Note
sulla fisiologia muscolare in relazione alla pratica Tai Ji
Ovvero: “Fate
le cose rapidamente con calma” (Wyatt Earp)
Senza scendere in troppi dettagli, occorre sapere che
la struttura elastico - contrattile del muscolo si esprime in tre diverse varietà
di contrazione:
-CONTRAZIONE CONCENTRICA (a partire
da una condizione di riposo o di allugamento): il muscolo si accorcia
avvicinando i suoi punti di inserzione, dunque si produce movimento.
-CONTRAZIONE ECCENTRICA (a partire da
una condizione di riposo o di accorciamento): il muscolo si allunga consentendo
l’allontanamento dei suoi punti di inserzione; serve ad ammortizzare
l’effetto di un movimento o a bilanciare l’azione di un muscolo avente
azione opposta (“antagonista”).
-CONTRAZIONE ISOMETRICA: il muscolo
non modifica la sua lunghezza; serve a stabilizzare i segmenti ossei sui quali
si inserisce.
Si definisce contrazione COMPLETA quella che passa da un estremo all’altro (da massimo
allungamento a massimo accorciamento e viceversa).
Quando un muscolo viene regolarmente allenato sviluppando contrazioni
eccentriche e concentriche complete esso sfrutta al massimo, e mantiene nel
tempo, si suoi attributi di organo
elastico.
Quanto alla VELOCITA’
della contrazione, essa ha un effetto determinante sulla struttura muscolare:
La contrazione LENTA aumenta la MASSA
del muscolo e le sue riserve energetiche (glicogeno e ossigeno) che deve
impiegare nel corso della contrazione, ma riduce la capacità di allungamento e
l’elasticità. In questa modalità i muscoli antagonisti tendono ad attivarsi
in contrazione eccentrica in parallelo con il muscolo principale.
La contrazione RAPIDA, seguita da
rapido rilassamento, al contrario,
provoca un aumento della capacità
di allungamento e l’elasticità. Nella contrazione rapida la fase trofica
(recupero energetico) è rimandata alla fase di rilasciamento, quando il muscolo
può attingere glicogeno e ossigeno dal sangue che riaffluisce. Gli antagonisti
vanno in contrazione eccentrica solo al termine del movimento.
Nella contrazione rapida il segmento scheletrico su cui il muscolo si inserisce
viene lanciato come un sasso da una fionda, senza accompagnarlo con una graduale
contrazione per tutto il percorso, mentre nella contrazione lenta il segmento è
spostato sotto una costante assistenza muscolare sviluppata per gradi.
Per quanto riguarda l’allenamento Tai Ji, abbiamo
già compreso da tempo che la cosiddetta “forma lenta” è il realtà una
sequenza di “movimento veloce rallentato”
destinata ad allenare l’Accordatura fra Mente (Yi) e Corpo - movimento e la
capacità di accumulare e rilasciare “forza elastica” (Jin). Se ciò è vero
mi azzardo a sostenere che dovrebbe esserlo anche a livello della fisiologia
muscolare, ovvero nella fase 1 del
cerchio verticale (contrazione - movimento), anche se l’apparenza è quella di
un movimento lento, non si dovrebbe avere in realtà una contrazione lenta (che
porterebbe nel tempo ad una riduzione della capacità elastica della
muscolatura) ma una “contrazione rapida
rallentata”.
Per questo si insiste sul muovere la mente attraverso il corpo, evitando così
che l’intenzione contrattile stazioni a lungo nel singolo muscolo, il che
simulerebbe una contrazione lenta con inevitabile e precoce attivazione degli
antagonisti (fenomeno detto nel gergo della nostra Scuola “doppia
contrazione”), e sul ridurre la durata della contrazione stessa sfruttandone
la massimo possibile l’oscillazione residua attraverso il corpo. Allenarsi
diversamente, ovvero con struttura lenta del movimento, porterebbe non solo a
sviluppare una morfologia muscolare non adeguata agli scopi della pratica, ma
anche a una sostanziale impossibilità di applicare in velocità i principi tai
ji che, erroneamente, si penserebbe di aver sviluppato. La conseguenza più
evidente è un movimento lento piuttosto “impastato” alternato a guizzi
violenti basati esclusivamente sulla contrazione concentrica che invece, nella
nostra scuola, dovrebbe rappresentare solo la fase iniziale di innesco del
processo di accumulo della forza elastica.
STRETCHING:
questo termine viene impiegato da Patrick Kelly specificamente per indicare
quella fase in cui il muscolo (fase 3 “centrale”del cerchio verticale),
allungandosi, accumula forza
elastica che poi rilascia nella fase successiva (UN-STRETCHING).
In realtà il termine è improprio perchè può
indurre a confondere questo particolare atteggiamento del muscolo con
l’ALLUNGAMENTO PASSIVO (Stretching propriamente detto) che si ottiene
allungando un muscolo completamente rilasciato sfruttando la forza di gravità
e\o l’azione di muscoli antagonisti. Infatti è ovvio che il muscolo, per
accumulare forza, deve sfruttare la propria capacità elastica e dunque non può
essere rilasciato. Tuttavia non si tratta esattamente di una contrazione
eccentrica che, per definizione, parte da una condizione di muscolo o accorciato
(= in contrazione concentrica) o già parzialmente allungato; nel nostro
allenamento invece si cerca di arrivare alla fase 3 con il muscolo nella
condizione più rilasciata possibile, ovvero riducendo al minimo il
pre-tensionamento del muscolo. Propongo di usare provvisoriamente, in attesa di
una migliore comprensione e definizione, il termine di ALLUNGAMENTO
ELASTICO in sostituzione di “stretching” , avendo ben presente che si
tratta comunque di un termine convenzionale non necessariamente corretto dal
punto di vista fisiologico.
Alla luce di quanto detto risalta l’importanza
dell’accordatura mente - muscolo, senza la quale le cose previste
semplicemente non accadono. Occorre dunque comprendere bene e realizzare i primi
due stadi:
-Concentrazione dinamica che genera un’onda di contrazione “rapida
rallentata” attraverso il corpo sviluppando movimento.
-Rilascamento dell’intenzione attiva con “esaurimento” dell’onda
contrattile, che consente il corretto e ottimale allineamento.
A quel punto si può cercare qualcosa che possa essere definito “ALLUNGAMENTO
ELASTICO DELLA MENTE” . Questo termine, volutamente provocatorio, sta a
significare che non si tratta di un “super - rilassamento” (che porterebbe
ad afflosciamento muscolare) e nemmeno di una “super-concentrazione” (che
porterebbe di nuovo ad attivare la contrazione concentrica), ma di qualcosa che
va cercato oltre i primi due stadi, ad un livello diverso di profondità;
naturalmente anche questo è un termine convenzionale, ma è operativamente
utile perchè invita ad andare oltre ciò che siamo abituati ad usare. Un
proverbio Sufi dice:
"Sul fondo del mare vi sono ricchezze senza pari.
Ma se cerchi sicurezza la troverai sulla riva”
Marco Venanzi