PERCHE UNA SCUOLA ESISTE
Speciali condizioni sono necessarie per lavorare su di sé in direzione
dell’evoluzione volontaria. Se queste condizioni si potessero trovare nella
vita ordinaria, tutti incontrerebbero automaticamente delle scuole e l’idea di
evoluzione volontaria sarebbe comune. Poiché non è un’idea comune nella vita
ordinaria e, infatti, è sconosciuta oppure considerata come molto strana nel
corso ordinario della vita organica, possiamo dedurre che l’evoluzione
volontaria è molto rara e che richiede condizioni esterne ed interne che non si
trovano comunemente nel corso della vita organica.
La prima condizione la scopriamo facilmente
poiché è ovvia: un uomo deve arrivare a comprendere la sua condizione attuale
e deve almeno avere qualche idea riguardo a cosa spera di ottenere al di là di
essa.
La seconda condizione è egualmente ovvia:
egli deve desiderare molto fortemente di cambiare la sua situazione meccanica,
anche se non sa esattamente quale può essere il risultato. Egli può anche
giungere a capire che, anche con grandi sforzi, niente è garantito. Può
lavorare molto a lungo eppure non ottenere alcunché di autentico. La base del
suo potente desiderio di cambiamento scaturirà da una di queste due fonti: o
gli repelle la sua attuale condizione, oppure è attratto
dalla possibile condizione futura che egli spera d’ottenere nel corso
del lavoro su se stesso.
La terza condizione consiste nel fatto che
bisogna avere almeno qualche preciso dato riguardo al lavoro, tanto per
cominciare. Un uomo che desidera lavorare su di sé dev’essere capace di
comprendere le idee e tenere la sua attenzione su ciò che gli viene indicato,
in modo sufficiente a eseguire istruzioni e vedere le possibilità di lavoro.
Anche le condizioni esterne, quelle della
vita ordinaria, devono essere spiccatamente favorevoli; chi desidera lavorare su
se stesso ai fini di una possibile evoluzione volontaria dev’essere capace di
mettere da parte del tempo da dedicare allo studio ed al lavoro pratico; le
circostanze esterne devono essere tolleranti verso i suoi sforzi di lavoro
superiore.
Anche le condizioni sociali, politiche e culturali
devono essere sufficientemente libere da permettere l’esistenza di scuole,
sebbene in certi periodi storici, o in alcuni paesi oggi, le scuole esistono o
sono esistite in segreto. Delle stabili condizioni
politiche sono più o meno necessarie perché una scuola esista
apertamente, ed è necessaria anche una certa quantità di libertà personale.
Possiamo scegliere le condizioni esteriori solo fino ad un certo punto, ma non
possiamo decidere il periodo storico in cui facciamo la nostra comparsa
organica; quindi dobbiamo cercare di lavorare sotto qualunque condizione alla
quale ci troviamo soggetti nella vita esteriore.
Anche il lavoro più di base verso l’evoluzione volontaria richiede una
straordinaria combinazione di circostanze le quali, seppur soddisfatte tutte
insieme, solo raramente producono un individuo capace di organizzare la propria
vita al fine di permettere il lavoro d’evoluzione.
In aggiunta a questi elementi, una certa dose di pura fortuna deve essere messa
nel conto. Un uomo fortunato avrà tendenza a trovare una scuola, ed uno
sfortunato tenderà a sottovalutare una scuola, mancherà di riconoscerne una
quando la trova, o sarà continuamente nel posto sbagliato al momento sbagliato,
o nel posto giusto al momento sbagliato.
Per trovare una scuola, un uomo non solo deve avere un sincero desiderio di
lavorare su di sé; deve avere una potente forza interiore la quale possa dirgli
che egli ha trovato una scuola. Questa forza non nasce in lui per puro caso, ma
può essere introdotta, per coincidenza o per nascita casuale, dai genitori o
dai nonni. Una serie di discussioni riguardanti questa forza che attrae un uomo
al lavoro sarà presentata in materiale successivo sotto il titolo di “Grazia
e Baraka”.
All’inizio è sufficiente capire che questa
forza, detta la “calamita di lavoro”, da sola non può far nulla. A meno che
uno non abbia portato se stesso entro la sfera d’influenza di una scuola, la
“calamita di lavoro” non può attivare se stessa. Sotto le giuste
condizioni, se le abitudini organiche non sono troppo radicate, una “calamita
di lavoro” può allertare un uomo al fatto che alla fine ha trovato una
scuola, una fonte di dati sull’evoluzione volontaria, anche se egli può non
avere formulato esattamente che cosa sta cercando, e a questo riguardo può
non saper dare un nome al suo scopo.
Avere una potente “calamita di lavoro” è la prima vera richiesta di una
scuola nei confronti di un nuovo candidato. Chi ha una “calamita di lavoro”
debole, o non l’ha del tutto, può rappresentare una forza distruttiva e un
elemento di criticità, in una scuola; può disgregare il lavoro degli altri, e
di chi ha veramente bisogno di una scuola ed è capace di lavorare su se stesso.
Un uomo che non ha alcuna “calamita di lavoro” comincia a disinteressarsi
alle idee proprio alla prima seria difficoltà. Le barriere nel lavoro non sono
un vero problema se si possiede una “calamita di lavoro”, eppure ci sono
delle protezioni molto potenti a salvaguardia, verso persone che non
appartengono veramente ad una scuola. Senza barriere e senza la necessità di
rischiare, le scuole sarebbero piene di gente che sono venute credendo che una
scuola sia un pascolo sociale.
Quando un uomo trova una scuola, la sua “calamita di lavoro” si sveglia, si
attiva, ed egli diviene in una certa misura libero dalle leggi della vita
organica se sceglie di restare e di lavorare su di sè. Da quel momento in poi,
la “calamita di lavoro” inizia ad esercitare la sua influenza, mettendolo in
grado di continuare a lavorare su di sè, nonostante il condizionamento organico
che lo convincerebbe, come nel caso dell’uomo senza una calamita, ad andarsene
e a cercare soddisfazioni altrove.
Se ci rendiamo conto che il nostro lavoro inizia nel sonno, possiamo vedere che
c’è necessità di diverse linee di lavoro, di modo che, in qualunque momento,
una delle linee di lavoro sia sempre attiva. È per questa ragione che dividiamo
il nostro lavoro in diverse categorie:
La prima categoria di lavoro è il lavoro su se
stessi.
È il proprio personale lavoro su se stesso a proprio beneficio ed è almeno
all'inizio un potente incentivo. Cerchiamo di cambiare le nostre condizioni e di
ottenere qualcosa per noi stessi, se non altro almeno un termine alla nostra
sofferenza organica involontaria.
La seconda categoria di lavoro è il lavoro
per altri nella scuola.
Questo tipo speciale di servizio ci prepara per qualcosa di più elevato,
sviluppando speciali muscoli psicologici ed emozionali, che non si potrebbero
sviluppare in altro modo che nell'imparare a tollerare ed aiutare gli altri, nel
chiuso di una comunità impegnata in uno sforzo comune.
La terza categoria di lavoro è il lavoro per
la scuola.
Sebbene possiamo non capire di cosa c'è bisogno, possiamo imparare a seguire
delle direttive. La sottomissione dei nostri scopi personali a quelli della
scuola è un punto iniziale per un'eventuale sottomissione di tutto il nostro
destino personale e desideri rivolti verso di noi, a favore degli scopi
dell'Assoluto, anche se potremo non capire mai questi scopi superiori.
La quarta categoria di lavoro è il lavoro per il
Lavoro.
Potremmo a lungo essere inconsapevoli della parte che giochiamo in questa
categoria di lavoro, ed alcuni candidati a lavorare non si elevano mai al di
sopra di questo tipo di lavoro. È una necessità che alcuni lavorino per il
Lavoro, ma mai restare in questa categoria indefinitamente.
La quinta categoria di lavoro è il lavoro nel
Lavoro.
Di questa categoria solo quelli nel Lavoro sono capaci di comprendere. Seppure
possiamo non sapere nulla del Lavoro all'inizio, dopo un tempo relativamente
breve, un periodo di pochi anni, possiamo arrivare a vedere un poco della scala
e degli scopi del Lavoro, e perfino qualche parte del lavoro di coloro che sono
nel Lavoro.
Molto presto giungiamo a realizzare che tutto il nostro lavoro dipende dalla
presenza, e dalla presenza d'attenzione, e che nessun lavoro può avvenire senza
questi due importanti fattori. Dobbiamo procurarci dei mezzi per svegliarci
almeno quel minimo, per iniziare a lavorare su noi stessi verso l'evoluzione
volontaria, perché, sebbene il nostro lavoro inevitabilmente cominci nel sonno,
in esso non si può svolgere alcun reale lavoro.