15-02-09
Prof. Zheng ha spesso detto che ogni movimento della forma deve contenere 2 qualità: impulso ed oscillazione. Quando ci si muove in maniera naturale e continua i muscoli, per produrre un movimento, devono prima contrarsi, poi si rilascia questa contrazione permettendo al corpo di continuare a muoversi. Durante l’impulso, i muscoli estensori in effetti spingono contro il terreno, accelerando il corpo e sollevandolo leggermente. Durante l’oscillazione, quando questa spinta viene tolta, il corpo, mentre fluisce verso la fine del movimento proposto tende a cadere leggermente verso il suolo. Il Gran Maestro Huang, ha aggiunto che ogni singolo movimento può essere diviso in 2 parti (impulso-oscillazione), ma che l’oscillazione contiene 3 fasi nascoste.
Esse sono : rilasciare, affondare e vuoto.
Innanzitutto il rilasciamento ( song in
cinese), fisico esterno
è la prima cosa da realizzare.
Il danno maggiore viene fatto, quando ritenendo di essere
abbastanza rilasciati, si smette di andare nel cuore di questo livello ,
rimanendo poi con una certa durezza interna… il maestro Huang Xiang Xian diceva
in proposito:
“Molti praticanti sono come delle
patate bollite male. L’esterno sembra morbido, ma se il processo di cottura è
troppo breve, l’interno resterà duro!”
Il rilasciamento esterno produce un corpo sciolto, grazie
anche alla sconnessione della mente dal corpo che permette al corpo di
rilasciarsi.
E’ una fase molto utile per rompere soprattutto con vecchie
abitudini, automatismi. In questo livello si lavora solo con il corpo, ma le
tensioni emotive e mentali vengono ad essere fortemente chiamate in causa.
Il rilasciamento riguarda soprattutto i muscoli che devono
essere portati sotto il controllo della propria volontà imparando a rilasciarli
al momento giusto e nel posto giusto (tempismo interno).
Bisogna imparare ad allineare le ossa ( posto giusto,
accuratezza), e a rilasciare i muscoli senza muovere le ossa. E’ bene sapere
che le emozioni sono “registrate” sotto forma di impulsi
mio-elettrici nei muscoli. Ogni volta che si è repressa
un’intenzione-azione questa si è fermata nei muscoli, generando una
tensione-contrazione cronica. Rilasciare un muscolo significa appunto
rilasciare questo “ricordo” emotivo registrato nei muscoli portarlo alla
superficie per poi liberarsene. Non è un processo piacevole.
Nel rilasciamento muscolare gioca un ruolo importante anche
lo stato mentale.
Quando la mente si concentra i muscoli si contraggono,
mentre quando la mente si rilassa i muscoli si rilasciano. Non è possibile
essere mentalmente concentrati, tesi, e fisicamente rilasciati. I due stati
vanno di pari passo, e la cosa difficile è imparare a tenere sotto controllo
lasciando andare.
Per questo gli antichi maestri dicevano: “Non puoi riuscirci pensandoci, e non puoi riuscirci
non pensandoci, questo è il segreto del lavoro interno”.
Anche se si sta lavorando con il corpo, in realtà, si sta
agendo sulla natura della mente e i suoi stati di coscienza.
Affondare, ch’en, forma la parte più importante nella pratica avanzata del Taiji: è
l’inizio del vero rilassamento interno. Il processo con cui la mente piano
piano lascia il suo controllo sul corpo, eliminando le sue intenzioni, produce
un effetto speciale sui muscoli, simile a quello prodotto da un forno a microonde sul burro,
che lo scioglie dall’interno verso l’esterno. Per attuare in tutto il corpo
questo processo di fusione ci vogliono
da qualche secondo- persone con più di
vent’anni di pratica- e fino a circa 10-15 secondi – persone con almeno 7 anni
di buona pratica alle spalle-.
Se questa “fusione” viene coltivata fino al suo estremo, il
corpo cade in uno stato simile a quello del sonno profondo e la mente
andrebbe a dormire o entrerebbe in uno
stato detto “coscienza non ordinaria”. La cosa più importante è il
raggiungimento di questo stato di fusione o rilasciamento completo, non qualche
idealistico stato di estasi!
In questo stato la mente ordinaria o superficiale va come a
dormire, mentre la vera mente, si risveglia.
Il Vuoto, kong, si ottiene quando l’affondare raggiunge
il suo limite. E’ uno stato interno che accade quando la mente è completamente
connessa con il corpo ma priva di ogni intenzione. Il sistema di mente-energia
e corpo è naturalmente ricettivo, soprattutto all’intelligenza della Mente
Profonda, ma anche ai residui delle nostre intenzioni precedenti, che ora sono
scomparse insieme a tutte le applicazioni esterne delle forze, energie o
intenzioni. Non dimenticando ciò che Lao Tze scrisse nel Dao De Qing, che la
vacuità che è completamente vuota non è vera vacuità. Evito la superficiale
spiegazione che questo stato sia un’assenza di volontà- pensiero, percezione ed azione, o qualsiasi altra
definizione che riduce la vacuità ad una funzione concettuale della mente
superficiale.
Quando l’affondare raggiunge il suo limite, la vacuità
prenderà forma!
Ci tengo a precisare che l’affondamento non riguarda
l’assunzione di posture basse, anzi è vero il contrario. Più la postura è bassa
più il centro di gravità sarà alto, mentre più la postura è alta più il centro
di gravità sarà basso. E’ una legge che potete verificare in qualsiasi libro di
fisica.
Recenti studi sulle funzioni muscolari durante le attività
di movimento ordinario, come per esempio camminare, hanno confermato ciò che
gli “antichi maestri” hanno scoperto
empiricamente attraverso il loro allenamento, e cioè che i muscoli passano
sempre attraverso 5 fasi ben distinte che sono: contrazione, rilasciamento,
allungamento, accorciamento, neutro. Mentre la contrazione-rilasciamento è
stata ben studiata, l’affondamento-allungamento e il vuoto-accorciamento sono
stati studiati ben poco.
L’attività muscolare che corrisponde al concetto di
“affondare” è stretching (in senso ampio…allungamento),
mentre per il concetto di vuoto abbiamo unstretching
(accorciamento).
Un impulso (contrazione) fa muovere in corpo, il quale
grazie all’oscillazione che ne segue si sposterà cadendo alla gravità terrestre
(rilasciamento). Nel momento in cui toccherà il suolo un allungamento delle
fasce muscolari rallenteranno la sua caduta, e il seguente accorciamento,
fermerà la caduta. Queste due ultime fasi generano lo “stretching attivo” che come vedremo in seguito sono alla base della Forza
Elastica Interna, Jin.
Queste cinque fasi muscolari, o tipi di forza, sono
associate ai “5 movimenti” –Wu Xing- del pensiero energetico cinese e alla
cinque azioni che compongo la sequenza “Afferrare la coda del passero”, parare,
ritirarsi ruotando, premere, spingere ed equilibrio centrale –(peng-lu-ji-an e
zhong ding) che racchiudono l’essenza di tutto il Taiji quan.
Per non dimenticare, cito il prof. Zheng Man Qing : Esegui tutta la forma grazie all’impulso-oscillazione,
applicando lo yin e lo yang ed i “5 movimenti” (fasi muscolari associate a Wu
Xing), altrimenti avrai praticato tutta la vita invano.
Fasi muscolari e “5
movimenti”:
5= Neutro/Terra, 1= Contrazione/metallo, 2=
Rilasciamento/acqua, 3= Allungamento/legno, 4= Accorciamento/fuoco.
Il ciclo inizia sempre con 5, cioè con una connessione del
centro con il suolo/piede.
Quanti di voi sanno che un muscolo allungato è 10 volte più forte di un muscolo contratto?
Quanti di voi sanno ed utilizzano l’informazione che una forza prodotta da un muscolo in contrazione diminuisce con l’aumento della velocità di contrazione, mentre la forza prodotta da un muscolo allungato aumenta in relazione alla velocità di allungamento?
Chi di voi può asserire di eseguire la forma Taiji in maniera che la forza passa attraverso il corpo seguendo una catena ondulatoria di muscoli in allungamento?
E chi di voi, messi sotto pressione da una forza aggressiva esterna riesce a restare internamente rilassato, cosicché ogni muscolo del suo corpo può allungarsi sotto pressione, piuttosto che contrarre e accorciarsi generando una resistenza tesa?
Chi può dirmi qual è la causa che permette all’Energia (Qi), dopo un lungo periodo di tempo, di raccogliersi permanentemente dentro ed attorno al corpo?
Quanti sanno dell’importanza di un lungo allenamento per rafforzare ed approfondire lo YI (intenzione), poiché è solo grazie ad esso che il Jin appare?
Motivata dallo YI; Energetizzata dal QI; emessa dalla radice e trasmessa attraverso il corpo seguendo un movimento ondulatorio elastico.
Quando un muscolo viene allungato in maniera attiva, stretching attivo, produce tre differenti possibilità che possono accadere simultaneamente, ma a volte anche in gruppi muscolari differenti, o in diverse fibre muscolari all’interno dello stesso muscolo (ogni nervo motore attiva un gruppo di fibre muscolari).
La prima possibilità consiste nella reazione del muscolo di “andare contro” o “resistere” alla forza in entrata ( come per esempio il peso o momentum di caduta del corpo), mentre allo stesso tempo è costretto ad allungarsi durante il processo di caduta.
La seconda possibilità è data dalla capacità del muscolo di allungarsi sotto pressione ma in maniera controllata,producendo così una resistenza controllata, assorbendo in maniera controllata la forza in entrata.
La terza possibilità consiste nella genuina capacità del muscolo ad essere completamente elastico, allungandosi ed accumulando la forza assorbita, pronto per la fase di accorciamento e rilasciamento –unstretch- della forza accumulata.
Il primo tipo di stretching attivo, è detto “contrazione eccentrica”.
Il secondo tipo è detto “ allungamento che assorbe”.
Il terzo “allungamento elastico”.
E’ bene tenere presente che lo stretching attivo non ha nulla a che fare con lo stretching passivo tipico dello yoga o del Qi gong, dove un muscolo rilassato viene allungato al massimo grazie ad una forte contrazione del muscolo opposto.
Solo la prima di queste tre possibilità, quella in cui il corpo cerca di contrarre ed accorciare il muscolo mentre esso è forzato ad allungarsi a causa della forza-pressione, produce una sensazione di bruciore, dolore. Nella gestione delle forze avversarie, esso è il meno utile.
Quindi il dolore che si percepisce durante la pratica della forma Taiji è generato dalla tendenza istintiva del corpo di resistere alla nostra volontaria decisione di affondare fisicamente.
Se non si comprendono queste tre differenti possibilità fisiologiche, o stretching attivo, o le si confondono con lo stretching passivo dello yoga e del Qi gong, la gente si allenerà od insegnerà in una maniera inefficiente.
Senza l’affondamento i praticanti possono diventare più rilassati, ma nessuna o poca forza elastica interna potrà essere generata.
Dall’altro lato forzare il corpo a tenere delle posture o ad affondare, causerà una forte contrazione, consumando così energia e producendo solamente un piccolo risultato positivo grazie alla “contrazione eccentrica”, che però aumenterà il dolore.
In questo caso il “dolore” ci fa da maestro, poiché ci sta dicendo che siamo si sulla via giusta, ma non al 100%.
La conseguente lacerazione delle fibre muscolari –che sono alla base del dolore-, causata dallo sforzo di accorciarsi o trattenere sotto pressione, aumenterà il carico e quindi la forza contrattile dei muscoli, impedendo così la loro naturale abilità ad allungarsi.
Fisiologicamente parlando, una delle più importanti reazioni istintive dei muscoli è la loro tendenza a contrarsi ed accorciarsi non appena una forza elastica viene ad essi applicata. Questa tipica reazione “knee jerk”[1] è prodotta dai nervi sensori che stimolano direttamente un nervo motore nella sua singola giunzione neuronale nella colonna vertebrale, senza che vi sia processo neuronale nel cervello. Una volta che il processo è iniziato, è’ praticamente impossibile evitare con un’intenzione consapevole questa reazione istintiva, esattamente come avviene con il colpetto di martelletto sul ginocchio, che produce una contrazione dei muscoli della coscia, che fa stendere la gamba.
Questa azione è influenza dai sensori di allungamento, che controllano il rilasciamento complementare del muscolo opposto.
Ciò da vita ad una serie di interessanti domande sul movimento che precede l’inizio del “cedere”, cioè la contrazione della fase 1 delle 5 fasi del cerchio verticale, che sembra essere l’unico momento in cui il processo sopra descritto può essere preparato e modificato dalla vostra coscienza.
Quando nel corpo appare una sensazione di allungamento muscolare, il corpo attraverso la colonna vertebrale risponde con una contrazione[2]. Per controllare questa reazione istintiva dobbiamo scendere più in profondità nei nostri stati mentali e cogliere questa azione-reazione sul nascere.
Il momento giusto è il controllo completo e profondo della contrazione-rilasciamento, che si trova nella fase 1 e 2 del cerchio verticale.
Per questo motivo Huang eliminò dal suo insegnamento didattico le posture fisse. Egli credeva che fosse più efficiente muoversi continuamente in maniera uniforme, galleggiando ed affondando continuamente, ricercando il sublime ed elusivo Taiji jin, la forza elastica interna del Taiji.
Nei Classici del Taiji c’è scritto: Accumulare il Jin, è come tendere un arco. Emettere il Jin, è come
rilasciare una freccia.
Quando l’arco viene flesso entra nella fase dello stretching attivo accumulando forza in proporzione alla sua tensione elastica. Quando scocca la freccia, lo stretching attivo che ha accumulato forza viene semplicemente “rilasciato” e la freccia vola verso il bersaglio.
La forma Taiji serve a studiare la forza elastica interna, seguendo dei percorsi di forza ben definiti dalle posture della forma. Praticare una forma senza questa conoscenza non può essere detto Taiji, poiché è in antitesi con quando espressamente scritto nei Classici del Taiji.
[1] Letteralmente "SOBBALZO, SCATTO, CONTRAZIONE IMPROVVISA" del ginocchio, tecnicamente "riflesso (tendineo) rotuleo". Il termine "riflesso tendineo" si applica a tutti i muscoli, ma in inglese "knee-jerk" è un termine che viene usato per estensione a tutte le risposte automatiche "non-pensate" (anche a livello mentale); ciò è interessante per noi perchè molte delle risposte “knee-jerk” che sviluppiamo nel tui shou sono PRIMA MENTALI e poi fisiche; è vero che il riflesso monosinaptico è più veloce del pensiero, una volta che è partito, ma è anche vero che un pensiero "knee jerk" è più veloce di qualsiasi risposta tendinea, per cui se prima c'è il pensiero knee-jerk poi (una frazione di secondo dopo) tutto il corpo viene settato, abbiamo perso il momentum giusto.
[2] Da notare che la fase 1 del cerchio è una contrazione volontaria che genera un movimento che anticipa, e dunque previene, il riflesso da stiramento; dunque io produco una contrazione nel mio corpo per evitare il verificarsi di una contrazione involontaria indotta da una forza esterna. Uno degli aspetti del” knee jerk reflex “ è il fatto che una parte (tendine) viene bruscamente allungata mentre le sue estremità (inserzioni) sono ferme l'una rispetto all'altra. Ne consegue che se nella fase 1 il corpo viene mosso come un blocco unico, è sempre possibile che il riflesso venga attivato poiché le varie parti rimangono relativamente ferme nei loro rapporti reciproci; è molto diverso se il movimento avviene ATTRAVERSO il corpo (onda) perché in questo caso nessuna parte è ferma rispetto a quella vicina (idealmente!) mentre l'INSIEME del corpo si muove NELLA STESSA DIREZIONE della forza in ingresso (cedere). Altre osservazioni (provate a farlo col vostro ginocchio): il riflesso si attiva a muscoli inattivi e rilassati, è molto difficile suscitarlo mentre stai sollevando volontariamente la gamba (fase 1) o mentre la stai lasciando ricadere (relax, fase2).