tutti i caotici movimenti di Prakriti,
realizzando quello stato descritto come Shiva-Shakti,
nel cuore delle leggi cosmiche.
L’etere
luminoso (Akasha) racchiude tutta la
teoria sul Vuoto. Il suono (vak), e la
parola provengono da Akasha, da cui
nasce l’idea del Dio Creatore che, per manifestare se stesso, utilizza i
cinque elementi e i cinque sensi.
I cinque elementi
appartengono a Dio, e alla legge discendente; le cinque sensazioni appartengono
all’essere umano, e alla legge ascendente.
Nello studio del Tantra, si scopre progressivamente, grazie al suono e al suo
significato, come l’idea, acquistando densità, gradualmente diventa
l’oggetto che si percepisce. Le due parole “Shiva-Shakti”
insieme generano la vibrazione grazie alla quale lo spirito acquista densità-materia.
Ogni qualvolta questo doppio nome viene pronunciato, bisogna far riferimento a
ciò che contiene in senso della legge ascensionale, poiché esso è il
passaggio da uno stato all’altro. In ogni sensazione appartenente alla legge
ascendente, ogni movimento ha origine grazie al calore, continua con la
materialità del cibo e della luce, e raggiunge infine l’etere luminoso, cioè
il Vuoto. Le tre leggi di Shakti, restano
sempre nascoste. Esse sono le leggi della Pura Esistenza (Sat), del Puro Spirito (Chit)
e della Beatitudine Pura (Ananda).
Un’ altra legge, quella dei fenomeni,in altro modo, è protetta all’interno
dello schermo della coscienza.
La prima della tre leggi è quella della Pura Esistenza (Sat), anche se essa ha l’aspetto della completa immobilità, in se
stessa è pura vibrazione, un movimento.
Questa vibrazione interna, è la sorgente di tutti i movimenti esistenti. Il
primo movimento è una linea retta tra due punti, che rappresenta l’immobilità
di Shiva. Quando Prakriti appare, induce
possessione dei percorsi delle linee rette, tessendo dei suoi percorsi aventi
forma di una tela di ragno, composta da linee interrotte tangenziali ai cerchi
concentrici.

In
fine, attraverso la forza di Shakti queste linee tangenziali spezzate si
staccano dal piano orizzontale per formare una spirale attorno al suo asse.
La
seconda legge è quella della Beatitudine Pura. Ananda, che è il risultato di movimenti avvenuti
nella coscienza, è un movimento calmo come quello di un’ondulazione
sull’acqua. Queste ondulazioni contengono vita, che in se stessa è la vera
essenza di Shakti. Questi percorsi di
morbide ondulazioni è nondimeno composto da corte linee interrotte.

La
terza legge è quella del Puro Spirito. Chit
ha una vera funzione
definitiva tra la vibrazione originata nel punto immobile e l’onda che è l’
essenza di Shakti. Essa è la coscienza risvegliata e il suo ruolo consiste
nell’unire Sat con Ananda.
In una maniera o
nell’altra, si può dire di Sat, che se lo guardo dall’interno di me stesso, vedo che Shakti mi
attira verso l’interno. Io divento cosciente dell’immobilità del mondo e
della linea retta tra due punti rappresentanti Purusha.
Di Ananda si può dire che se
io sono cosciente di ciò che esiste attorno a me, io proietto me stesso
verso l’esterno entrando nel gioco di Shakti.
In quel preciso momento io percepisco tutte le ondate che passano sulla
superficie dell’acqua come fossero pulsazioni della vita stessa. Dall’altro
canto, Chit, Pura Coscienza dello spirito, osserva ciò che accade tra Sat
ed Ananda.
L’espressione
Shiva-Shakti, rivela la realtà
ultima oltre i concetti di Purusha-Prakriti
dello Samkhya classico. Shiva-Shakti,
è lo stato dell’essere pienamente realizzato, cioè, uno stato interno di
illuminante coscienza .
Il ricercatore che non si è ancora separato esternamente ed internamente da Prakriti,
vede l’immobile Purusha come uno
stato di coscienza pura e Prakriti come
essere una forza inconscia e meccanica.
Prakriti
e Shakti conseguentemente denotano due
differenti stati di coscienza, di cui il secondo sembra essere uno stato di
coscienza superiore tendente al “senza limiti”. Prakriti è un’energia cinetica, mentre Shakti è un’energia potenziale latente rivolta su se stessa,
contenente al suo interno tutte le possibilità di sviluppo dei movimenti di Prakriti.
Dal
punto di vista dello Samkhya, Prakriti
può essere un’energia attiva solo se esiste nel suo movimento un
substrato passivo ed opposto. Ciò è rappresentato da Kali
(tempo) che danza sul nudo corpo di Shiva
(lo spazio infinito).
Dal punto di vista psicologico, la coscienza è la superficie dello specchio sul
quale rapidamente passano i riflessi dei movimenti. La coscienza rimane
immobile.
Dall’esperienza mistica nasce una domanda: Prakriti
in movimento, e Purusha nell’immobilità
sono una cosa sola? Qui i testi del Tantra
Vaisnavita ci portano un elemento chiarificante alla visione Samkhya
dicendo che il movimento visibile di Prakriti
altro non è che il movimento di Purusha che lo permea. I due non
sono dissociabili. Prakriti spiritualizzata
altro non è che una forma di Purusha.
Misticamente
parlando, abbiamo il seguente diagramma:
Prakriti-Purusha:
i due movimenti dell’esistenza sono diventanti uno.
Krishna-Radha:
la coppia mistica per eccellenza.
Krishna
come Purusha, è coscienza piena nel
bel mezzo dell’attività. Radha, nel
suo trascendentale amore per Krishna,
è in estasi (Samadhi) anche durante
il suo ruolo di Prakriti. Psicologicamente parlando, in accordo al Tantrismo
Vaisnavita, Radha, grazie alla sua
passività, diventa il substrato dell’attività di Krishna-Purusha.
I ruoli, in questo modo, sono invertiti, dando così vita al seguente
diagramma:
Shiva
-
Kali +
coscienza passiva
Prakriti attivo
Krishna
+
Radha -
Purusha
attiva
oblio nell’amore
Questo
è il motivo perché in India molti bambini sono chiamati Kali-Krishna.
Nel
famoso libro “In cerca del Miracoloso” di Oudspensky, vi sono molti punti in comune con le scritture tantriche, che
ci rivelano la necessaria deviazione per rendere possibile alla creazione di
fuggire dalla infinita ripetitività meccanica di Prakriti. Se non ci fossero
delle deviazioni, si potrebbe facilmente pensare che la creazione avvenga senza
discontinuità tra l’immobile Purusha e
le molteplici manifestazioni di Prakriti.
Ma l’energia primordiale di Shakti, produce costantemente delle deviazioni
nelle due direzioni, quella sottile (spirito) e quella grossolana (materia). Una
volta in moto, questo processo non può essere fermato.
In ciò risiedono tutte le possibilità per le basi verso una possibile
evoluzione, e l’opportunità dell’essere umano di muoversi verso l’alto, a
condizione che le deviazioni delle linee interrotte si trasformino in una
spirale. L’ampiezza delle curve può essere molto larga senza cambiare di
direzione.
La curva della deviazione può anche spostarsi, o essere ripetutamente
rintracciata sul piano orizzontale, attratta del suo punto di partenza. In
questo caso, poiché la ripetizione infinta dell’energia primordiale è
“vetrificata”, andrà alla fine ad essere perduta. La figura del “3”,
rappresenta la “Legge del Tre”, che contiene tutta la vita. All’inizio,
c’era solo l’Uno, Purusha. Dalla sua vibrazione interna, l’Uno proietta il
suo opposto, come un raggio di luce proietta un’ombra, che è il suo
substrato. In questo movimento, lo spirito-materia può essere percepito avvolto
dall’energia che appartiene egualmente sia all’uno che all’altro. Ciò può
essere dimostrato nella seguente maniera:
Uno
è l’Io-soggetto manifestato dalla luce-Sattva.
Due è l’Io-oggetto manifestato dall’ombra-Tamas.
Tra
i due aspetti dell’Io-soggetto e
Io-oggetto il movimento eterno della vita si sviluppa in tutte le forme di
manifestazione nei piani inferiori dell’esistenza. Questo movimento eterno è
l’energia di Rajas.
Quindi la vita, attraverso l’energia di Rajas,
è uno sviluppo di movimenti che agiscono tra i due poli di Sattva-Tamas. Dal piano di Rajas,
cioè il nostro, un certo stato di coscienza che ci permette di percepire ciò
che c’è al di sopra (Sattva), e al
di sotto (Tamas) può esistere. Ciò
che è al di sopra può essere intuito o intravisto attraverso
l’immaginazione, ma non ci è possibile raggiungerlo senza uno shock provocato
della visione stessa. Questo è il motivo per cui è necessaria una preparazione
completa nella disciplina della mente.
Ciò che è al di sotto, è il peso dell’ignoranza, l’inerzia della
primitiva Prakriti. E’ anche il
campo del lavoro individuale. Prima di scoprire gli stadi che conducono verso Sattva,
si deve diventare coscienti della discesa verso Tamas
e familiari con l’opposizione della materia pesante. L’energia di Rajas procede da Shakti
che gestisce il domino nello spazio
tra Sattva e Tamas. L’energia di Rajas
è il desiderio che genera la vita. Senza questo desiderio, quello spazio
sarebbe il Vuoto privo di
movimento o azione. Di fatto la vita esiste soltanto grazie ad una deviazione di
energia, prodotta da una
propulsione che prima o poi ritorna verso il suo luogo di origine ( ndt:
impulso-oscillazione-inerzia, legge dell’ottava…).
Questo movimento di esteriorizzazione ed interiorizzazione sembra variare nelle
sue possibilità di estensione grazie ad una comprensione personale del processo
stesso. Di fatto, ci si trova di fronte ad un punto . (bindu),
che contiene tutto in se stesso. Quando l’energia crea un movimento,
questo punto diviene una linea retta. Per ritornare al suo punto di partenza, è
necessaria una deviazione. La linea retta si spezza e, attraverso angoli
composti da linee spezzate, ritornerà al suo punto di origine.
Tre angoli sono necessari per rinchiudere uno spazio e in tal modo grazie a
questo movimento si crea una superficie, una forma. Questa forma è un
triangolo. Ogni azione può essere descritta come un triangolo. Se gli angoli
sono uguali, l’azione sarà perfetta ed equilibrata. Le tre linee sono le
qualità di Prakriti (gunas), e lo spazio è quello di Shakti
che si diffonde equilibratamente verso l’esterno. Shakti può anche raccogliersi in se stesso nel punto centrale (bindu),
che significa – in un’azione o in uno stato meditativo perfetto- l’unione
di Shakti e Purusha, uno
stato di perfetta coscienza risvegliata.

Ma
la vita è piena di azioni distorte e falsificate, cioè, di triangoli con
angoli non uguali dove il punto centrale è fuori posto in relazione al centro
de triangolo perfetto. La causa di questa deviazione è la soggettività
inconscia, il desiderio e l’avidità del Prakriti
individuale. Innumerevoli triangoli possono formarsi alla base (Tamas) del triangolo, che sono poi proiettati verso le linea di
coscienza posta in alto. Questa linea non è continua, ed è composta da
un’infinità di punti che rappresentano brevi momenti di
coscienza.

Ad
un certo punto, un essere umano che segue una disciplina spirituale cercherà
grazie all’interiorizzazione, come ad esempio durante una meditazione attiva,
la percezione in se stesso delle qualità mobili e tendenze dell’essere
interiore. Ciò significa entrare in contatto con il mondo nel quale funziona la
legge del tre. Al nostro livello di comprensione possiamo percepire il triangolo
della nostra vita formato dai tre Gunas e
dai numerosi triangoli irregolari creati dalle nostre azioni.
La suddivisione è un’espressione dei tre Gunas (Tamas,Rajas,Sattva) in relazione alle tre intrinseche qualità
fondamentali della Prakriti
primordiale. Queste divisioni danno vita a differenti mondi in accordo alla loro
stessa relativa distanza. Maggiore è la suddivisione dei Gunas,
più grande sarà la suddivisione della Legge del Tre. Un ricercatore non potrà
mai accedere ad un livello superiore al suo, fintanto che egli non abbia
completamente assorbito in se stesso i Gunas del suo stesso mondo, fino al punto
di essere un tutt’uno con essi. Questo significa che il suo equilibrio interno
è portato ad essere in sintonia con la sua Prakriti.
Nel diagramma seguente le figure indicano il numero di Gunas di ogni mondo.
Da
un mondo all’altro, il numero è moltiplicato per due, sia che i mondi vengono
presi seguendo l’ordine cosmico o come mondi interiorizzati dell’essere
umano. I numeri rappresentano le suddivisioni della Legge del Tre, che diventa
più pesante mano a mano che ci si allontana dalla Prakriti primordiale.
Tre Gunas, dal precedente mondo, sono poi aggiunti alla somma totale di ogni
singolo mondo.

Il
triangolo mostra come tre linee interrotte racchiudono una superficie. Questa
superficie ha due dimensioni, ma vi è anche una terza dimensione da
raggiungere, in conformità alla legge vedica indicante tre livelli successivi (ndt:
nel taoismo questi sono conosciuti con il nome di San jiao jou bu kung, il
lavoro dei tre livelli e nove stadi.). Essi si succedono nella seguente maniera:
Questi
movimenti spiegano perché ci sono dei momenti di progressione e momenti di
regressione, e un decorrere del tempo tra questi due differenti movimenti.
Nell’esperienza spirituale, ogni uomo dovrebbe aspirare
ad innalzare se stesso attorno ad un asse, e ogni donna dovrebbe essere
un perfetto triangolo per dare vita a forme perfette. Nel seguente digramma il
ricercatore sta tra due triangoli. Colui che consacra la sua vita alla ricerca
spirituale, grazie alla sua disciplina interna, assorbe lo Shakti
del triangolo dell’ideale infinito che è sopra di lui. Sotto di lui il
triangolo discendente contiene tutte le possibili forme di manifestazione.

Lo
Yoga perfetto, nel cuore della vita,
è rappresentato dai due integrati triangoli con un centro singolo (ndt: ciò
che in occidente divenne poi conosciuto come…la quarta via.). Maestro è chi
volontariamente entra in Prakriti.
I suoi discepoli sono dei riflessi di se stesso che riconosce senza attaccarsi
ad essi. Egli è posizionato nel centro dei due triangoli.

Nell’esoterismo
tantrico, l’immagine dei due triangoli rappresenta Shakti come un frutto
del castagno d’acqua– latino:Trapa natans-(Shringataka),
fatto a forma di piramide che
cresce nelle paludi. Ancora una volta
abbiamo l’idea di densità.
L’energia
radiante ha due movimenti, uno di essi è centripeto e l’altro centrifugo.
L’interazione di questi due movimenti produce la sfera luminosa di tutta
l’esistenza, tecnicamente conosciuta come Bindu,
che è situato al centro della piramide. La creazione può iniziare o apparire
in ogni punto, muovendo sia dalla periferia verso il centro che al contrario. Shakti
non smette mai di creare, sia che si dispieghi o che si raccolga in se
stessa. Di fatto, ambedue questi movimenti sono complementari, così come esiste
il fenomeno della densità o della rarefazione.
Ciò di cui noi abbiamo bisogno è di rompere l’inerzia che ci impedisce o
rallenta il passaggio da uno stato all’altro. Quando parlo di questo
movimento, io utilizzo la parola Tapasya, e
il potere istantaneo della trasformazione indipendentemente dal fatto che sia
centrifugo o centripeto.
I
Veda ci dicono che noi “Abbiamo un
Padre nei cieli.”, e una”Madre in Terra.”. Essi sono connessi
dall’atmosfera piena di nubi, riempite dal litigio degli Dei e dei Demoni,
sature di libri di sapienza e di tutte le filosofie di vita. I Shastras
e i Puranas ci legano con delle
catene dette spiritualità, ortodossia, politica, caste ed economia.
Cos’è che l’essere umano possiede, che eventualmente potrebbe liberarlo?
Più spesso di ciò che non si pensi, egli è incosciente di ciò, poiché Prakriti
gelosamente lo tiene nel suo gioco. Eppure molti dei suoi movimenti
istintivi sono giusti, e la sua naturale e primitiva natura può servigli nel
pensare e nel sentire. E’ proprio
questa sua possibilità, che gli
permette gradualmente di scoprire in se stesso una forza spirituale che lo
condurrà ad adorare la divina Madre in uno o l’altro del suo aspetto, o
attraverso una delle forze animali grazie alla quale egli si identificherà
con uno dei veicoli della divina Madre: Tigre, cigno, gatto…
Le leggi cosmiche agiscono sul livello della nostra comprensione, ma noi siamo
capaci a percepire solo alcune di esse. Come risultato, noi possiamo adattare le
condizioni della nostra vita solo a quelle leggi che riconosciamo. Le leggi
cosmiche operano nel tempo. E la nozione di tempo, oltre la nostra limitazione,
è sconosciuta a noi. Quale coscienza del tempo hanno gli abitanti dell’India?
Il loro concetto può sembrare a voi difficile da capire fino a quando non lo
avete integrato in voi stessi.
I Tantra indicano un metodo
per realizzare il valore zero del tempo. Tecnicamente, questo valore è detto Bindu.
Si dice che la pronuncia di una formula sacra (mantra) vale tre moras
e mezzo. Il mezzo è il punto (bindu),
che contiene il tutto è può essere conseguito disegnando nella coscienza
sette stadi, composti in una progressione geometrica con differenti
intervalli :
½ +(1/4….1/8…1/16…1/22…1/64..) di una mora.
In
realtà ciò è l’alterazione della coscienza in una concentrazione interna
che dura quanto la recitazione dello Japa (formula
sacra), fino a che non si entra in contatto con il Vuoto. Questo Bindu,
più sottile di un atomo, e Brahman
“più vasto della vastità” sono la stessa cosa. Il tempo si muove tra i
due, e tra di essi c’è l’avvolgersi della manifestazione, come
l’avvolgimento di un serpente.
Il serpente è la Forza Interna (Shakti).
La forza innata, detta anche Kundalini, è
la forza operativa tra i due tipi
di Vuoto.
…chi
può dirci da dove i Patani, popolo della frontiera del nord dell’India,
avessero preso la loro conoscenza? Originariamente essi erano Ariani che
divennero musulmani dopo essere stati buddisti., ma soprattutto erano figli
gagliardi della loro terra. In maniera simile, come il fiume Triveni ad
Allahabad unisce tre sorgenti, la conoscenza di Gurdjieff ha almeno tre
differenti fonti orientali: Vedanta, Buddismo e islam.
Gurdjieff era per certo un Charvaka,
cioè un ribelle contro la colta ortodossia che soffocava la mente. Egli si
comportava come tutti i potenti guru e maestri che, ad un certo punto, hanno
attratto la folla a se. Allo stesso modo, Shri Ramakrishna nella sua esaltazione
si arrampicò sul tetto del tempio di Dakshineshvar vicino Calcutta e ,
piangente, gridò: “Da ogni dove venite tutti da me, cosicché io possa
insegnarvi, IO sono Pronto!”.
Altri, come Shri Ramana Maharshi, attraverso il loro silenzio e assorbimento
hanno forzato chi li avvicinava a porsi una semplice ma profonda questione:
“Chi sono io?”. Alcuni di questi Charvakas
sono diventati famosi senza volerlo.
Possiamo dire chi erano i Charvakas?
E’ scritto che il loro antenato era Brihaspati,
un saggio vedico. Frammenti del loro insegnamento è disseminato attraverso
le Katha Upanishad, il Mahabharata
e gli scritti buddisti. Nei giorni del Buddha, la gente ascoltava con molta
attenzione ciò che i maestri avevano da dire, ma i loro nemici diedero una così
distorta descrizione della loro positiva attitudine e antiritualistica filosofia
centrata nella ricerca dell’”Io”, che più tardi essi nascosero il loro già
ben protetto segreto, la maestria di una delle vie
che conducono alla conoscenza.
Esiste
un’enorme disparità tra la qualità e la quantità; la qualità si nasconde
all’interno, mentre la quantità si manifesta ed espande all’esterno. Chi
possiede la capacità di catturare l’attenzione dei molti e di trasformare ciò
in immaginazione creativa, è un guru nato. Quando si usa una lampada,
la sua luce non perde niente della sua lucentezza, ma quando si estrae
dello zucchero da un sacchetto, esso lascia uno spazio vuoto nella massa di
materiale. Quando si riceve il Darshan[26] da un Maestro,
si tocca lo stesso spirito, ma non appena si fanno dei piani per stare
vicino al Maestro, la “curva discendente” inizia e la legge di
gravità immobilizza lo spirito. Non si può fuggire da questa legge, ne dal suo
processo di materializzazione. Avendo debiti verso il suo costante movimento
nella densità, la materia dovrà per forza di cosa avere sempre un maggiore o
minore ricettività verso lo spirito.
Il Guru vede cosa succede
con una intelligenza che non è quella del discepolo. Egli combatte nel centro
di un cerchio esoterico che, certamente, ha le sue limitazioni; ma questo
cerchio è molto più in alto del cerchio entro il quale si muove il discepolo.
In comparazione agli allievi, il guru vive la sua conoscenza. Ma egli sa che
questa conoscenza è relativa, e che egli stesso è un ricercatore in relazione
alla conoscenza che esiste nel cerchio al di sopra di lui. Un guru che si dice
arrivato alla fine della sua ricerca, è un impostore; un discepolo che è un
fanatico soddisferà se stesso immaginando che il suo guru ha raggiunto la
vetta, e così resterà tagliato fuori dalle leggi, dai movimenti ascendenti e
discenti che supportano la vita stessa.
Cosa ha Gurdjieff, con le sue
larghe spalle, creato per noi in occidente? Sicuramente un campo di Prakriti, corrispondente alle vostre possibilità.
Questo Prakriti, è adattato con
attenzione per potervi offrire molti giochini, strumenti da usare, e tutte
quelle “intelligenti assurdità”, che voi desiderate tenere nelle vostre
mani, nasconderle in una cassaforte, o piamente preservarle nella memoria a
causa del vostro amore per le cose. La stessa Prakriti vi rivelerà i molti
gradini da scalare per avvicinarvi alla meta senza privarvi però di tutte le
possibili vie per rompervi il collo!
In tutte queste circostanze,
quali strumenti utilizzerà il Maestro?
Quello che gli calza meglio. Che differenza c’è tra un locale vuoto, e un
locale strapieno come un bazar? Il Maestro utilizzerà il mezzo
che più è utile per portare il discepolo verso di lui. Un giorno,
forse, se questo sarà il suo
desiderio, prenderà le ossa del discepolo, le romperà, e le offrirà agli Dei.
Egli ha il diritto di usare la fiducia che gli da il discepolo,
la sua resa, e anche l’essenza del suo essere
(Bhuta), fin ai limiti più
estremi.
Dunque…cosa resta del discepolo una volta che le sue ossa sono state ridotte
in polvere? Niente. Per lui è la morte. Esistono morti deliberate dove il
sangue scorre, come si vede in molti templi, in cui i corpi sacrificati di capre
decapitate continuano a saltare anche dopo che erano morte.
Ciò che noi possiamo fare, consiste nel lasciare il materiale grezzo della
nostra natura unificarsi con i movimenti dello spirito, ponendo le nostre
reazioni nel Cuore – che potrebbe diventare la sedia del Guru (Gati)-. Questo stesso movimento è la morte volontaria dell’ego.
Solo grazie a questa morte volontaria il Guru potrà vedere ciò che c’è
di permanente in noi, cosa
realmente esiste nel nostro vero essere (Sat).
Solo lui può dargli forma e vita. In questo egli è come il Creatore della
Genesi, che prende una delle costole di Adamo per liberare la divina Shakti
che è pronta per dare nascere. Senza questo shock che viene dall’alto,
non è possibile nessuna trasformazione.
Un’altra trasformazione consiste nel dare vita
in noi stessi al figlio di Shakti.
Questo figlio crescerà in una Prakriti
diversa… diversa in qualità. Subito il figlio chiederà qualcosa per giocare.
Egli deve tenere qualcosa nelle sue mani per avere il piacere di gettarlo a
terra, raccoglierlo e darlo via, per poi riprenderlo. Egli fa tutto ciò privo
di ogni logica, soltanto per muoversi e scoprire lo spazio che lo circonda…la
vita. Così circondatevi sempre con molti giocattoli, non solo per voi, ma anche
per gli altri.
Il
concetto di “Spazio-tempo” delle Upanishad è una dimensione
dell’esistenza
Nei
Shastras viene molto spesso ripetuto
un concetto, che non si deve mai parlare inutilmente delle proprie esperienze
spirituali. Se non fate ciò, dimostrate solo che voi non avete altro dentro voi
stessi che è valido e capace di preservare la corrente di potere che
è discesa su di voi. Chi spesso parla di se stesso è come un bimbo che
corre dalla madre per raccontarle tutto ciò che ha incontrato sul suo camino
mentre giocava.
Prima che possiate parlare
di un’esperienza, dovreste imparare
ad osservarla in silenzio per un lungo periodo di tempo. In primis, essa deve
trovare il suo posto al vostro interno, essere distillata, e portare frutti. In
breve, deve diventare vostra. Mentre ciò accade, la vita viene ridotta ad
alcuni movimenti e a pochi pensieri da esprimere. Il “Grande Manu”[27],
insegnò tre regole importanti che non devono mai essere dimenticate: “Parla
solo quando sei interrogato. Se vi domandano qualcosa di illogico, o se dietro
alla domanda scoprite un motivo nascosto, restate in silenzio. In mezzo ai
pazzi, tacete; giocate con essi al loro stesso livello.”
Non affermare mai, in presenza di un Santo, un saggio, o i tuoi genitori, le tue idee personali.
Il ruolo di un yogi, non consiste nell’essere un salvatore di anime; ma grazie
ad un persistente lavoro sul suo ego, egli induce una resistenza che aprirà i
vostri occhi verso il vostro ego.
Qualsiasi
disciplina spirituale è un dettagliato lavoro. Dopo un periodo di sforzo
cosciente, c’è sempre un periodo temporaneo di ritiro, nella “grotta della
vita”, che ci permette di ottenere la maestria verso i movimenti confusi e
disordinati di Prakriti, che difende
se stessa e ci attacca in maniera astuta.
Nella
disciplina spirituale, i movimenti di attrazione e repulsione sono normali fino
a quando ha raggiunto un certo equilibrio. Quattro livelli devono essere
superati per raggiungere il concetto di Vuoto:
L’essere
umano primitivo che si trova nell’oscurità (Tamas)
è molto vicino all’istinto animale e alla terra, con una coscienza
non risvegliata. Per lui essere riuscito a raggiungere il piano
dell’ego è un conseguimento, dove vi resterà per molto tempo, prima che un
impulso di un differente ordine nasca. La natura permette solo netti sviluppi.
Essa è più inclina a favorire un cambio della specie che un cambio di
coscienza.
L’idea di “ritornare”[28]
al punto dove, per la prima volta, un atto di coscienza ha dato una direzione
alla corrente della vita, è una delle più importanti discipline Samkhya.
Queste discipline propongono attraverso una metodica osservazione di seguire
il percorso dei pensieri “all’indietro”, come anche nella direzione
normale.
Di conseguenza si percepisce che l’unico “cibo” o “sostanza” che ha
valore permanente è quello che viene emesso dall’essenza dell’essere,
mentre tutto ciò che viene da fuori viene quasi del tutto cancellato,
dimenticato. Trovare di nuovo questo “punto” è equivalente a vedere
chiaramente quando e come il nostro destino personale (dharma)
si è formato. Ogni volta che accade, produce uno shock che ci permette di fare
un passo avanti.
Spirito
e materia sono due differenti aspetti della stessa realtà. Ogni creazione è
generata nel Vuoto. Lo stesso dicasi dello stress generato nel potenziale campo
dell’energia. Lo stress crea la sensazione di pienezza grazie alla quale
forgiamo il corpo e la materia. Dunque, da un lato, il corpo altro non è che il
riempimento dello spirito. Dall’altro lato, si potrebbe dire che lo spirito è
come il bagliore del corpo quando brucia nella sua stessa energia. Combustione
automatica del corpo è la vita. Il calore si trasforma in luce. Così abbiamo
un parallelismo completo:
materia-calore-luce
corpo-vita-spirito
Se
accedete alla realtà dallo spirito e scendete giù verso il corpo, state
seguendo l’insegnamento dello Samkhya.
Se invece salite dal corpo verso lo spirito, siete uno yogi. Ma se, con un’attenzione sveglia, percepite chiaramente
l’interrelazione tra i movimenti discenti ed ascendenti, potete lavorare con
entrambi i sistemi.
Allora siete sulla via del Tantrismo.
Certamente
una delle figure più autentiche di Shri
Ramakrishna è quella data da Swami
Vivekananda, che vide l’”uomo” in lui. Se Shri Ramakrishna si sottomise ad una disciplina tantrica per nove
anni, lo fece con lo scopo di fuggire dall’imprigionamento all’interno di se
stesso causato dalle nozione di “buono” e “cattivo”, per poi
successivamente utilizzare ciò liberamente.
Per chi vide Shri Ramakrishna alla
fine della sua vita, è facile credere che egli nacque in uno stato di grazia e
che non segui alcun yoga eccetto che per mostrare la via, da qui l’asserzione
che egli era un avatar. Ciò significa ignorare tutto il periodo tantrico della
sua vita, così come esistono molti anni bui nella vita del Cristo.
C’è
molto da dire sul ruolo segreto delle tre “serrature” del corpo: Un certo
automatismo deve essere gradualmente acquisito per preservare la propria energia
e forza durante i momenti di interiorizzazione. Ciò riguarda il sistema
automatico di individuazione per catturare ogni tipo di contrazione, poiché
anche la più piccola tensione è indicazione di una direzione sbagliata.
Quando
un perfetto accordo vibra tra il Maestro ed il discepolo, una conversazione
continua procede tra di loro senza che nessuna parola venga espressa. Questo
accade anche senza il dialogo interiore. A questo punto la funzione del
linguaggio non è più attiva, perché gli organi interni (indriyas), congiunti ai
cinque organi di senso per la percezione degli oggetti, non hanno più alcun
valore.
Da ambedue le parti, la comunicazione diventa vibrazione pura. Una capacità che
si sviluppa durante questo stato, è l’abilità di pensare senza parole. Non
appena delle parole sorgono nel pensiero o nella preghiera, significa che questa
vibrazione, che di per se stessa è creativa, non è più presente.
Un
mezzo per ridurre la coscienza dell’ego è la ripetizione continua di un Mantra,
prima detto con coscienza, poi più rapidamente, in maniera meccanica e
inconscia (japa). Dall’altro lato,
c’è la disciplina volontaria del silenzio, una o due ore al giorno, o tutto
un intero giorno alla settimana, che conduce per stadi al silenzio interiore che
è una delle più indicate discipline.
La vibrazione del pensiero e del linguaggio senza parole, non ha nessuna
connessione con la telepatia.
Ciò
che il silenzio fa, è toccare il vero seme del pensiero,che è l’unico modo
per ritornare al movimento iniziale degli organi interni della percezione; in
seguito tutto ciò che esiste
attorno a voi si dissolve gradualmente. E’ uno strano modo di percezione dove
la volontà non interferisce. Il fermare volontariamente il pensiero conduce al
contatto diretto con il punto
iniziale dove la nota fondamentale di tutte le armonie conosciute risuona.
Un singolo “suono” può dire tante cose!
“à”
significa: vieni, entra, avvicinarsi, tieni ciò che io ti do; “yà”
significa: vai fuori, è finito, questo non è il momento. Dunque, tra il
silenzio e una pletora di parole, si può vivere con dieci
sillabe dove la vibrazione contenuta in esse ci rende possibile la
comprensione di lingue straniere che non conosciamo.
Nello stesso ordine di idee, è sorprendente che le domande poste ad un Maestro
sono tutte simili. Se Shri Ramana Maharshi ha vissuto tra la sua gente senza
parlare, è perché la sua nota fondamentale rispondeva a tutte le vibrazioni
della gente attorno a lui.
Gurdjieff
parlava spesso della pluralità degli “io. In sostanza egli diceva:
“...porta tutti gli “io” verso l’essenza dell’”IO”, sapendo che al
posto dell’essenza potresti trovare un “Io” che cercherà di fregarti!”
All’inizio, l’”IO” verso il quale tutti gli “io”devono convergere,
teoricamente è il Vuoto. Attraverso la presente disciplina puoi
avvicinarti ad un “Io” dal quale puoi con calma osservare te stesso. Da lì,
il mondo è visto con tutti i suoi meccanici movimenti, da dove un barlume di
quel “Io” che è il Vuoto può apparire.
Il prossimo passo non può essere
insegnato dai libri. Deve essere vissuto grado per grado, con il Maestro che ti
tiene per mano. E’ la lenta scoperta che al fine non ci sono “Io” ma solo
ciò “che è attivo” in te. A quel punto qualcosa potrebbe accadere, ma
l’attenzione è così delicata che il minimo movimento può distruggere ciò,
anche se l’attenzione è presente, sia dentro che fuori. Possiamo percepirlo e
vederlo allo stesso tempo. Possiamo anche vedere quel meccanismo presente in
tutte le cose che viene dal nulla e va verso il nulla. Se non riusciamo a vedere
ciò nel suo aspetto meraviglioso, abbiamo un’impressione di auto-estinzione.
Se, improvvisamente, vediamo noi stessi nel bel mezzo di inaspettati miracoli
dove i movimenti di Prakriti cessano
per un istante, noi siamo totalmente “Uno” con un’impressione della vita,
di calore. In quel momento, io vengo colto da una profonda sensazione di
dissociazione. “Io non sono qui…dove sono io?”
Angoscia potrebbe sopraffarmi, ma un riaggiustamento è certo. Devo solo
aspettare, so che verrà, che accadrà, poiché è automatico. Posso aver fede
in ciò! Dovrò trovare me stesso ancora faccia a faccia con Prakriti
e poter “giocare “ con essa facendo parte dei movimenti della
manifestazione. In quel istante, l’ego sarà svanito.
Il
Vuoto esiste. Per il Vuoto, l’esistenza di Prakriti non è di nessuna
importanza. Due termini sanscriti rendono chiara questa idea: purgala
nairatmya, il Vuoto all’interno dell’ego, e dharma
nairatmya, il Vuoto delle 12,24,48 leggi cosmiche.
Arrivati a questo punto di comprensione, è possibile vedere come Prakriti funziona. L’insegnamento Tantrico dimostra che tutta la
vita nasce dal Vuoto – Dei e Dee, Prakriti
superiore ed inferiore-. Il Vuoto è la matrice dell’energia universale.
Si può accedere a ciò attraverso
un processo quaternario. Nel suo libro “In cerca del miracoloso”, Oudspensky
parla dei primi due stadi. Egli non dice niente degli altri due stadi, perché
aveva lasciato Gurdjieff . In tutti i suoi seguenti insegnamenti personali, cosa
molto importante, egli parla dello sviluppo di questi due primi stadi e della
sua esperienza con il Maestro. Gli scritti di Gurdjieff, dall’altro lato, ci
aprono le frontiere degli ultimi due stadi. Essi sono astutamente nascosti nelle
sue narrazioni mistiche.
I
quattro stadi sono;
Dopo
una notte di sonno ci sentiamo riposati, anche se questo completo sonno
inconscio è un ritorno alla matrice della vita. Coloro in cui niente è
risvegliato, letteralmente cadono addormentati senza sapere come “staccare”
qualcosa da loro stessi che resti poi conscio. Nel loro pesante stato di Tamas,
essi non sono nemmeno consapevoli di essere addormentati!
Il
modo giusto per andare a dormire è di farlo coscientemente. Patanjali ha
rimarcato quattro stati di sonno, aventi una vicina relazione con i gunas:
Nel
momento in cui la coscienza sfuma dentro il sonno, un lampo può essere
percepito. Questo lampo, è molto
simile al lampo che si ha quando ci si sveglia.
Questi due lampi sono della stessa natura, della stessa sostanza. E’ detto,
simbolicamente, che questa lucentezza illumina la parte posteriore della fronte,
diffondendosi poi in tutta la testa. E’ rappresentata dalla luna che adorna la
testa di Shiva.
Il sonno conscio assomiglia al sonno di una madre che dorme accanto al figlio.
Il sonno del bimbo è pesante. La madre si riposa, ma senza dubbio il suo sonno
contiene una certa qualità di vigilanza, attenzione, causata dalla presenza del
bimbo. Una parte di se stessa gioisce di un sonno cosciente, che è nutrito
dalle forze della vita stessa.
Dalle
pagine del libro “In cerca del miracoloso”, la voce di Gurdjieff risuona
come un richiamo: “ Svegliatevi!”. Gurdjieff sottolinea la via del
risveglio, vedendo la meccanicità che ci mantiene in prigione, ci incita a
venire fuori dall’automatismo della materia pesante, magli non parla dello
stadio del sonno volontario in uno stato di coscienza risvegliata, almeno per ciò
che Oudspensky ci dice. Da altre fonti, possiamo invece notare l’ampiezza della sua maestria su questo piano di sonno in
uno stato di coscienza risvegliata.
Esistono
tecniche dettagliate per ottenere questo “sonno yogico”, che non è più
meccanico e non obbedisce alle leggi psicologiche. Non riguarda nemmeno il sonno
naturale di un uomo sano. Questo è il motivo per cui la prima domanda che un
guru fa è: “ Come dormi?”, e il suo primo scopo consiste nell’insegnarli
a dormire senza sogni. Un’altra domanda è: “Quanto a lungo dormi?”. La
risposta è connessa con l’importanza che riveste la veglia notturna e la
meditazione che sono un ostacolo al sonno psicologico, quando la notte silente
dovrebbe essere un tempo dedicato primariamente al graduale lavoro di cosciente
interiorizzazione, seguita dal sonno volontario in uno stato di coscienza
risvegliata.
Questo sonno, in un corpo non affaticato e privo di tensioni, e in una postura
ben studiata, quasi sempre la stessa[29],
diventa il campo di molte esperienze.
Impara
come andare a dormire coscientemente, iniziando da un stato di veglia molto
sensibile, per discendere poi nel sonno volontario, con uno stato di coscienza
risvegliata come controparte (ndt: è ciò che nel nostro sistema vi si chiede
di fare…mentre mandate a dormire
la mente superficiale, si risveglia
la mente profonda.).
E’ il risveglio nella coscienza risvegliata che richiede una precisa
disciplina.
Se
conoscete questo stato di coscienza risvegliata durante il sonno, siete come un
filo di seta di una collana da dove tutte le perle seguendo un ordine preciso
sono state sfilate. Le perle possono essere infilate di nuovo
coscientemente, una ad una nello stesso ordine, iniziando dall’ultima,
con lo stesso ritmo in cui sono state sfilate. Un occhio vigile segue il
processo. Mentre le perle continuano ad essere aggiunte una all’altra, un
certo periodo di tempo X passa e, quando l’ultima perla viene aggiunta, gli
occhi si aprono. Si stava realmente dormendo oppure no? La risposta è si e no.
Spesso Shri Ramakrishna parlava di questo stato di coscienza risvegliata durante
il sonno volontario. Egli diceva: “ Entra nel sonno volontario iniziando dal
cuore e non dai centri inferiori.”
Per visualizzare questa esperienza, dovete immaginare una lampada nel cuore.
Concentrarsi sul cuore e muoversi progressivamente verso i piani superiori. Poi,
quando siete sicuri di voi stessi, ed è per voi possibile riempire tutti i
centri del vostro corpo senza sopprimere i vostri impulsi naturali come
il desiderio, avidità, passione, provate.
Nell’osservazione
di se stessi, la prima cosa da fare è scoprire se in noi predomina
l’intelletto, la sensazione o la percezione ( ndt: cerebrotonico, somatotonico
o viscerotonico.). Anche se uno dei tre gioca il ruolo primario, gli altri sono
comunque presenti. Stabilire una coordinazione tra i tre, è lavoro lungo e
difficile. Senza questa coordinazione, uno di questi elementi potrebbe
svilupparsi in maniera abnorme, e ne il Maestro ne il pupillo possono a quel
punto fare qualcosa in merito. Per
scoprire se stessi, dovete mettere
i vostri pensieri da parte, poi cercare di
ritornare coscientemente verso la vita animale, verso ciò che c’è di più
primitivo in voi. In quel momento, scoprirete ciò che veramente è vostro. In
seguito un’altra esperienza sarà quella di ritornare coscientemente verso la
vita vegetale. Una pianta produce fiori al momento opportuno, senza nessuna
agitazione. I fiori sono cibo per le farfalle. Nell’osservazione di se stessi
niente è necessario, ma questi volontari “ritorni” permettono di scoprire
ciò che è positivo o negativo in noi. Il vero lavoro consiste nell’integrare
completamente queste osservazioni.
Gurdjieff distingueva la tipologia umana in uomo nr. 1, nr. 2 e nr 3. In India noi parliamo di caste. Si nasce
necessariamente in una o altra casta, e si
entra in una vita piena di
movimenti naturali, dove tutti i tipi di influenze (Samsara)
sono in gioco. Questo sviluppo è interamente meccanico, automatico, e
rimarrebbe tale se non fosse per degli shock ciechi distribuiti dall’energia
cosmica Shakti.
Questa
energia mette al tappeto chiunque cerchi di stare in piedi da solo, o chi si
ribella ad essa. Questo suo
capriccio è la nostra fortuna! Gli shock che provengono da essa, generano
ribellione. Essi sono brevi momenti di risveglio, di presenza.
Senza la ribellione,
l’essere umano non sarebbe conscio delle sue reazioni; non comincerebbe a
combattere contro forze sconosciute che lo sfidano. Solo chi risponde
all’attacco potrà, quando il tempo sarà maturo, incontrare un Guru, cioè,
una guida, un protettore; ma questo protettore, mentre da un lato ci da la
desiderata protezione, dall’altro diventerà
colui che coscientemente dirigerà gli shock di Shakti
verso il discepolo.
Su questo soggetto nei Tantras si dice che la disciplina spirituale deve essere seguita con
regolarità, anche se ciò implica necessariamente periodi di intervallo.
In ogni caso, per poter creare i nuovi elementi di una nuova vita, tali
deviazioni sono inevitabili. Gli shock che provengono dai dintorni sono sempre
degli stimolanti, ancor di più se a provocarli è stato il guru stesso.
Non sempre ci è possibile
riconoscere da dove gli shock arrivano, poiché spesso hanno la stessa apparenza
e portano la stessa sofferenza. E’ solo attraverso la sofferenza che si può
scoprire una radice profondamente conficcata che resiste agli shock. Essendo
nato in questa o quella casta, un essere umano è schiavo di uomini più forti
di lui stesso, così come ogni animale deve sottomettersi all’animale più
forte. Grazie ad ulteriori shock di Shakti,
l’essere umano passa attraverso successive nascite interiori, e ogni volta
tutto ciò che sa dovrà essere, su di un altro piano, di nuovo ri-imparato e
ri-valutato.
Le impressioni (Samsara), appaiono sempre nella stessa successione e in relazione
alla stessa ricorrenza, ma la densità sarà differente. All’inizio, pesante
come il piombo, esse diverranno poco a poco, leggere come la soffice materia
delle nuvole.
L’intelletto è troppo primitivo per afferrare la vita spirituale. I filosofi
cercano invano di spiegare in parole ciò che noi sentiamo, percepiamo. Nel suo
insegnamento, Gurdjieff, tocca due importanti punti di questo estremo
positivismo, vale a dire, il cuore come centro delle emozioni, e il sesso, le
cui ripercussioni sono ancor più profonde e opprimenti che quelle del cuore.
Noi potremmo “essere” e “fare” se fossimo capaci di unificare le
emozioni genuine del cuore, con i puri desideri del sesso; in questo modo,
potremo scoprire la vera essenza dell’essere umano.
Il cristiano ordinario, ha l’idea del paradiso e dell’inferno per aiutarlo
nella sua evoluzione e, tra i due, la moralità e i precetti della carità. In
questa moralità, nessuno sa dove mettere le bombe atomiche o i campi di
sterminio, che invece trovano posto in Prakriti.
Il risultato è una forte repulsione verso la responsabilità, che
anche se esistente, non riesce a diminuire i due movimenti automatici e naturali
di Prakriti.
L’indù ordinario, non ha
questo tipo di moralità, ma un sistema di valutazione comparabile ad una scala,
che ci permette ad ogni passo di riconoscere nuovi valori, con le loro luci ed
ombre. Il bene ed il male sono due aspetti della stessa cosa.
Le
esperienze della vita sono sempre sostenute da un paradosso vivente:
“
Se tu cerchi Dio, puoi stare certo che non Lo troverai.”
“Se tu cerchi il potere, non lo avrai mai.”
Dio preferisce chi combatte contro di Lui, piuttosto di chi è
indifferente. Noi possiamo sviluppare solo ciò che già abbiamo nel nostro
destino (svadharma).
Se possedete già un certo tipo di potere dentro di voi, potete farlo crescere,
ma niente di più.” (prof. Zheng Man Qing nel cap.13 dei suoi trattati diceva
che un roseto produrrà oltre alle spine anche le rose, ma un roveto produrrà
solo spine, e che nessuna pratica potrà far si che un roveto produca rose,
mentre l’indifferenza può ridurre un roseto in un roveto.)
Esiste
una scienza esatta per la coltivazione della memoria; dall’altro lato, esiste
però anche una scienza esatta per
coltivare la dimenticanza. Ogni giorno io mangio con piacere, ma forse trattengo
la buccia dell’arancia appena mangiata? Nella stessa maniera, il passato ha la
sua importanza, però dovete imparare a ricordare gli eventi senza permettere
alle emozioni di entrare nel gioco.
Dovete imparare a ricevere
coscientemente gli eventi più inaspettati della vita,
essere totalmente trasparenti di fronte ad essi, senza motivo alcuno,
giusto o sbagliato che sia. A quel punto evitare ogni tipo di giudizio, poiché
non potete sapere quale tipo di legge è all’opera.
Trattieni la tua Prakriti con tutti i suoi movimenti spontanei che stanno sorgendo,
cosicché non possa fluire verso l’esterno o essere distratta dalla Prakriti
degli altri. Così facendo sarai in grado di osservare i movimenti e
l’errata natura degli altri, e ciò ti sarà di aiuto per afferrare la visione
di te stesso.
Questo stato di
“trasparenza” ha una relazione con ciò che si chiama “auto-ricordo”,
se comprendi chiaramente che Prakriti include l’intero essere nella
moltitudine della sua manifestazione conscia o inconscia.
Solo
poco alla volta, ci si abitua all’idea del Vuoto. La via migliore per
avvicinarsi ad esso consiste nel non fare niente di propria iniziativa, ma
semplicemente osservare come le cose vengono fatte. Ciò che noi definiamo
“nostra” volontà, non è realmente nostra. E’ semplicemente un incremento
della vasta Prakriti in noi, un movimento automatico.
Non va però dimenticato che
se il bocciolo è apparso, la piena fioritura presto arriverà naturalmente.
Dunque…perché avere premura? Tutte le vere creazioni hanno inizio dal
silenzio. Distendi te stesso,o
meglio lascia che la Grande Natura si dispieghi al tuo interno. L’unico nostro
compito consiste nel ritornare in noi stessi e allo stesso tempo essere allerta.
Non
essere frettoloso in nessuna delle tue azioni. Sii consapevole di cosa con
esattezza le impone. Prima di agire controlla i tuoi pensieri, e ciò ti renderà
sicuramente più lento nelle tue azioni, permettendoti però di restare integro,
intero. Sentirai una soddisfazione interna, se cercherai di mantenere questa
attitudine. Non prendere mai una decisione di “punto in bianco”.
Ricorda tutto ciò che fai,
poiché la più piccola cosa spesso è la più importante. Questo controllo sarà
attivo e presente una volta per tutte non appena saprai come “registrare” un
fatto in se stesso. Parla al tuo cuore, ma senza parole. Impara a vivere in
questa disciplina, manifestando la tua vita.
Chi
trasmette un insegnamento lo fa perché ha deciso di ritornare verso la massa e
aiutare gli altri ad avvicinarsi alla spazzatura della conoscenza. Non dovete
dimenticare che nessuna particella di verità può essere data, poiché non si
conosce nulla del pensiero dell’altro. Mai. Credere a ciò significa dar vita
ad una illusione pericolosamente falsa come quella dell’amore umano. La verità,
può essere vissuta solo dopo una lunga purificazione.
Il
mistero sarà sempre che “il Tutto” si scopre ritornando dentro se stessi, e
non attraverso un processo di esteriorizzazione. All’interno di noi stessi non
esiste la resa ad una volontà altrui, ma un’immersione nel principio di una
volontà superiore. I Baul e i Sufi lo sanno perfettamente.
Se capite ciò, la trasformazione di un elemento in un altro vi interesserebbe
appassionatamente –terra in acqua, acqua in fuoco, fuoco in aria, e così via-
Queste parole altro non sono che delle chiavi per studiare cosa accade in noi a
differenti stati di densità dell’essere.
Il vero distacco è un risultato non uno sforzo. L’unica verità è la
radiazione dell’essere in un silenzio vivo. Chi, senza desiderio, senza
nemmeno pensare a ciò, trasforma qualcosa dell’essere delle persone attorno a
lui, ha un potere attribuito in passato alla pietra filosofale. Nel corso di
questo processo, il discepolo deve essere paziente e calmo come un pescatore
appostato sulla riva.
Il pescatore ha gettato la lenza; il discepolo ha aperto il suo cuore. Ciò che
apparirà proviene dalla profondità dell’acqua, dalla profondità del cuore.
Ne uno ne l’altro sanno cosa sarà. Essere pronti è la sola cosa che conta.
Questa “attesa” causa al discepolo la morte di ciò che gli sta attorno.
In
ogni disciplina spirituale prima c’è il pensiero poi le parole. Il corpo
segue lentamente molto dopo. Solo allora una persona può parlare di resa
totale.
Stabilire una disciplina che ingaggia tutte le funzioni del corpo è cosa lunga
e difficile, perché il corpo è pesante e dormiente (Tamas). Nella vita del mondo, si usa per primo il corpo. E’ stato
educato e ha ricevuto ogni sorta di abitudini fino a quando il suo comportamento
non è stato definito soddisfacente.
Molta gente non ha nessuna connessione con
gli organi di senso interni (indryas).
L’organo interno del pensiero non ha niente in comune con il pensiero
meccanico rivolto verso l’esterno. E’ usato molto raramente. L’organo
interno del linguaggio è usato ancor di meno! La vita interiore, utilizza
soltanto gli organi di senso interni, che possiedono una doppia funzione: quella
di relazionarci con il mondo esterno, la funzione di riportarci le impressioni
da archiviare. Riconoscere la funzione di questi organi interni (indryas),
significa piano piano cominciare a lavorare su se stessi.
Certe
leggi non devono essere rivelate prima che una lunga preparazione gli abbia dato
il giusto peso. Solo attraverso l’esperienza diretta, la loro sostanza diverrà
viva, e la loro esistenza dimostrata. Queste leggi fanno parte
dell’interiorizzazione dell’esperienza della sostanza della vita che è
stata “succhiata” dal Vuoto; essa non può essere ne bevuta ne mangiata, ma
soltanto assorbita dentro se stessi.
E’ detto: “Prendi una scopa, e spazza davanti a te.”. Sul piano filosofico, questo significa: “separare se stessi
da Prakriti.” Una parte di se stessi è passiva e resta calma e immobile;
l’altra parte è invece attiva, in movimento, costantemente in azione e
reazione.
Nei vostri sforzi di auto-osservazione venite regolarmente fermati nel punto
preciso dove siete incapaci di concretizzare ciò che a voi appare oggettivo. Se
sapeste come fare, sapreste cos’è la “gioia pura” (Ananda). Assaporare la gioia nell’essenza del vostro essere vi
renderebbe indipendente. A quel punto uno è virtualmente separato da Prakriti.
Bisogna sapere come coscientemente
passare nel piano della sensazione pura. Per arrivare lì, bisogna imparare ad
orientare se stessi tra due tipi di memoria (smritis):
memoria di un evento, e la memoria dell’essenza che è stata riconosciuta. Una
di queste due memorie è mutevole, l’altra permanente.
La memoria dell’evento esiste solo nel tempo.
Una memoria pura non è mai una sensazione, ma il piacere di avere toccato un
“punto”. Da qui l’importanza delle cose pure: ciò che ci circonda, che
sentiamo, vediamo, mangiamo e
respiriamo. Solo la memoria pura conduce alla memoria esterna dove le
impressioni della vita (samsara) hanno la loro influenza.
Esiste
una filosofia della dimenticanza; praticatela! La scuola
Nyaya insegna: “Da una Prakriti bassa, aspira a raggiungere una Prakriti alta. Per arrivare lì, libera te stesso dalle relazioni
passate. Butta via le tue memorie, che pesano così tanto. Sostenute da Prakriti,
le tue memorie sono cibo raffermo. Gettale nel Gange, che ha una corrente molto
forte, ma non in una pozzanghera, dove possono soltanto decadere ma non essere
distrutte.”
Nella via dell’Amore
(Bhakti) l’osservazione di se stessi rimane pienamente cosciente
della ricorrenza dei momenti della natura umana, anche se violenti; ma
l’osservazione di se stessi non è più necessaria nello stadio
dell’interiorizzazione dove l’essenza dell’essere viene nutrita solo da
cibo molto sottile (prana).
In questo nuovo stato di coscienza, non esiste più alcuna sofferenza che nasce
da Prakriti, perché la chiara
coscienza è ora abitata solo dallo spirito (Purusha).
Patanjali
specifica i seguenti stati:
Seguite
queste semplici e sicure regole di condotta. Sii silenzioso per ciò che
riguarda i tuoi risultati e passa briciole
di conoscenza solo a chi è nutrito dallo stesso sangue come te, che non sono
propensi al criticismo amaro o alla ricerca dei difetti. Evita chi orgoglioso di
se stesso promuove la sua forza o potenza, poiché sono schiavi di Prakriti.
Patanjali
da inoltre dei consigli psicologici di base, che nascono dalle esperienze
secolari, suggerendo due formule:
Se
noi proviamo ad osservare in questa maniera, senza lasciar sorgere la più
piccola tensione o alterazione, nel pensiero, nelle emozioni, o nel corpo, è
possibile seguire il movimento del respiro e isolare se stessi nel corpo come in
una fortezza inespugnabile. Osserva il tuo respiro, permettendogli di trovare il
suo ritmo naturale. Scopri con calma se questo ritmo è introverso o estroverso,
cioè, se trattieni il respiro naturalmente all’interno, o se il respiro, una
volta uscito, per un momento si ferma. In seguito espira normalmente da ambedue
le narici.
All’inizio il respiro è solo fisico, ma poco a poco, quando il ritmo diventa
più profondo, andrà giù verso il centro di gravità del corpo, causando la
sua vibrazione interna. C’è un detto: “ La mente è il Maestro delle
attività dei sensi, ma il respiro è il comandante della mente.”[30]
La
legge dell’automatismo è assoluta. Considerando che il suo ruolo consiste nel
mantenere la massa legata alla volontà di Prakriti, essa costringe l’essere
umano che è un ricercatore a trovare una via per uscire fuori e risvegliarsi
alla propria natura. Per avere successo in ciò sono importanti alcune cose:
In
India le donne raggiungono questo stato risvegliato grazie alla loro “naturale
intelligenza”, cioè attraverso la loro essenza, mentre un uomo può
raggiungere ciò solo attraverso un sacrificio volontario e disciplina
personale. Non c’è altra via per lui.
Idee
e sensazioni sono automatiche come qualsiasi altra cosa. Possono essere contate
e classificate, la loro frequenza può essere riconosciuta. Esse sono solo
figure e linee formanti dei triangoli con lati irregolari. Bisogna conoscere
questo ritmo di vita. Ciò conduce allo studio delle sensazioni auditive che
sono all’origine della scala. Non sono le note a determinare gli intervalli,
ma sono gli intervalli con le loro varie frequenze vibrazionali a determinare le
note. La stessa successione di intervalli irregolari accade in tutto ciò che si
manifesta.
L’unica
maniera per vedere il tuo “Io” reale consiste nell’osservare le tue
reazioni nel dettaglio, una dopo l’altra. La durata di una reazione è
l’unico momento dove la mente e la materia, anima e corpo non sono
“tagliati” uno dall’altro. E’ un momento della tua stessa realtà!
Una
persona può cantare tutta la scala, sa,
ri, ga, ma, pa, dha, ni, ma non
può tenere l’ultima nota per molto tempo. Deve tornare giù di nuovo.
Ogni
mattina, alzati come un bimbo. A mezzogiorno, ergiti maestosamente davanti al
mondo, nel tuo completo corpo di donna (Lizelle). Alla sera, sii un essere
cosciente maturato in forza e serenità, che, dopo aver bevuto profondamente
dalla fontana della vita, desidera
vedere l’altra sua faccia, quella della morte. Nella profondità della notte,
sii il Vuoto stesso, l’oscurità del cielo dove la luna risplende
brillantemente.
Attraverso
questa immagine ti sto dando il segreto dei Veda, Gayarti[31],
l’essenza del sole e la legge della vita.
Tutte
le esperienze spirituali altro non sono che sensazioni nel corpo. Esse
sono delle semplici e graduali serie di sensazioni che iniziano dalla
solidità di un blocco di argilla, poi gradualmente passano, in piena coscienza,
attraverso la liquidità e l’emanazione di calore verso quella di vibrazione
totale prima di raggiungere il Vuoto. La via da percorrere è lunga. Ogni volta
che nella scala ascendente ci si ferma, una sensazione di espansione nello
spazio e un completo rilassamento è esperito. Queste sensazioni sono un
assaggio di cosa potrebbe essere l’esperienza del puro Spirito (Sat), dove
tutte le cose sono trascese. Quanto siamo distanti da tutto ciò! Ora, in questo
momento, lo spirito e la materia appaiono come una sola cosa. Questo concetto
deriva da una vecchia storia delle purificazione degli elementi che nel Tantra è detta; Bhuta-shuddhi.
Che la vostra presente disciplina
diventi per voi questa sottile gradazione di sensazioni, un significato, ora,
per l’espansione, e più tardi, per infiltrazione dentro ogni cosa attorno a
voi, sia esseri che cose. Diventa cosciente delle profonde e forti sensazioni
durante il passaggio da un elemento ad un altro.
Ogni
contrazione genera calore, e il calore produce espansione. La vera disciplina
personale (tapasya) altro non è che
questa espansione del proprio essere radiante calore prodotto dalla
concentrazione interiore.
Ricorda sempre che
ogni sensazione di espansione che esperisci, è una radiazione. Rimani calmo, e
irradia questo calore. Questa radiazione altro non è che Shakti, un istante di
coscienza viva, cioè, un’esperienza diretta che è radicata in te. La tua
sensazione è una prova di ciò, una certezza che non puoi cancellare dalla tua
memoria.
Durante la meditazione,
tutto il corpo è utilizzato per scoprire una sensazione di espansione che, per
un lungo periodo, rappresenta la meta finale. Lavorare sul corpo, è un compito
delicato che deve essere eseguito con informazioni molto precise, poiché ogni
momento, volontario o involontario, è una ricerca della quiete, vale a dire, di
una sensazione di coscienza fisica.
Il primo obbiettivo da
raggiungere è perfetta solidità del corpo immobile. Per arrivare a ciò, tutti
i pensieri devono essere riportati uno dopo l’altro al corpo, alla sua forma,
al suo peso, al suo equilibrio. Non deve esserci altro tipo di pensiero. Questo
stato è simboleggiato dalla materia “terra”, nel cui cuore, sebbene c’è
pesantezza ed opacità, una vibrazione esiste.
L’attenzione gradualmente
viene direzionata sull’immagine di un recipiente (ndt: anche vaso…). Il
corpo è realmente quel recipiente composto da materia pesante. Esso contiene un
vino molto effervescente. Concentrato su se stesso, l’attenzione entrerà nel
corpo, andrà giù lungo la colonna vertebrale fino a quando non si percepirà
un’impressione di pesantezza nel centro di gravità. A questo punto, tutto il
corpo è diventato duro come una statua di forma pura[32].
Ora, tutti i movimenti interni del
recipiente sono percettibili: effervescenza, agitazione, idee, immagini, tutte
prodotte dal corpo. La stabilità del corpo è già uno stato in se stesso.
Questo è il motivo per cui si da tanta importanza al cibo e all’igiene.
Il secondo livello, inizia quando il corpo, nella sua ben stabilita
solidità, può diventare la matrice dell’energia in movimento. Esternamente
duro, il corpo, internamente diventa la pulsazione della vita che lo riempie.
Un’intesa vibrazione di energia freme in esso. Questo
stato è rappresentato dalla purificazione dell’elemento acqua, cioè,
dalla transizione da una densità pesante ad una più leggera.
Poi viene la scoperta che un corpo radiante
e con sensazioni molto sottili è contenuto all’interno del corpo di
carne. E’ solo quando il corpo di carne ha una forma solida che i canali
nervosi (nadis) possono essere
percepiti con tutte le sensazioni di corrente vitale
che passano attraverso di essi. Come riportato nei Veda,
“Una corrente fluisce attraverso una roccia”.
Il terzo livello si manifesta quando tutte le correnti dell’energia
nervosa che scorrono attraverso
l’interno del corpo diventano correnti di luce, da cui, poco alla volta si
percepisce una sensazione di fuoco. Questo è lo stato della purificazione
dell’elemento fuoco, che farà salire la temperatura del corpo come in un
attacco di febbre.
Questi tre livelli –quello
della solidità del corpo, delle sensazioni delle correnti nervose, e della
luce.- sono caratteristiche della
meditazione profonda. Fino a questo punto, l’individualità resta intatta,
espressa dalle parole, “Uno dei tanti”.
Il
quarto livello è quello in cui l’individualità viene dispersa. Lo stato
della sensazione del fuoco che consuma il corpo, è un’ulteriore transizione
da qualcosa di pesante in qualcosa di densità più leggera. Il fuoco che
consuma il corpo interno, consuma allo stesso tempo ogni tipo di forma, fino al
livello dove la sensazione del senza-forma diventa radiante. Questo stato è
simbolizzato dalla purificazione dell’elemento aria. L’abituale impulso di
ricorrere alle forme scompare. Resta solo il Vuoto, che allo stesso tempo è una
precisa e globale sensazione di multiformità. Tutto è chiarezza e calma.
La meditazione di fatto è
un lavoro di laboratorio e un attacco contro Prakriti,
per fuggire dalla sua schiavitù.
Ci
sono differenti densità spirituali con cui fare i conti, prima che l’essere
interiore possa diventare fluido e scoprire cosa c’è oltre la forma del suo
essere abituale. Conseguentemente si potrebbe entrare in contatto con esseri
appartenenti alla densità scoperta. Qualsiasi tipo di emozione interrompe il
processo. Le emozioni sono sempre delle identificazioni che impediscono ogni
movimento di espansione in altezza, larghezza, ed ogni movimento di
interiorizzazione in profondità. Esso
blocca uno degli aspetti più sottili della conoscenza, il passaggio da una
densità ad un’altra.
Da
questo punto di vista la “morte cosciente” altro non è che un passaggio da
una densità ad un’altra, in piena coscienza dell’essere interiore. In
Prakriti esistono molti livelli e stadi di espansione. Dio, il Creatore e
l’anima, sono la parte più sottile di Prakriti, ciononostante altro non sono
che materialità, anche se sono fluide. Un essere umano ha infinite possibilità
di espansione, fino a poter avvicinare
la Volontà oggettiva, che è di una qualità differente dalla volontà
ordinaria.
In
un momento di calma, si può gradualmente, come se si uscisse dallo stato di
sonno, imparare ad afferrare l’ultima impressione ricevuta, e osservarla senza
perderla. Lo sforzo da provare consiste nell’isolare la sensazione provocata
da un’impressione e tracciare all’indietro il percorso verso il centro da
dove essa ha avuto origine. Così si può vedere cosa l’ha provocata. Durante
questo compito, la più piccola discussione con se stessi, o la più piccola
paura, curiosità, o giudizio, farà istantaneamente
terminare questo sforzo.
Questa osservazione può
essere verificata nel sonno mattutino. Un utile sperimento consiste nello
svegliarsi senza shock, e seguire le indicazioni date, consapevole che tutto
l’essere non sogna mai. Durante il sogno viene esteriorizzato un centro alla
volta; normalmente è il centro emozionale. Solo quelli in cui la coscienza è
già attiva sognano con tutto il loro essere, ma poi si scopre che questo sogno
non è un sogno; appartiene ad un’altra stato di coscienza. Per poter
penetrare nel regno della coscienza, le sensazioni sono la nostra unica guida.
Sensazioni continue che, anche se scompaiono molto presto, possono certamente
essere percepite dal corpo. Ciononostante queste sensazioni sono connesse con
gli organi interni della percezione, il cui ruolo ed uso non è ancora ben
conosciuto.
Come
mantenere queste sensazioni vive durante il sonno? Il primo sforzo consiste nel
provare ad andare a dormire coscientemente, rimanendo consapevole della sottile
sensazione dell’essere. Questa sensazione persisterà più in là dello stato
ordinario di coscienza che si perde nel sonno profondo. Questa sottile
sensazione diventa una vibrazione di vita attraverso un processo che è
precisamente conosciuto. Durante il risveglio, avviene la fase inversa. Per
animare la sensazione del Sé, la vibrazione della vita si dispiegherà molto
prima che il corpo si svegli. Come
connettere questi due momenti di sensazioni del Sé, separate dal sonno del
corpo? In questo reame niente può essere voluto. Il progressivo raffinamento
della materia pesante al nostro interno, ci permetterà di scoprire, uno dopo
l’altro, gli organi interi (indryas)
della percezione.
Quando noi cerchiamo di
controllare, in una certa misura, le impressioni provenienti dal di fuori, e le
sensazioni che esse generano in noi, è importante non permettere che più di
una sensazione alla volta ci pervada. Possiamo allora scoprire il suo colore, il
suo stato, odore, suono, e finalmente una certa tangibilità in essa. A questo
punto, dobbiamo sapere con certezza da dove viene e come valutarla.
La co-esistenza di varie
sensazioni fa nascere la comparazione, il giudizio, l’interesse e
attaccamento- avversità, che inevitabilmente causano confusione.
Possiamo
chiederci: “Perché esisto?”, e una delle più abituali risposte sarà che
noi esistiamo grazie alla legge di causa-effetto (Karma). Qualcuno può anche volontariamente ignorare l’idea del
Karma, malgrado tutte le spiegazioni filosofiche date sulla relazione di causa
ed effetto che provengono da vite passate e condizionano la vita futura. Ma ciò
che non può essere ignorato sono le varie categorie di impressioni (Samsara),
quegli shock che provengono dall’esterno e che ci colpiscono quotidianamente.
Noi viviamo su queste impressioni come quella dell’aria che respiriamo o del
cibo che assorbiamo. Dobbiamo imparare a riconoscere queste impressioni, dar
loro il benvenuto o rifiutarle.
Imparare a discriminare nella maniera più oggettiva possibile, richiede
un lavoro a 360° su tutto l’essere, dove niente può essere lasciato
nell’oscurità. Nel momento in cui si sa perché si vive, si scopre il senso
della Vita all’interno della vita, ed il proprio posto in armonia ad una legge
superiore. Ogni conquista è un segno di pace e illuminazione di un proprio
livello di coscienza fino a quando quel livello non viene superato. Nessuna
fretta. Il ricercatore cosciente va dalla profonda oscurità verso un’oscurità
meno profonda. Egli parla attraverso negazioni, ma queste sono positive. Se la
strada è lunga, si richiede molta pazienza.
Cos’è
veramente una disciplina spirituale? E’ un ritmo conosciuto da un corpo
armonizzato. Questo è tutto.
Niente può essere più spirituale
che l’utilizzo del corpo per acquistare una giusta sensazione di Dio.
Attraverso la disciplina spirituale, il corpo diventa il ricettacolo di
sensazioni divine. Una disciplina ben condotta rende possibile identificare e
riconoscere alla sua base una sensazione unica, che è la sensazione
dell’universo. Ciò che si conosce come meditazione, è l’interiorizzazione
di questa “pura sensazione” al di fuori del tempo. E’ un assaggio
dell’eternità.
Una disciplina, vale a dire,
il sacrifico volontario, è l’unico mezzo
per invertire la direzione della corrente vitale che abitualmente è diretta
dalla mente verso l’esterno.
Austerità personale (Tapasya) è un
processo grazie al quale un sensazione diventa viva, al punto da far ardere il
corpo. Quella dello spirito che diventa carne, è una sensazione vera al 100%.
Questo stato, dove nessun pensiero entra, è esperito come una intensa gioia (ananda),
poiché lo stato di coscienza risvegliata è precisamente percepito come una
sensazione globale, una pienezza.
Qui stiamo toccando il segreto nascosto del Buddismo…
L’esperienza
di una pura sensazione nel corpo fisico è nel reame dei canali nervosi (nadi),
che permettono alla vibrazione percepita, sostanza molto fine, di penetrare nel
corpo fisico. Questo ci porta nel reame della muscia-note e degli intervalli.
Tra le note ci sono degli intervalli di varia
lunghezza, notoriamente conosciuti. Fate il seguente esperimento: concentratevi
su una qualsiasi delle note musicali e percepite in voi stessi la modulazione e
la lunghezza della sua vibrazione. Le note basse risuonano alla base della
colonna spinale, quelle mediane nella regione del cuore, e quelle superiore
nella testa.
Come annotato nel Samaveda, l’organismo umano rappresenta differenti livelli di
coscienza obbedienti alle stesse leggi di modulazione di frequenza del suono.
Ogni nota di per se stessa è suono puro (nada),
e pura gioia (ananda) con diverse
vibrazioni. Ci sono otto circuiti nervosi (nadis)
lungo la colonna vertebrale. Le vibrazioni variano in relazione ai movimenti del
sole. Per questa ragione esistono canti speciali, per quel corto periodo che
precede immediatamente l’alba (bhairava)
e per l’esatto momento dell’alba stessa (bhairavi).
Chaitanya[33], quando sentiva
pronunciare il nome di Dio, era
solito passare da uno stato estatico ad un altro.
Le
immagini sacre (murti)degli Dei hanno
due aspetti. Il primo è l’aspetto filosofico di un principio, la proiezione
di un’idea (tattva murti).
Attraverso la devozione, si presume
che il devoto possa andare oltre l’immagine e il simbolo che essa esprime, e
scoprire il secondo aspetto, che è la sensazione che nasce dal principio che da
vita all’immagine (bhava murti).
Questa sensazione corrisponde al passaggio dal principio alla sua realizzazione
nella vita.
…Bisogna passare per alcuni vari livelli prima che si possa sapere come si fa
a ridurre gli effetti di un’emozione sul nascere, conoscerla, isolarla ed
esserne padroni. Il livello più basso consiste nel realizzare una volta per
tutte che ogni emozione è un debito che bisogna pagare; questa realizzazione è
l’inizio di un processo che le sradicherà completamente. E’ il processo
dell’estirpazione.
Il secondo livello consiste nell’immaginare delle emozioni come un abbandono,
arrendersi, un modello che ricorre spesso. E’ parte dell’automatismo che
diventa evidente ma che in realtà non esiste. Il terzo livello è quello in cui
una “forma superiore” di un ideale è metodicamente e volontariamente messa
al posto di una ”forma pesante”, cioè un’emozione che è oppressiva.
Per essere capaci a gestire un’emozione, bisogna innanzitutto valutarla e
disporla per ciò che realmente è, cioè la distorsione di una sensazione
incontrollata e fuori posto. Questo processo è l’esatto opposto di
quello psicoanalitico, che cerca di risolvere il problema nell’ego. Samkhya ti
mette sotto a delle forze cosmiche non prendendo in considerazione l’ego,
poiché tutti i movimenti dell’ego sono quelli di Prakriti,
aspetti di un’eterna ricorrenza nell’essere umano, animali e in tutta la
natura. Bisogna imparare a vivere nel vero movimento che forma e plasma Prakriti, senza cercare di scappare da ciò. Guardare Prakriti
e vedere i suoi agitati movimenti, ci permette di non identificarci con essa. Io
osservo ciò che è. Facendo ciò, io sento il movimento in me stesso, ma io non
esito sul fatto che io sia stato creato dalla stessa materia.
Il tempo gioca un ruolo importante in questa disciplina, e così la
pazienza.
Le
emozioni non hanno, nelle pratiche spirituali, nessun posto, perché in se
stesse, le emozioni, non hanno consistenza. E’ solo un movimento di Prakriti.
Quando la mente è perfettamente calma è come un calmo laghetto di montagna.
La più piccola cresta sulla superficie è un’emozione. Cosa accade ad essa?
Se Purusha permette l’increspamento, anche se leggero, se intensificata
diventa un’onda, ed egli viene ad essere inghiottito. Emozioni cieche sono
allora padroni della situazione, anche se di fatto non hanno raison d’etre.
Se l’emozione, quando è ancora
un’increspatura, è volontariamente interiorizzata, allora poco alla volta, a
causa della sua inconsistenza, si disintegrerà ritornando da dove è venuta.
A
cosa serve un Guru, se non per lacerarci da noi stessi?
I
due stati della vita e della morte sono uniti nel grande mantra “Hari-Hara”,
che significa: vivere una vita piena. Ma nessuno ha compreso ciò. Quanti monaci
sono sulla via terribile della distruzione (pralaya)?
Vero emblema di cosa essi hanno cercato di raggiungere senza però essere meno
attaccati a ciò che ancora possiedono. A volta è la stessa “idea”
rappresentata dalla loro tonaca. Il vero sannyasin
è quello descritto nella Bhagavad Gita, che va senza alcun segno che lo
possa far riconoscere e che spesso quando è nel mondo veste differenti
maschere.
La questione “cosa c’è
dopo la morte?” è stata formulata dai Rishi
nelle Upanishad. Ramprasad, nel 18°
secolo, diede una risposta a questa domanda in una delle sue canzoni:
….Lo
sai, fratello
cosa diventa l’uomo dopo la sua morte?
Altro non resta che una goccia d’acqua…
Zampillando da un’onda, essa affonda ancora nella schiuma
formando una cosa sola con l’oceano.
Se
noi accettiamo questa filosofia della goccia d’acqua che lascia la matrice
della Grande Natura e ritorna al suo cuore, allora naturalmente non ci sarà
paradiso, ne inferno, ne anima. La questione “Cosa diventa l’anima dopo la
morte?” venne posta tempo fa nelle Katha
Upanishad, e la risposta fu esattamente la stessa.
Nella risposta si può “sentire” (ndt:
feeling, sentire in termini emozionali) il punto dove l’intero essere
è riempito, tutti gli altri valori diventano veri nella sua luce.
Fine.
Quando il tuo cuore piange
Il Guru sono le sue lacrime…………
[1] Si basa sulla conoscenza di ciò che è Reale.
[2] L’energia primordiale, la forza conscia della divinità, il Divino in azione, l’aspetto femminino dell’Uno.
[3] I Re appartenevano alla seconda casta, gli Kshatriyas, i guerrieri.
[4] La Bhagavad Gita è soltanto una delle scritture che contengono le istruzioni delle pratiche spirituali.
[5] Shri Ramana Maharshi è un esempio appropriato.
[6] Essi sono spesso descritti come “l’orda selvaggia”
[7] Shiva rappresenta l’aspetto Purusha, e il Baùl rappresenta l’aspetto Prakriti della stessa disciplina spirituale.
[8] XI° secolo.
[9] Da Naivedya ( Offerte agli Dei) incluso in Gitavitana.
[10] XVI° secolo
[11] Il grande maestro della non-dualità, la filosofia Advaita.
[12] Ndt: Molto si è detto e scritto sull’osservazione di se, e sul ricordo di se, poco si sa invece sul dimenticare se stessi.
[13] Questo significa dimenticare l’Io ordinario, cioè la struttura superficiale dell’individuo, che nel nostro specifico insegnamento viene indicata come Mente Superficiale contrapposto a Mente Profonda (Xin in cinese).
[14] Lo stato dell’estasi è composto da vari livelli.
[15] Significa privo di ogni emozione, che sono poi connesse con la passione.
[16] Rama, settima incarnazione di Vishnu, e sua moglie Sita, sono gli eroi del grande poema epico Ramayana, attribuito a Valmiki.
[17] Fondatore della filosofa Samkhya, che visse in un passato molto lontano.
[18] Gli insegnamenti del Buddha in lingua Pali, raccolti dai suoi discepoli un centinaio di anni dopo la sua morte.
[19] Autore di un trattato chiamato Samkhya Karika, nel 3° sec. d.C. . Trattasi di una filosofia profondamente negativa, che ebbe una forte influenza in tutta la vita dell’India medioevale. Questo è tutto ciò che si conosce come Samkhya in occidente.
[20] Sri Ramakrishna morì di cancro alla gola nel 1886, all’età di 50 anni in Calcutta.
[21] Rama Thirta, che morì nel 1906, andò negli USA dopo Swami Vivekananda. Mentre era lì, parlò con magnificenza sul Vedanta. Non diede vita ad organizzazione alcuna, e disse: “ Tutta l’India è il mio Ashram.”
[22] Rinuncia completa alla vita mondana, seguendo la via del monaco.
[23] Shri Aurobindo appariva soltanto quattro volte all’anno , nei giorni detti Darshan.
[24] Il Dio della trinità indù, nel suo aspetto creativo.
[25] Vi sono dieci reincarnazioni di Vishnu.
[26] Essere alla Presenza di un Maestro, essere visti da lui, la stabilizzazione di una corrente tra Maestro e discepolo.
[27] La persona a cui si fa risalire la paternità della razza umana. E’ portatore di un codice di leggi che fino ad oggi hanno mantenuto una considerabile autorità.
[28] Ritornare a ciò che fondamentalmente è primitivo.
[29] Vedi la postura del Buddha, che giace nel suo lato destro,con il braccio destro sotto la testa, e il piede sinistro posto su quello destro.
[30] NDT: Con “sensi” si riferisce ai 5 sensi esterni. Con “Mente” intende la mente superficiale. Il respiro viene usato come prima tappa verso i 5 sensi interni e la mente profonda. Concentrarsi sulla respirazione trasferisce l’attenzione verso piccoli movimenti nel corpo (sensori articolari e fasi muscolari). Questa è il motivo e il modo di utilizzare la respirazione come primo passo verso l’interno.
[31] L’invocazione che viene pronunciata ogni mattina.
[32] Valmika, mentre era nello stato di solidità del corpo, si dice, sia stata ricoperta completamente da formiche bianche.
[33] Celebre monaco riformista del Bengala (1485-1527). Egli non era ne poeta ne musicista, ma riuscì ad ispirare i suoi discepoli in una maniera tale, che nei secoli a venire migliaia di canti devozionali sono stati composti nella lingua del Bengala.