
Incontro
di chiusura
Anno didattico
Per permettere una trasmissione dell’insegnamento il più oggettiva possibile
per tutti, si spiega con dovizia di
particolari non solo come insegnare, ma anche come strutturare il proprio lavoro
pratico a domicilio.
Due parole sulla Scuola:
Questa Scuola, per tutti coloro che ricevono questa
dispensa, è stato il ponte che ha
dato la possibilità di conoscere e praticare all’interno di un “sistema”
ben definito, con una struttura chiara e connessa nei suoi vari livelli di
pratica. E’ un “sistema” completo che non ha bisogno
di aggiungere da altre fonti, anzi spesso “le altre fonti” vengono ad
attingere da questa sorgente.
E’ il risultato di una ricerca durata 15
anni, per cui si può dire…durata una vita….una vita di ricerca, dove io,
Tiziano Grandi, fondatore di questa Scuola, ho potuto fare ciò che ho fatto
perché supportato da voi, compagni di percorso, mentre voi potete dissetare la
vostra sete di conoscenza attingendo a piene mani da questa fonte perché
“qualcuno” ho avuto il tempo di scavare abbastanza in profondità da trovare
acqua genuina e cristallina.
Molta gente alla ricerca di acqua, non fa altro che scavare superficialmente qua
e là nel deserto, a caso, invece di fermarsi, OSSERVARE, per vedere dove è più
saggio scavare. A quel punto trovato il luogo giusto basta fare una sola buca e
scavando in profondità si troverà l’acqua.
Io senza di voi non avrei potuto far nulla,
e voi, presi ognuno singolarmente, non avreste potuto scavare abbastanza
in profondità per trovare questa polla di acqua cristallina
Il luogo dove io incontro voi, e voi incontrate me, ed ognuno incontra se stesso
si chiama Scuola.
Questa Scuola ha un nome, Osservatorio, cioè luogo dove la gente imparare
l’arte di osservare per trovare l’acqua cristallina.
La dedica che il prof. Zheng Man Qing scrisse per la sede della sua Scuola è valida ancora oggi!
Fate che il vostro vero affetto e la felice concordia
dimorino in questa sede.
Qui correggiamo i nostri errori del passato
e abbandoniamo le preoccupazioni causate
dall’identificazione.
Insieme al movimento costante dei pianeti nelle loro orbite
e del drago nel suo sentiero coperto di nuvole
entriamo nella Terra della salute
e dopo
cercheremo di muoverci sempre entro questi confini.
Fortifichiamoci dalla debolezza imparando ad essere
tolleranti
Senza dimenticare Se stessi nemmeno per un momento.
Allora la nostra risoluzione sarà la vera aria che respiriamo,
il mondo nel quale viviamo,
allora saremo felici come
il pesce che nuota nell’acqua cristallina.
Il prof. Zheng ci ha condotto con il suo esempio –Felice
come un pesce che nuota nell’acqua cristallina-, a superare le difficoltà e
le frustrazioni che accompagnano lo studio di questa antica arte cinese, Taiji
quan.
Per un breve periodo dopo la sua morte, sembrava che il suo desiderio si fosse
esaudito, cioè i suoi allievi più anziani avrebbero preso il suo posto, e che
la Scuola sarebbe diventata un grande centro per il lavoro pratico su se stessi.
Ma non fu così. Lo scoppio improvviso di “ego” e risentimento ridusse la
Scuola in pochi anni ad un guscio disadorno, e la sua sostanza fu gettata al
vento.
C’est la Vie! C’è creazione e distruzione nel principio Taiji. La vita
appassisce e muore, e dalla decadenza della morte la vita sboccia di nuovo.
Nella sua didascalia il prof. Zheng ammoniva: Perdere le
preoccupazioni con il proprio ego.
Se il Taiji è unità, la separazione è il suo opposto. La preoccupazione nata
dall’identificazione con i nostri molteplici “io”, crea separazione, che
ci allontana dalla comprensione che siamo un’unica cosa, parte della linfa
vitale di tutta la creazione.
Quando le persone giuste, al momento giusto si incontrano
nel luogo giusto, l’insegnamento si manifesta.
L’insegnamento è importante, non il maestro.
E questo “insegnamento” giace latente, come l’ acqua cristallina in fondo
alla terra, dentro ad ognuno di voi, ed è scoprendo
appunto l’insegnamento che “ognuno di voi” ritorna all’Unità, alla
sorgente, l’io ed il voi decano entrambi e tutto ciò che resta è…la VITA!
Qui ed ora c’è vita…riuscite a vederla?
A questo serve appunto una Scuola, ed il fondatore si è solo messo a
disposizione della vita perché si creassero quelle condizioni che permettono a
chi ha perso la visione di ritrovarla.
Quando avrete riacquistato la visione, non c’è più nulla da dire, non c’è
più nulla da fare, c’è solo la possibilità di essere nella vita….
Quando mangio, mangio.
Quando dormo, dormo.
Questo è il motivo per cui “io sono” qui ed… ora che
incontrando Kelly, l’insegnamento si manifesta tramite la sua persona, il mio
“io sono qui ed ora” acquista un nuovo valore, ruolo.
Non riesco ancora a vedere di cosa si tratta, ma ciò non mi preoccupa poiché
sempre si tratta della vita in trasformazione.
Quindi che problema o paura c’è?
Fate attenzione… è l’insegnamento che si manifesta
attraverso Kelly, ma Kelly non è l’insegnamento!
Non fate l’errore di scambiare il dito che indica la luna con la luna
stessa….
Evitate di identificare ed identificarvi sia emotivamente che intellettualmente
con lo strumento della vostra ricerca.
E’ sempre più importante praticare nella vita che non vivere nella pratica!
Solo chi non riesce a praticare nella vita si lascia completamente assorbire
dalla pratica, e così uno strumento che serviva per liberarci ci mette in
schiavitù.
Per questo ho deciso di allargare il “Centro di Gravità” di questa scuola, e da quest’anno in questo “centro” non c’è solo Tiziano, ma altri allievi anziani che hanno deciso, o decideranno in seguito, di farvi attivamente parte. Ognuno in base alle proprie capacità. Per il praticante non ha importanza sapere i loro nomi, basta sapere che questa Scuola non ha più un “io” con cui identificarsi, c’è solo un insegnamento che si manifesta, grazie anche a voi!
Bene, detto ciò, passiamo ora a scrivere le idee-guida trattati nel nostro ultimo incontro di Monterosso, 12-13 luglio 2008:
a) Il sottile controllo corporeo, e la sottile consapevolezza corporea, insieme all’intelligenza che gestisce la loro interazione –neuromotorio, attivo; neurosensoriale, passivo; intelligenza, riconciliante.- sono l’aspetto fondamentale della pratica Taiji che si sviluppa con la pratica della forma nei primi anni di pratica.
b) Tui Shou: imparare a gestire il centro del partner – Lavoro sull’equilibrio-, poi imparare a controllare i piedi del partner – Lavoro di controllo sulle forze che salgono dal suolo-
c) Tui Shou, priorità: Cedere conducendo, piuttosto che cedere evadendo, fuggendo, o comportandosi come uno spaghetto cotto. Buj Diu, Bu Ding, non resistere, non insistere. Yong Yi, bu yong Li, utilizza l’intenzione non la forza fisica.
d) Condurre il cerchio attraverso il corpo, piuttosto che il corpo attraverso il cerchio, cioè muoversi internamente con piccoli movimenti, piuttosto che seguire delle grandi traiettorie circolari esterne. Muovere la mente, non il corpo, grande dentro, piccolo fuori.
e) Anno passato: abbiamo enfatizzato:
1) Precisione
2) Allineare-rilasciare
3) Stabilità strutturale.
Imparando ad allineare le ossa e a rilasciare i muscoli.
Priorità fasi muscolari: contrazione-rilasciamento.
f) Anno prossimo, lavorare ponendo l’attenzione su:
1) Forze- pressione
2) Energie
3) Mente
piuttosto che sui movimenti
La forma Taiji deve diventare senza-forma, deve scomparire all’interno.
g) Stretching attivo, 3 possibilità:
1) I muscoli vanno contro, oppure resistono ad una forza, momentum.
2) Alla forza in entrata i muscoli rispondono con un allungamento, ma in modo controllato, resistendo in maniera controllata, assorbendo così la forza in entrata.
3) I muscoli reagiscono in maniera elastica, accumulando la forza assorbita, pronti a rilasciarla.
I. Contrazione eccentrica.
II. Stretching che assorbe.
III. Stretching elastico.
h) Il dolore percepito durante la pratica della forma Taiji, è causato dalla tendenza istintiva del corpo a resistere al nostro sforzo di voler affondare.
i) Non comprendere la differenza fisiologica di questi 3 aspetti dello stretching attivo o confonderli con lo stretching passivo dello yoga o sistemi semplici di Qi Gong, condurrà ad una pratica inefficiente.
j) Senza Ch’en, affondare, i praticanti possono diventare più rilassati, ma poca forza elastica interna, Jin, potrà essere sviluppata, per cui in seguito quando andranno alla pratica del Tui shou, dovranno ripiegare sulla mera forza esterna, velocità, astuzia, e tecniche esterne di attacco-difesa.
k) Enfatizzare la tenuta di una postura bassa, o premere intenzionalmente verso il basso, causa una maggiore contrazione, perdita di forze e aumento del dolore muscolare. La conseguente lacerazione delle fibre muscolari – causa del dolore che si produce nel tentativo di resistere o trattenere sotto pressione- aumenta il carico, e quindi la forza di contrazione del muscolo che a sua volta impedirà lo stretching elastico.
Per questo motivo Huang, smise di insegnare le posture statiche. Trovò più utile muoversi continuamente con morbidezza, galleggiando ed affondando alla ricerca del sublime ed elusivo stretching elastico.
l) Lo stretching elastico è prodotto da un corretto affondamento, Ch’en, che a sua volta è prodotto da un corretto rilasciamento, che si può ottenere solo grazie ad un preciso allineamento.
m) Rilasciare è un’attività fisica, mentre affondare riguarda uno stato mentale che è capace di condizionare le fasi muscolari.
n) Rilasciamento attivo: Processo di eliminazione della contrazione dalla catena muscolare che ha generato il movimento.
Nota tecnica:
1-STRETCHING “ASSORBENTE - DISSIPATIVO ”: in pratica si tratta della Contrazione Eccentrica del muscolo che assorbe e disperde la forza proveniente dall’esterno, ma non la accumula in quanto la componente elastica è impiegata come un ammortizzatore. La sensazione caratteristica è di affondamento senza aumento di pressione.
E’ implicato soprattutto in quello che definiamo il “Grande cerchio esterno”, ovvero quello che si occupa di gestire il movimento del partner e la sua forza esterna prevalentemente attraverso il CEDERE.
E’ uno STRETCHING LUNGO e, quando il movimento è eseguito a velocità naturale, LENTO, che può essere efficacemente allenato grazie all’applicazione di una pressione esterna associata all’ascolto delle sensazioni interne.
2-STRETCHING “ELASTICO - ACCUMULATIVO”: si tratta di una forma più raffinata di contrazione eccentrica che sfrutta al massimo la componente elastica per accumulare e restituire la forza, come avviene in un arco quando viene messo in tensione. La sensazione caratteristica è di affondamento elastico con aumento di pressione, che, grazie al corretto allineamento, si trasmette come un’onda attraverso il corpo.
E’ implicato nel “Piccolo cerchio interno”, ovvero l’insieme di quei cambiamenti che, nascosti all’interno del Grande Cerchio, permettono di gestire la forza del partner nella Posizione Centrale, accumulandola (NEUTRALIZZARE) e restituendola.
E’ uno STRETCHING CORTO e, quando il movimento è eseguito a velocità naturale, RAPIDO, che può essere allenato efficacemente solo a partire dalla percezione delle pressioni all’interno del corpo.
FORZA “Tipo 1”: Si tratta di un modello basilare di sviluppo della forza che, anche quando eseguita nel modo migliore, grazie ad un forte radicamento al suolo degli arti inferiori (come nell’esecuzione tradizionale della Gru Bianca), non è una tipica forza Tai Ji in quanto non prevede alcuna interazione “interna” con la forza del partner, ovvero non ne consente in nessun modo la neutralizzazione e restituzione. Anche se praticamente efficace, questo tipo di forza si deve evitare nel Taiji perché allena un modello psico-neuro-muscolare esattamente opposto a quello che cerchiamo di strutturare nella nostra Scuola, che definiamo convenzionalmente:
FORZA “Tipo 2”. Questa modalità di generazione della forza, pur implicando la contrazione dei muscoli estensori delle gambe, collocandola in un preciso momento all’interno di un ciclo caratterizzato da una prevalenza di fenomeni di allungamento elastico (stretching) che può essere descritto come segue:
- Dopo aver correttamente effettuato la fase 1 (contrazione - movimento) e la fase 2 (rilascio e allineamento) il corpo raggiunge la “posizione centrale”. Perché la posizione centrale sia valida occorre che il centro sia elasticamente sostenuto sul tallone del piede arretrato e che il ginocchio sia leggermente portato verso l’esterno in modo da dirigere effettivamente le forze verso il tallone e il bordo esterno del piede. A tal fine è essenziale che il ginocchio si correttamente posizionato prima che nel piede vi sia una significativa pressione che tenderebbe inevitabilmente a spingerlo verso l’interno. Questo vale sia quando il corpo è fermo sul posto (ad es. nell’esecuzione del 5° esercizio), sia quando si effettua un passo, sia nella fase di rotazione del piede arretrato.
A partire dunque dal corretto allineamento “centrale” della parte inferiore del corpo, il tronco fluisce verso il basso cambiando forma, ovvero allineandosi progressivamente, e tutto il corpo affonda finché si ha la sensazione che non si possa affondare di più, e il centro preme direttamente nel suolo attraverso il piede.
A questo punto, mentre una forte Intenzione viene proiettata in avanti, i muscoli estensori della gamba arretrata passano dalla fase di allungamento elastico propria della posizione centrale alla fase di contrazione: il piede (Tallone) preme con forza sul terreno mentre la parte superiore del corpo continua ad affondare; evitando di sollevare il corpo si lascerà che per effetto di queste due forze l’articolazione dell’anca si estenda (convenzionalmente diciamo “apertura dell’anca”, Kai Kua, perché il fenomeno più facilmente visibile e percepibile dall’esterno è
l’estensione - espansione dell’area fra inguine e radice della coscia). L’articolazione dell’anca avanza (per evitare di bloccare il movimento è importante mantenere una sensazione di rilassamento nell’area intorno all’articolazione dell’anca) portando il centro e il ginocchio della gamba opposta (anteriore) in avanti; per conseguenza si genera un’onda di allungamento elastico (stretching) nel tronco che si completa con la rotazione e affondamento delle scapole che trasmette l’onda di forza fino alla punta delle dita (più precisamente: l’affondamento delle spalle - scapole spinge i gomiti in basso e in avanti, i gomiti spingono le mani in su e in avanti).
In questo modo la parte superiore del corpo (tronco e braccia) si comporta come un arco elastico che viene messo in tensione dalla contrazione della gamba arretrata (ovvero immagazzina la forza di tale contrazione) e restituisce la forza accumulata nel momento in cui si rilascia; questo comportamento elastico consente anche di accumulare (neutralizzare) la forza eventualmente proveniente dal partner e restituirla. Per questa ragione la Forza di Tipo 2 può essere considerata una genuina forza Taiji, anche se non del livello più alto.
L’allenamento accurato e regolare porterà progressivamente a trasformare la risposta dell’arto inferiore incentivando sempre più la componente elastica, fino ad ottenere una risposta immediata di stretching elastico in tutto il corpo, che definiamo “FORZA Tipo 3” o tipica Forza Taiji (Jin).
La fase di transizione tra la Forza Tipo 2 e la Forza Tipo 3 si ha quando, a partire dalla Posizione Centrale e da una buona percezione della pressione a livello della vita, si comprime ulteriormente il centro al suolo; l’aumento di pressione che ne consegue provoca una piccola ma potente risposta elastica (allungamento - accorciamento) che dall’articolazione dell’anca si estende verso l’alto attraverso il corpo. Questo “Piccolo cerchio interno elastico” diviene via via più grande e comincia a generarsi con sempre maggiore anticipo in relazione al cerchio esterno.
Nei
Classici troviamo scritto che: Il Jin ha
la sua radice nei piedi, sale attraverso le gambe, passa dalle anche ed è
gestito dalla vita, scorre lunga la schiena e si manifesta nelle mani.
Ps: prossimo incontro 6-7 dicembre 2008 a Monterosso.