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TAIJI QUAN - ANTICHI TESTI SEGRETI

di Tiziano Grandi

 

INTRODUZIONE

Nei tempi passati il Taiji era praticato all’interno della comunità cinese, ma non dobbiamo dimenticarci che la sua sorgente va oltre il limite della razza.
Nella Cina antica, i maestri con una buona conoscenza dell’arte marziale raramente insegnavano al di fuori della cerchia familiare. La causa di questo atteggiamento va cercata nella situazione storico-politica della Cina stessa, che in quel periodo richiedeva alle persone capaci di tutelare se stessi e il proprio clan da un mondo violento e altamente competitivo. Di conseguenza  le tecniche marziali venivano denominate attraverso il nome del clan. Adesso questa realtà non è più determinate per la trasmissione dell’arte, e si è dunque assistito ad una grande apertura, permettendo cosi ai Maestri con mente più aperta di scoprire che molte volte il miglior potenziale si trova al di fuori della propria cerchia familiare.
Ai giorni nostri non ha più alcun senso dare ad un’ arte marziale come per esempio il Taiji il nome di una famiglia/clan –Chen, Yang, Wu…- anzi ciò è solo un limite alla pacifica trasmissione , insegnamento e pratica dell'’ arte stessa. L’atteggiamento contrario è solo un’ attaccamento alla forma esterna,  tipico segno di coloro che sono ancora “giovani” nell’aspetto interno dell’arte.
Questo è stato il motivo che mi ha spinto a scrivere un libro “interstile” sul Taiji quan, partendo da un periodo in cui l’Arte del taiji non era ancora divisa in Chen, Yang, Wu e altri stili minori.
Siamo dunque partiti dal “Kong Xing jie” del Maestro Wang Tsung Yueh, scritto a cavallo del 1700. Questa è la prima traduzione completa in una lingua occidentale di questo importantissimo testo che darà vita successivamente a quell’Arte Marziale conosciuta oggi con il nome di Taiji Quan.
Ho poi tradotto dei testi molto rari della famiglia Yang e Wu e per la prima volta è stato da me tradotto parzialmente il testo-base della famiglia Chen, attribuito a Chen Xin (1849-1929), coprendo così non solo più di trecento anni di evoluzione marziale dell’arte, ma dimostrando che al di là dei nomi vi è un solo TAIJI .

“…Potete chiamarla come volete, ma alla fine una rosa è solo un rosa…”

Quando un praticante supera il primo livello della pratica, cioè quello del corpo-forma, la comprensione interna non dovrebbe essere più disturbata dal nome o dall’aspetto esterno della forma. Quando si arriva al secondo livello della pratica, cioè quello della Mente, tutte queste differenze esteriori non hanno più senso. Nel terzo livello non esistono più.
L’abilità di un praticante, Insegnante, Maestro, può esistere senza questi supporti di nome, razza o titolo. Taiji è nato in Cina ma appartiene alla Terra!

 

AL DI LA’ DELLA DIFESA PERSONALE

Taiji è un’Arte ove il morbido sconfigge il duro, la calma sottomette l’aggressività e il sottile trascende il grossolano. E’ un metodo che ci permette di entrare in armonia non solo con noi stessi ma anche con il prossimo.
La forma Taiji sviluppa la “Forza Interna”. Il Tuei Shou  (pratica a due del Taiji) sviluppa la sensitività. Essere esternamente “rilassati, ma internamente “forti” ci dà la possibilità di risolvere situazione di “pressione” senza conflitto.
Chiunque può essere considerato a tutti gli effetti un esperto di Difesa Personale. Ogni giorno la gente protegge se stessa resistendo mentalmente, emotivamente o fisicamente a della forze esterne. La condizione necessaria per la resistenza è detta TENSIONE, che è un meccanismo di protezione abitudinario generato dalla paura e dalla insicurezza. Attraverso il Taiji noi possiamo imparare a proteggere noi stessi usando la cedevolezza, accettando e neutralizzando queste forze che ci arrivano quotidianamente addosso, e in alcuni casi abbiamo anche la possibilità di restituire al mittente queste forze.
Attraverso lo sviluppo dell’armonia interiore e della forza interna, unite al rilassamento fisico   e alla filosofia della cedevolezza, gradualmente noi possiamo giungere a quel livello dove la difesa giornaliera del nostro Io non ha più alcun senso.
Nei primi 5/7 anni di pratica molte persone sono fondamentalmente impazienti di imparare quante più forme possibili. Questo però denota solo una accumulazione esterna di dati, ma non ha niente in comune con il progresso interno. Ciò non è negativo in quanto mantiene i nuovi praticanti interessati alla pratica. Questo è quello che io chiamo cerchio orizzontale della Mente.
Il cerchio verticale invece si basa non sull’accumulazione, ma sul raffinamento della comprensione interiore combinata con la graduale capacità di “lasciar andare” tutte quelle pratiche esteriori accumulate nella prima fase.
Qualche “profeta” del passato era  completamente pacifista, altri dei grandi guerrieri.
Molti Guru indiani predicano la non-violenza, molti saggi cinesi praticano e insegnano arti marziali. E’ chiaro che ambedue i metodi possono essere praticati durante il percorso della “VIA”. Ancora una volta, tutto ciò non è nient’altro che il cerchio orizzontale della mente!
E’ meglio un guerriero pacifico, che non un pacifista fanatico!!!
Come diceva un saggio indiano : ” Dall’inizio alla fine, tutto dipende solo dal motivo.”

BUONA LETTURA, Tiziano Grandi

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